mercoledì 23 gennaio 2013

Baluchistan: dietro le stragi

Koh-e-Daleel (Reko Diq)
...ha nome Reko Diq è un villaggio, poco più, è nel distretto di Chagai, è in Pakistan, in Baluchistan la martoriata provincia, è nel deserto, nel triangolo che s'incunea tra Afghanistan a nord e Iran ad ovest. Adagiato sulla sabbia dorata Reko Diq, che in baluchi vuol dire punta di sabbia, dal nome d'un antico vulcano, viveva i suoi giorni luminosi che fosse per il sole o le stelle particolarmente lucenti in quell'angolo remoto. La scarsa popolazione che lo popolava era sempre pronta ad accogliere nomadi e  viandanti nei suoi ritmi naturali. Poi la frantumazione d'ogni ritmo, d'ogni silenzio e il 1990. 
1990, la Geological Survey of Pakistan sa della vena magmatica che corre dall'Europa Centrale alla Nuova Guinea, sa che dovrebbe passare lì, nelle viscere di Reko Diq, lì tra Quetta e Taftan, collabora quindi con la BHT Billinton australiana, società mineraria che a sua volta collabora con lo studio Tethyan Cooper Company, australiano anch'esso. Si fanno prelievi, si scopre presenza di rame porfido, poi, presenza di oro.
Quadro regionale del tempo: l'URSS presente e agente oltre il confine è crollata, l'Afghanistan è preso dalle beghe interne, i mujaheddin vengono finanziati dalle armi USA e addestrati dai sauditi,  entrambi costruiscono i taliban in Pakistan, servendosi di esso accondiscendente, per quel che sarà il futuro prossimo. 
Luglio !993, senza alcuna verifica delle leggi nazionali pakistane in merito alle esplorazioni ed estrazioni minerarie, un Governo  provvisorio della provincia baluchi sottoscrive un accordo con la Tethyan circa l'esplorazione del sito. La quota di partecipazione del Baluchistan viene fissata al 25%, il resto alla Compagnia australiana, ovvero il 75%. La Tethyan avvia i lavori di ricerca ovviamente investendo danaro. A breve un enorme giacimento di oro e di rame si fa certezza: Reko Diq è un gigante d'oro. La sua portata è, dopo quella delle Americhe messe insieme, la più estesa del globo. L'antico nome Reko Diq  viene prolungato col termine Project, il villaggio diventa un progetto calpestato da avidi passi stranieri.
Potremmo fermarci qui, il resto si capisce, ma non ci fermeremo, continueremo  a guardare quel che da tempo vediamo sappiamo diciamo sottolineiamo, a guardare quanto le guerriglie urbane le guerre civili le reti terroristiche i settarismi religiosi e ancora e ancora, siano la bieca facciata d'una ancor più bieca macchinazione per un potere economico che si fa potere mondiale. Questo. Esclusivamente.  
Ma, torniamo all'argomento. Il Governo baluchi cambia e cambia mentre la Tethyan viene rilevata dalla Barrick Gold Corporation (Canada) e dalla Antofagasta Minerals (Cile) con le rispettive quote del 37,5% ciascuno. Intanto il popolo baluchi inizia a farsi sentire: non è d'accordo con la presenza straniera, trova sia un sopruso economico, sociale, che sia sfruttamento del proprio territorio con estreme conseguenze ambientali, sanitarie, che sia offesa per i propri scienziati, per la stessa tradizione locale da sempre avvezza alle estrazioni e lavorazioni di minerali e pietre preziose, che sia inoltre. un accordo illegale. La voce giunge ad Islamabad. 
Il quadro regionale ancora cambia: Afghanistan occupato dagli USA, accusato di ospitare al-Qaeda e terroristi di cui ora si accusa esclusivamente il Pakistan circa produzione formazione addestramento. Il Pakistan "deve essere" destabilizzato.  
Anno 2003, iniziano i processi del Pakistan per l'annullamento dell'accordo ritenuto illegale. Ve ne saranno periodicamente. Intanto, come se niente stesse accadendo, la Barrick Gold,  (miniere su tutto il globo) specializzata in repulisti forzato delle popolazioni locali..e non andiamo oltre, e la Antofagasta Minerals, di cui sappiamo poco, continuano i lavori. L'ammontare calcolato della produzione finita è di 250.000 once di oro e 200.000 tonnellate di rame ovvero miliardi e miliardi di dollari. 
Il Progetto si ingrandisce, da, innanzi tutto esplorativo, si fa esplorativo- estrattivo, con nessi e connessi. Prevede costruzione di:
aeroporto a più di 100 km. verso Quetta; porto a 30 km. dal porto di Gwadar nel Golfo con navi da trasporto merci per tutto il mondo; gasdotto di 682 km. da Reko Diq al futuro porto per trasporto minerali greggi da lavorare nei rispettivi paesi delle Compagnie; centrale idroelettrica con estrazione di acque sotterranee; villaggio con confort compresa una moschea ( il contentino) per gli impiegati (n realtà mano d'opera operaia locale e tecnici, scienziati esperti vari a seguito Compagnie); un contratto  di 46 anni +10, dopo di che l'abbandono del sito da parte delle Compagnie.
 O, per meglio dire, di un cimitero popolato, per altissimo inquinamento (arsenico cianuro etc) da cadaveri umani ed animali, da ricordi di specie vegetali ormai distrutte e scorie minerarie altamente tossiche per secoli.


Intanto guerriglia urbana, attentati, stragi si incrementano in tutta la provincia baluchi, ancor più nella zona di Quetta verso la via che porta in direzione di Reko Diq. Nel contesto, il genocidio degli Hazara. La comunità che non si vende né vende le proprie terre, le proprie case, la comunità che in quanto minoranza religiosa, fa da ottimo bersaglio, per la menzogna del settarismo fine a se stesso. Anche perché in occidente a cui si vendono le menzogne per giustificare azioni nefaste, non molti sanno né interessa sapere, che gli sciiti in Pakistan sono presenti anche in altre etnie e che persino Mohammad Alì Jinnah, padre fondatore della nazione, di fede ismaelita era di passione sciita. E il teatro pakistano va avanti col motto:  terrorizzare sì che i luoghi si spopolino, mentre il Progetto minerario continua e il materiale armato ad uso e consumo da tempo è nella regione e si sa che le pedine assoldate non hanno patria né fissi padroni, che assumono forme diverse, diversi nomi, che vanno come il vento del deserto, ovunque.
Anno 2010, la Provincia baluchi dichiara di voler annullare l'intero Progetto.
Stesso anno 2010, il primo Ministro del Governo Provinciale viene avvicinato perché ceda la quota (25%), la risposta è no. Si prova con Islamabad, la risposta è no. Continuano le violenze sulle strade, le uccisioni, le stragi etc. I colpevoli continuano a non essere catturati e se sì, rilasciati a breve.
Anno 2011, i giudici chiedono al vecchio firmatario la Tethyan Cooper Corporation di presentare una relazione sull'accordo. La Tethyan ignora la cosa.
Gennaio 2012, Londra, "The Express Tribune": pubblica: la Camera del Commercio Internazionale dichiara l'accordo illegale, contro l'ordine pubblico e non  un contratto di concessione. 
13 dicembre 2012, il Centro Interno per la Risoluzione delle Controversie (ICSID) dà torto alla Tethyan Cooper Corporation e permette al Baluchistan di continuare con le ricerche.
07 gennaio  2013, il Comitato di Vigilanza dichiara l'accordo del 1993 nullo e fuori legge. La Corte Suprema conferma. Definitivo.
Ecco, occiriente ora si ferma. Ha cercato di dare la sintesi d'uno scenario dalle mille sfaccettature, molto più complesso di quel che si è potuto dire in un contesto di breve spazio. O voluto dire. Ha solo comunicato un ulteriore oltre di quest'ulteriore scena teatrale, comunicare le solite quinte, lì dove gli attori si spogliano dalle vesti e il gioco in parte si chiarifica. Solo in parte..Altro non c'è da dire.
Marika Guerrini
foto da Faisal Shakeel, si ringrazia.


       

lunedì 14 gennaio 2013

attentati a Quetta colpiti gli Hazara-seconda parte

...03,30 ora di Quetta, 23.30 circa ora di Roma. Il dolore corre sul filo, nelle immagini sfocate, è indicibile. Volti di donne, tante donne, oltre il velo che lascia scoperti i volti celati da lacrime, soltanto. Donne dalle spalle piegate nel peso della madre sorella sposa che ha perso parte della propria vita. E uomini, uomini nei bianchi shalwar, uomini dai volti tagliati dallo stesso dolore. E fiammelle di candele e fuochi di ceppi impossibilitati a riscaldare il gelo doppiamente pungente della notte che guarda bare scoperte su corpi avvolti in sudari, bianchi anch'essi, con scritte rosse. E' questo che stasera, stanotte s'è allungato nell'etere in suoni soffocati, in immagini sfocate da Quetta a Roma. E' questo che a migliaia di kilometri si sta vivendo: un indicibile dolore. Dolore reso ancora più indicibile, inconsolabile, dalla scelta del ritardo di sepoltura dei propri cari, la sepoltura a non breve tempo dal cessare della loro vita.
Ma l'occidente non sa o pochi in esso sanno cosa questo significhi per un musulmano. Pochi in occidente conoscono l'importanza del rito di sepoltura veloce nel loro credo. Veloce perché l'anima dell'estinto possa al più presto raggiungere il Bèhésht, l'Eden, ove iniziare in grazia celeste il suo lungo riposo. No, l'occidente non sa quanto quelle donne hazara, quegli uomini hazara abbiano sommato dolore a dolore quale estremo sacrificio, a che il mondo possa conoscere la disperazione della propria vita segnata da tempo, troppo, da stragi che, falciando uomini donne bambini, insanguinano il cammino del loro popolo. E' salito a 132 *il numero delle vittime di tre giorni fa, mentre un particolare distingue la recente strage: tutto questo dolore si è verificato a neanche sessanta giorni dall'incontro di Londra, lì, alla Camera dei Comuni, lì. al Parlamento del Regno Unito, il giorno 19 novembre 2012. Incontro-conferenza sul genocidio del Popolo Hazara specialmente in Pakistan, sì, proprio così. Lì, alla presenza di venti parlamentari britannici, esponenti d'ogni partito, lì, a parlare proprio di questo con esponenti di comitati, associazioni hazara e pro hazara nonché con Abdul Khaliq Hazara presidente dell'HDP, il Partito Democratico Hazara del Pakistan, lo stesso Khaliq Hazara che da due giorni ha iniziato lo sciopero della fame seguito da centinaia di altri donne ed uomini non soltanto di etnia hazara. Eppure lì, nel cuore di Londra, alla Camera dei Comuni in cui è difficile arrivare se non che per motivi di rilievo, si sono prese importanti decisioni di interventi per estirpare la malattia delle stragi hazara, si è parlato di Diritti Umani e dei Popoli, si è pensato all'ONU. Si è parlato, ipotizzato, pensato. 
Oh, sì, Bank-i moon, ora, da New York, ha condannato l'azione omicida di Lashkar-e Jhangvi, ennesima azione, sì, certo, sta di fatto però che il portavoce di Lashkar-e Jhangvi, rivolgendosi agli hazara di Quetta, ieri, solo ieri, ha detto: Vi stermineremo tutti prima della fine del 2013. Che è la precedente stessa minaccia con data 2012. Questa la risposta, risposta a tutto: conferenze, Onu eccetera, e, a dire il vero, occiriente pensa che la risposta, questa risposta, sia dovuta ad una sicurezza circa la libertà d'azione. E, così pensando e lasciandovi pensare, ferma qui questa seconda parte, ché, dato il perdurare della sacralità del momento tragico per gli hazara, si preferisce spostare alla prossima pagina l'analisi sui perché di questo genocidio con tutte le ipotesi e le tesi in merito. Ora rendiamo ancora omaggio al coraggio e alla dignità di questo popolo silenzioso e al suo indicibile dolore.
Marika Guerrini

* Rettifica: si chiede scusa: le ultime notizie confermano 96 il numero dei decessi. Meglio così!

foto, si ringrazia "hazara.net"

venerdì 11 gennaio 2013

attentati a Quetta colpiti gli Hazara -prima parte

...eravamo in diretta con Quetta quando s'è scatenato l'inferno. Poi silenzio. S'è fermato tutto, qui, a Roma anche. E il battito cardiaco s'è fermato. E lo spazio nel telefono s'è fatto infinito. Due attentati, tre le esplosioni suicide a squarciare la sera di Quetta, esplosioni con non meno di 96 morti e 150 feriti tra cui molti gravi. Bersaglio: comunità hazara. Tre giorni di lutto.
Dinamica primo attentato con due esplosioni: prima esplosione, strada Alambar, interno di un club privato di biliardo, un club hazara, il suicida di turno si fa saltare in aria causando la prima strage. A dieci minuti di distanza seconda esplosione, in precedenza programmata, all'esterno dello stesso edificio  all'arrivo di soccorsi d'ogni tipo e media. La strage s'allarga.
Secondo attentato: colpita la zona vicina all'aeroporto in un mercato. Suicida anche questo. Sembra. Tra le vittime nove agenti di polizia, tre esponenti dei media tra cui un giornalista ed un cameraman. La firma degli attentati è chiara e limpida: Lashkar-e Jhangvir, rete affiliata ad  Al-Qaeda. Il portavoce, rivendicando le stragi, ha detto: " avevamo dato l'ultimatum agli hazara di lasciare il territorio entro il 2012, non l'hanno fatto e gli attentati si moltiplicheranno." Ma queste sono solo parole, parole che non smentiscono la matrice delle stragi,  tanto meno danno la visione reale dei mandanti, dei "padroni" stranieri, dei burattinai d'occidente e d'oriente. E lo dimostra non da ultimo il fatto che in oltre dieci anni di attentati mirati, non uno, non un solo uomo colpevole dei reati sia stato affidato alla giustizia, ancor meno condannato. Al contrario, si sono moltiplicati come funghi. Non uno.
Sì, Quetta martoriata città baluchi con l'ancor più martoriata comunità hazara il cui genocidio, il mondo, non a caso, continua ad ignorare. Entrambi, Quetta e gli Hazara pakistani, colpevoli d'essere sul confine afghano-pakistano, quello di sud-ovest. Colpevoli d'essere ad uno straccio di kilometri dall'afghana Kandahar, città sotto il controllo delle truppe statunitensi dal 2001, covo strategico della Cia, regno di estremisti talebani  coltivati dagli States e non combattuti come si suol dire e credere o far credere. Così come si vuol far credere che gli attentati, genocidio incluso, abbiano origine religiosa, Hazara sciiti-estremisti sunniti. Non è vero. Non ci stancheremo mai di dirlo, ripeterlo, sottolinearlo. Sono coperture internazionali spinte da fattori geopolitici ed economici. Ma ora, stamattina, ci fermiamo qui, proveremo a rimetterci in contatto con Quetta, Sarà difficile, impossibile, forse, ma lo faremo. Ora, qui, in questa mattina nebbiosa, si voleva dare conto immediato dell'accaduto, riprenderemo ampliando ancora una volta l'argomento nella seconda parte di questa pagina.  
Marika Guerrini

giovedì 3 gennaio 2013

"Syria was paradise now battleground"

...è una voce profuga a pronunciare le parole: "la Siria era un paradiso ora è un campo di battaglia". Una voce dal Libano come dalla Giordania, come dalla Turchia, come da qualsiasi luogo oltre i patri confini siriani. Una voce sciita forse, sunnita forse, cristiana forse, ebraica forse e ancora forse, perché questo era la Siria, un ventre accogliente ogni credo, ogni etnia, ogni popolo. Questo era malgrado i regimi, questo nella tolleranza, nella sua civiltà, prima, prima che fosse invasa dallo spirito di menzogna, fomentata da esso. Ma questo lo sappiamo, ci è chiaro così come ci è chiaro che ci sono altre voci, quella di Ban-ki-moon, ad esempio, Segretario dell'Onu, la voce che ha detto alla Comunità Internazionale: " ...sono estremamente preoccupato per il deterioramento della situazione in Siria, bisogna fare di più". E c'è l'altra voce, quella da Damasco, di Brahimi, che rende sonora la Lega Araba oltre che l'Onu di cui è l'inviato: " ...se l'unica alternativa è l'inferno o un processo politico, allora tutti noi dobbiamo lavorare istantaneamente per un processo politico. La pace mondiale e la storia subiranno delle conseguenze se il problema non viene risolto in pochi mesi.", questo dopo l'incontro con al-Assad, cordiale amichevole, dopo l'incontro con Lavrov, Ministro agli Affari Esteri russo. Ma il "problema" come oggi, e da un po', si usa chiamare i preliminari alle invasioni, non lo si vuole risolvere. E Brahimi lo sa, e lo sa Ban-ki-moon, e lo sa Lavrov, sebbene quest'ultimo lo sappia in maniera differente essendo l'unico a dare corpo alle parole, l'unico a proporre concretezze quale l'incontro a Mosca tra al-Assad e al-Khatib, capo della Coalizione Nazionale Siriana,  vale a dire oppositori, ribelli. Incontro a cui al-Khatib, si è negato, che ha rifiutato diversamente da al-Assad resosi disponibile. 
L'Onu, già, l'Onu che non onora le funzioni per cui è nato da molto, in realtà da sempre, forse. Dov'era l'Onu quando l'Afghanistan chiedeva aiuto, prima, prima dell'inizio della fine, prima, negli anni d'occupazione sovietica e dov'era poi quando le bombe hanno iniziato a falciare gli innocenti e dov'era nei preliminari dell'iraq e con la Palestina dov'era, dov'è, e Gaza e ancora. L'Onu è assente da sempre nei fatti ma sa pronunciare parole. E la Siria sarà invasa con alta probabilità e l'Onu lo sa. E la Siria è già invasa, per questo non ci resta che uno sguardo di ricognizione, per il triste gusto di ripetere il già detto, un breve sguardo sul passato prossimo, qualche flash pescato a caso tra i più recenti per restare consapevoli della reale panoramica storica, di questa storia che ad oggi ha procurato 60.000 vittime
21 novembre 2012, la Nato comunica d'aver ricevuto richiesta dalla Turchia, dice, circa uno schieramento di missili Patriot sul confine. Confine turco-siriano in realtà Nato-siriano. 
4 dicembre 2012, la Nato approva il dispiegamento di missili Patriot olandesi e tedeschi sul confine turco-siriano.
5 dicembre 2012, in acque mediterranee di fronte alle coste siriane la USS Eisenhower, portaerei statunitense, con 8 squadroni di bombardieri da combattimento e 8.000 uomini si unisce al gruppo anfibio USS Iwo Jima con a bordo 2.500 marines, si unisce altresì a 17 navi da guerra, 70 cacciabombardieri, 10 cacciatorpediniere e fregate armate di missili a guida militare. Distribuiti e in aggiunta a questo micidiale arsenale sono altri 10.000 combattenti.
6 dicembre 2012, negli States, i media, comprese importanti testate giornalistiche, riportano la menzogna che al-Assad fa uso di armi chimiche sul suo popolo, contemporaneamente da Beirut, Hisham Jaber, capo del Centro Studi e Ricerche per il Medio Oriente dichiara: "...gli Usa conducono un gioco psicologico per annientare Assad" e, Paula Silier, corrispondente dell' RT per il Medio Oriente scrive:" ...gli Usa sono pronti per un attacco diretto contro la Siria".
7 dicembre 2012, Sergey Lavrov dichiara: " La Siria non è la Libia" e l'ambasciatore russo presso la Nato:" Le forze straniere schierate sul confine siriano aumentano le ostilità interne con incidenti voluti".
Intanto dagli States Barack Obama minaccia di ritorsione Assad in caso usasse armi chimiche e la Clinton si "preoccupa" che queste possano cadere in mano ai ribelli. I due si muovono all'unisono a ricomporre il déjà vu del 2003 circa l'Iraq, non manca nulla: guerra di parole, riarmo, assenza dell'uso di armi chimiche da parte governativa, ché sui ribelli abbiamo seri dubbi.
11 dicembre 2012, Obama riconosce il gruppo di opposizione al regime, sempre quello guidato da al-Khatib, come legittimo rappresentante del popolo siriano, allineandosi così con Gran Bretagna, Francia e paesi Arabi del Golfo. Del resto il suo predecessore lo fece a suo tempo con i Talebani in Afghanistan, in quel caso costruiti all'uopo e non solo fomentati e armati come in questo caso i "ribelli".       
14 dicembre 2012, la Bunderstag tedesca vota per la distribuzione dei missili Patriot alla Turchia. Di contro, Salt Jeremy dell'Università di Ankara, dichiara:" Non c'è alcun rischio di attacco siriano alla Turchia. Bisogna vedere se questo non sia il primo passo per organizzare l'intervento Nato in Siria e i Patriot siano solo il gioco programmato contro l'Iran".
22 dicembre 2012, viene ucciso Haidar al-Sumudi, cameraman, mentre riprende azioni dei ribelli. E' il sessantesimo giornalista dall'inizio delle guerra civile siriana, il particolare è che tutti stavano riprendendo o comunicando azioni "incresciose" dei ribelli.
23 dicembre 2012, raid aerei su di una fila di persone, per lo più donne e bambini, in attesa davanti ad un forno per comprare il pane dopo tre giorni di chiusura per assenza di farina. Decine i morti. I media occidentali urlano: "Sono stati aerei dell'esercito governativo".
26 dicembre 2012, più o meno, le voci che hanno urlato il 23 dicono: " Forse erano bombe dei ribelli o non si sa", pronunciando a bassa voce. Noi eliminiamo il, forse.
E' così che continua ad andare in quell'angolo del Mediterraneo mentre noi ci ostiniamo a chiamare ribelli e oppositori una masnada di mercenari assoldati all'estero entro cui si muovono Servizi Segreti d'ogni nazione interessata alla caduta di Assad, all'invasione della Siria, all'attacco all'Iran. Servizi Segreti che vanno dalla Cia ai Servizi israeliani a quelli turchi ai reparti speciali della Nato e così via. Ma anche questo conosciamo, tutti lo sanno. E così riprendiamo le parole dell'Onu facendo eco alla voce di Brahimi che in Egitto, al cospetto di el-Arabi, si è espresso: 
" Cosa accadrà in Libano se mezzo milione di siriani si riverseranno lì, cosa accadrà in Giordania, cosa accadrà...la responsabilità di proteggere la regione è internazionale". 
Ma è la regione che si vuole occupare, è la regione che si vuol rendere inerme, che si vuole assoggettare. E' la  regione tutta che si vuole frantumare in staterelli venduti senza più storia né identità. E' questo che si vuole. A rischio sono tutti i paesi che conservano una coscienza di sé in questo nostro tempo. E  le parole dell'Onu, convenzionali inutili, si fanno imbarazzanti persino all'ascolto.
 Marika Guerrini

domenica 23 dicembre 2012

Wolf e la rosa di Natale -una fiaba

...c'era una volta, tanto ma tanto tempo fa, un gabbiano. Wolf era il suo nome, per via del suo amore per la solitudine. Wolf infatti amava librarsi in volo verso altezze che i suoi simili non riuscivano neppure a sfiorare. E, quando si trovava lassù, amava farsi dondolare dai venti sottili e tuffarsi in picchiata nella luce del sole e ascoltare il rombo dei fulmini prima che dalla terra potessero vederne il lampo saettante e udirne il tuono. Sì, Wolf, malgrado il nome suscitasse un qualche timore tra gli altri gabbiani, era proprio un gabbiano speciale e davvero le altezze e la solitudine erano il suo regno. Quando sono quassù da solo nello spazio, diceva spesso a se stesso, vedo molte più cose del mondo degli uomini, di quante ne possa scorgere sfiorando i mari e le terre. E, il mondo degli uomini, come Wolf chiamava la vita umana, lo incuriosiva molto, anche se, quando vedeva gli uomini, appunto, dibattersi tra le avversità, si chiedeva come mai non fosse stata data loro la possibilità di volare, come mai il buon Dio, non li avesse forniti di ali sì che potessero librarsi in volo sulle loro angustie, sui loro dispiaceri per guardare tutto dall'alto. Ma non era questo che stava pensando quel giorno d'inverno quando, dalle sue altezze, guardando giù al mondo degli uomini, aveva scorto in un piccolo villaggio sulle rive dell'oceano, oltre i vetri d'una piccola finestra d'una piccola casa, occhieggiare una luce.
Subito la curiosità l'aveva spinto alla discesa, anche perché l'occhieggiare di quella luce, aveva tutto l'aspetto d'un segnale, d'un richiamo. Intanto sul piccolo villaggio la neve stava danzando in larghi fiocchi a coprire ogni cosa, il che non dispiacque a Wolf che, spiegando le ali in discesa, si lasciava accarezzare da quel morbido candore. Giunto che fu nel villaggio e sulla casa della luce, s'avvicinò alla finestra e sbirciò all'interno. Ma, guarda che ti riguarda, non riusciva a scorgere nulla che assomigliasse ad una lanterna, ad una candela, lì, dietro i vetri della finestra v'era solo una donna, una giovane donna che parlava ad una pianta di rose senza vita. Se solo potessi darmi un segno che il mio bimbo m'ascolta, diceva, che sente il mio amore, se solo potessi darmi un segno. 
E mentre le parole le si scioglievano dalle labbra, copiose lacrime le rigavano il volto risplendendo come soli alla fredda luce della neve. A Wolf non fu difficile capire da dove giungesse a quella madre il suo immenso dolore, sapeva che nel mondo degli uomini cose ben tragiche si stavano verificando da tempo, troppo tempo, cose che avevano sapore di sacrifici innocenti. E allora fu lui a pregare. Volò su, su, in alto, alle sue altezze e, pregò.
Sul volto di quella madre le lacrime lanciavano ancora bagliori dorati quando una splendida rosa rossa sbocciò dalla pianta senza vita e un vento sottile spalancò la finestra. Decine e decine di petali rossi si librarono nell'aria confondendosi con i fiocchi di neve mentre i bagliori  dorati si moltiplicarono così tanto da riscaldare i raggi di quel pallido sole nevoso, poi, come leggere ali di farfalla, i petali presero a salire verso l'alto, su, su, sempre più su, molto più delle lontane altezze amate da Wolf.
Fu allora, in quel giorno di Natale in cui il cielo si tappezzò di rossi petali, che Wolf il gabbiano poté vedere le ali degli uomini, le loro ali bambine librarsi in volo verso il cielo, su, su, sempre più su. Su fino a scomparire ad ogni vista anche alla sua stessa.

a tutti i bambini, dall'America all'Afghanistan, al Pakistan 
passando per l'Africa, costretti dalle nostre guerre a popolare i cieli,
questa fiaba.
Marika Guerrini



     

mercoledì 19 dicembre 2012

India Italia e dignità


..per quale motivo l'India, nella sua rappresentanza dello Stato del Kerala, nella sua voce dell'Alta Corte del Kerala, dovrebbe concedere a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone un permesso di quindici giorni in occasione del Natale? Cosa sarebbe, una vacanza premio per essere sospettati dell' omicidio di due cittadini indiani, inermi, indifesi, disarmati, che non hanno mai sparato un colpo e pirati non sono mai stati? Da quando i detenuti in attesa di giudizio, per di più stranieri, vanno in vacanza? L'Italia l'ha mai fatto? Cosa dovrebbe essere, un contentino alla diplomazia italiana, un accordo sì che, detta diplomazia, possa sbandierare al mondo la propria capacità, il proprio successo, poi, dopo? E sul ministro Terzi cosa si può dire, cosa sulla sua delusione circa l'abbandono europeo nella vicenda? E su Montezemolo che approfitta dello sport, Gran Premio Ferrari in India, per mostrare sulle auto la bandiera della Marina Militare Italiana motivando: "in segno di solidarietà con i marò"? E sulla dichiarazione di Sallusti sul "Giornale" in cui: ".L'America un caso simile l'avrebbe risolto in due giorni", a riprova della propria assenza di qualsivoglia senso di giustizia? E sul "sacrificio", così riportano i media, della Boniver che, in un buonismo fuori luogo, si è offerta in ostaggio all'India pur di far venire in vacanza i due marò? Cosa c'è da dire?
A suo tempo, occiriente ha trattato la vicenda dei due "marines italiani", come gli indiani hanno definito Latorre e Girone, ogni dinamica del loro caso è stata passata a setaccio, riteniamo non vi sia  dubbio sulla colpevolezza di fatto, che lo si dica o non, che lo si voglia o no. Sì, certo, è corretto far precedere il termine colpevoli dal, presunti, ma è una correttezza giuridica che non cambia la sostanza. E' di questa sostanza di cui tutti sono consapevoli: Europa, Italia, india, tutti. Lo sa il nostro Ministro degli Esteri che anziché deludersi farebbe bene a ripercorrere la dinamica della vicenda, tutte le dinamiche e in silenzio onorevole attendere. Lo sa Montezemolo a cui Il Ministero degli Esteri Indiano  dichiarò: "Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo", ottobre 2012, sottolineando una stupida furbizia nonché l'assenza di etica professionale e dignità patria. Lo sa Sallusti che farebbe bene a riflettere sulle proprie beghe e non inquinare con idee errate questo paese già troppo inquinato da pressapochismi e inesattezze. Lo sa la Boniver, che, malgrado gli ipocriti salamelecchi da cui è circondata, molto ha da imparare sugli affari esteri, ammesso che riesca a collegare qualche pensiero. Lo sanno tutti coloro che pensano liberamente lontani dai commenti dei media. 
Eppure, in tutto questo sapere senza sapere, qualcosa, in quanto spiriti oltre ogni confine, ci inorgoglisce: l'India. L'India che, nella sua rappresentanza dello Stato del Kerala, nella sua voce dell'Alta Corte del Kerala, continua a dare lezione al mondo. Lo fa detenendo da dieci mesi i due marò senza lasciarsi comprare, lo fa con le più che civili modalità della detenzione, lo fa con la fedeltà ai propri principi, lo fa con il rispetto verso i diritti del proprio popolo oltre ogni casta, lo fa con il senso di giustizia indiscriminata. Sì, l'India ci inorgoglisce ancor più col sottolineare l'alto senso della Sovranità Nazionale.
E ci piacerebbe che questa nostra Italia prendesse esempio, che riuscisse ad attuare, elargire ai propri figli quell'esempio di equanimità distacco senso di giustizia che forse non è degli uomini, ma che rende un paese degno d'essere onorato, anziché petulare come zingara senza dignità. 

CORRIGE
oggi 20 dicembre, il giorno dopo
non è senza delusione che occiriente ha appreso la notizia della "vacanza " accordata ai marò. 
Che sia un fattore economico fine a se stesso non lo ritiene possibile, che sia un accordo diplomatico è la possibilità. Qualunque sia la motivazione che ha spinto l'Alta Corte del Kerala alla decisione, potrebbe avere intaccato la serietà indiana, da cui la delusione, se un'altra ipotesi, conoscendo quel popolo, non si affacciasse alla mente. Ipotesi: l'India avrebbe detenuto i marò per quasi un anno onde infliggere loro una pena sicura, cosa che non si sarebbe verificata se i marò fossero stati trasferiti in Italia sin dal principio della storia detentiva. Ad avallare l'ipotesi l'immediata enfasi dei commenti italiani nonché la possibilità, espressa, circa un processo in patria. Questo spiegherebbe anche la penale in danaro richiesta dall'India, probabilmente sicura dell'attuarsi di questo risvolto.
Marika Guerrini 


lunedì 10 dicembre 2012

violenza sine nomine

...c'è un luogo nel nord est dell'Afghanistan, è nel distretto di Chahar Bolak, oggi, lì, nella regione di Balkh. 
Balkh la città un tempo Bactria, capitale della Bactriana, ultima satrapia dell'impero achemenide. Balkh dal destino foriero di trasformazioni, sempre da sempre. Destino particolare da ancor prima che Eskandar e-Kebir, in occidente Alessandro il Grande, partisse  per marciare con 30.000 uomini verso un oriente ancor più lontano. Che partisse dopo aver sposato Roshan principessa di Bactriana, sempre lì, a Balkh ch'era il 327 a.C. Balkh che gli Arabi occuparono avviando la diffusione dell'islam nel 653 d.C. Balkh che l'esercito di Gengiz Khan mise a ferro e fuoco per invadere quella terra ora detta afghana ch'era il 1220. Balkh che nel XV secolo vide i successori dello stesso Gengiz e di Timur, alimentare di bellezze quella stessa terra fino a fondare il più grande impero del tempo, l'impero Moghul, lo stesso a cui il nostro Rinascimento deve parte del suo splendore. Balkh, luogo che prima di tutto questo, all'inizio, in un tempo non datato, diede  i natali  a Zarathustra, Zoroastro in occidente,  portatore di quel credo monoteista che alimentò il mondo iranico con Ahura Mazda al centro del proprio cosmo. 
Sì, Balkh, ora, la sua regione, oggi, lì dove vicende ben diverse prendono corpo e si ripetono, si ripetono, si ripetono. Vicende che nulla hanno di grande, di eccezionale, di unico, vicende da cui non nascono profeti né sorgono imperi, da cui non  nasce nulla che non sia paura squallore desolazione. Che non sia violenza. Lì, nella regione di Balkh, nel distretto di Chahar Bolak, in un villaggio che lasceremo innominato perché alti ufficiali dell'esercito statunitense, generali a quel che risulta, non si vendichino sugli abitanti  per le parole di verità, le confessioni di questi ultimi. Perché alti ufficiali Usa non concretizzino le minacce. di "ritorsioni dolorose" in caso di pubblicità della questione. Perché questa è la vigente etica militare in quel luogo di muto terrore, lì dove da tempo le perlustrazioni da parte di militari americani d'ogni grado, si sono fatte frequenti, molto. Perlustrazioni "casa per casa", perlustrazioni "strane" più che in altri luoghi. Motivo ufficiale: azione di protezione dei civili. Motivo reale: stupro. 
Questa è la verità saltata fuori domenica 2 c.m. Questa la verità riportata dall'AIN, Afghanistan Information Network, agenzia di stampa. Questa la verità confessata da non confessare, la verità urlata in silenzio, la verità soffocata. Verità sine nomine. Testimoni hanno attestato, attestano, anche, che nell'azione di "protezione " attuata da lunghissimo tempo, in alcuni casi, a discrezione dei "protettori", gli uomini vengono separati dalle donne, poi si procede. 
Questo accade laggiù mentre l'occidente s'affanna ad emancipare le donne d'oriente, a togliere loro il "velo". Questo accade dall'inizio di questo nostro ventunesimo secolo apertosi sullo scenario della grande menzogna americana, quella che, complice la coalizione, perpetua il suo nefasto corso, la sua diffusione di barbarie. Coalizione complice sì, tutta sì, italiani compresi, ché indifferenza, disinformazione, disattenzione, silenzio, altro non sono che complicità. Vile complicità. 
E Parsifal  "cavaliere senza paura" perché "senza macchia" si fa sempre più lontano, più raro,  mentre Klingsor espande le sue arti ingannatrici e il subumano continua.  
Marika Guerrini
foto Barat Alì Batoor


      .