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mercoledì 30 maggio 2018

Indietro, va', straniero!

... ieri mattina, mentre, immersa nella lettura di una mail, la mente lasciava l'Italia per valicare confini e confini, sino a portarsi in quello che è paese parte della vita di occiriente,  l'Afghanistan, mentre mi si rattrappiva l'anima nello scorrere i risultati di analisi mediche, di un bambino, o poco più, che in quella terra vive e forse da quella terrà sta per volare in cielo, prima d'aver conosciuto il mondo, troppo prima, volare per un male causato dall'alto inquinamento che i bombardamenti Nato hanno provocato laggiù, inquinamento che occiriente denuncia da anni, veleni sparsi nell'aria e sulla terra, ovunque, veleni che continuano  a falciare  esseri umani di qualunque età e ancor più in tenera età. Così, ieri mattina, mentre il mio cuore, se pur lontano  da quel bambino, se pur a lui sconosciuto, se pur privo d'ogni azione risanatrice, si stringeva al suo cuore, ecco giungere un'altra mail. 
Una mail diversa, nata in Italia, analitica anch'essa, di altro genere d'analisi, ma non meno grave per un paese la cui storia, benché imparagonabile  a quella del paese  d'oriente di cui sopra, imparagonabile alla tragica storia del piccolo Amjad, nome di fantasia, è sul ciglio di un burrone da cui potrebbe non risollevarsi. Non a breve. 
Questa mail, inviatami da indirizzo sconosciuto, cercato e trovato poi, ma al momento a me anonimo, ha attirato il mio sguardo per il suo riferimento al Piave, alla nostra storia, alla sua leggenda. A quel Piave a cui lo scorso 24 maggio, come suggerisce, per coincidenza, quella mail che si sarebbe rivelata lettera aperta, era andato il mio pensiero per via del diario di mio nonno che sto rileggendo in questi giorni, per via della data segnata da una penna stilografica, dalla sua mano nel giugno del 1918. Diario che diventerà libro.  
Ma in quel momento, la mail, questa mail italiana, mi ha distolto la mente dalla drammaticità afghana per riportarmi in patria, a valutare la drammaticità, politica, governativa, istituzionale della mia terra, per riportarmi qui dinanzi alla inconfutabile prova della nostra falsa Democrazia, di questa nostra storia che sta dimenticando se stessa, l'origine, l'antica gloria, con essa la Sovranità. Storia infangata dall'ipocrisia di labbra indegne a pronunciare il suo nome. 
Non si meravigli quindi il lettore se, cosa anomala per occiriente, questa pagina si soffermerà sull'attualità istituzionale, politica, governativa etc. attraverso le parole rubate all'anonimo di questa mattina di cui ho cercato poi l'identità per poter ringraziare.
Ecco la lettera aperta del gen. Sergio Fucito, pubblicata sul blog "Informare" di Gianni Fraschetti.  

Spogliare la Grecia è stato uno scherzo.

Aeroporti, qualche isola, industrie zero, terre poche, risparmi privati ridicoli, demanio interessante.
Comunque la Grecia aveva un Pil inferiore alla sola provincia di Treviso.
E' bastato un sol boccone.
Per l'Italia è diverso.
Un capitale assolutamente enorme.
Secondo al mondo in quanto a risparmio privato, primo come abitazioni di proprietà, terre di valore assoluto e coste meravigliose.
Quinta potenza industriale al mondo prima dell'euro, ottava oggi.
Il Made in Italy è ancora oggi il marchio numero uno al mondo, davanti a Coca Cola.
Biodiversità superiore alla somma di tutti gli altri paesi europei.
Del capitale artistico momumentale, non ne parliamo neanche: è superiore a quello di tutto il resto del mondo.
Francia e Germania, più qualche fondo americano, cinese o arabo, hanno fatto la spesa da noi a "paghi uno e prendi quattro".
Tutto il lusso e la grande distribuzione sono passati ai francesi insieme ai pozzi libici passati da Eni e Total.
Poi anche Eni è diventata a maggioranza americana.
Anche il sistema bancario è passato ai francesi insieme all'alimentare.
I tedeschi si sono presi la meccanica e il cemento.
Gli indiani tutto l'acciaio.
I Cinesi si son presi quote di Terna e tutto Pirelli agricoltura.
Se ne sono andate Tim, Telecom, Giugiaro, Pinin Farina, Pernigotti, Buitoni, Algida, Gucci, Valentino, Loro Piana, Agnesi, Ducati, Magneti Marelli, Italcementi, Parmalat, Galbani, Locatelli, Invernizzi, Ferretti Yacht, Krizia, Bulgari, Pomellato, Brioni, Valentino, Ferrè, la Rinascente, Poltrona Frau, Edison,
Saras, Wind, Ansaldo, Fiat ferroviaria, Tibb, Alitalia, Merloni, Cartiere di Fabriano.....
Ma...non hanno finito.
Ci sono rimaste ancora le case e le cose degli italiani.
E i loro risparmi. Circa 3000 miliardi di euro.
Ora vogliono quelli.
Ecco chi ha chiamato Mattarella e gli ha "intimato " di procedere a sbarrare la strada a chi poteva mettere a rischio la prosecuzione della spoliazione.
I fondi di investimento, i mercati, che, come ricordavo, raccolgono i soldi delle mafie, tutte, grandi e piccole, dei traffici di droga, di umani, di truffe internazionali, di salvataggi bancari, del "nero" delle grandi multinazionali, siano esse del commercio, dei telefonini, della cocaina o delle armi, questi fondi di investimenti dicevo, non hanno finito.
 Ora tocca alle poche industrie rimaste, ai fondi pensioni, ai conti privati, agli immobili.
Ora tocca a noi.
 Ecco perché non serve a nulla mediare, arretrare un po'.
 Non si placheranno, l'abbiam già visto.
 Bisogna fermarli ora.
 Il 24 maggio non vi è venuto in mente nulla ?
 Ogni generazione ha il suo Piave.
Questo è il nostro"

In verità, a mio avviso, questo è il nostro Caporettto. L'Italia attende il suo Piave. Spera che giunga. Attende di poter dire: " il Piave ordinò: Indietro, va', straniero!"

Marika Guerrini


martedì 27 marzo 2018

Primavera e Nawruz: un occiriente di poesia

G. Leopardi
... ancora sulla rinascita della Primavera e del Nuovo Anno  persiano, perché divenga augurio di rinascita mondiale e Resurrezione. Ad accompagnarci, questa volta, i versi di Giacomo Leopardi ( 1798-1837) nel suo "Il passero solitario" e, di nuovo, versi di Moḥammad Ḥāfeẓ e-Shīrāzī ( 1315-1390), riportati in traduzione farsi-inglese di Humeyra Gucuk e in traduzione italiana eseguita da me con qualche licenza poetica in nome della nostra bella lingua.
Iniziamo con: 



Giacomo Leopardi

"D'in su la vetta della torre antica,

Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro."

****
proseguiamo con:

Ḥāfeẓ e-Shīrāzī

... " Spring and all its flowers
now joyously break their vow of silence.
It is time for celebration, not for lying low;
You too -- weed out those roots of sadness from your heart.

The Sabaa wind arrives;
and in deep resonance, the flower
passionately rips open its garments,
thrusting itself from itself.

The Way of Truth, learn from the clarity of water,
Learn freedom from the spreading grass.

Pay close attention to the artistry of the Sabaa wind,
that wafts in pollen from afar,
And ripples the beautiful tresses
of the fields of hyacinth flowers.

From the privacy of the harem, the virgin bud slips out,
revealing herself under the morning star,
branding your heart and your faith
with beauty.

And frenzied bulbul flies madly out of the House of Sadness
to unite with the flowers;
its love-crazed cry like a thousand-trumpet blast.

Hafez says, and the experienced old ones concur:

All you really need
is to tell those Stories
of the Fair Ones and the Goblet of Wine"

 Versione italiana

"Primavera: tutti ora, i suoi frutti

 con gioia rompono il voto di silenzio.
È tempo di rallegrarsi, non di mentire ignobilmente.
Estirpa quindi, anche tu, le radici di tristezza dal tuo cuore.

Arriva il vento di Sabaa;
e in profonda risonanza, il fiore,
con passione strappa i suoi abiti,
con la sua forza spingendosi ( verso l'alto).

La Via della Verità, s'impara dalla chiarezza dell'acqua,
la libertà s'impara dall'erba che cresce.

Presta grande attenzione all'arte del vento di Sabaa,
che da lontano col polline si diffonde
e increspa le belle trecce
nei campi fioriti di giacinto.

Dalla segretezza dell'harem, il bocciolo della vergine scivola via,
rivelando se stesso alla stella del mattino.
Incidi il tuo cuore e la tua fede
con la bellezza.

E frenetico, con i fiori, vola follemente il bulbul, oltre la Dimora della Tristezza,
il suo grido pazzo d'amore è esplosione di mille trombe.

Hafez dice, e i vecchi saggi concordano:

Tutto ciò di cui hai davvero bisogno
è raccontare storie di fiere
e del calice di vino."

Marika Guerrini


martedì 20 marzo 2018

Nawruz 1397- Capodanno persiano 2018


... occiriente celebra la primavera ed il Nawruz con i versi del grande poeta Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī ( 1315-1390)

dal Canzoniere - gazal CXV

"1. Pianta l'albero dell'amicizia il cui frutto è la speme del cuore, e svella il germoglio dell'inimicizia, portatore di molti affanni.

2. Come ospite delle rovine, onora i libertini, mio caro, perché la cefalea t'affliggerà,  se della sbronza dureranno i postumi.

3. Fa' tesoro della notte conviviale, ché dopo il viver nostro molti giri compirà la celeste
    sfera e giorni e notti innumeri addurrà,

4. O Dio, induci il portantino di Leilà, che governa la culla della luna, a passare accanto
    a Majnun.

5. Ricerca, o cuore, la primavera della vita, perché il prato porterà ogni anno cento fiori
    come la giunchiglia e mille consimili dell'usignolo,

6. In nome di Dio, visto che il mio cuore esulcerato s'è accordato con la tua ciocca,
    ordina al tuo dolce rubino di acquietarlo.

7. In questo giardino, Hāfez, da vecchio, ormai ciò chiede a Dio: 
    sedere sulla proda di un ruscello, tenendosi accanto un cipresso."

***
Il poeta in questo gazal si è lasciato liricamente ispirare dall'ineluttabilità dello scorrere del tempo.

Marika Guerrini
  

domenica 11 marzo 2018

il soffocato grido afghano continua



"Rivolta a Kabul"
 B.A, Batoor
... mentre le reti informative, i media occidentali o dei paesi "alleati"  con l'occidente, continuano a sollevare alla cronaca l'Afghanistan solo quando gravi tragedie colpiscono il Paese, e lo fanno ancor più quando dalla tragedia emergono vittime occidentali o luoghi a loro connessi, come se la tragedia, quella tragedia, fosse un episodio circoscritto a quel giorno, quell’ora, quel luogo, mentre continuano a denunciare il fatto come risultato di una guerra fratricida in un Paese-culla del jihad contemporaneo,  così nascondendo la verità sotto strati di vernice, in Afghanistan, e non solo, i suoi figli continuano a morire ogni giorno, ad ogni ora, in ogni luogo.
Ma poiché queste sono parole da noi già scritte in pagine e pagine di occiriente, in pagine e pagine di libri, e la stanchezza della ripetizione s’è fatta tristezza, s’è fatta macigno, pur  fermi nella speranza che mai ci abbandona, lasciamo l’Afghanistan con il suo grido  soffocato a richiamare l'attenzione del mondo sulla fine della propria storia, del proprio popolo, del proprio futuro in pericolo e riportiamo di seguito, in lingua originale e in traduzione italiana, la voce di Aziz Kamali che ad occiriente, per l'occasione soltanto veicolo di parole altrui, ha inviato le proprie parole con richiesta di pubblicazione.

“I am impressed by Abassi saheb prolific and patriotic writing, however,the writing is somewhat vague and dogmatic and it is uncertain who he is addressing to.We all know ,and the students of history know what went on in our nation over the past forty years.The country is segregated and polarized into many groups and factions and the outcome of this divisiveness and segregation,whether based on language ,religion tribal and ethnicity has dire consequences for the entire nation.I think the time has come to talk openly and explicitly for years, our bogus, fake and corrupt politicians have muddled the water to catch their fish ,not any more. Paid politician are lured and encouraged by their masters to create more chaos for their political gains.Some wants to divide the country and some want to change the name of the country and modify national identity.These foreign agents have no room in the politics of Afghanistan . I am telling them ,this country will always be Afghanistan and people who live in it irrespective of their ethnicity are all afghans.Their is a limit for tolerance. My request to all genuine and patriotic politician wherever they might live, inside or outside the country is to be frank and candid when they are spending their precious time writing articles.As far as Dr Ghani's government is concerned,it is obvious that we do have some corrupt ,dishonest people in his cabinet.We strongly urge him to get rid of these corrupt people who have raked the country and deposited millions in foreign banks,other wise the country is distant to chaos ,anarchy and destruction.Dr Ghani can not turn blind eye on them any more.We have well educated and patriotic people in the don't let him to execute his positive agendas .They will be more than happy to avail themselves to work him pending he is willing to do so.Dr Ghani is so bogged down and surrounded by corrupt people that ,they don't let him think straight any more!! -Aziz Kamali"


Traduzione in Italiano:

“Mi colpisce la scrittura prolifica e patriottica di Abassi (1), tuttavia, la sua scrittura è alquanto vaga e dogmatica ed è incerto a chi si rivolga. Sappiamo tutti, e gli studenti di storia sanno, cosa è successo nella nostra nazione negli ultimi quarant’ anni. Il paese è isolato, polarizzato in molti gruppi e fazioni e il risultato di questa divisione e segregazione, sia che si basi sul linguaggio,  sia sulla religione tribale o sull’etnia, ha conseguenze disastrose per l'intera nazione. Penso che sia giunto il momento di parlare apertamente, in modo esplicito. Per anni, i nostri falsi politici, falsi e corrotti, hanno confuso le acque per catturare i loro pesci, ora basta. Questi sono politici pagati, attirati, poi incoraggiati, dai loro padroni in modo da creare sempre più caos, al fine dei loro vantaggi politici. Alcuni vogliono dividere il paese, altri vogliono cambiare il nome al paese, modificare l'identità nazionale. Questi agenti stranieri non devono avere spazio nella politica dell'Afghanistan. Quel che sto dicendo loro è che questo paese sarà sempre Afghanistan e le persone che vivono in esso, indipendentemente dalla loro etnia, sono tutti afghani. Anche se il loro limite è la tolleranza. La mia richiesta a tutti i politici puri e patriottici, ovunque essi vivano, all'interno o all'esterno del paese, è di essere franchi e schietti quando spendono il loro prezioso tempo a scrivere articoli. Per quanto riguarda il governo del Dr. Ghani, è ovvio che vi siano corrotti e disonesti nel suo gabinetto. Noi lo esortiamo vivamente a sbarazzarsi di queste persone corrotte che hanno rastrellato il paese e depositato milioni in banche straniere, mentre i saggi del paese sono lontani: dal caos, dall'anarchia e dalla distruzione. Il Dr. Ghani però è come se fosse cieco nei confronti di questi ultimi, non li vede, mentre noi, invece, siamo persone istruite e patriottiche che lo aiuterebbero a portare a termine i suoi programmi positivi. Persone che sarebbero più che felici di lavorare per lui in attesa che lui sia disposto a farlo. Il Dr. Ghani è  impantanato e circondato da gente corrotta che non gli permette di pensare più in maniera lineare !! - Aziz Kamali"
(1)1Aref Abassi-scrittore afghano contemporaneo

Marika Guerrini

immagine- scatto di Barat Alì Batoor- collezione privata



lunedì 26 febbraio 2018

"Oltre le mura di Baghdad" recensione-testimonianza



... ieri, ho ricevuto una nuova recensione sul mio "Oltre le mura di Baghdad", scorrerla e decidere di renderne partecipi i lettori di occiriente, è stato un tutt'uno. Renderne partecipi i lettori tutti, compresi coloro che per caso si trovano ad aprire le sue pagine, motivo: il contenuto.

La recensione, infatti, oltre che recensire il libro, si fa ulteriore testimonianza, se mai ve ne fosse bisogno, delle nostre guerre, distruzioni, del nostro "problema immigrati", del nostro, italiano, aderire a modalità invasive che non dovrebbero appartenerci perché ripudiate dalla e nella Costituzione Italiana, così come gli armamenti di un certo tipo e a certi scopi. Si potrebbe continuare, ma sintetizziamo con: si fa testimone di questi nostri tempi. Ascoltiamo quindi le parole di Humeyra Gucuk (1) autrice della recensione, che ufficialmente e pubblicamente ringraziamo.
 
“Due i personaggi portanti del romanzo: Richard, giornalista americano e Ahmad, giovane interprete iracheno.
Al giornalista manca il suo passato, lontano, é perduto, ritorna a Baghdad per incontrarlo, rivederlo, odorarlo, ma non è piú la stessa cosa.
Il giovane Ahmad, aveva uno scopo come tutti i giovani, ma lui era diverso, in realtà Ahmad aveva un sogno, il sogno: vivere meglio. Ma il suo “vivere meglio” cos’era, cos’è, per gli Occidentali?
Per comprendere questo bisogna conoscere l’Oriente, bisogna sentire l’Oriente, forse, in verità, basta chiamarsi Ahmad. Questo spiegherebbe tutto, spiegherebbe il loro essere ospitali, coraggiosi, leali, giusti. Spiegherebbe anche l’aver un sogno intoccabile, irrinunciabile, il sogno di emigrare senza sapere dove, con la speranza d’essere piú felici. Ma quale felicitá? E allora si sogna di essere dentro al sogno, e a quale sogno se non quello americano? E perché l’America? Perché é lontana? Perché intoccabile? Perché  irragiungibile? E allora la speranza. Ma la speranza qualche volta si fa distruttrice. Povero Ahmad!
Il giornalista, rivissuto il suo passato attraverso il presente, cercherà un porto, come nave nell’oceano in tempesta. Lo troverà in Italia, a Roma. Qui continuerà a rivivere pezzi della sua vita, qui gli si mostreranno pezzi che mancavano, che non combaciavano con le guerre create dai Paesi imperialisti, guerre che non permettevano a nessuno in Medio-Oriente, così come nell’Asia più lontana, d’avere speranza.
La lealtá non ha importanza per questi Paesi e neppure la saggezza. Il coraggio si, ma solo se a loro vantaggio.
“Oltre le mura di Baghdad” con il suo Ahmad, mi hanno fatto rivivere la mia vita lavorativa con i profughi che venivano da me, nel mio ufficio quando, abbandonata la loro terra, aspettavano di poter attraversare l’oceano con l’incognita speranza d’una vita. Speranza che dava loro la vita, ma che, a gran parte di loro, faceva perdere la vita.
Era il 2003 quando arrivarono in Turchia, per sfuggire agli invasori, iracheni disperati e delusi. Quando iniziarono ad arrivare, giá tanti di loro erano dati per dispersi o morti. “Oltre le Mura di Baghdad”, questo libro, è stato un flashback per me. Mi ha fatto ricordare i volti tristi, disperati, ma anche furiosi, di quella gente che aveva perso tutto. 
Ricordo ancora una famiglia giunta da Baghdad ad Istanbul nel mio ufficio. Appena seduti davanti a me, il capofamiglia, non molto giovane, cominciò a tremare dal nervosismo, le lacrime volevano liberarsi ma lui non permetteva loro di scorrere, da capofamiglia, non doveva, e non voleva, mostrare la sua debolezza a sua moglie ed ai suoi figli. Doveva dar loro coraggio.
Feci uscire moglie e figli dalla stanza. I bambini li feci accompagnare nella sala dei giochi, la moglie nella sala delle signore che praticavano manifatture, così si sarebbero distratti un po', anche se questo non avrebbe mai sostituito il loro immenso dolore.
Cosí rimasi nella stanza da sola con quel signore di Baghdad. Fu allora che quel signore permise alle sue lacrime di sgorgare dagli occhi come un torrente, giú, verso il cuore, lì dov’era nascosto il dolore. Dolore di lasciare la propria Patria, ma anche rabbia verso gli invasori che avevano distrutto Baghdad, che stavano distruggendo l’Iraq.
Il mio colloquio-intervista durò piú di tre ore, alla fine, il signore di Baghdad aveva liberato tutti i suoi pensieri. Mi aveva raccontato degli eventi accaduti a Baghdad, della sua bella casa col giardino, di sua madre vedova che viveva con loro ed ora, purtroppo, non c’era piú.
Mentre lui raccontava la sua vita a Baghdad, anch’io ero li, come Ahmad, come il giornalista nel libro di Marika Guerrini. Sì, sono stata lì anche leggendo Oltre le mura di Baghdad” e come allora ho vissuto la vita della gente in quella cittá con le sue vie, le piazze, il fiume che la divide a metá.
 Allora, nel 2003, al termine di quel colloquio-intervista, quando domandai al signore di Baghdad: perché vuole immigrare in America? La sua risposta fu: per invaderla.

Marika Guerrini

nota
(1) HUMEYRA GUCǕKcenni Bio

Lettere e Lingua Araba e Persiana, Psicologia sociale e Lingua Italiana, Università di Istanbul. Dipartimento Università del Cairo.
Membro dell’ICMC ( ramificazione Onu). Si è occupata dei profughi dall’Est Europa, Africa, Medio Oriente (guerra Iran-Iraq).
Interprete in Turchia dei profughi afghani, iraniani e della Bosnia.
A Ginevra partecipa seminario sull’immigrazione mondiale.
In Croazia e Germania partecipa a seminari per i profughi, in Giordania per i profughi dell’Iraq.
Nel 2013 dopo trent’anni di lavoro con i profughi in veste, poi, di Capo reparto dell’Ufficio profughi, si iscrive a corsi speciali di lingua ottomana.
Oggi membro dell’Archivio Ottomano per le ricerche di antichi manoscritti, iscrizioni su pietre tombali, etc.