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venerdì 11 settembre 2020

11 settembre 2020... la densa scia continua

RossoAcero. Conosco il canto del muezzin      ... Risultati immagini per twin towers

... "Un ristorante, qui, a Trastevere, l'esterno di esso e tavoli rigorosamente vestiti di bianco, rigorosamente vuoti.
Qualcuno viene fuori dal locale, va verso un tavolo vuoto di commensali anch'esso, anch'esso bianco. ricorre questo non colore in queste pagine, come ad Istanbul le donne, il pane. 
Ma quel giorno a Trastevere, in quel momento, il qualcuno poggia su quel tavolo una piccola radio portatile, nera con una striscia argentata. E' accesa.
Il qualcuno torna all'interno lasciando la radio sul tavolo.
Sono lì, sto passando a pochi centimetri dall'aiuola che delimita il locale, il suo spazio esterno, i tavoli vestiti di bianco.
Dalla radio giunge un frastuono a più voci. Indistinto. Non si capisce.
Il volume è piuttosto alto. Rallento. Distinguo rumori, sirene. Una voce ansima, sovrasta i rumori, prova a farlo. Si scusa per il disagio, la cattiva ricezione. Non comprendo il motivo. Mi fermo. 
New York colpita...Twin Towers...paura...ecco... Parole scollegate in un contesto sconosciuto. Ancora non capisco. Penso ad un racconto radiofonico. di quelli che danno a volte sulla Rai. sorrido. cammino. La voce c'è di nuovo, continua nell'affanno. Retrocedo di qualche passo. affanno, voce, rumori, sirene, troppo realistico. Tutto troppo. Sospetto. Penso: reale.
No, non è possibile. ma ci credo. Subito.
L'atmosfera è ferma. Intorno silenzio, alcuna voce che non sia della radio. la piazza mi si apre davanti deserta. C'è un bar non distante, lo so, lo conosco. Vado verso il bar.
Alcune persone all'interno, il capo verso l'alto: guardano. In alto su di una staffa a parete un televisore acceso.
Una delle Torri Gemelle di New York ha un aereo in un fianco, si vede la coda. Fumo nero fuoriesce dallo stesso fianco. L'immagine va a ripetizione. Fantocci volano dalle finestre. Sembrano corpi umani.
Mi guardo intorno. Immobile nella sua postazione, il barman ha un bicchiere vuoto in una mano. Nell'altra una fetta di limone all'estremità di un coltello. Lo sguardo allo schermo. 
Ho certezza delle immagini: sono reali, è una diretta. E' accaduto. 
Nei pochi passi tra la radio e il bar ho pensato: se è vero quel che sospetto d'aver capito, ecco perché l'assassinio di Massoud l'altro ieri. E. è la stessa matrice.
Lo schermo sta confermando i miei pensieri. Una manciata di minuti, s'interrompe il replay, cambia il vociare, urla ancora in diretta, altra torre, altro aereo, altra facciata. Stessa dinamica.
Ci guardiamo, il barman, le quattro o cinque persone, io. Nello scorrere dello sguardo scorgo due persone in più.....Sono americani.... Nessuno si muove...Sguardi corrono tra noi. Muti. Poi il crollo sul video in tempo reale. Le torri si sono afflosciate su se stesse...Il simbolo economico d'occidente...è crollato su se stesso... in molti ci si è chiesto perché... perché per implosione, perché. ci si sarebbe risposto vagamente, dopo. Ancora ci si risponde. Si ipotizza. Si dubita. Ancora si mente...
... E io non ho provato nulla. a quel crollo, quel vuoto, quel ground zero, come l'hanno chiamato, lo chiamano.... non ho formulato pensieri. alcun pensiero che non fosse silenzio. Poi sono uscita dal bar... Era stato un film. Come fosse un film... di quelli visti, rivisti, sui disastri, le sciagure, le catastrofi. Naturali o provocate, dagli uomini o dagli dei... e tutti finiscono con gli eroi, l'inno nazionale, la speranza che aleggia sulle macerie... The day after... tra pacche sulle spalle e abbracci. .il the end. ...
Ho ripreso a camminare, poi, verso il colle, verso casa.E' stato allora che ho provato pietà. 
Per le vittime, per quei corpi che volavano a schiantarsi quali pupazzi... Ho pianto...Poi ho visto altro. e ancora ho pianto... perché le lacrime di alcuni servono a lavare. Se stessi, altri, non importa. Servono a diffondere nel mondo la possibilità di perdono. Sottile, nascosta, silenziosa.... e quel giorno ho pianto l'assenza del dubbio in me. Ho pensato: andranno in Afghanistan. E ho visto....
Ho visto bombe d'ogni tipo, d'ogni sostanza, schiantarsi su villaggi, deserti, falciare ogni cosa e la loro storia. Storia sconosciuta all'ignoranza d'occidente. Un enorme ground zero. Molto molto più grande del grande foro newyorkese....
...Quel giorno delle Twin Towers ho pregato. Forse.
L'America, Oriana, oh, l'America e il suo sogno. Conosco quel sogno...
..Oh, sì, grande abbaglio il tuo, cara amica distratta. Guarda. Mentre la East Coast adagia le sue rive nel rosso acero del fiume, lontano Troia brucia... E il sogno è infranto. E l'America non esiste... E' stato usato il tuo scritto, Oriana, le tue parole. Usata la rabbia, l'orgoglio, il dolore, l'avversione, i toni enfatici per quella terra, quella gente esule.  Tutto è stato usato. a dispetto d'ogni giusta o presunta verità... Continua quest'ipocrisia. Oltre le smentite... oltre l'ignoranza, la menzogna.... "

Il lettore non me ne voglia se ancora una volta riporto degli stralci di un mio libro, no, non è mania di protagonismo né autocitazione, il che non sarebbe elegante né corretto, è semplicemente che ripensare parole già pensate e scritte, risulta noioso ad uno scrittore, se poi si aggiunge a questo la consapevolezza che ciò che il mondo sta vivendo ricalchi con esattezza le parole già scritte, ecco che il riportarle si fa inevitabile. L'episodio dell' 11 settembre del 2001 di cui si è raccontato* in una risposta, se pur tardiva, all'amica Fallaci che aveva indirizzato la sua rabbia verso le genti musulmane in genere ed il suo orgoglio verso quegli Stati Uniti d'America emblema di civiltà, democrazia e libertà, di cui chi scrive è figlia naturale e non adottiva come l'amica Oriana, ha aperto, con la distruzione delle Twin Towers una inedita, ad allora, modalità bellica che possiamo dire globale, basata esclusivamente sulla menzogna, da cui la paura, da cui l'ipocrisia, da cui l'assoggettamento di popoli in varia misura, temporalità, modalità. Da cui distruzione di sovranità, di economia, di dignità, di libertà. Distruzione  per acquisire sempre più Potere sul pianeta, distruzione che, come accennato in altre pagine, non necessariamente debba manifestarsi nell'immediato, tanto meno debba necessitare di strumenti bellici convenzionali al fine di realizzarsi. In questi nostri giorni del 2020 la densa scia dell'11 settembre del 2001 continua, sotto diverse e svariate sembianze, a soffocare innanzi tutto le menti, con esse, la Verità, in essa la Libertà dei popoli.
Marika Guerrini

* Marika Guerrini, Rossoacero, Città del Sole edizioni, Reggio Calabria, 2013


mercoledì 9 settembre 2020

Italia: Scuola: attentato al futuro





 stralci indicativi tratti da...(*)

"L'etimo della parola non inganna, basta soffermarsi sul significato dei termini Pedagogia, Educazione, Didattica ed Insegnamento, perché ci venga suggerito il tragitto da percorrere in ambito educativo, sì che queste scienze possano restare fedeli all'assunto primario: favorire progressivamente l'affinarsi e l'evolversi delle attitudini morali ed intellettive dell'individuo ai fini di una completa formazione dell'essere umano nello sviluppo delle sue facoltà.
Da paidòs àgein, ex ducere, didaktòs ed in-signare, scaturiscono, significanti e comuni denominatori, le due azioni distinte e complementari del condurre portando fuori da e dell'imprimere, che indicano non solo la scansione temporale del da farsi, bensì l'esistenza nell'individuo, in tal caso allievo, studente, di un qualche stato costituzionale preesistente all'azione educativa, stato senza la cui considerazione le suddette scienze incontrano difficoltà a corrispondere all'assunto primario per cui esistono.
Difficoltà ancor più evidente in un'epoca quale l'attuale che, per motivi alieni ad ogni evoluzione, sta troppo spesso contraddicendo il processo evolutivo, processo che richiederebbe un'azione armonica ed equilibrata tra le cose più o meno sottili e/o evidenti del mondo, innanzi tutto dell'uomo, tanto più nei delicati anni della sua potente crescita psico-fisica-intellettiva, anni che dall'infanzia vanno all'adolescenza compresa, tempo  appunto dell'azione educativa.
La via su cui far scorrere, guidando, il portar fuori, per poi agire con l'imprimere, va predisposta, per farlo non si può prescindere dalla considerazione unitaria della materia prima su cui poggiano le due azioni, materia agente, soggetto-oggetto. Non si può prescindere dal considerare, in maniera unitaria, le caratteristiche dell'essere umano in formazione. Considerare l'essere umano in formazione però vuol dire considerare l'essere umano nella sua compagine morale ed intellettiva, nella sua totalità, nella sua unicità, in certo qual modo, immaginarlo microcosmo nel macrocosmo, cosa che determina la sua unicità....".
In un altro stralcio viene detto: 
" ...affinché l'essere umano in formazione possa essere incontrato con immediatezza nella sua complessità, si inizia col prendere atto della struttura fisica, struttura che ci si mostra caratterizzata da una triarticolazione, ovvero l'organizzazione dei distretti funzionali del capo, del tronco, degli arti, vale a dire del sistema cerebro-spinale, sanguigno-respiratorio e metabolico. A questa triarticolazione corrispondono l'organizzazione dell'intelletto e della volontà, per cui possiamo ritenere che l'uomo sia interiormente costituito da tre elementi: Pensare, Sentire, Volere..."

Il testo continua con il trattare i tre elementi o facoltà ed il loro riflesso sull'uomo nelle fasi evolutive che ogni uomo attraversa, e tutto, proprio tutto, rimanda all'importanza dell'armonia tra queste facoltà innate in ogni individuo, qualunque sia il luogo, la storia, la cultura di appartenenza. E l'importanza non va solo al rispetto di esse facoltà da parte dell'insegnante d'ogni ordine e grado, comunque sempre educatore, va, in maniera altamente incisiva, alle modalità che portano alla distruzione o resa patologia, delle dette facoltà, oppure al loro equilibrio psico-fisico se contemplate, osservate e lasciate esprimere con competenza e rispetto, nella loro armonia. 
Ora, oggi, in questi nostri giorni, ed entro nello specifico dell'attualità, tutte, e dico tutte, le così dette "precauzioni anti virus" da adottare nella scuola di ogni ordine e grado, in nome del "bene" cittadino, e dettate, o meglio imposte ad un popolo da abuso di potere costituzionale coadiuvato da altrettanto abuso di chi, preposto a guida dell'Istruzione, si manifesta reo di ignoranza non solo in ambito strettamente pedagogico, bensì in ambito scientifico ad ampio raggio, ivi compresi basilari e comuni dettami di psicologia, si rivelano armi di distruzione di massa. Armi il cui fragore non si manifesta nell'immediato, per quanto i sintomi sarebbero evidenti nell'immediato, ma ancor più a medio e lungo termine nell'equilibrio formativo, culturale, psichico, morale, eccetera eccetera, d'ogni singolo individuo, quindi della società. Attenendosi agli attuali diktat imposti dalle istituzioni, si impedirebbe l'attuazione di assolvere, promuovere e permettere l'attuarsi degli assunti di cui nella parte iniziale: ex ducere, didaktos, in-signare, rivolti all'alunno, allo studente e, impedendo l'attuarsi degli assunti, si impedirebbe, devierebbe e capovolgerebbe l'intero sistema educativo, riducendo le intelligenze ad "imbavagliare" se stesse,  per  procedere alla distruzione o comunque alla contaminazione delle facoltà innate da far emergere per poter guidare, equilibrare, armonizzare e su cui poter "segnare" con competenza, in maniera singola e collettiva al contempo, i prodromi di una futura Libertà di singoli e di popolo. Attenendosi ai diktat si ridurrebbe allo stato di gregge un intero popolo ivi compreso il suo futuro, perché è proprio la Libertà che non si vuole. Molto altro ci sarebbe da dire, ma ci si ferma qui. Ora, che l'Alighieri perdoni, ma, riferendoci al luogo opposto al riferimento del Sommo, lui alle alte sfere noi alle infere, diciamo: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. E' una certezza. 
 Marika Guerrini


* Marika Guerrini, Triarticolazione umana ed educazione- dal pensiero immaginativo al concettuale.  Graus editore,  Napoli 2007
da atti dei convegni -Tecnologia umanistica per l'educazione alla complessità-  C.Gily a cura di
 
si consiglia
https://occiriente.blogspot.com/2020/06/non-va-spento-il-respiro-della-vita.

immag. wikipedia- Caronte, illustrazione di Gustave Dorè 

martedì 11 agosto 2020

attualità italiana o forse italiota, in "Diversamente pensanti" cronaca di un articolo altrui

   Rino Sessa- olio su tela

... ore 24 della trascorsa notte. Una leggera brezza dà respiro all'aria che, afa, ha attentato a forze fisiche e mentali lungo l'intera giornata. Alla luce soffusa dal verde nel mio piccolo angolo esterno, mi accingo a scrivere una pagina sull'ennesimo sotterfugio del  Governo in carica che secreta e desecreta, pro domo sua, importanti documenti ed azioni, così rinfoltendo il numero dei micro colpi di Stato fatti passare in occulto o, se dichiarati, per virali necessità, vedi servizi segreti etc. Mi accingo a scrivere circa il pantano di falsità in cui, da tempo, striscia il nostro giornalismo, eccezion fatta per quelle voci coraggiose, Libere e Rare, per questo tacciate di complottismo e false notizie, dai venduti ai poteri, i più nell'attuale rosa giornalistica. Ho già posato la penna sul foglio, quando ricordo di non aver controllato il mio whatts app da ore. Lo faccio. Tra vari messaggi, la segnalazione di un amico con il suo articolo, pubblicato sul suo sito "Libero pensare" (collegamento in calce)*. Il titolo "Diversamente pensanti", immediato mi dà il contenuto. Apro, leggo. Bene, penso, mi sono risparmiata un lavoro, il che, data la trascorsa afa, non mi dispiace affatto. Il contenuto dell'articolo di Piero, Cammerinesi alla società, riporta esattamente quel che stavo per tracciare, quindi inutile farlo, l'ha già fatto lui. Condivido appieno, motivo per cui decido questa pagina che sto tracciando, dopo il non ristoro del sonno interrotto dalla calura e dal fruscio, sottile ma udibile, del ventilatore, illusorio portatore di refrigerio. Ecco a voi l'articolo di Piero Cammerinesi a cui nulla ho da aggiungere. Buona lettura.

La Repubblica, foglio campione di democrazia politically correct titola oggi: “Caccia ai furbetti del bonus Iva: lo hanno chiesto 5 parlamentari, ma lo hanno ricevuto solo 3”; La Stampa, il quotidiano che aveva insinuato che gli aiuti russi per il Covid-19 erano in realtà una quinta colonna di spionaggio gli fa eco con “Bonus Iva ai parlamentari: lo hanno chiesto in cinque, ma lo hanno ricevuto solo in tre”. Il Corriere della Sera, alfiere del pensiero unico, segue lo stesso copione: “Deputati e bonus Inps: l’hanno avuto in tre (su 5 richieste)”.

Al coro dei sedicenti giornalisti, a dire il vero, si unisce anche qualche inossidabile politico, un uomo per tutte le stagioni come Zaia, che cavalca l’onda del momento. Bravo Zaia, così si fa, ci mancherebbe che una truffa di questa magnitudo restasse impunita, mica parliamo ad esempio di quei pochi spicci, i 14 e rotti milioni di euro di mascherine – acquistate dalla Regione Lazio a spese dei contribuenti e mai consegnate – smarriti nei momenti di confusione in piena emergenza… Ci mancherebbe Zaia, fuori i nomi di chi si è intascato i 600 euro di bonus!

Ecco, questa è – dopo l’immancabile quotidiana litania dei “contagiati” e dei decessi per – o con? – Corona virus – la principale notizia della stampa mainstream in questo caldo 10 Agosto dell’Anno 0 del Covid-19. Chissà se d’ora in poi conteremo gli anni dal 2020 e il d.C. invece che “dopo Cristo” starà per “dopo Covid”?

Qualche riflessione sorge spontanea di fronte a questa Caporetto dell’informazione, a questo esercizio di copia-incolla dei lanci di agenzia da parte di quelli che un tempo erano i mostri sacri del giornalismo italiano. Prima di tutto la sovrapponibilità quasi perfetta degli articoli dei vari quotidiani indica la assoluta omogeneità delle notizie rimandando ad una strategia dell’informazione che non ha interesse negli approfondimenti o nella riflessione su certi avvenimenti ma mira solo a creare vere e proprie “armi di distrAzione di massa” per sviare l’attenzione dai fatti veramente importanti.

Eppure abbiamo appena assistito all’incredibile teatrino del “Secretiamo i documenti relativi al Covid-19 per non creare il panico tra la popolazione”  seguito dal ricorso al Tar ed al contro-ricorso – da parte del Governo – al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar di rendere pubblici i verbali secretati del CTS, con il gran finale della finta desecretazione di documenti ampiamente emendati. (Basti pensare che, mentre il documento del Comitato Tecnico Scientifico del 7 Marzo constava di ben 3.577 pagine, il documento desecretato – si fa per dire – di pagine ne ha solo 52…)

E voi, cari colleghi giornalisti, invece di indagare su questa colossale presa per i fondelli, che insulta ogni residua traccia di pensiero cosciente dei vostri sventurati lettori, invece di esercitare quel famoso fact-checking che richiedete perentoriamente a chi, non fidandosi delle vostre fake news, cerca di informarsi indipendentemente dal mainstream, battete la grancassa del gigantesco problema di 3 parlamentari che avrebbero ottenuto il bonus IVA? Che poi, tra l’altro, se l’hanno percepito, con tutta probabilità è avvenuto perché la legge ne prevedeva l’erogazione.

Insomma, questa sì che è una notizia clamorosa; qualche centinaio di euro finiti nelle tasche di 3 parlamentari imbroglioncelli, altro che la verità sulla decisione – prima negata e poi ingannevolmente concessa di malavoglia a tutto il popolo italiano – di mettere agli arresti domiciliari un intero Paese!

Insomma, dagli al deputato disonesto che si appropria indebitamente di qualche centinaio di euro! Questo è l’obiettivo del giorno…i nomi, vogliamo i nomi! Devono subire la gogna, il pubblico ludibrio, per gratificare la nostra sete di sangue, per soddisfare la nostra sete di vendetta verso chi ci ha ridotto in questo stato miserando di uomini mascherati, isolati a norma di decreto legge e impotenti.

Il fatto è che nel campionario della neolingua orwelliana delle “guerre umanitarie”, della "della “esportazione di democrazia” e della “scienza esatta” dovremmo aggiungere il concetto di “diversamente pensanti”l’obiettivo primario di chi sta implacabilmente anestetizzando e paralizzando il pensiero dell’intera umanità, creando ad arte piccole e grandi opposizioni tra la gente per canalizzare la rabbia e la frustrazione dilaganti, che sarebbero altrimenti pericolose per l’establishment.

Se non smaschereremo il loro gioco – non dando alcun valore a ciò che blaterano queste testate che di giornalistico hanno ormai solo il nome – diventeremo tutti “diversamente pensanti”.

Spegniamo la TV, non leggiamo più i giornali e proviamo a pensare con la nostra testa se vogliamo uscire indenni da questa pandemia di follia."

Marika Guerrini

p.s.

*https://liberopensare.com/   



martedì 4 agosto 2020

"Ludwig, la musica nel silenzio -recensione

... E’ bello pensare che si sia fatto strada, sottile come il respiro d’un fiore percepibile a chi sa cogliere l’infinito, il piacere etereo provato da Ludwig, al mondo van Beethoven, nell’assistere alla pièce teatrale “Ludwig, la musica nel silenzio” andata in scena a Roma sotto le stelle alla Casa del Jazz, il 26 luglio 2020 alle ore 21. E’ bello pensare che quello stesso etereo piacere, si fosse già affacciato nei giorni precedenti la pièce, quando Ludwig aveva potuto scorrere il testo tracciato ad immagine della sua vita, da Bianca Melasecchi. L’autrice infatti, tra sprazzi di luce e di apparente tenebra, tra melanconia, fuoco e potenza è riuscita a cogliere la complessa essenza del genio che duecentocinquanta anni or sono, dal mondo delle armonie, era sceso ad albergare in quello che sarebbe stato ben presto il martoriato involucro terrestre del grande artista. Ed è stato questo cogliere l’essenza, ad impulsare l’intero momento teatrale, essenza che ha preso corpo nel materializzarsi della passione nel gesto del Ludwig scenico, Alessio Boni, fattosi tutt’uno con quel forte piano, muto al Ludwig che fu e che, con mobili variazioni nella voce, ha accompagnato l’intera rappresentazione. Quella stessa essenza si è resa manifesta sotto il sensibile tocco di Francesco Libetta al pianoforte, che ha saputo far vibrare le note secondo la loro originaria stesura non solo tecnica ma dell’anima del grande artista. E l’anima di Ludwig ha preso a vibrare anch’essa, novella, e il silenzio in cui la vita aveva confinato l’artista, s’è fatto il silenzio degli astanti, sì che solo musica e suono vocale potessero espandersi coinvolgendo, nella loro temporalità, ogni singolo spettatore. E’ stato così che il genio di Ludwig van Beethoven, colto dalla sensibilità di Bianca Melasecchi, ha potuto farsi strada donando ai presenti la possibilità di attingere alla sua indiscussa, ineguagliabile grandezza.

Marika  Guerrini

lunedì 22 giugno 2020

Non va spento il respiro della vita

... immenso desiderio di conoscere la vita, entrare in essa, in essa proiettarsi verso il futuro.
E' questo l'essere umano negli anni che dal primo triennio vanno alla maturità sessuale, un connubio di forze che tendono ad un unico obiettivo: creare la vita, attimo dopo attimo, senza tregua. Questi sono i primi due settenni, i più importanti dell'età evolutiva, quelli in cui tutto ciò che accade, tutto il mondo esterno che circonda ogni singolo essere, ora bambino poi adulto, verrà da lui afferrato con forza, la cui potenza non sperimenterà più nell'arco dell'intera sua vita. E la stessa intensità con cui percepisce e s'immerge nel mondo, viene adoperata per rispecchiare in sé tutto ciò che ha percepito ed in cui si è immerso. E' questa la peculiarità del lasso di tempo di cui sopra, tempo che ogni uomo sperimenta qualunque sia il contesto geografico, storico ed esistenziale. In quel lasso risiede in embrione ogni singolo futuro che attende e scruta per formarsi man mano lungo i due settenni, e sono le modalità di questa formazione che andiamo ad accennare nei suoi momenti cruciali, solo quelli, poiché darne una visione completa non sarebbe consono al luogo.
Il lasso di tempo di cui sopra ci si mostra come un ininterrotto espletarsi della forza vitale che caratterizza l'uomo sin dalla nascita per farsi veicolo primario dell'intera formazione: la Volontà, volontà intesa quale elemento del Volere che, a seguire, impulsa altri due elementi, quello del Sentire, da cui i sentimenti e quello del Pensare, da cui i pensieri. Ed è l'impulso della Volontà ad originare la triade costituente ogni essere umano che, sollecitato da quest'impulso, costruirà in sé la propria complessa compagine morale ed intellettiva nella sua totalità ed unicità.
Che la Volontà quale elemento sia primario non è cosa difficile da comprendere, basti pensare al momento della nascita la prima azione che ogni singolo compie all'ingresso nella vita, prima azione che si accompagna al vagito, al pianto, al respiro, anch'esse azioni pregne di un moto che oseremmo dire cosmico, quindi di Volontà. Ma procediamo per ordine.
Nella stessa compagine che il bambino, poi adolescente poi adulto, va formando, alberga, per quel che concerne la struttura fisica, l'organizzazione dei distretti funzionali degli arti, del tronco e del capo, ovvero il sistema metabolico, il sanguigno-respiratorio ed il cerebro-spinale, per cui in ordine di azione-formazione, si ha la comune volontà, il comune sentimento e il comune intelletto. Inutile sottolineare che queste triadi riguardanti sia la psiche che l'organizzazione fisica dei distretti funzionali, non si possano, con pedanteria, collocare l'una accanto all'altra perché sono interagenti, questo dimostra quanto i moti  psichici e fisici siano in continuo scambio. 
Immaginiamo ora che l'inarrestabile espletarsi dell'elemento Volontà, quindi della vita, venga interrotto, impedito o costretto o mutilato e che, per di più, l'azione venga protratta. Se questo dovesse attuarsi l'azione suddetta susciterebbe una forte emozione, in tal caso negativa, emozione che, poiché negativa, nell'età di cui si sta trattando, si trasformerebbe in dolore. Non importa se e quanto il dolore sia consapevole, importa il fatto che invaderebbe l'intero essere del soggetto violato da impedimento, costrizione, eccetera. E se quest'azione del sottrarre libertà di vita, è quel che vivrebbe il soggetto, interessasse non solo il moto esteriore dell'interagire fisico, per esempio per esprimere un sentimento, ma in contemporanea impedisse, costringesse o ostacolasse il respiro sia quale ossigenazione che quale essenza d'ogni moto vitale dell'anima, in tal caso, cosa accadrebbe a quell'essere ipersensibile per natura dell'età, quell'essere che con tutta la potenza della crescita è costantemente impegnato nella totale ascesa formativa proiettata verso il futuro, cosa accadrebbe? Ed eccoci alla motivazione che ha spinto la scrittura di questa pagina, motivazione con punto interrogativo, richiesta da più persone tutte brancolanti nella confusione, nell'incertezza, nel dubbio e nella paura di questo momento della contingenza che si sta vivendo, la domanda è questa: se si attuasse in Italia la disposizione ministeriale e governativa circa l'obbligo di indossare la maschera e rispettare la distanza di sicurezza di un metro, per e tra gli allievi della scuola primaria e secondaria, ovvero bambini dai sei anni ai tredici-quattordici a causa dell'epidemia di un virus che, tra l'altro, per motivi lungi dalla morale, si vuole mantenere in circolo, cosa accadrebbe ai bambini, ai ragazzi, se nella scuola si attuasse davvero questa follia? 
Circa la distanza si è accennato, ma ostacolare il respiro, per di più in aggiunta alla già alienante distanza sociale in un'età di estrema totale formazione di cui abbiamo accennato le modalità, è da ritenersi un crimine contro l'umanità. Questo crimine provocherebbe, o comunque potrebbe far insorgere in un numero imprecisato di allievi, un numero smisurato di disagi d'ogni tipo, dai più lievi ai più gravi, nell'immediato o nel futuro, allievi che, dopo il primo momento di trasformazione di questo tutto in un gioco, inizierebbero a manifestare vari disturbi in rapporto all'indole di ogni singolo, al temperamento, al carattere, alla condizione esistenziale etc., disturbi che potrebbero oscillare dall'iperattività all'aggressività, dagli squilibri nella facoltà pensante immaginativa propria all'età, all'insorgere della bugia quale rifugio, alle convulsioni per assenza o quasi di mobilità, di interazione, di contatto fisico e innanzi tutto di respiro ossigenante. Prenderebbe spazio la Paura, quella con la P maiuscola, quella sottile, strisciante, silenziosa, che si annida nell'anima per poi comparire nei momenti più impensati della vita. Nell'immediato, e sarebbe il fenomeno meno grave, potrebbe farsi paura dell'altro, del mondo, del buio ma anche della luce. E la paura sarebbe la vera "malattia", quella grave, quella che indebolisce l'anima indebolendo il corpo. Le conseguenze di questa scellerata disposizione potrebbero manifestarsi anche nel tempo, proprio per via di quanto accennato all'inizio, in episodi di pseudo epilessia, autismo indotto, schizofrenia, forme maniacali di vario tipo, etc. Questo tipo di shock subito nel particolare arco temporale dei primi due settenni evolutivi, resta impresso in chi lo subisce, per tutta la vita, molto spesso si affaccia anche in età avanzata o di vecchiezza, ad esempio l'alzheimer tipica malattia della vecchiezza, ma non solo, spesso è legata a shock subiti in quel periodo della vita, ce lo dicono i nostri vecchi con i loro ricordi.  
 Volendo poi pensare ad eventuali disturbi o squilibri organici, va tenuta presente la possibilità che verrebbero interessati tutti e tre i distretti funzionali, sempre per il motivo dell'età formativa e dell'interazione, con maggior riferimento all'apparato respiratorio e al cardiaco perché in quell'età, ancor più che in altre, il ritmo del respiro è ritmo dell'anima ed è tutt'uno con il ritmo del cuore. Anima e cuore sottilmente vanno all'unisono, all'unisono vivono. E questo che si vuole spegnere? E' il profondo respiro dell'umanità perché avanzi la macchina aliena all'anima e al cuore? E' questo che si vuole?
Marika Guerrini  





lunedì 25 maggio 2020

Kabul e le lacrime degli angeli nel quadro storico degli Hazara

... quanto dolore! Nessun pianto saprebbe piangerlo, nessun singulto rapprenderlo. Questi gli unici suoni articolati nel silenzio dell'anima, per portarsi alla mente la sera del 12 di questo maggio funesto in questo interessante 2020. Questi i silenti suoni mentre la voce amica attraversava l'etere per giungere, priva d'ogni possibilità di fraintendimento, a portarmi l'accaduto di poche ore prima in quel di Kabul. E mentre la voce andava e l'anima taceva, io tacevo con lei, con lei trattenevo il respiro. E la voce narrava e narrava e l'ospedale di Kabul prendeva corpo e il reparto maternità con esso e il fragore dei kalashnikov squarciava la sala mentre l'effetto immediato si abbatteva a forare ogni cosa, ad uccidere... e angeli s'involavano senza alcun tempo che fosse stato terreno, alcun tempo vissuto.
E la voce di Claude andava con le immagini e la mia restava silente, poi: Marika, mi senti... ci sei? Accidenti è caduta la linea! No, la linea non era caduta ed io c'ero, ma tacevo. Poi il click, il collegamento interrotto e l'icona di Viber riprendeva il suo posto. 
I giorni seguenti hanno visto le immagini alla ricerca, in me, di un luogo a loro adatto, così, mentre la notizia, ormai diffusasi, occupava qualche spazio in cronaca di stampa, digitale o radiofonica che fosse, e le accuse di strage si spostavano associate ora a questo ora a quello tra gli abituali artefici: Taliban, Daesh, Daesh Taliban... e i Taliban si dissociavano e il Daesh rivendicava, io qui, a migliaia di kilometri non riuscivo a proferire parola in merito, che fosse verbale o segno scritto, semplicemente non potevo. Non mi riusciva di farlo o forse non volevo.
Lo faccio ora, oggi 25 maggio, oggi che l'Eid el Fidr ha segnato "festosamente" per i media occidentali ma non nella realtà, la fine del Ramadan, oggi che è ripresa la farsa dell'agognata pace di cui tutti parlano e nessuno vuole, oggi dopo che  Ashraf Ghani ha annunciato il cessate il fuoco, eccetera eccetera.
Lo faccio oggi ma non starò qui a ricalcare il déjà vu, rédijé, tracé, non scriverò di quella "mia", come alcuni dicono, terra e del suo decennale martirio, voglio evidenziare soltanto un elemento, tassello indifferente ai più, importante ai miei occhi e a quelli della Storia: l'ospedale di Dasht-e-Barchi, gestito da "Medicin sans Frontieres" si trova nella zona ovest della città, zona in prevalenza abitata dall'etnia Hazara. 
Chi conosce o segue le mie pagine, siano articoli o saggi storici, sa che l'etnia Hazara, prima del XIX secolo importante nell'economia e nella cultura afghana, con l'ortodossia sunnita dell'emiro Abdul Rahman (1894-1901) per via della persecuzione e genocidio, fu portata quasi allo sterminio. Sa che costui perpetrò il genocidio sugli Hazara perché genti di fede sciita, e sa anche che, tranne che sotto il Regno di Aman-Ullah Khan (1919-1929), gli Hazara non hanno mai smesso di subire il genocidio più o meno evidente in Afghanistan così come in Pakistan. 
Il tragico episodio del 12 c.m. rientra in questo stesso quadro. Quell'agglomerato di mercenari chiamato Daesh, o ancor peggio Isis, senza che esista un loro Stato Islamico, questi assassini formati, prezzolati ed armati dall'occidente e loro accoliti, in nome della Sunna, falsificata, esasperata ed estremizzata ad uso e consumo, non a caso e non solo hanno assassinato anime innocenti in un ospedale, ma in un ospedale frequentato da gente hazara. Questo il tassello che conferma ancora una volta che chi vuole queste azioni, sa bene come dove e perché colpire, per poi generalizzare sotto la voce "estremismo islamico" formato prezzolato ed armato ad uso e consumo, così uccidendo il futuro migliore dell'Afghanistan, quello che potrebbe davvero portarlo ad una reale futura libertà. Sì, reale libertà, perché, con cognizione di causa posso affermare che tra i giovani hazara si trovano gli elementi migliori e gli intenti migliori di quella terra, le migliori intelligenze. Questo anche perché malgrado tutto, malgrado la riduzione in povertà e così via, le genti hazara, quando viene data loro l'opportunità, brillano in ogni campo, è questione di DNA storico, quella storia di cui la storia ufficiale afghana, dal XIX secolo ha quasi sempre taciuto e continua a farlo. Ma quest'opportunità non la si vuole in alto loco dove di certo, benché volte al male, non scarseggiano le intelligenze che, del resto, stiamo vedendo anche altrove e in altri ambiti benché sia un'altra cronaca.
Gli angeli afghani fanno parte di un quadro ben più ampio, ma, quanto dolore! 
Nessun pianto potrebbe piangerlo o forse no, saprebbero farlo gli angeli dagli occhi a mandorla, gli occhi hazara. Nella loro magnifica purezza, nel sacro distacco dal mondo quegli angeli di certo sanno.
Marika Guerrini

Immagine - scatto di Barat Alì Batoor- collezione privata


lunedì 11 maggio 2020

se solo ci fermassimo... Platone e " Il mito della caverna"


"Accademia platonica" Mosaico Pompeiano 
... Verità o veridicità, che dir si voglia, se solo ci fermassimo a pensare, poi a riflettere, capiremmo quanto sia necessario sentire appieno l'elemento morale della "verità", o no, non l'assoluta, ché quella non è degli uomini, ma la "veridicità" in un'epoca in cui la vita ne tradisce il significato, poiché, imprigionata nella materia, gravida degli obiettivi di questa, è ben lungi dal muoversi secondo il suo più alto assunto, originario, che la farebbe degna di se stessa, degna d'essere vissuta. E il mondo allora, e solo allora, non verrebbe lasciato ad assistere alle nefandezze che occorrono in questi tempi dalla breve numerazione, bensì potenti nel celare ingannevoli giochi di potere in moto tra le quinte di un corpo invisibile ad occhio nudo, ma pur materia, quindi per natura impugnabile, manovrabile, utilizzabile, potenziabile nella sua azione e nella narrazione della sua azione. Corpo virale che viene eretto a condottiero della stessa vita ed essa si fa sogno, ombra in veste di realtà. Si fa maja e, in quanto illusione, assume ancor più parvenza di realtà. E il falso si fa vero e il vero si nasconde allo sguardo, all'anima. E le parole si fanno inutili suoni sia che pronuncino verità sia che pronuncino falsità, ma c'è Platone, egli sa come raccontare questi nostri numerabili giorni, ne parla con Glaucone ne "La Repubblica" e allora noi, rispettando tutte le sue parole ma a tratti, in questa pagina, snellendole del dialogo reso in punti sospensivi, ché troppo esteso risulterebbe in questa sede: regaliamoci del tempo ed ascoltiamo.

" ... Pensa di vedere degli uomini in una dimora sotterranea, una caverna, il cui ingresso, aperto verso la luce, sia largo quanto è larga la stessa spelonca: lì loro sono sin da fanciulli, gambe e collo incatenati sì da non potersi muovere, né guardare altrove se non dinanzi a se stessi, perché i legami impediscono loro di volgere la testa intorno. Lontana, alta, dietro di loro, la luce di un fuoco risplende. Tra il fuoco e i prigionieri, in alto passa una strada e, lungo questa via, v'è un piccolo muro simile a quelli che i burattinai innalzano fra sé e gli spettatori, al di sopra del quale mostrano le loro marionette....
... Ora immagina, lungo questo muricciolo, uomini che portano su di sé ogni sorta di oggetti, oggetti che sorpassano il muro: piccole statue raffiguranti uomini ed animali, di pietra, di legno, d'ogni forma. Immagina che alcuni di questi spettatori parlino mentre altri stanno zitti. 
- Strana immagine, strani i tuoi prigionieri...
-Simili a noi però, io dissi. Prima di tutto, infatti, tu immagini che costoro vedano di se stessi e dei compagni qualcos'altro che non siano le ombre proiettate dal fuoco su quella parete della caverna che sta loro di fronte? 
- Non può essere altrimenti se per tutta la vita son costretti a tenere immobile la testa.
-E lo stesso dovremmo dire degli oggetti che vengono portati? -Certamente.
- E allora, se potessero parlare tra loro non credi che designerebbero quali oggetti reali le ombre che vedono? - Necessariamente.
- Non solo, ma se vi fosse un'eco in questo carcere, che, tutte le volte che uno di quei tali parlasse (dietro il muricciolo)  rimandasse i suoni dal fondo, non credi che prenderebbero la sua voce per quella dell'ombra che vedono passare? - Eh, sì, per Zeus!....
- Né potrebbe avvenire altrimenti, dissi, ché per quella gente la realtà altro non può essere che l'ombra degli oggetti......Ora considera cosa accadrebbe loro se venissero sciolti e guariti dalla loro ignoranza. Se uno di loro fosse sciolto, di colpo costretto ad alzarsi, girare il collo, a camminare, guardare verso la luce, se, facendo tutti questi movimenti soffrisse ed il barbaglio gli impedisse di vedere quelle cose di cui prima scorgeva le ombre, cosa credi che risponderebbe a chi gli dicesse che fino ad allora non aveva visto che vacui simulacri e che ora, invece, più vicino a quelle che sono le essenze e proprio perché volto verso oggetti reali, vede le cose con maggiore esattezza e poi, mostrandogli ad uno ad uno gli oggetti che passano, lo costringesse, con una serie di domande a rispondergli cosa sia? Non credi che si troverebbe in gran dubbio, non solo, ma che riterrebbe gli oggetti che prima vedeva, ovvero le loro ombre, più veri di quelli reali di ora? - Sì, molto... 
- Non solo, ma se qualcuno lo costringesse a guardare la luce, non credi che gli farebbero male gli occhi e fuggirebbe indietro,volgendosi a quelle cose che invece può guardare e che le riterrebbe molto più chiare di quelle che ora gli vengono mostrate? - E' così... 
- E se usando la forza, continuai, qualcuno lo trascinasse via di là, per l'aspra ed erta via e non lo lasciasse prima d'averlo condotto fuori, alla luce del sole, non credi che soffrirebbe e si ribellerebbe nell'esser trascinato così, e che, una volta giunto in faccia al sole, gli occhi ricolmi di luce, non potrebbe vedere nessuno di quegli oggetti che noi riteniamo veri? - No, certo... 
- Io credo, per di più, che si dovrebbe abituare se volesse vedere il mondo che sta sopra la caverna. Facilmente potrebbe vedere dapprima le ombre, poi le immagini degli uomini e degli altri oggetti riflessi nelle acque, infine le cose stesse: quindi, alzando gli occhi verso la luce degli astri e della luna, durante la notte contemplerebbe le costellazioni e lo stesso cielo più facilmente che di giorno il sole e del sole la luce abbagliante... E finalmente il sole, io credo, e non nelle acque l'immagine del sole, o in altro fondo che ne rifletta la luce, ma il sole stesso, là dove veramente è, potrebbe guardare e contemplarlo quale esso è in sé...-Per forza... 
-Dopo di che, ormai, così potrebbe concludere intorno al sole: stagioni ed anni sono prodotto del sole, e tutto ciò che sia nel mondo visibile è governato dal sole, non solo ma, in un certo senso il sole è causa di tutte le cose che quel tale ed i suoi compagni vedevano nella caverna... - Ebbene, se si ricordasse ora di quella sua prima dimora e di quello che là credeva sapere, se ripensasse ai suoi compagni di prigionia, non ti sembra che si sentirebbe felice del suo cambiamento e sentirebbe pietà di quegli altri?...-Senza dubbio. 
-E se fra coloro che sono prigionieri vi fossero stati onori e lodi, reciprocamente scambiati, e premi per chi con occhio acuto avesse veduto per primo gli oggetti che passavano, per chi si fosse ricordato meglio quale di quegli oggetti passava prima, quali dopo o quali passassero insieme, sì che con più abilità si potesse indovinare quel che stava per accadere, credi che costui ancora ne avrebbe desiderio, o invidierebbe tra i prigionieri coloro che vengono onorati o hanno un posto di comando? O penserà quello che dice Omero e veramente vorrebbero lavorare la terra servo di un altro neppure assai ricco e sopportare ogni male piuttosto che ritornare a quelle sue ingannevoli opinioni e vivere come viveva prima? - Proprio così, preferirebbe soffrire piuttosto che vivere in quel modo.
- Supponiamo ancora, seguitai, che quell'uomo riprenda il suo giusto posto e discenda bruscamente dal sole, non verrebbe a trovarsi come cieco?... - Certo! 
- E se costui dovesse, nuovamente a gara con quei prigionieri, distinguere le ombre fino a che si trova abbagliato e prima che i suoi occhi si siano rimessi nel loro giusto foco, e ci vorrebbe senza dubbio molto tempo perché si abituassero, non farebbe egli ridere e non si direbbe di lui che per essere salito lassù è tornato in basso con gli occhi rovinato e che, dunque, non vale la pena di tentare una simile ascensione? E se qualcuno poi cercasse di scioglierli e di condurli in alto, se potessero avere quel tale fra le mani ed ucciderlo, non lo ucciderebbero? - Lo ucciderebbero, sì!
-Ed ora, amico Glaucone, questa nostra immagine va fatta esattamente corrispondere a quanto abbiamo detto sopra, e così paragoniamo questo nostro vivere nel mondo sensibile a quella che è la vita nella caverna e la luce del fuoco nella caverna a quello che è l'effetto del sole: ponendo poi l'ascesa al mondo superiore, e la visione delle cose che vi sono, ad immagine dell'ascesa dell'anima verso il mondo intelligibile, non ti ingannerai su come io penso, ché appunto il mio pensiero tu desideri conoscere: ma Dio sa se poi è quello vero. Ad ogni modo io ritengo che così sia davvero, che cioè nel mondo intelligibile l'idea che ha in sé il fine ultimo sia l'idea del Bene, che soltanto dopo lunga fatica si riesce a vedere, ma una volta che l'abbiamo compresa, per necessità logica dobbiamo concludere che essa è la universale ragion d'essere di tutto ciò che c'è di bello e di buono, che nel mondo visibile ha generato la luce, che la verità è come ora vede le cose verso cui è rivolta (la luce)... Non solo, ma non è naturale anche questo che da quanto abbiamo detto si deduce come tanto gli incolti e coloro che non conoscono la verità, quanto coloro che per tutta la vita si siano abbandonati soltanto allo studio, né gli uni né gli altri saprebbero adeguatamente governare uno Stato, gli uni perché non hanno nella propria vita uno scopo cui tendere ed al quale adeguarsi in ogni azione, sia in privato che in pubblico, gli altri perché volontariamente non muoverebbero neppure un dito poiché, ancora in vita, ritengono d'essere stati trasportati ad abitare le isole dei beati? ... Spetta dunque a noi fondatori obbligare tali elette nature a volgersi che di tutte abbiamo detto essere la più sublime, la contemplazione del Bene, e a fare quell'ascesa. Ma quando siano giunti a quell'altezza ed abbiano sufficientemente contemplato il Bene, non si conceda loro ciò che oggi si concede. - Cosa? 
- Di restare lassù e non voler più scendere fra quei prigionieri, né prender parte alle loro fatiche e ai loro onori, a prescindere dall'importanza di questi. - Ma allora faremo loro un torto..?... 
- Ancora una volta, amico mio, hai dimenticato che per la legge non ha alcuna importanza assicurare benessere ad una sola classe sociale, ma che la legge cerca di assicurare il benessere della città con l'unione dei cittadini tutti, li persuada o li costringa, e facendo sì che si scambino quei servigi che ciascuno di loro può rendere alla comunità: e se la legge è tutta tesa nel creare simili diritti allo Stato, non è certo che ognuno volga la propria attività dove più gli piace, ma perché attraverso loro essa concorra a cementare l'unione statale... Dunque amico Glaucone, considera che non siamo ingiusti verso i filosofi che da noi son cresciuti, anzi avremo buone ragioni da dire, quando daremo loro un dovere, di aver cura degli altri e di esserne custodi. A loro diremo infatti che nelle altre città chi nasce filosofo è ragionevole che non abbia parte nell'attività politica, ché si sono formati da se stessi, indipendentemente dal loro rispettivo governo: ora, quel che nasce da generazione spontanea, e non deve a nessuno la propria formazione, è giusto che a nessuno, chiunque esso sia, ne debba pagare le spese. Ma voi, noi vi abbiamo formato per lo Stato e per voi stessi, come negli alveari duci e re, e vi abbiamo dato un'educazione di gran lunga più perfetta e completa di quella che hanno i filosofi delle altre città e vi abbiamo resi più capaci di partecipare di entrambe gli aspetti. Voi, dunque, dovete, quando ad ognuno spetterà il proprio turno, discendere nel comune mondo degli altri ed abituarvi a vedere anche ciò che è nella oscurità delle tenebre: anzi, una volta fatta l'abitudine alle tenebre, infinitamente meglio degli altri ci vedrete e riconoscerete ogni immagine, quale ne sia il valore e di quale realtà sia il riflesso, perché voi avete già visto la realtà vera del Bello, del Giusto e del Bene. Ecco come il nostro Stato per noi sarà governato da svegli e non in sogno, come lo è nella maggioranza degli Stati attuali, i cui cittadini si lottano per delle vane ombre, disputandosi il comando come fosse un grande bene. Ma la verità è questa: quello Stato in cui il comando sia affidato a coloro che meno di tutti ne abbiano desiderio, sarà per forza il migliore e il più felicemente governato. Invece lo Stato i cui governanti avranno un carattere opposto a questo, sarà retto in senso opposto."
Ecco cosa dice Platone! A noi, ora, altro non resta che tacere.
Marika Guerrini