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martedì 27 ottobre 2015

Russia - Siria -Usa e la battaglia delle tigri

... come d'incanto, dopo mesi e mesi di gabbie, pali, teste mozzate rotolanti o tenute per quelli che furono capelli, dopo violenza d'ogni genere sbattuta in faccia al mondo accompagnata da commenti e minacce di stessa natura,  ecco che, come nel fumo d'un illusionista, quella violenza, visiva e sull'anima,  è sparita dai teleschermi, dileguata. Così tanto scomparsa da farsi eco e in tal forma sbiadire nel ricordo di molti. Ma questo è l'uomo, quando, saturo di  quel che gioca ad intaccare l'anima, per impulso di sopravvivenza, tende ad ignorare, nascondere, dimenticare. Così l'Isis o Daesh, come dir si voglia, nella visibilità s'è fatto eco, con esso le varie fratellanze anti-governative siriane che moderate non sono mai state, né sono, né saranno. E tutto dalla prima pioggia di bombe russe su territorio siriano. Perché?
Infatti mentre Usa, Arabia, Turchia etc. continuano, a foraggiare con armamenti d'ogni tipo quella massa informe di terroristi che chiamare individui è blasfemìa, l'intervento russo non solo palesa l'incongruenza di un occidente che mentre parla di lotta al terrorismo lo foraggia, non solo dimostra, a stupore sempre d'occidente, la portata e l'alta tecnologia dei propri armamenti che se pur non raggiunge, forse, il potenziale americano, non è da sottovalutare, ma dimostra anche che le operazioni russe che siano raid aerei o azioni di terra, si muovono sempre entro confini ben precisi, lungo linee circoscritte lungi dal provocare i così detti "danni collaterali"  a cui sono avvezze le operazioni Nato, checché se ne dica mentendo, in questo modo le azioni russe per cielo e per terra stanno facendo pulizia. 
Sì, cruda espressione questa, senza dubbio, ancor più crudo il pensiero di essa, ma le operazioni russe in Siria hanno, ad oggi, ridotto del 90% gli attentati suicidi, messo in fuga decine e decine di terroristi, colpito e distrutto decine e decine di postazioni, centri di comando, depositi di munizioni, rifugi e mezzi militari dei terroristi tutti,  contrariamente alle tonnellate di ordigni bellici Nato, che non solo non hanno sortito alcun effetto distruttivo del terrorismo, ma l'hanno incrementato ovunque con i risultati che sappiamo, vediamo, viviamo, dalle guerre agli esodi forzati di popoli che è  eufemismo chiamare migrazioni. Questo il dato di fatto. 
Accanto a questo dato, e a sua convalida, il silenzio, o quasi, dei media, italiani ancor più, che si astengono dal comunicare le notizie relative alle operazioni russe e, quando e se comunicano, lo fanno con la tecnica del copia-incolla dai giornali internazionali angloamericani.  In realtà essendo l'Europa tutta inserita nel contesto militare della Nato, e l'Italia più d'ogni altro paese UE dato l'alto numero di basi presenti su territorio, vige una inespressa parola d'ordine che pochi condividono, ma a cui quasi tutti sottostanno: considerare la Russia avversa perché non sottomessa alla politica di Washington, il che giustifica l'intero comportamento occidentale nei confronti della Russia, compresi appoggi all'Ucraina, missili abusivi  puntati sul paese del Volga dai confini europei e le sanzioni.
Per gli stessi motivi si tace anche sulle proposte agli Usa di condivisione aerea, coordinamento di azioni, cooperazione, incontri al vertice con tutti i paesi del teatro compreso al-Assad, presenza a nostro avviso non solo indispensabile ma più che legittima, incontro persino con i "ribelli moderati", richieste tutte espresse da Putin e tutte puntualmente negate dagli Usa e dai ribelli loro appendice il cui rappresentante a canale televisivo "Al Arabiya" si è così espresso: Non capiamo come si possa parlare di coordinamento e allo stesso tempo sostenere Bashar Assad. Fotocopia del concetto presidenziale Usa. 
Il fatto è che la guerra fredda, forse ancor più per gli Stati Uniti, non è mai finita, e, come da loro costume, gli Usa vorrebbero si ripetesse per la Russia ora in Siria, quel che successe all'URSS in Afghanistan in seguito alla decennale occupazione, ovvero la fine dell'URSS allora, la fine della Russia ora, ma i conti stavolta non torneranno,  questa manovra non riuscirà e l'oste stavolta non è solo la Russia, ma sono gli stessi Usa, vicende che li riguardano e, non da ultima, la presa di coscienza generale circa le manovre americane che, responsabile molto la Nato con le sue défaillances, sono state messe a nudo, che lo si ammetta liberamente o lo si taccia per vassallaggio.
La Nato pare essere al tramonto e lo ha ampiamente dimostrato con il fallimento di tutte le sue ultime campagne, per quanto molti fallimenti siano stati programmati per essere tali. La finanza Usa è a concreto rischio default, lo si vedrà in novembre. L'Europa tra guerre dispendiose al seguito degli alleati ed invasione di popoli altri sul proprio territorio, conseguenza delle guerre di cui sopra, rischia il collasso e la propria Unità per quanto nominale sia e sia stata. La Russia non nasconde la crescente collaborazione con la Cina.   C'è poi l'Onu, quest'inutile istituzione che per ottemperare ai compiti per cui è stata costituita, dovrebbe lasciare Manhattan e trasferirsi in Europa, semmai sulla costa atlantica per questioni di equidistanza o quasi, chissà, lontano dalle grinfie di zio Sam che negli ultimi anni altro non ha saputo fare che infliggere sanzioni e procurare guerre, forse ce la farebbe. Infine c'è la Cina che dal suo canto guardando alla strategia siriana di Putin si comporta secondo la massima cinese che dice: trovarsi sulla vetta della montagna a guardare la battaglia delle tigri   
Marika Guerrini
immagine dal web

sabato 17 ottobre 2015

Stati Uniti d'America Afghanistan e la pentola senza coperchio

... "In quanto comandante in capo dell'esercito, non consentirò che l'Afghanistan si trasformi in un rifugio sicuro per terroristi in grado di attaccare nuovamente il nostro paese... ". 
Questo l'esordio, ieri, nella dichiarazione del Nobel per la Pace nonché presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama, ora, ma per poco, benché cambino i capi ma non la sostanza, capo indiscusso d'una  terra dispensatrice di democrazia, ricchezza, civiltà e ancor più, non a caso con lui, di "pace". 
A questo punto lungi da noi qualsivoglia commento sulla dichiarazione, ci si conceda solo qualcosa da condividere, qualcosa di ovvio, banale, qualcosa che ha nome: esasperazione, unico e solo sentimento che possa nascere all'ascolto delle parole, quelle su riportate come quelle omesse, e che il lettore, che non le abbia ancora ascoltate, potrà trovare in qualsiasi registrazione di qualsiasi telegiornale o emittente radiofonica o... diversamente da altre notizie. Ed è questa l'unica consolazione: la divulgazione. 
Ora, per quanto ingenui, distratti, ottusi si voglia o si possa essere, per idiozia o convenienza, non si può non constatare che il coperchio di quella pentola diabolica, di cui nel proverbio "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi", se pur ci sia mai stato, è saltato, completamente saltato, chissà, per via di eccessiva ebollizione del contenuto in pentola, forse. Lasciato scoperto, il contenuto sta traboccando copioso e purulento. Così mentre la stampa corrotta Usa ed europea tratta il problema dei rifugiati  come avulso dai crimini di guerra americani, diretti o per procura, in perfetto stile Grande Gioco, la Russia, in quindici giorni, con la propria azione ha dimostrato l'assoluta non azione degli Usa, Nato, che per un intero anno hanno dichiarato di combattere il così detto terrorismo islamico, che in realtà armavano ed armano, finanziavano e finanziano, addestravano e addestrano.
Ma mentre della Russia e della sua azione, parleremo in pagine venture, ora, così, tanto per tranquillizzare Obama sui pericoli in cui potrebbe incorrere il suo paese ed anche per contribuire a divulgare qualcosa che pochi hanno riportato e non certo la nostra stampa, pubblichiamo alcune recenti parole dell'ex presidente Hamid Karzai, senza dubbio anche lui uomo dello zio Sam, ma, per quanto assurdo possa risultare, per paradosso più "onesto" dell'attuale Ashraf Ghani, parole pronunciate in un'intervista rilasciata ad Al Jazeera, lo scorso 11 di settembre a  proposito di al-Qa'ida. 
Per me è un'invenzione. Non ho mai ricevuto alcun rapporto da alcuna fonte afghana su al-Qa'ida o su quello che stessero facendo. Non ho mai ricevuto alcun rapporto dalla nostra intelligence né dalla nostra gente. Ho avuto a che fare con i Taliban, ho avuto a che fare con altri gruppi... ho dei rapporti su di loro... devo avere qualcosa di tangibile per dire che qualcosa esiste". Idem alla domanda sull'11 settembre del 2001, se al-Qa'ida fosse in Afghanistan: " non so se esistesse allora non so se esiste ora..."  e va avanti negandone la presenza. Ma Karzai non ha detto nulla che non si sappia, che non sia stato detto sin dall'inizio da molti,  compresi agenti segreti di varie nazioni, e molti francesi, persino ufficialmente uscì la notizia sul quotidiano turco  "Zaman" nel 2004, del resto è cosa risaputa che quell'occidente che va dalla Gran Bretagna ad oltre oceano ha costume di creare occasioni per le sue guerre imperialiste, da sempre. 
Detto questo altro non va aggiunto, del resto non c'è cosa che si possa dire ad un uomo, un governo, uno Stato che, dopo quattordici anni di guerra, migliaia e migliaia di morti civili  per "fuoco amico", altissimo inquinamento da armamenti all'uranio arricchito causa di altrettante morti e deformazioni, sfruttamento del sottosuolo, diffusione di eroina lì dove l'oppio era natura, stupri anche sotto minaccia armata, blasfemìe d'ogni tipo, sfruttamento di prostituzione anche minorile, al maschile e al femminile, dimentico di tutto ciò ed altro, dimentico d'aver bombardato, solo quindici giorni fa e a ragion veduta, l'ospedale di Kunduz*, mentre il mondo, compresi organismi quali l'IHFFC, creato dalle Convenzioni di Ginevra per indagare sui crimini di guerra, l'Onu, o  Médecins Sans Frontières, quindi la Francia, diretti interessati, e ancora e ancora, chiedono indagini relative, continua a sostenere la tesi del "danno collaterale", a sostenere che le forze Nato stanno combattendo i Taliban figli di al-Qa'ida per aiutare il popolo afghano e salvaguardare il proprio paese, Usa, e bla bla bla, puntando sulla paura del popolo americano. Popolo americano per cui non possiamo non provare compassione, tenuto com'è all'oscuro, sotto menzogna, nell'ignoranza, nell'incoscienza e nella povertà, perché questo è dietro le sfavillanti luci del palcoscenico di quel sogno in cui tutti abbiamo creduto, questa la disperazione che spinge giovani e meno giovani di quel paese agli innumerevoli omicidi, di cui lo stesso paese detiene il record mondiale. Non c'è cosa che si possa dire a chi manda a morire i propri figli per una menzogna. Non c'è nulla che si possa dire se non attendere, come il bonzo sul fiume, che per eccesso di ebollizione, di grossolana quantità di contenuto in pentola, oltre al coperchio salti anche la pentola. 
Non c'è altro che si possa dire. Forse.    

tp://occiriente.blogspot.it/2015/10/afghanistan-kunduz-3-ottobre-2015.html,


domenica 4 ottobre 2015

Afghanistan: Kunduz 3 ottobre 2015

Kunduz-ospedale MSF
... ci si aspetta, anzi si spera, che una mattinata di sole ottobrino prolunghi il suo piacere per tutto i giorno fino a rischiarare  la sera, riscaldarla, invece no, così, al ritorno da una piacevole quanto insolita passeggiata rubata alla quotidianità: la notizia, la notizia che non avevamo appreso alle prime ore dell'alba, come quasi sempre, per aver deciso di spegnere tutti i canali d'informazione, i nostri, pubblici e privati che fossero, per aver deciso un distacco, breve distacco, dalle vicende internazionali che, più o meno tutti stiamo vivendo in questi giorni, invece no. E allora la voce: Bombardato l'ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz, Afghanistan,  ci ha colto distratti, impreparati. Ed eccoci qui a condividere pensieri, immagini, tristezza, rabbia, sì, anche rabbia. Legittima. Sacrosanta. Ancor più forte quando si è vissuto laggiù, e si conosce gente e luoghi e fatti e storie, quando ci sono chiari i retroscena di questa guerra e le bombe te le senti addosso, e senti il terrore di uomini donne bambini per di più infermi, impossibilitati a fuggire, ripararsi, rifugiarsi, salvarsi, o illudersi di poterlo fare. E' allora che vedi i feriti anche a migliaia di kilometri e non c'è distanza che tenga né tempo, è allora che senti la tua impossibilità d'azione... e questo male, più male di qualsiasi altra cosa. Forse. E poi la beffa. Anche la beffa fa male, molto,  e le contrastanti versioni offendono l'intelligenza e la memoria delle vittime, è per questo che ora le scorreremo queste versioni, si' che parlino da sé. 
Prima versione sull'azione comunicata dal portavoce delle forze armate Usa, colonnello Brian Tribus, che parla di operazione militare: le forze Usa hanno condotto un raid aereo sulla città di Kunduz alle ore 2,15 locali, contro individui che minacciavano le forze. e ancora l'operazione potrebbe aver causato danni collaterali ad una struttura medica della città, e ancora: indaghiamo sull'incidente.
Seconda versione data dal governo di Kabul: a Kunduz ospedale di Medici Senza Frontiere bombardato perché vi si nascondevano 10 o 15 taliban.
Prima versione sulle vittime, sempre governo di Kabul: 3 morti tra gli operatori e 20  o 30 feriti tra non si da chi,  i 15 taliban morti.
Versione reale dichiarata da MSF: 9 morti tra gli operatori, 37 feriti tra cui 19 membri di MSF. Di molti dei 105 pazienti tra cui 46 bambini e molti membri dello staff non si ha notizia, ma i numeri di decessi e feriti degli uni e degli altri è destinato a crescere, e ancora: tutte le parti in conflitto, comprese Kabul e Washington erano perfettamente informate della posizione della struttura.
Non solo è così, non solo mentre scriviamo i decessi si sono fatti 19 e forse più, ma sia Kabul che Washington da sempre, e ancor più dai combattimenti dello scorso 29 settembre che hanno visto coinvolti taliban e forze Usa, venivano continuamente tenuti aggiornati su tutta la situazione, proprio per salvaguardare l'ospedale. Anche la scorsa notte c'è stata un'immediata comunicazione da parte di Medici Senza Frontiere sull'azione militare in corso,  allertati sia Kabul che Washington, risultato: il bombardamento si è protratto per oltre 30 minuti dall'informazione. E 30 minuti di bombe sono un'eternità, un'eternità distruttiva dell'unico ospedale traumatologico salvavita di tutta la regione, presente nel paese dal 1980. Ospedale che solo quattro giorni fa aveva accolto oltre 400 feriti, accolti senza distinzione di etnie, gruppi o altro. Ma taliban non c'erano la scorsa notte, non c'erano e anche se ci fossero stati... era un ospedale, quello.
E sono vere le parole di Zabihullah Mujahid, portavoce dei taliban che ha dichiarato: al momento dell'attacco, in ospedale non c'era nessuno dei nostri combattenti, e ancora, riferito all'azione: mostra agli afghani e al mondo la natura spietata ed ipocrita degli invasori e dei loro mercenari. Non c'è dubbio completiamo noi.
La viltà di quest'azione ci ha portato a riflettere anche su quel che ieri, 2 ottobre, è accaduto nei pressi di Jalalabad, l'antica dimora estiva dei regnanti afghani, la città da noi spesso citata in libri e articoli, quella che un tempo era la porta sull'India, lì, un C-130 Usa,  è stato abbattuto dai taliban. Anche qui diverse versioni, eh, sì, perché mentre per Zabihullah Mujahid vi erano stati 15 morti tra soldati Usa e "schiavi" afghani, Brian Tribus: .non c'è prova che il fuoco nemico sia la causa dell'abbattimento aereo", aveva dichiarato al Guardian, mettendo in dubbio la matrice e parlando di 11 morti nell'incidente. Banale strategia per non attribuire al nemico la benché minima vittoria, non intaccare la propria "potenza" . 
Ora le scuse degli Stati Uniti presentate al presidente Ashraf Ghani noi le respingiamo e con esse respingiamo lo stesso presidente Ghani che ha completamente consegnato il paese alle forze Nato e agli Usa. E non ha valore alcuna ufficiale condanna che venga da occidente, e quella di Ban.Ki moon non ha alcun valore, e non ne ha neppure la richiesta d'inchiesta " imparziale"  da parte dell'Onu: in 14 anni di guerra e ingiustizia e stragi in quella terra non si è mai verificata una inchiesta che riguardasse le forze d'invasione e fosse imparziale.
L'abbiamo detto in altre pagine, ma non è abbastanza: il piano su cui è slittata l'umanità di questo tempo non può non chiamarsi subumano. E' un evento di estrema gravità nella storia degli uomini, ne va presa coscienza. Che ci piaccia o non ci piaccia, non c'è altro modo per uscire dal tunnel a meno che non si voglia lo sfacelo della Civiltà.
Marika Guerrini
foto web