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domenica 29 aprile 2012

Hazara e la Valle degli Dei

Bamiyan 
...oggi, termine delle manifestazioni di protesta in tutto il mondo per il genocidio del Popolo Hazara....
"...questa via  quasi ai confini del mondo, per sensazione più che per lontananza, ad un certo punto si apre nella valle della città di Bamiyan, la Valle degli Dei, come la chiamano gli afghani e non solo loro. Inizia con i Kushan la storia di Bamiyan, raggiunge già allora un suo grande splendore, allora nel I secolo dopo Cristo, con Kaniska, il più importante imperatore di questo popolo nomade, seguace della dottrina buddhista. Ed è nel segno del Buddhismo il senso di Bamiyan, questa città posta in una conca dell'antica Bactriana, come abbracciata, protetta dalle vette. E' città fertile Bamiyan, alberata, ma di certo non è questo che fa di essa un luogo unico al mondo, che ne fece in antico il più grande centro di diffusione del pensiero buddhista, che ne fece la capitale di un piccolo centro feudale sopravvissuto indipendente all'avanzata dell'Islam fino al 970 dopo Cristo. No. non è questo, ma l'imponente complesso monumentale, architettonico, artistico, archeologico sviluppatosi all'interno e all'esterno di un'intera parete rocciosa della valle, ai cui lati i colossi di due statue del Buddha di 35 e 53 metri furono posti quale inizio e fine. Furono posti quale testimoni del più importante storico incontro tra occidente e oriente... Incontro dal nome Arte del Gandhara.in cui la cultura indiana sposa il pantheon greco, il buddhismo il paganesimo....Innumerevoli cunicoli all'interno s'allargano in sale, corridoi, scale, templi, celle per i monaci, con soffitti a volta o a cupola affrescati....tutto interamente scavato nella roccia....Sì, si poteva ben dire Valle degli Dei quella di Bamiyan, valle in cui il silenzio, come non fosse un dato fisico, regnava sovrano. L'Afghanistan custodiva molti di questi luoghi, luoghi a metà tra passato e presente. Li custodiva tra quelle montagne sorelle delle cime più alte della terra. Luoghi tra terra e cielo..." E' la terra degli Hazara, questa, terra-origine, cuore orientale di quell'Hazarajat che più che essere un luogo materiale è una distinzione culturale. Sono figli partecipi di grandi storici incontri gli Hazara, da quello con i greci di Alessandro, per loro Eskandar, all'impero Kushan a quello mongolo di Gengis Khan a quello dei grandi Moghul. E sono tutti lì gli storici incontri, nei loro tratti somatici, gli stessi dei grandi Buddha di cui sopra, quelli fatti saltare in aria nel marzo del 2001. Dai talebani lacchè d'occidente. Sì, lunga, lontana e colta la storia degli Hazara che fino al secolo XIX erano più del 65% dell'intera popolazione afghana.  Storia  importante fino agli ultimi anni di quello stesso secolo. Storia  fattasi poi sconosciuta, come ingoiata dalla sabbia o soffiata via dai venti dell'Hindhu Kush. Storia fattasi frantumata a partire da quel 1880 di cui occiriente ha già accennato, a partire dal tiranno pashtun Abdul Rahman e dalla sua ferocia verso il popolo Hazara. Perché?, per la loro coraggiosa ribellione contro il suo espansionismo armato appoggiato dai britannici. E allora la risposta pashtun: camuffare la vendetta, indirizzarla alla religione. Tipica risposta. Abdul Rahman convinse le etnie sunnite a sterminare gli sciiti hazara. Furono quasi dimezzati, così. E così, da padroni terrieri, da poeti, da musici o pastori ai lavori più umili della società. E così l'obbligato allontanarsi di alcuni dall'Afghanistan verso Pakistan, Iran, India, e altrove. Quello il principio di ciò che ora s'è fatto genocidio.  Ma anche questo occiriente ha già dettoI motivi, oggi, non sono molto lontani da allora. Sì, storia importante quella hazara, storia di cui nessuno parla. Storia ignorata, denigrata da chi ha segnato altra storia, quella successiva a quel 1880, denigrata dal proprio nemico che da allora ha sempre segnato la storia di quelle genti, l'ha divulgata, comunicata, mandata in occidente alla sua maniera. Storia di vincitori privi di lealtà, mai veritiera. Ma la genìa quando c'è, prima o poi riemerge. Ora, in questi nostri tempi, malgrado i massacri, malgrado il genocidio, gli Hazara si distinguono per intelligenza e correttezza, dalle Università agli impieghi amministrativi ai governativi e  ancora e ancora, uomini o donne che siano, senza distinzione, senza discriminazione. L'indole di libertà che gli viene da un passato fattosi natura,  quella che altre etnie non posseggono, è presente negli Hazara.  Genìa, anche questa. Così, in Afghanistan, dove l' 80% del territorio è sempre più coltivato a quell'oppio amato incentivato e sfruttato dalle potenze occidentali, la Valle degli Dei, lì a Bamiyan, ne è immune. A Bamiyan, terra hazara e dell'origine, crescono alberi da frutta. Ancora.
Marika Guerrini 
brano tratto da M.G. "Afghanistan profilo storico...." Jouvence, Roma 2006
foto di Barat Alì Batoor

giovedì 26 aprile 2012

l'urlo hazara

...sta echeggiando sul globo l'urlo delle donne hazara, dei loro figli padri fratelli sposi. Quel "Fermate il massacro..."  partito da Quetta  quattordici giorni fa. Sta echeggiando dalla sua stessa terra, da Hazara Town, da Lahore, da Karachi a valicare la frontiera d'oriente, raggiungere l'Indonesia a Jakarta, l'Austrarlia a Camberra prima Victoria poi. E continuare, sorvolare il Pacifico raggiungere gli Stati Uniti d'America a Colorado e New York per entrare in Canada a Toronto. Sta echeggiando sull'Atlantico fino alla nostra Europa a farsi più vicino, più forte. Così nel Belgio di Bruxelles nella Norvegia di Oslo nella Svezia di Stoccolma e di Malmo nell'Austria di Vienna. E ancora più vicino sarà nell'Italia di Roma per riprendere la rotta  verso oriente a chiudere il cerchio in quella terra afghana d'origine della sua gente: Bamiyan. Si sono riempite le strade a Bamiyan e a Daikundi. 
Il popolo degli Hazara sta urlando il  diritto dei propri figli all'uguaglianza, al rispetto. Il diritto dei propri figli alla vita. Un unico immenso urlo sta circumnavigando il pianeta da oriente ad occidente da occidente ad oriente. In questi giorni. Queste ore.
Marika Guerrini
foto: Barat Alì Batoor

martedì 17 aprile 2012

Carneade! Chi...sono costoro?



...spari sono corsi sul filo due giorni fa. Sul filo si sono fatti sottofondo alla voce che pronunciando il nome di chi scrive, esordiva con: qui è la guerra! E le parole sono andate brevi, incisive, chiare. Il caso ha voluto questa via nell'etere alle 12,30 ora italiana, 15,00 ora afghana. Era iniziato tutto da poco più di due ore, lì. E ancora Roma Kabul, Kabul Roma.
Occiriente ha atteso a parlarne, atteso per verifica fonti, fonti dirette. Atteso per metabolizzare elaborando pensieri su quel bailamme che ora è l'Afghanistan.
Ipotesi tante, certezze nessuna. Anzi, no, due: non è una ripresa armata di "primavera", non sono stati i talebani. Non quelli definiti tali dall'occidente. Quindi, parafrasando il Manzoni: Carneade! Chi...sono costoro? Qui, anche le tante ipotesi si riducono a due. 
Prima ipotesi: guerriglieri, patrioti o fac-simile. Partigiani, formatesi che sono mesi, per intenderci, a cui occiriente ha già dedicato parole. Quelli in ribellione armata per motivi ormai ovvi all'intero globo. Motivi sintetizzati in una parola: LIBERTA'. Parola che prende significato vario a seconda delle genti. Per loro è dallo straniero occidentale. Tutti. In ogni forma, apparenza e sostanza. Sacrosanto diritto.
Ipotesi seconda: mercenari. Locali e non assoldati dall'occidente a costruire prove contro Pakistan in sé e in quanto mezzo per attaccare l'Iran. Perché nel procurato bailamme, opportuno bailamme, s'è giocato, si gioca e si giocherà sporco. Molto sporco. Ma questo sporco, ai nostri occhi, non deve coprire l'accordo Islamabad-Tehèran circa il gasdotto di 2mila kilometri, poco più, ad unire South Pars (Iran- Golfo Persico) con il Baluchistan Pakistano quindi Karachi, zona portuale, fiore all'occhiello dell'economia pakistana. Gasdotto imminente.  
Chi segue occiriente, sa che se n'è trattato e trattato. E tutto si fa chiaro. Sa che all'origine, anni fa, il progetto includeva l'india. Sa che c'erano accordi. Sa che tutto coincide con quel passato, quel motivo, non il solo per tipologia, della guerra afghana. Quel motivo che affiora sin dal 1995 con la californiana Unocal. Che affiora con Karzai allora dirigente di questa macchina economica petrolifera. Che affiora dal vociferare della Unocal, dal suo premere per un gasdotto altro, quello Turkmenistan-India via Afghanistan escludendo l'Iran già allora. Quel motivo non ultimo, sullo sfondo dell'11 settembre 2001 e le sue conseguenze. Poi, dopo, sempre riferito al gasdotto, il 2008. E Mumbai. E gli attentati agli Hotel nella zona frequentata da stranieri. E le centinaia di vittime. E la caccia a statunitensi e britannici. E la rivendicazione da  un certo gruppo "Deccan Mujaheddin". Sconosciuto fino ad allora. Quasi scomparso dopo. E l'accusa al Pakistan. E l'india che si ritira dall'accordo gasdotto. Obiettivo raggiunto. 
Ma, si sa, ovunque muova il pensiero britannico sotto sembianza States e non, c'è bailamme. Questa è storia. E nel bailamme le idee si confondono. E tutto si mescola. E le verità si nascondono. E si armano uomini perché servano al gioco. Islamabad, dichiarazione ufficiale, sospetta, non a caso, che ad armare i separatisti baluchi, nonché dietro il genocidio degli Hazara (si rimanda agli articoli scorsi), ci siano Servizi statunitensi & company. Riad inclusa se pur in altra forma. E il bailamme si ripropone, un bailamme di genti che, pur con antica ostilità, si accoppiano per il dio denaro.
Ecco questa, in sintesi più che sintesi, la seconda ipotesi di occiriente sugli spari portati dall'etere due giorni fa. La riflessione su: Carneade! Chi...sono costoro?
  Marika Guerrini
foto dal web

giovedì 12 aprile 2012

"Fermate il massacro degli Hazara, fermate..!"

-foto da "Hazara People"-
...questo hanno urlato le donne hazara a Quetta. "Fermate, fermate fermate fermate il massacro degli hazara, fermate..." Un unico urlo ripetuto urlato migliaia di volte lungo la via a raggiungere il Senato della Provincia del Balucistan. Un unico urlo delle donne hazara al cancello chiuso del Palazzo dell'Assemblea,  lì dove, braccialetti infilati su di un cordone verde a mo' di collana, erano stati da loro posti in segno di sfregio, a dire all'inefficienza dei governanti: vi diamo i nostri bracciali, indossateli, voi non siete uomini! Così, i volti contratti da sdegno dolore disperazione, le donne hazara  hanno urlato al mondo i diritti di un popolo. 
Motivo permanente: l'escalation di massacri, segnalato da occiriente in pagine e pagine, da  quel 19 settembre 2011 con l'attacco all'autobus di pellegrini a quel seguente 4 di ottobre con l'autobus di operai, a quello di tutti i giorni con uccisioni più o meno eclatanti. Massacri che hanno insanguinato, insanguinano le strade di Quetta ivi inclusa Hazara Town, città nella città, in cui vive la comunità hazara. Quella Hazara Town che fioriva silenziosa, tranquilla, indipendente, progressista finché la storia regionale a largo raggio, non ha preso a precipitare. 
Motivo immediato: 29 marzo 2011, 15 giorni fa, quando la modalità si ripete e un autobus viene assaltato e si hanno 8 morti. Tutti hazara. E ancora lunedì 9 aprile, 4 giorni fa, quando in un negozio di scarpe vengono freddate 6 persone e 3 vengono ferite, da uomini in moto fuggiti all'istante. Hazara, le vittime, tutte. Erano calzolai, semplici uomini del popolo.  
Il fatto è che a Quetta non vivono solo hazara, ma baluchi, pasthun, aimak. Il fatto è che gli episodi di sangue colpiscono solo gli hazara e qualche altro sciita di altra etnia, così, come per caso o contentino. Il fatto è che gli Hazara hanno impulsi di libertà derivanti dal loro essere guerrieri mongoli. Il fatto è che non sono allineati né con i nazionalisti baluchi né con quelli pasthun. Il fatto è che la comunità hazara di Quetta, pur desiderando l'indipendenza, è sempre stata leale verso il Governo Centrale del Pakistan, cosa dimostrata con il copioso numero di militari hazara, molti di alto  grado, che dalla nascita del Pakistan si sono distinti per fedeltà e coraggio. Il fatto è che il fatto precedente disturba grandemente i baluchi. Il fatto è che Hazara Town  è geograficamente posta sulla strada per Karachi nonché per l'Iran. Il fatto è che questo ha reso d'interesse strategico internazionale la zona. Il fatto è che i massacri si vorrebbe, anche inducessero gli Hazara a lasciare le proprie case, a svendere le proprie terre, ad abbandonare la zona. Il fatto è che gli Hazara non lo faranno mai. Il fatto è che già nel lontano 1880 per ordine politico britannico ed esecutivo di Abdul Rahman Khan, un traditore, fu massacrato il 62 per cento degli Hazara e i superstiti non fuggirono. Il fatto è che è accaduto di nuovo e non sono mai fuggiti. Il fatto è che non è una guerra tra sciiti e sunniti ovvero tra sciiti hazara e sunniti pasthun e baluchi. Il fatto è che la verità continua ad essere dietro la facciata. Il fatto è che Ashraf Zaidi, Presidente della Conferenza degli sciiti ha detto:" Siamo pakistani e patrioti, non lasceremo Quetta per paura. Né i Baluchi né i Pasthun sono il nostro nemico.Un pugno di criminali sta cercando di distruggere l'ordine pubblico nella città della comunità hazara" Chi siano questi criminali gli Hazara non possono dirlo.
Il fatto è che, malgrado il dispiegamento di polizia, in un replay che si snoda dallo scorso settembre, i colpevoli restano sconosciuti. 
Ma il fatto è anche che l'urlo delle coraggiose donne hazara, dei loro figli e padri e fratelli e mariti e..., occiriente l'ha colto ed accolto. E lo terrà presente e lo comunicherà e segnalerà. Ed è anche che occiriente accoglie e si unisce agli Hazara di tutto il mondo nel rispondere alla richiesta del leader dell'HDP, Partito Democratico Hazara, Abdul Khaliq Hazara: 
"...dal 20 al 30 aprile prossimi ovunque siano gli hazara, dall' Europa  all'Australia, agli Stati Uniti, al Canada ai paesi asiatici, si proclamino 10 giorni di protesta per il genocidio del popolo hazara."
Marika Guerrini
p.s.
.chi volesse accompagnarci nella dimostrazione di solidarietà al popolo degli Hazara, potrà farlo inviando una e-mail con il proprio nome e cognome e, se si vuole, qualifica,  all'indirizzo di occiriente. Le firme verranno pubblicate sulla colonna destra di occiriente alla voce "Hazara :lettera di solidarietà" ed inviate poi alla sede dell'HDP di Quetta, oppure, se richiesto, restare in assoluto anonimato. Occiriente vivamente ringrazia.

http://occiriente.blogspot.it/2011/09/hazara-desiderio-diritto-di-un-popolo.html
http://occiriente.blogspot.it/2011/10/quetta-ancora.html
http://occiriente.blogspot.it/2011/10/hazara-genocidio-sulla-scacchiera.html
http://occiriente.blogspot.it/2011/09/il-confine-afghano-pakistano.html

sabato 7 aprile 2012

trincea obbligata

... occiriente, ha letto le sue stesse pagine oggi, a un anno dal suo inizio. Le ha lette una dietro l'altra, in cronologia, sullo scorrere degli avvenimenti segnati a mostrare realtà svoltesi in questi ultimi trecentosessantasei giorni. E s'è trovato in trincea. Una trincea obbligata. Una trincea lunga dodici mesi. Una trincea illuminata da rari bagliori, qualche pagina, soltanto. Il resto è stata guerra di trincea. Guerra dai diversi aspetti, dai diversi nomi. Ora s'è chiamata Tunisia, ora Egitto, ora Libia, ora Siria, ora possibile Iran, ora Corno d'Africa. Afghanistan sempre. E Pakistan. Guerra all'acre odore di petrolio, di gas d'ogni tipo, di metalli preziosi più, meno, dal rame all'argento, all'oro, al platino. Guerra al sapore d'eroina. Guerra bagnata dall'acqua del Sahara, movente occidentale della Primavera detta Araba, quell'acqua nascosta, coperta dall'estensione del deserto. Le azioni belliche sono sempre state le stesse. Le vittime sempre in aumento. E bambini, le pagine più doloranti.  
Una lunga lunghissima trincea  carica di fatti bellici originati ed ancorati all'assenza di verità. Assoluta assenza di verità. Trecentosessantasei giorni d'assenza di verità. Non è stato facile per occiriente scorrere le sue stesse pagine. Poi, dopo lo scorrere della pagine, parole si sono presentate come a consolare: "Voi conoscerete la Verità mediante la Verità. E la Verità vi farà liberi". Parole da un Vangelo, non ricordiamo di chi, non ricordiamo il passo, ma queste si sono presentate. Fuori d'ogni religione, d'ogni credo. Parole senza vincoli. Universali. Libere. 
Marika Guerrini
foto di Barat Alì Batoor