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venerdì 14 aprile 2017

"madre" nefanda in caduta libera sull'Afghanistan

una delle valli nella
provincia di Nangarhar
... madre: che dà la vita. Principio, impulso, grembo, cuna. Madre, dal sanscrito matr  da cui, restando in ambito, le indoeuropee: il latino mater, il persiano o farsi o dari, mâdar da scriversi ادر. 
 Madre che diventa maan, appena oltre il confine di quella terra su cui, nefanda, una madre si è abbattuta, che è mother nella lingua di chi ha azionato la caduta. Madre il cui primo suono consonantico in pronuncia, coincide col suono della parola morte. Ed è in questa forma, secondo il suono M di questa versione, che la provincia di Nangarhar ieri ha incontrato la parola "madre". Che le sue spoglie fossero quelle di una madre di tutte le bombe, questo non ha importanza, passa in secondo piano, come in secondo piano passa la verità di quest'ulteriore atto di violenza, ulteriore crimine perpetrato da un'ormai certa umana follia contro la stessa umanità. Non è vero che l'attacco con la MOAB, Massive Ordnance Air Blast, ribattezzata appunto mother of all bombs, dal peso di oltre 10 tonnellate, con una potenza distruttiva di centinaia di metri entro il suo raggio d'azione, sia stato mirato, non è vero che abbia colpito solo un sistema di grotte e tunnel nelle viscere delle montagne, ritenuti base operativa dei miliziani del Daesh o Isis,  non è vero che la zona "remota" non fosse abitata da civili inermi. Non, è, vero! In quell'area vi sono, ma dobbiamo dire vi erano, decine di piccoli villaggi abitati le cui case sono ora ridotte in briciole, i cui abitanti, quelli superstiti, non sanno dove andare né comprendono perché, perché così. Accanto a questo va detto che tutta la provincia di Nangarhar, zona orientale afghana, in un tempo storico parte dell'India e dei suoi imperi, compreso il distretto di Achin, luogo dell'attacco, è, ma anche qui dobbiamo dire era, una delle poche province rimaste in Afghanistan, fonte di economia, piccola ma funzionante, basata sul settore agricolo e zootecnico. La provincia esporta, molti tipi di frutta e verdura ai paesi vicini ed è prolifera anche la coltivazione dello zafferano. Vi sono piccole industrie casearie, allevamenti di pollame e così via. Le valli, protette dai monti, sono verdeggianti e ben irrigate anche con sistemi moderni, il che rende l'area ancor più fertile. E cosa fanno i fautori della pace? Distruggono. Distruggono anche uno dei pochi luoghi rimasti fuori dalle loro grinfie e poco inquinato per via della presenza di foreste lungo le catene montuose. E distruggono per colpire il "nemico" in nome della pace. 
Ma non è una novità questa bomba, l'abbiamo detto e ridetto nelle nostre pagine, che siano sul web o stampate sui libri, in Afghanistan, la Nato, e chi sotto il suo comando, ovvero la Coalizione, ha già usato questo tipo di bombe, ora è cambiata la potenza, a questo livello non si era mai giunti sul pianeta, la novità è nel suo essere "madre". Ma anche l'uso proviene sempre dallo stesso ambito, quello dei portatori di pace. Sono sempre loro ad agire e mentire. Fanno sempre tutto, come per le atomiche su Hiroshima, Nagasaki e... Certo, la MOAB, in termini tecnici GBU-43, non è a carica atomica, ma non fa una grande differenza perché anche armi nucleari sono state usate in quel paese e questa "madre", come potenza è una piccola atomica senza radiazioni, questa "madre" fa parte della famiglia delle BLU-82 Daisy Cutter, usate per disboscare i campi in Vietnam e far deflagrare i campi minati in Iraq dopo il 2003. Usata ora, però, sotto gli attuali scenari di guerra, la MOAB può assumere anche altri significati, non ultimo, quello di avvertimento agli impianti sotterranei di Pyongyang così come avvertimento agli impianti nucleari, sotterranei o nei fianchi delle montagne, di Tehran, così come a vari paesi limitrofi ed ex sovietici, e si potrebbe continuare. Certo è che si presenta sempre a stelle e strisce questo genere di primato, e lo sarà finché qualcuno, o qualcosa, non fermerà, ammainando e sotterrando la bandiera dell'umana inciviltà. Altro che false flag, è a stelle e strisce la falsa flag che ritiene di sventolare su Civiltà e Democrazia, mentre sventola su ipocrisia e menzogna. 
"Un'altra missione di successo", la prima essendo i 59 missili lanciati sull'aeroporto siriano motivati dalla menzogna dei gas usati da al-Assad in realtà a favore dei ribelli e del terrorismo dal Daesh ad al-Nusra, e ancora: "sono molto orgoglioso dei nostri militari" e ancora: " totale autorizzazione" ovvero carta bianca ai militari, s'intende. Parole di Trump. Così, il presidente degli Stati Uniti, mentre in un lapsus indicativo della propria assenza di consapevolezza, confonde Iraq con Siria nell'annunciare l'attacco missilistico di sei giorni fa, ci dimostra come e fino a che punto sia rientrato sotto l'ala dello zio Sam, o forse vi sia sempre stato. Motivo: evitare defenestrazione? Altro? Chissà!
Ci sarà una Resurrezione da tutti questi venti di guerra? Si spera.
Marika Guerrini
immagine- Wadsam

giovedì 6 aprile 2017

in Siria la tragedia delle false bandiere

... è da quel 2011 che occiriente racconta della Siria, in precedenti pagine ha ascoltato i suoi figli, ha riportato le loro parole, i loro silenzi, il loro dolore. Aveva un amico figlio di quella terra, un amico che non è più. E un altro. Anche questo ha raccontato. E delle telefonate del mattino ha raccontato. Ma anche quelle non sono più. E di Damasco. E del profumo delle teerie. Ed ha osservato, pensato, persino predetto circa quella terra, il suo futuro, quello dell'Europa con essa. Ma le parole, anche se scritte, si annullano dinanzi al perpetrarsi della menzogna. Le parole di uno scrittore ancor più. Così, questa volta, prendendo atto della fragilità della parola ha deciso di pubblicare questa strana pagina.  Le notizie riportate nei link a seguire, sono esattamente le stesse che risultano da molte altre ricerche che occiriente ha fatto in questi giorni e da tutte le osservazioni e gli studi che negli anni sono andati a sommarsi. Ma questo il lettore lo sa. Sì, questa volta occiriente ha deciso di non parlare in prima persona, ha deciso di far parlare altri e questi altri sono stati ottimamente raggruppati e riportati da "l'Antidiplomatico" testata on-line di libertà. Che occiriente ringrazia.
Ora non resta che augurare buona lettura e buona riflessione. Grazie.
Marika Guerrini


http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-berlino_losservatorio_siriano_dei_diritti_umani_non__sul_campo__a_londra_tutto_quello_che_dice_non_riflette_la_verit/82_19603/

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lex_candidato_presidenziale_usa_ron_paul_tutti_gli_indizi_portano_a_credere_che_ad_idlib_sia_stata_unoperazione_falseflag/82_19632/

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-idlib_le_domande_da_porsi_prima_che_sia_troppo_tardi/16658_19597

dettnews-la_siria_tra_disney_e_realt/82_19622/

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_unici_ad_aver_beneficiato_dellattacco_ad_idlib_sono_i_ribelli_analista_inglese/82_19616/

i_http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-in_siria__guerra_di_immagini_con_cui_si_fa_propaganda_cautela_nel_dire_che_attacco_sia_con_gas_sarin_esperto_di_armi_

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-idlib_come_sarajevo_fuoco_amico_per_intervento_armato_i_dubbi_de_la_stampa/82_19611/

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-intossicazione_propagandistica_al_servizio_della_guerra_globale/82_19620/


http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_parlamentare_usa_assad_non_ha_usato_armi_chimiche_contro_il_suo_popolo/82_19626/

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ministro_esteri_siriano_nega_e_condanna_utilizzo_di_armi_chimiche/82_19631/http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-

sabato 1 aprile 2017

Eurasia- Europa il triangolo e l'intervista

Aleksandr Dugin
... accade così di rado di incontrare parole altrui da condividere segno dopo segno, che, quando capita, non puoi lasciar la cosa inosservata, non solo, ma ti senti in dovere di ampliarne ulteriormente la voce, e, se possiedi uno spazio visibile al mondo, e occiriente ha lettori sparsi un po' ovunque sul pianeta, senti il dovere di dedicargli parte del tuo spazio. E' quel che farò dopo aver tracciato una sintesi di quel che avevo scritto e stavo scrivendo quando mi è capitato di leggere l'intervista rilasciata al Foglio da Aleksandr Dugin che conoscevo come autore di "Fondamenti di geopolitica" e di "La quatrième théorie politique: la Russie et les idées politique du XXIsiècle". 
Aleksander Dugin, noto politologo e filosofo russo, due anni fa, dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti  fu iscritto nell'elenco dei cittadini russi sotto sanzioni, è colui che, lo scorso anno, molti di voi lettori lo ricorderanno, fu cacciato dalla Grecia, fermato poi a Salonicco, in aeroporto, dopo di che gli fu comunicato il divieto di ingresso su suolo europeo. E' anche, dicunt, il mentore di Putin, ma questo lo lasciamo a lui. Ora scorriamo la sintesi di quel che avevo tracciato ieri sera, prima di leggere l'intervista a Dugin. 
Avevo appena stilato una pagina che trattava del triangolo strategico che copre una vasta area dell'Asia, triangolo di recente formazione, i cui lati sono Russia, Iran e Cina, la cui area è Afghanistan Pakistan, India e Turchia. Questo triangolo sta cambiando la polarità dell'Ordine Mondiale che, da unipolare con protagonisti Stati Uniti ed Europa, si sta trasformando in multipolare, con protagonisti Paesi dell'area triangolare di cui sopra. Avevo appena ricordato l'incontro di Astena ( Kazakistan), ultimi giorni dello scorso gennaio, incontro voluto da Russia, Iran e Turchia, al fine della creazione di un meccanismo congiunto atto a monitorare la tregua in Siria, per trovare una soluzione pacifica "costringendo" l'Onu a far attuare quanto da se stesso disposto nel Consiglio di Sicurezza: "la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale" della Siria. Avevo appena scritto circa gli sforzi di Russia e Cina per rendere possibile l'accordo tra Afghanistan e Pakistan, malgrado continuamente sabotato dalle forze occidentali presenti sul territorio e dal così detto Daesh. Appena finito di scrivere sulle difficoltà di avvicinare l'India al Pakistan dati gli storici attriti e l'eterna questione Kashmir, ma anche delle positive possibilità in merito e in corso, nonché degli accordi tra  Russia e India. Avevo anche scritto circa il positivo ruolo strategico dell'Iran, riconosciuto tale da tutti i paesi dell'area triangolare con il pieno supporto economico cinese e militare russo, cooperazione che fa sempre più pensare alla possibilità di creazione dell'Eurasia e di uno sviluppo congiunto e paritetico al suo interno, cosa che terrorizza un certo occidente.
Volutamente non avevo segnato parola sul recente fatto del ponte di Westminster, né sulle "rivolte" russe, ritenendo oramai degradante una trattazione di accadimenti dall'ovvio significato, ovvia spiegazione, e neppure avevo scritto sul "revival" dell'11 settembre 2001, tanto meno delle foto pubblicate a sedici anni di distanza con il pacchiano intento di avallare il già detto, giustificare la guerra infinita nel paese afghano e sue  diramazioni tutte, dall'Iraq alla Libia alla Siria, tutte le infestazioni del costruito Daesh eccetera eccetera, primavere colorate comprese. Cosa però, questa del revival, che, poiché non tutti sono "narcotizzati"  dall'estenuante falsità che da anni si propina al mondo diffusa, a grandi manciate, dai media che ogni giorno fanno sparire la verità tra chiacchiere sulla guerra di religione, contrasto con l'occidente e così via, sta vacillando non poco, andando ad avallare esattamente il contrario di quel che si vorrebbe. Ma avevo scritto invece, perché mi era piaciuto molto, dell'aneddoto pronunciato dal generale Hoss Dehqa, Ministro della Difesa dell'Iran, in risposta al generale Joseph Votel comandante del Centcom (Us Central Comand) le cui parole, quelle americane, suonano così: " L'Iran è la più grande minaccia a lungo termine per la stabilità del Medioriente... bisogna usare strumenti militari contro l'Iran..." mentre la risposta di Dehqa con l'aneddoto suona in quest'altro modo:" Cosa ci fanno gli Stati Uniti nel Golfo Persico, è meglio che lascino la regione e non infastidiscono le nazioni... Un ladro armato ed ignorante entra in casa di qualcuno e pretende di essere accolto con il red carpet. E' accettabile? Si tratta di un esempio della barbarie del 21esimo secolo".
Dopo questi argomenti ero passata all'Europa, e, per l'ennesima volta mi ero soffermata sulla sua attuale condizione, sul pericolo del tramonto, sui perché profondi di cui prendere coscienza. Avevo poi intenzione di trattare lo spinoso argomento delle varie Ong umanitarie, ma prima di questo, proprio quando ero sull'Europa, mi è stata segnalata l'intervista rilasciata da Aeksandr Dugin al Foglio, quindi ho interrotto la pagina ed ora vi riporto l'intervista:
Quanto è vicino a Putin? “E’ difficile rispondere, non sono così vicino al presidente come pensano alcuni, ma molte idee che ho espresso in filosofia, in politica, hanno molto influenzato Putin”, ci dice Dugin. “Non bisogna esagerare, anche se è vero che c’è stata un’influenza autentica delle mie idee sul presidente. Le idee hanno un proprio destino, e possono influenzare la logica della politica e della storia. Le idee sono enti viventi e possono trovare molti modi per arrivare alla gente. Il problema con l’occidente è proprio questo, è che non crede più nelle idee, c’è un mondo spirituale dove vivono le idee e che l’occidente non riconosce più”. 

 Ad Aleksandr Dugin chiediamo dove nasca la sua avversione culturale per l’Europa che tanto sembra aver ispirato Putin. 

Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola. La realtà non corrisponde più al loro progetto. Le élite europee sono ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”.
A Mosca, la vittoria di Donald Trump è stata accolta con favore, per usare un eufemismo.
Trump negli Stati Uniti ha preso il potere cambiando un po’ questa situazione, e l’Europa si trova oggi isolata”, continua Dugin. “La Russia oggi è il nemico numero uno dell’Europa perché il nostro presidente non condivide questa ideologia postmoderna liberal. Siamo nella guerra ideologica, ma stavolta non è fra comunismo e capitalismo, ma fra élite liberal politicamente corrette, l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia, ma anche Trump. L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici. Le élite liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. L’Europa perde quindi potere, la possibilità di autoaffermarsi, la sua natura interiore. L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole. Basta vedere come i giornalisti e i circoli culturali discutono dei problemi dell’Europa, io non la riconosco più questa Europa. Il pensiero sta al livello più basso del possibile. L’Europa era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero, e oggi è una caricatura di se stessa. L’Europa è debole spiritualmente e mentalmente. Non è possibile curarla, perché le élite politiche non lo lasceranno fare. L’Europa sarà sempre più contraddittoria, sempre più idiota. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”.
“Irrisolta la questione ucraina” Ma la Russia non dovrebbe aspirare ad avvicinarsi all’Europa, come sembrava dopo il crollo del comunismo?
“La Russia è una civiltà a sé, cristiana ortodossa. Ci sono aspetti simili fra Europa e Russia. Ma dopo il crollo del comunismo, quando la Russia si è avvicinata all’occidente, abbiamo capito che l’Europa non era più se stessa, che era una parodia della libertà, che era decadente e postmoderna, che versava nella decomposizione totale. Questo occidente non ci serviva più come esempio da seguire, per cui abbiamo cercato un’ispirazione nell’identità russa, e abbiamo trovato che questa differenza è fra cattolicesimo e ortodossia, fra protestantesimo e ortodossia, noi russi siamo ereditari della tradizione romana, greca, bizantina, siamo fedeli allo spirito cristiano antico dell’Europa che ha perso ogni legame con questa tradizione. La Russia può essere un punto di appoggio per la restaurazione europea, siamo più europei noi russi di questi europei. Siamo cristiani, siamo eredi della filosofia greca”.
Al centro del pensiero di Dugin, accanto alla lotta al liberalismo, è l’Eurasia, a giustificazione dell’ambizione di Mosca di ritornare nelle terre ex sovietiche, dal Baltico al mar Nero, di restaurare il dominio sulle popolazioni non russe, arrivando a stabilire perfino un protettorato sull’Unione europea.
I paesi vicini alla Russia erano costruzioni artificiali dopo il crollo dell’Unione sovietica e non esistevano prima del comunismo”, dice Dugin al Foglio. “Sono il risultato del crollo comunista. Erano invece parte di una civiltà euroasiatica e dell’impero russo prerivoluzionario. Non c’è aggressione di Putin, ma restaurazione di una civiltà russa che si era dissolta. Queste accuse sono il risultato della paura che la Russia si riaffermi come potere indipendente e che voglia difendere la propria identità. L’Ucraina, la Georgia, la Crimea, hanno fatto tanti errori contro la Russia e aggredito le minoranze russe che vivono in quei paesi”.
Ma le avete invase.
“La Russia con grande potere ha risposto alle violazioni dei diritti georgiani, osseti, ucraini, abkhazi, crimei. L’Europa non può comprendere l’atto politico per eccellenza, la sovranità, perché essa stessa ha perso il controllo della propria sovranità. Trump ha cominciato a cambiare la situazione negli Stati Uniti e ha ricordato che la sovranità è un valore e noi russi con Putin abbiamo ricordato questo al mondo prima di Trump”. La Russia quindi metterà gli occhi anche sui paesi della Nato al proprio confine, la questione di Kaliningrad, ex Koenigsberg, la patria di Kant, il cuneo fra est e ovest? “Geopoliticamente, i paesi baltici non rientrano nella sfera di interesse dei russi, con la Georgia siamo in un momento di stabilità, il problema resta con l’Ucraina, perché la situazione non è pacifica, non abbiamo liberato i territori dove l’identità pro russa è dominante, dove è vittima di un misto di neonazisti e neoliberali. L’Ucraina resterà il problema numero uno, ma con Trump c’è la possibilità di uscire dalla logica della guerra”.
Europa e islam. Putin si vanta di aver costruito un concordato con l’islam in Russia, mentre l’Europa è sotto attacco islamista.
“Il problema non è con l’islam, ma le élite hanno fatto entrare milioni di musulmani, senza integrarli perché c’è un vuoto senza identità. In questo liberalismo non c’è più assimilazione culturale, gli europei non possono proporre ai migranti un sistema di valori, ma solo la corruzione morale. Questa politica suicida europea non può essere accettata dai migranti musulmani. E l’Europa si impegna per porre i musulmani, soprattutto i fanatici fondamentalisti, continuando a distruggere l’Europa: islamisti da un lato distruggono l’Europa e dall’altro ci pensano le élite liberal. L’ideologia wahabita e dello Stato islamico è il problema, non l’islam tradizionale che è vittima del fanatismo islamista. Senza questa politica dell’immigrazione, l’islam che esiste nelle sue terre non rappresenterebbe un rischio per l’Europa”. “Putin è forte, ma non lascia eredi”.
Da tre anni, la Russia ha costruito l’immagine di un paese che adotta politiche opposte a quelle dell’Europa.
“I matrimoni gay e l’Lgbt sono questioni politiche, non morali. Non a caso l’ideologia liberale vuole destrutturare l’idea di uomo e donna. Putin ha compreso questo molto bene e ha cominciato a reagire contro questa visione che distrugge la società. Questo non è il problema della scelta personale e individuale, non ci sono leggi contro l’omosessualità, ma leggi contro la propaganda di questa ideologia gay che distrugge l’identità collettiva, che distrugge le famiglie, che distrugge la sovranità dello stato cercando di cambiare la società civile. Non è una questione morale o psicologica, ma politica”.
Dugin è considerato un grande sostenitore di Putin, ma qui ne rivela i limiti.
La storia è sempre aperta, non possiamo dire cosa sarà della Russia. Per creare un futuro forte e sano per la Russia dobbiamo fare molti sforzi, niente è garantito, ci sono molte sfide per la Russia e Putin è riuscito a rispondere a molte di queste, vincendo. Il problema del nostro paese consiste nella nostra forza e debolezza, Putin garantisce alla Russia la conservazione della sovranità e dell’identità, il ritorno sulla scena della grande Russia, ma siamo anche deboli, perché Putin rappresenta se stesso, non è riuscito a creare una eredità che possa garantire la sopravvivenza di questa idea della Russia. Finché c’è Putin, la Russia ha speranza di essere forte, ma Putin è un problema perché non ha istituzionalizzato la sua linea di pensiero. La Russia oggi è Putin-centrica”.
Dunque, cosa vede in serbo per l’Europa?
Sono un seguace di René Guenon, che ha identificato la crisi della società occidentale europea ben prima del XXI secolo. La forma di degradazione spirituale dell’Europa è cominciata con il modernismo, la perdita dell’identità cristiana, ma è arrivato al culmine negli anni Novanta, quando tutte le istituzioni vennero plasmate dal liberismo di destra in economia e dal liberalismo di sinistra nella cultura. L’approvazione dei matrimoni gay mi hanno fatto capire verso dove stava andando l’Europa. Si arriverà presto al momento finale, dopo ci sarà il caos, la guerra civile, la distruzione. Forse è troppo tardi per ribaltare la situazione”.
Marika Guerrini