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mercoledì 18 marzo 2020

il vero virus

... il mondo si trova ad una crisi in apparenza materiale in realtà immateriale. La scienza ci ha portato, e ci porta a conoscere, controllare e manipolare forze fisiche tali da permetterci di forgiare armi d'ogni tipo e fattura, comprese le biologiche, potenzialmente capaci di distruggere l'intera Umanità. Basta volgere lo sguardo, che non sia mera curiosità d'informazione ma vera attenzione, ai luoghi teatro di conflitti bellici. La prima azione che viene perpetrata è la distruzione materiale di antiche storiche testimonianze poste lì a ricordare un passato evocativo di Civiltà, evocativo delle origini sacre dell'Umanità. 
Il solo fatto di perpetrare una tale distruzione così come di permetterla, è emblematico di una totale decadenza dei tempi, quelle azioni distruttive sono il tentativo di annientamento dei principi portanti atti a guidare l'esistenza degli individui tutti. Questo è quel che sorge allo sguardo indagatore di verità. Non è un caso che la Bibbia, così come tutti gli antichi misteri, riporti all'immagine dell'Albero primordiale l'origine della vita, bene, noi, a quell'Albero, stiamo recidendo le radici, in tal modo impediamo a noi stessi di suggere la sua linfa vitale. Intimamente parlando oggi l'uomo sembra aver perduto ovunque gli ormeggi rappresentati dal suo senso dei valori permanenti, sembra andare disperatamente alla deriva. Siamo pieni di paure e di dubbi che non sono costruttivi interrogativi di ricerca, bensì annullamento di certezze. Stiamo disperatamente cercando, consapevole o inconsapevole che sia la disperazione, di emergere dalle tenebre alla luce.
L'uomo, fin qui, ha voluto un'organizzazione materiale-ideale della civiltà, dell'agiatezza, applicando la scienza e l'istruzione per fare dell'individuo un essere sociale perfetto in una perfetta società. Ma abbiamo ignorato quanto questo sia un concetto esclusivamente "umano" alieno ad ogni fonte immateriale del potere, intimo o manifesto che sia, cosa che, invece, dovrebbe considerarsi essenziale negli ideali umani della vita, fondamentale.
La conseguenza di questa esclusione ha portato l'uomo a vivere nel caos in cui si trova, caos che ha travolto i suoi valori eterni, ha privato di ogni supporto morale la sua cultura, quindi la sua condotta, quindi la sua organizzazione, quindi l'organizzazione della società e dello Stato preposto a guidarla.
Questo concentrarsi dell'uomo esclusivamente su problemi materiali ed economici della vita, l'ha condotto ad una involuzione, ad un imbarbarimento. Le nostre capacità pensanti sono aumentate solo per divenire quasi del tutto schiave del nostro ego offuscato da errori pragmatici, reso cieco da propositi e desideri riguardanti solo se stesso. In questo caso basta guardare all'ambiente naturale, alle sue risorse e alla possibilità delle sue naturali risorse e, benché in questa sede si sia lungi da ogni propaganda, non si può fare a meno di constatare l'immane accelerazione degli ultimi anni verso il suo sfruttamento, avvelenamento, depauperamento delle forze in esso insite, a scopi non già di aiuto e/o supporto alla vita, il che non sarebbe stato depauperamento, ma a scopi esclusivamente di profitto in varie forme e sfaccettature. Questo è strettamente collegato alla recisione di quel sottile fil rouge che unisce, sul pianeta, ogni essere vivente. L'uomo ha dimenticato, o zittito in sé, il collegamento con le forze sottili viventi nella natura stessa, compresa la propria, così facendo sta intaccando la possibilità della propria sopravvivenza. Tutto questo in nome del "dio" Mammona che, nutrendo il suo ego lo priva della sua coscienza.
Vi è un bel proverbio tramandato a tutt'oggi tra gli aborigeni dell'Australia di nord-ovest che così canta: La terra non ci appartiene, noi apparteniamo a lei. Il cielo non ci appartiene, noi proveniamo da lui. E sempre ci viene incontro l'antica saggezza.
La dimenticanza di questi semplici principi di vita, ha fatto anche sì che l'uomo abbia usato le forze che la scienza ha messo a sua disposizione, per rendere la vita dell'Umanità materialmente una, ma la ragione a cui l'uomo si è appellato, le ragioni a cui si è appoggiato, ormai prive degli eterni valori di cui sopra, gli hanno impedito, e gli impediscono, di creare, tramite il potere insito in lui, reso claudicante, quella reale unità sociale che sarebbe giusto, rispetto all'esistenza stessa, si desse quale mèta. Questo concetto viene reso evidente dal fenomeno della Globalizzazione che ne è lampante esempio. 
Predicata ed attuata quale unità, la Globalizzazione è risultata "guerra tra poveri", guerra prevedibile ad un pensiero libero per via delle sue fondamenta non già poggianti su principi di conoscenza, di cultura, di scambi in tal senso, principi di incontro, di compensazione tra le genti, in varie forme e a vari livelli, ma esclusivamente su principi di profitto in ogni senso. E si ripresenta Mammona. La falsa unità globalizzata ha ulteriormente posto l'uomo in balia dei propri impulsi, dei propri istinti, delle proprie contrastanti rivendicazioni, al fine di soddisfazioni materiali avanzate da individui, comunità, nazioni, quasi sempre attraverso ideologie politiche, sociali ed economiche. Ha portato ancor più l'uomo, indebolito da se stesso, ad accettare, quando non obbedire, a parole d'ordine in nome delle quali è pronto ad opprimere e ad opprimersi, uccidere e farsi uccidere. E' questo che muove oggi il cammino dell'esistenza che, in apparenza, si fregia di buone parole che spesso traduce in "buone" azioni, vedi svariate Ong che girano per il mondo a "far del bene", ovviamente il mondo non "civilizzato" e in attesa di un loro contributo, ma che in realtà si fanno veicolo, dietro la "buona" facciata, di movimenti illeciti e illecite azioni, quali, ad esempio, organizzazioni terroristiche, per dirne una, ma anche sperimentazioni di farmaci su quello che ci si ostina a mantenere Terzo Mondo (e il Primo e il Secondo quali sarebbero?) privandolo, derubandolo delle proprie risorse e possibilità di ricchezza, sì, certo, si dà loro del cibo, il più delle volte di sintesi, necessario per non farli morire di denutrizione. E poi ci sono le guerre. 
Le guerre provvedono a tutto perché in un sol colpo portano ricchezza a chi le gestisce, le vuole, le provoca, vedi la ricchezza dei sottosuoli occupati e sfruttati (petrolio, minerali d'ogni tipo e preziosità, tra cui oggi il litio, nonché i "tradizionali" diamanti, smeraldi, lapislazzuli, eccetera, si potrebbe continuare per ore). Non da ultimo le guerre arricchiscono i fabbricanti e i trafficanti di armamenti d'ogni tipo, anche biologico. Del resto le droghe non sono forse armi biologiche? E i così detti migranti, non sono forse armi biologiche di distruzione di massa e per loro stessi, costretti per i motivi di cui sopra ad abbandonare la propria terra e per chi è costretto a riceverli per via dei Diritti Umani. D'accordo sui Diritti Umani, peccato che questi diritti umani non vengano ricordati ed applicati in caso di occupazioni, guerre, sfruttamento dei popoli, mercificazione del corpo umano in varie forme, vedi pedofilia, vedi prostituzione, vedi sperimentazioni farmacologiche, trapianti quindi esportazione di organi, eccetera eccetera.
E così intere popolazioni, vengono a trovarsi alla mercé di genti così dette civili, di genti a cui quella civiltà ritorna. Noi.
In questo mare, anzi oceano, cosa volete sia un Covid-19 di cui probabilmente siamo tutti o quasi portatori anche se non nel corpo, nell'anima?

Quel che urge è una trasformazione. Quel che urge è la presa di coscienza di  noi stessi, quindi di tutto ciò. Quel che urge è un nuovo concetto di coscienza individuale atta a trasformare l'intero essere umano per creare una nuova vita. E' questo l'unico modo affinché, araba fenice, essa possa far sorgere dalle proprie ceneri, un'esistenza collettiva basata sulla vera unità, sulla reciprocità, sull'armonia, sullo scambio tra i popoli che sia reciproca ricchezza, oh no, non solo materiale, quella sarebbe infetta, ma culturale, morale, etica, di pensiero e così via, quella ricchezza che porta alla libertà dei popoli, all'autostima, alla loro sovranità, al libero desiderio di unirsi nel rispetto gli uni degli altri, al coraggio di tutto questo e di più. La ricchezza materiale seguirebbe tutto ciò e sarebbe sana. Allora e solo allora si potrebbe realizzare un'esistenza procedente da una verità più profonda e più ampia del nostro essere, sì da poter ricostruire quel che abbiamo non solo materialmente, ma intimamente distrutto. 

Sì, molto urge rivedere, ma l'impossibile non è scritto nell'agenda dell'Universo, bensì il contrario: è possibile, questo vi è scritto. Possibile per via di quell'insito potere individuale accennato all'inizio di questa pagina a cui si può principiare ad accedere col ricordare le origini immateriali dell'Umanità per riappropriarsene malgrado la distruzione dei simboli evocativi esteriori, dato che quelli interiori alcuno può distruggere se non noi stessi.  

Marika Guerrini

immagine wikipedia

venerdì 6 marzo 2020

Afghanistan e la macabra farsa senza plauso


... 
... la scorsa settimana, il giorno 1 marzo, in seguito alla firma di pace suggellata da una stretta di mano avvenuta a Doha ventiquattr'ore prima, tra Abdul Ghani Baradar e Zalmay Mamozy Khalilzad, rispettivamente inviato per gli Stati Uniti e diplomatico afghano di adozione americana, già Segretario di Stato nonché Ambasciatore per gli Usa sotto la presidenza G.W. Bush e B. Obama, ed il capo della delegazione talebana portavoce di quest'ultima, un mio amico, in una telefonata da Bruxelles, si chiedeva e mi chiedeva, come mai, data la lieta novella afghana, non avessi accennato alla cosa. L'interrogativo non celava il sottile rimprovero verso quel che riteneva una mia distrazione o peggio, una noncuranza, né sarebbe stata celata la sua delusione alla mia risposta: Non mi presto alle farse, scriverò qualcosa tra qualche giorno, quando l'accordo si rivelerà falso. 
Da qui era nata una discussione, lui difendeva a spada tratta il ramoscello d'ulivo, io apostrofavo le sue parole con ironia ed una certa fastidiosa apparente saccenteria circa l'aspetto antropologico a tutto tondo degli afghani e l'utilitaristica ipocrisia americana. Così dopo uno spiacevole scambio di opinioni, per fortuna intervallato da qualche risata, la telefonata si era chiusa sui saluti e gli: a presto pronunciati da entrambi. 
Con un intervallo di una manciata di minuti da questa telefonata, me ne giunge un'altra, stavolta da Kabul e la voce di un conoscente dice: L'accordo è saltato, Ghani non cede sulla liberazione dei prigionieri. Alla notizia pur scontata segue il mio: Ovvio, accordo previo accordo! Non c'è bisogno d'altro, ci siamo capiti. Intanto la notizia circolava sul web a conferma del falso e dell'ovvio. 
La prima guerra lontano dai propri confini gli Stati Uniti, formatisi da breve lasso, la combatterono poco più di duecento anni fa nel Mediterraneo contro un certo Yusuf Qaramanlì figlio del Pascià di Tripoli Alì Qaramanlì. Siamo alla fine del XVIII secolo e Yusuf Qaramanli è senza dubbio una figura controversa, Signore di Misurata, s'era fatto "strada" spargendo sangue ovunque andasse alla conquista, ma questo tutto sommato non si discostava dal modus vivendi che all'epoca riguardava un po' tutti i conquistatori erranti, né si discosta oggi da quel tempo il modo di agire americano, infatti anche allora, come sempre poi, il "pirata" del Mediterraneo aveva prosperato nelle sue angherie grazie all'aiuto occidentale, in special modo americano. Questa la tecnica tradotta in parole: ti aiuto, dopo di che se stai ai miei ordini ti uso, altrimenti ti ricatto o ti attacco. Questa è la tua libertà, la democrazia, e la civiltà di cui io AMERICA ti permetto, magnanimamente, di far parte! 
 Il commento è superfluo e banale ma, per chi avesse curiosità da soddisfare nonché tempo da perdere, basta che apra la finestra sulla storia e lanci uno sguardo sui vari paesi venuti in contatto ravvicinato con gli Stati Uniti, egli vedrà sempre snodarsi in cronologia sei fasi: 
1) fianco scoperto dato da problematiche interne del Paese nel mirino di conquista 

2) strisciante fomentazione straniera di manifestazioni, atti terroristici e fac-simili

3) guerriglia, sempre interna, o guerra civile, asseconda del popolo e del suo capo

4) intervento americano (a volte preceduto da intervento di un suo paese alleato) a         difesa  della salvaguardia dei diritti umani minacciati quasi sempre da dittatori e simili

5) bombardamenti sul paese in questione, elemento questo moderno per via dell'uso di             aerei ed ordigni esplosivi mentre prima tutto si svolgeva su vie d'acqua e di terra

6) inizio occupazione previo sbarco e ulteriore capillare distruzione via terra, oggi 
    azioni queste sempre accompagnate o precedute da bombardamento.

A questo punto gran parte del paese vittima in questione è spacciato.
La differenza tra ieri ed oggi è nell'ulteriore umano declino, poiché mentre in precedenza, fino al XIX inizio XX secolo le guerre, benché terribili, richiedevano comunque coraggio se non altro per il corpo a corpo, oggi c'è la viltà delle bombe a spianare la strada, modalità questa per cui gli Stati Uniti andrebbero insigniti del Nobel esattamente come il penultimo inquilino della Casa Bianca. Bisognerà pensarci.
C'è una speranza per l'Afghanistan? Mi viene chiesto di frequente. Non lo so, rispondo per non apparire illusa, ma forse ciò di cui sono convinta è che Speranza non sia l'ultima dea, ma la dea dei coraggiosi, di chi non s'arrende. E proprio questo è il punto dolens. L'Afghanistan nei millenni, da che non esisteva come nome neppure lontanamente negli odierni confini, è stato sempre popolato da guerrieri coraggiosi ed indomiti, le cui tracce, se pur pallide, si sono viste fino al 1989 con la ritirata dell'Armata Rossa sovietica, si sono viste con Ahmad Shah Massoud, assassinato, checché se ne sia detto, dai servizi segreti che è superfluo menzionare. Un Paese le cui tracce di coraggio emergono ancora da alcuni suoi giovani, figli silenziosi, che chi scrive ha avuto la fortuna di incontrare ed amare come propri figli, cosa che le ha permesso di toccare con mano il coraggio di quel popolo, cosa che ora, malgrado esso sia in parte venduto, in parte fiaccato e totalmente distrutto quando non ucciso ( 100.000 vittime civili a partire dal 2009, tralasciando gli otto anni dal 2001), fa sperare comunque, ma dovrà trascorrere tempo e tempo perché una nuova generazione possa sorgere e crescere nel grembo di quella terra. Ecco il punto più doloroso: quel terribile ottobre del 2001, per loro Rajab 1422, che gli afghani, se potessero, cancellerebbero dal loro calendario, non ha aperto soltanto una triste pagina della loro storia, ma da quel momento ha aperto il varco al dilagare della peggiore delle armi, ancor più infida d'ogni altra fino ad allora usata: l'eroina.
L'azione bellica straniera dopo aver costruito la prima raffineria d'oppio afghana, anno 2002, ha preso a potenziare la propria guerra con la distruzione della gioventù afghana, ovvero il futuro del Paese e del suo popolo. Ha preso a distruggere la possibilità della speranza, naturale in un popolo di antico coraggio guerriero, proprio per questo ancor più vulnerabile rispetto ad altri per le ferite dell'anima che vengono a farsi ancor più profonde. E questo non è un caso, ma uno studio deliberato e consapevole, perché chi pianifica certe strategie, non è il generale di turno o chi per, no, loro sono esecutori di disegni di grande intelligenza tracciati da conoscitori dell'animo umano e delle possibili fragilità da procurare o usare.
Certo non tutti i giovani afghani sono vittima dell'eroina, ma molti di quelli che popolano la massa, coloro troppo poveri per avere mezzi per studiare, troppo poveri anche per fuggire dall'inferno della distruzione pagando trafficanti di uomini che procurino loro una via di fuga, a quei giovani viene offerto un inferno gratuito, lì, a portata di mano, un inferno inebriante, un inferno che fa dimenticare di stare vivendo in esso. e cosa c'è di più bello del perdere la coscienza degli affanni se non lasciarsi andare alle illusioni che si fanno credere realtà. Il fatto che siano allucinazioni non ha alcuna importanza. Arma di grande intelligenza questa. Ma occiriente ed i libri di chi scrive hanno già trattato l'argomento in pagine e pagine.
"Sai, signora, io così sono felice, non penso più, è tutto bello", queste parole scolpite in me, furono pronunciate un giorno da un giovane afghano, La pronuncia di esse mostrava l'assenza di denti su un volto che s'intuiva dovesse essere stato bellissimo. Non seppi rispondere. La mia comprensione nei suoi confronti era totale. Mi allontanai a nascondere le lacrime. Sono cose che fanno male queste. Molto. Troppo. 
Sì, questa è l'arma in assoluto più micidiale che si possa usare, arma diabolica: la distruzione dell'essere umano, con esso del coraggio, della possibilità di rialzarsi, del futuro di un Paese, di un popolo. E' questa l'arma terrifica che viene usata contro il popolo afghano. In silenzio.
Strette di mano, accordi, pace, null'altro che farsa, macabra farsa a coprire ogni verità!

Marika Guerrini

immagine: mostra fotografica "C'era una volta l'Afghanistan" scatto di Barat Alì Batoor -collezione privata-   

venerdì 31 gennaio 2020

Le strade di Teheran e la storia (seconda parte)


Avesta- Gatha- stralcio iniziale

... non è esagerato affermare, come si è fatto nella prima parte, che sono le personalità di spicco, quelle che passano al tempo quali personaggi, ad influenzare, quando non formare, il carattere di un popolo. Siano essi storici propriamente detti, che letterari, siano  rappresentanti dell'arte che filosofi, condottieri o coraggiosi guerrieri e così via. E, sempre come detto, il loro antico appartenere all'origine della storia di un popolo, o di genti che successivamente si sono unite a formare un popolo, non diminuisce l'influenza bensì la fortifica tramutandosi in DNA storico di quel contesto, quella regione, quelle genti. Così, tenendo fede a questo assunto ci avviamo ad incontrare, se pur a volo d'uccello, colui che, dopo gli imperi, gli imperatori, i condottieri, ci viene incontro nella nostra passeggiata per le strade di Teheran, è Zarathustra, per l'occidente Zoroastro.

Zarathustra nasce a quasi duemila kilometri di distanza da Teheran, nell'antica Bactria, oggi Balkh in Afghanistan che, al tempo, lo ricordiamo, tra il VI e il V secolo ante Cristo, era parte dell'impero persiano. Sappiamo che fosse città prettamente agricola posta su quella che sarebbe stata poi la Via della Seta, città cosmopolita frequentata da mercanti provenienti dall'India, dalla Cina, da Damasco, da Babilonia, città di cultura iranica, vale a dire ariana. La cultura degli Arya al tempo della nascita di Zarathustra, stava attraversando un momento difficile, v'era bisogno di qualcuno che apportasse forze nuove, integre, in quel mondo di divinità in cui quel che era ordine appariva disordine, un  essere che facesse da ponte tra materia e spirito: all'uomo vedico in quel momento mancava un profeta e, tra storia e leggenda, nacque Zarathustra. 
Quel che della sua biografia si sa proviene dai cenni contenuti nelle Gatha, scritti a lui attribuiti facenti parte dell'Avesta, un insieme di testi sacri appartenenti a differenti momenti temporali, indatati e indatabili, trasmessi, lungo secoli e secoli, per via orale e redatti, forse, al tempo di Shahpur II (309-379 d.C.). Quel che si può affermare, benché sempre tra storia e leggenda, è che Zarathustra divenne uno zaotar, ovvero un poeta predicatore e che ad appena vent'anni lasciò la casa paterna ed iniziò il suo pellegrinaggio:
 "Dove sia andato non si sa, né si sa se vivesse da asceta, se fosse sempre in isolamento, se digiunasse, quel che si sa è che, in un dato tempo, sulle rive del fiume Daitya, forse l'Amu Darya, si sia verificato uno dei momenti più importanti nella storia delle religioni. Raccontano le Gatha che, al santo viandante, dopo lunghe meditazioni, avvolto in un mantello di luce apparve l'angelo Vohu Manu, Animo Buono, raccontano che lo condussero al cospetto del dio Ahura Mazdah e che, in quell'esperienza, il viandante Zarathustra ebbe la visione cosmica della lotta tra le forze del bene e quelle del male, la visione di un paradiso e di un inferno, così come del giorno del giudizio che si sarebbe avuto alla fine dei tempi e di una totale trasformazione e resurrezione dell'umanità..."
Il racconto della storia leggenda nel libro che troverete in calce, continua, ma ci fermiamo qui accennando soltanto allo Zoroastrismo che nacque da lui, le cui linee portanti coincidono, in modo impressionante, con quelli che sarebbero poi stati i cardini del Cristianesimo, il primo Cristianesimo, il Cristianesimo esoterico.
Certo, potrebbe controbattere l'odierno osservatore, bella storia quella di Zoroastro, il parallelo con un importante aspetto dell'occidente eccetera eccetera, tutto però precedente l'islamizzazione, ma così dicendo non avrebbe capito nulla. Non è così. Grandi personalità si sono avute in Persia anche dopo l'islamizzazione, vale a dire dopo il VII-VIII secolo, personalità a conferma di quel fil rouge che abbiamo chiamato DNA storico, personaggi in vari campi, dalla Medicina con Avicenna alla Poesia con Omar Khayyam, Khaje Sharm Hafèz, Ganjavi Nizami, Hakim Abol-Ghasem Firdusi, Jalal al-Din Rumi e ancora e ancora, tutti al tempo del nostro Medioevo. Poeti a cui hanno attinto molti grandi poeti d'occidente tra cui il nostro G. Leopardi, W.Goethe, F. Rukert. Ed è proprio alle bellezze, ai valori, alla forze dei popoli che attentano i meccanismi internazionali fomentando le folle sulle strade di Teheran, è quel che avviene sempre in questi tempi recenti e contemporanei in diversi paesi. E lo vediamo.
Anche la strategia è sempre la stessa, la ripetiamo per non dimenticare: a scopo di supremazia previo distruzione di paesi e popoli, si procede con offuscare le menti, i mezzi sono vari in questa nostra era digitale. Offuscate le menti dei giovani, i più facili da manovrare dato il continuo moto interiore che li spinge alla vita, con essa a novità e trasformazione, si procede, partendo dalle Università e scuole superiori, a fomentare rivolte sfruttando i punti deboli dei regimi, del costume eccetera, anche qui gli strumenti, i mezzi sono tanti. Con le rivolte si aprono le falle del Paese, con le falle si entra attraverso il popolo, ci si stabilisce, si distrugge, ci si impossessa. La storia per quel Paese è finita in mano altrui, straniera. E' quasi sempre un punto di non ritorno. 
Abbiamo visto il nascere della folla a Teheran a fine secolo scorso ('78-'79), abbiamo visto distrutto un impero che, pur non alieno da aspetti discutibili, dava possibilità di progredire al popolo tutto, checché se ne sia detto e se ne dica. Noi abbiamo visto. Il Paese di allora lasciava la libertà di culto, lasciava la libertà di espressione del culto, per intenderci chador sì, chador per le donne, ad esempio, motivo per cui Khomeini, con la sua ortodossia, viveva a Parigi, relegato in esilio dallo Shah Reza Pahlavi. Il Paese di allora elargiva borse di studio e formava anche all'estero i suoi giovani perché vi fosse, in futuro, una società colta, preparata, moderna, libera. Queste erano le intenzioni pur tra mille insidie e cadute. I vari intellettuali che oggi coprono ruoli di prestigio in patria e all'estero, si sono formati allora. Ma l'estremo occidente, e non solo, impedì il processo storico che, come da che mondo esiste, lo ripetiamo, sempre presenta lungo il tragitto difficoltà ed errori per mille diversi motivi, non ultima la complessa e difficile trasformazione culturale in prospettiva di evoluzione. Sì, le folle sulle strade di Teheran sono un déjà vu
Lo Shah Reza Pahlavi alla scaletta dell'aereo che l'avrebbe portato in Egitto, unico paese che lo accolse l'Egitto di Sadat, si chinò, colse una manciata di sabbia e se la mise in tasca. Fu il suo addio.    
Ma rinfranchiamoci l'animo con qualche stralcio di poesia:

Firdusi 

frammenti dallo "Shah Name" il " Libro dei Re"

"... V'era un monte a nome Alburz, vicino al sole, remoto da umano consorzio. Ivi aveva nido il Simurg, in luogo ignaro del genere umano. Su quel monte lo deposero e tornarono via. L'innocente figlio dell'eroe non poteva ancora distinguere il bianco dal nero.

Il padre recise il legame d'amore... lo raccolse Iddio nutritore... " 


***
" D'ora in avanti volgerassi il tempo
Sotto il nome d'Omar, da ch'ei ci addusse
Novella fede, in cattedra mutando
Sacerdotal l'antico iranio trono"

Hafèz


" Porgi orecchio a un consiglio, o diletto,

che più caro dell'anima hanno i fausti giovani
il consiglio del vecchio saggio:
Parla di musica e di vino,
non indagare il mistero del destino,ché niuno ha mai sciolto né scioglierà mai
per via di sapienza quell'enigma.
Hai cantato il tuo gazèl, hai bucato le perle;
Vieni e recitalo lieto o Hafèz,
ché sulla tua poesia
il cielo sparge il vezzo infranto delle Pleiadi"

Rumi

frammento

" Le divergenze negli uomini sono nate dal nome; quando l'umanità si è volta all'intimo significato ha trovato riposo.

Un uomo diede una moneta a quattro persone. e l'una disse: la spenderò per acquistare dell'angùr!
L'altro, un arabo, disse: no io voglio del inab, no angùr, o malnato!
L'altro, un turco disse: questa è roba mia, non voglio inab, voglio azùm!
L'altro, un greco disse: basta con queste chiacchiere, vogliamo dello staphili!
E quella gente prese disputando a rissare, ignari com'erano del segreto dei nomi.
Scioccamente si presero a pugni, pieni di ignoranza, vuoti di saggezza.
Se fosse stato lì un esperto del segreto, un nobile dalle cento lingue, avrebbe ben dato loro la pace...".

Marika Guerrini

* M.Guerrini, Afghanistan passato e presente, pp.112, Jouvence, Milano 2014 

giovedì 23 gennaio 2020

le strade di Teheran e la storia (prima parte)

bassorilievo simbolico del Capodanno zoroastriano
... pensare oggi all'Iran, così come viene presentato dai canali di informazione occidentali e spesso anche dai cosiddetti esperti chiamati a spiegare in pochi minuti cosa sia l'immenso, complesso e variegato mondo islamico di cui l'Iran è parte non solo integrante ma di importanza, vuol dire chiamare immediate, alla mente, immagini di ayatollah, mullah, scuri chador, vuol dire soffermarsi su video di strade affollate, piazze straripanti di uomini e donne urlanti slogan contro il regime, ora questo ora quello. Vuol dire richiamare alla mente la rivoluzione islamica iraniana consumatasi sul finire degli anni settanta, richiamare il nome di Khomeini, la fine della dinastia Pahlavi, con essa la millenaria monarchia di quella terra e l'instaurazione della repubblica. In contemporanea il pensiero, va all'Islam, a cosa sia, se sia o non sia nemico dell'Occidente, va al terrorismo associato in automatico all'appellativo "islamico", e va alle guerre, agli accordi disattesi, ai veri o presunti pericoli per l'occidente e così via, ma mai, o quasi mai, il pensiero volge agli oltre 2500 anni di storia  documentata di quella regione, mai va alla grandiosità delle archeologie testimoni di essa, alla potenza dei suoi antichi imperi, mai va al tempo in cui  l'Iran portava il nome di Persa, poi europeizzato Persia. Sì, certo, l'Iran di oggi non coincide con la Persia di un tempo, con la Persia delle sue epoche gloriose, di quando l'estensione del suo dominio equivaleva a quella dell'intera Europa occidentale, cosa che oggi invece equivale soltanto, si far per dire, a sei volte la Repubblica Federale Tedesca. C'è anche da dire che molte città facenti parte della sua gloriosa storia ora sono oltre i suoi confini, ad esempio Ctesifonte e Baghdad in Iraq, Heràt, Balkh e Ghazni in Afghanistan, Samarcanda e Bukhara in Uzbekistan e molti altri lembi poi persi. 
Il fatto è che gli oltre 2500 anni di storia codificata della Persia, tralasciando la preistoria, sono caratterizzati da numerose fasi alternantesi in tempi più o meno lunghi, il che rende la comprensione del Paese piuttosto complessa all'odierno osservatore, ancor più se questi si sofferma sull'islamizzazione senza conoscere la storia precedente o comunque scollegandola dal presente. Ma la storia, ancor più l'antica storia di un Paese, l'origine, lascia radici nascoste, una sorta di invisibile DNA che riconosce solo chi conosce il passato, ed è soltanto così che si può comprendere, solo così si può andare davvero oltre le apparenze ed anche oltre alcune sostanze. Ma torniamo alla Persia, torniamo all'Iran.
Ecco che anche qui ci troviamo dinanzi ad una complessità: i due nomi. Persia ed Iran, infatti, benché spesso usati quali sinonimi, non lo sono affatto, essi rappresentano, oseremo dire, due mondi, anzi più mondi. Iran viene da Eran, nome medio-persiano che a sua volta deriva da Aryanam, ovvero Paese degli Arya, stirpi conosciute anche come Arii Vedici, popoli seminomadi la cui origine, tutt'ora incerta, si fa risalire ad un tempo incerto anch'esso che noi collochiamo tra i 3000 ( ma potrebbero essere 4000 ed anche più)  e i 1500 anni prima di Cristo. Queste stirpi Arie giunte dall'Europa centro asiatica, si stanziarono in un primo tempo nel nord ovest dell'odierno Afghanistan, poi si diramarono ad est e ad ovest a comprendere un territorio che si estendeva dal fiume Eufrate al fiume Indo, vale a dire dall'odierno Iraq all'odierno Pakistan, allora India, includendo così anche l'odierno Iran.
Il nome Parsa invece nell'adattamento europeo Persia, era al tempo degli Arii solo una parte del territorio di cui sopra, ed occupava solo la regione di Shiràz. La Media, la Bactriana, la Sogdiana, l'Aracosia così come i turanici i semiti i medi e si dovrebbe continuare ma non è luogo questo, furono tutti nomi di terre e genti presenti sull'altopiano. 
Con il tempo, poi, giunse il momento dei grandi imperi a partire da quello Achemenide e giunsero nomi quali  Kurush, per noi Ciro, Serse, l'Impero di Dario, giunse anche il tempo del passaggio di Alessandro il Macedone che prese in moglie una figlia di Dario. E giunse l'incendio di Persepoli che comunque non fermò la grandezza dell'impero che si estendeva dal lago d'Aral al  mar Caspio, all'India, ai monti Zagros al golfo Persico. E fu poi il tempo in cui ad imperare furono i Seleucidi e gli Arsacidi finché la storia da ante si fece post Cristo. In quel dopo fu l'Impero Sasanide e nomi quali Ardashir e Shapur continuarono a glorificare quelle terre, così  fino all'ottavo secolo, fino all'Islamizzazione, solo allora infatti giunse l'Islam. Da allora in poi a governare furono le dinastie califfali con gli Omayyadi e con gli Abbasidi fino al medioevo del calendario gregoriano. Intanto lungo la millenaria storia di quella terra, mentre si avvicendavano dinastie ed avvenivano incontri con la Grecia e i variopinti eserciti persiani, per via delle genti diverse che li componevano, si scontravano con l'esercito romano, nascevano in quella terra grandi personalità, così grandi da varcare i confini spazio-temporali donando alla Persia, per secoli, la funzione di centro spirituale di una cultura feconda e sovranazionale. In queste pagine accenneremo ad alcune di queste personalità, cenni infinitesimali data la vastità degli argomenti, nella speranza che possano invogliare il lettore alla ricerca individuale. Prenderemo avvio da Zarathustra ( VI sec. a.C.) per giungere ad oggi. (continua)
Marika Guerrini 

immagine- dal web

flash: chiosa della pagina del 12/12/'019


... a proposito del nostro silenzio circa la pagina di dicembre in data 12/12/'019, in cui si annunciava la pubblicazione e trattazione dell'intervista a Bashar al-Assad rilasciata a Monica Magioni a Damasco, vanno date delle spiegazioni. 
Per pignoleria o forse eccesso di attenzione, nei giorni subito successivi all'annuncio, spinti dall'aleggiare di un dubbio inizialmente senza nome, abbiamo ascoltato più volte i momenti di verità riportati nell'intervista, molti momenti, si direbbe tutti o quasi. Ora però, dato per assodato il rifiuto della Rai di rendere pubblica la cosa, dato per assodato il seguente passaggio in sordina, dato per assodato il servilismo mediatico italiano rispetto alle potenze straniere, perché la Magioni, ex presidente della Rai e notoriamente in contatto con i poteri forti internazionali all'origine di ogni guerra, occupazione, terrorismo etc., ha voluto, o forse accettato, di condurre quest'intervista? Al lettore capire. Quel che possiamo fare è dare un indizio: Assad, malgrado tutto, per motivi interni facili da comprendere e chiamare compromesso, ha giustificato l'iniziale intervento straniero, la cosa infatti si svela sottilmente ma si svela. Questo ammette molte questioni, in gergo chiamato contentino e ne capovolge e giustifica molte altre. Lo si comprende anche alla luce di quel che è accaduto in quest'ultimo mese e che continua ad accadere nella regione ed oltre, quindi a voi  l'ascolto e la semplice ricerca, molto semplice, in questo ingarbugliato scacchiere storico le cui pedine si muovono all'insegna della menzogna, eclatante o nascosta che sia, ma sempre presente. I più la chiamano politica.Ne abbiamo un'altra idea. 


Marika Guerrini