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martedì 11 agosto 2020

attualità italiana o forse italiota, in "Diversamente pensanti" cronaca di un articolo altrui

   Rino Sessa- olio su tela

... ore 24 della trascorsa notte. Una leggera brezza dà respiro all'aria che, afa, ha attentato a forze fisiche e mentali lungo l'intera giornata. Alla luce soffusa dal verde nel mio piccolo angolo esterno, mi accingo a scrivere una pagina sull'ennesimo sotterfugio del  Governo in carica che secreta e desecreta, pro domo sua, importanti documenti ed azioni, così rinfoltendo il numero dei micro colpi di Stato fatti passare in occulto o, se dichiarati, per virali necessità, vedi servizi segreti etc. Mi accingo a scrivere circa il pantano di falsità in cui, da tempo, striscia il nostro giornalismo, eccezion fatta per quelle voci coraggiose, Libere e Rare, per questo tacciate di complottismo e false notizie, dai venduti ai poteri, i più nell'attuale rosa giornalistica. Ho già posato la penna sul foglio, quando ricordo di non aver controllato il mio whatts app da ore. Lo faccio. Tra vari messaggi, la segnalazione di un amico con il suo articolo, pubblicato sul suo sito "Libero pensare" (collegamento in calce)*. Il titolo "Diversamente pensanti", immediato mi dà il contenuto. Apro, leggo. Bene, penso, mi sono risparmiata un lavoro, il che, data la trascorsa afa, non mi dispiace affatto. Il contenuto dell'articolo di Piero, Cammerinesi alla società, riporta esattamente quel che stavo per tracciare, quindi inutile farlo, l'ha già fatto lui. Condivido appieno, motivo per cui decido questa pagina che sto tracciando, dopo il non ristoro del sonno interrotto dalla calura e dal fruscio, sottile ma udibile, del ventilatore, illusorio portatore di refrigerio. Ecco a voi l'articolo di Piero Cammerinesi a cui nulla ho da aggiungere. Buona lettura.

La Repubblica, foglio campione di democrazia politically correct titola oggi: “Caccia ai furbetti del bonus Iva: lo hanno chiesto 5 parlamentari, ma lo hanno ricevuto solo 3”; La Stampa, il quotidiano che aveva insinuato che gli aiuti russi per il Covid-19 erano in realtà una quinta colonna di spionaggio gli fa eco con “Bonus Iva ai parlamentari: lo hanno chiesto in cinque, ma lo hanno ricevuto solo in tre”. Il Corriere della Sera, alfiere del pensiero unico, segue lo stesso copione: “Deputati e bonus Inps: l’hanno avuto in tre (su 5 richieste)”.

Al coro dei sedicenti giornalisti, a dire il vero, si unisce anche qualche inossidabile politico, un uomo per tutte le stagioni come Zaia, che cavalca l’onda del momento. Bravo Zaia, così si fa, ci mancherebbe che una truffa di questa magnitudo restasse impunita, mica parliamo ad esempio di quei pochi spicci, i 14 e rotti milioni di euro di mascherine – acquistate dalla Regione Lazio a spese dei contribuenti e mai consegnate – smarriti nei momenti di confusione in piena emergenza… Ci mancherebbe Zaia, fuori i nomi di chi si è intascato i 600 euro di bonus!

Ecco, questa è – dopo l’immancabile quotidiana litania dei “contagiati” e dei decessi per – o con? – Corona virus – la principale notizia della stampa mainstream in questo caldo 10 Agosto dell’Anno 0 del Covid-19. Chissà se d’ora in poi conteremo gli anni dal 2020 e il d.C. invece che “dopo Cristo” starà per “dopo Covid”?

Qualche riflessione sorge spontanea di fronte a questa Caporetto dell’informazione, a questo esercizio di copia-incolla dei lanci di agenzia da parte di quelli che un tempo erano i mostri sacri del giornalismo italiano. Prima di tutto la sovrapponibilità quasi perfetta degli articoli dei vari quotidiani indica la assoluta omogeneità delle notizie rimandando ad una strategia dell’informazione che non ha interesse negli approfondimenti o nella riflessione su certi avvenimenti ma mira solo a creare vere e proprie “armi di distrAzione di massa” per sviare l’attenzione dai fatti veramente importanti.

Eppure abbiamo appena assistito all’incredibile teatrino del “Secretiamo i documenti relativi al Covid-19 per non creare il panico tra la popolazione”  seguito dal ricorso al Tar ed al contro-ricorso – da parte del Governo – al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar di rendere pubblici i verbali secretati del CTS, con il gran finale della finta desecretazione di documenti ampiamente emendati. (Basti pensare che, mentre il documento del Comitato Tecnico Scientifico del 7 Marzo constava di ben 3.577 pagine, il documento desecretato – si fa per dire – di pagine ne ha solo 52…)

E voi, cari colleghi giornalisti, invece di indagare su questa colossale presa per i fondelli, che insulta ogni residua traccia di pensiero cosciente dei vostri sventurati lettori, invece di esercitare quel famoso fact-checking che richiedete perentoriamente a chi, non fidandosi delle vostre fake news, cerca di informarsi indipendentemente dal mainstream, battete la grancassa del gigantesco problema di 3 parlamentari che avrebbero ottenuto il bonus IVA? Che poi, tra l’altro, se l’hanno percepito, con tutta probabilità è avvenuto perché la legge ne prevedeva l’erogazione.

Insomma, questa sì che è una notizia clamorosa; qualche centinaio di euro finiti nelle tasche di 3 parlamentari imbroglioncelli, altro che la verità sulla decisione – prima negata e poi ingannevolmente concessa di malavoglia a tutto il popolo italiano – di mettere agli arresti domiciliari un intero Paese!

Insomma, dagli al deputato disonesto che si appropria indebitamente di qualche centinaio di euro! Questo è l’obiettivo del giorno…i nomi, vogliamo i nomi! Devono subire la gogna, il pubblico ludibrio, per gratificare la nostra sete di sangue, per soddisfare la nostra sete di vendetta verso chi ci ha ridotto in questo stato miserando di uomini mascherati, isolati a norma di decreto legge e impotenti.

Il fatto è che nel campionario della neolingua orwelliana delle “guerre umanitarie”, della "della “esportazione di democrazia” e della “scienza esatta” dovremmo aggiungere il concetto di “diversamente pensanti”l’obiettivo primario di chi sta implacabilmente anestetizzando e paralizzando il pensiero dell’intera umanità, creando ad arte piccole e grandi opposizioni tra la gente per canalizzare la rabbia e la frustrazione dilaganti, che sarebbero altrimenti pericolose per l’establishment.

Se non smaschereremo il loro gioco – non dando alcun valore a ciò che blaterano queste testate che di giornalistico hanno ormai solo il nome – diventeremo tutti “diversamente pensanti”.

Spegniamo la TV, non leggiamo più i giornali e proviamo a pensare con la nostra testa se vogliamo uscire indenni da questa pandemia di follia."

Marika Guerrini

p.s.

*https://liberopensare.com/   



martedì 4 agosto 2020

"Ludwig, la musica nel silenzio -recensione

... E’ bello pensare che si sia fatto strada, sottile come il respiro d’un fiore percepibile a chi sa cogliere l’infinito, il piacere etereo provato da Ludwig, al mondo van Beethoven, nell’assistere alla pièce teatrale “Ludwig, la musica nel silenzio” andata in scena a Roma sotto le stelle alla Casa del Jazz, il 26 luglio 2020 alle ore 21. E’ bello pensare che quello stesso etereo piacere, si fosse già affacciato nei giorni precedenti la pièce, quando Ludwig aveva potuto scorrere il testo tracciato ad immagine della sua vita, da Bianca Melasecchi. L’autrice infatti, tra sprazzi di luce e di apparente tenebra, tra melanconia, fuoco e potenza è riuscita a cogliere la complessa essenza del genio che duecentocinquanta anni or sono, dal mondo delle armonie, era sceso ad albergare in quello che sarebbe stato ben presto il martoriato involucro terrestre del grande artista. Ed è stato questo cogliere l’essenza, ad impulsare l’intero momento teatrale, essenza che ha preso corpo nel materializzarsi della passione nel gesto del Ludwig scenico, Alessio Boni, fattosi tutt’uno con quel forte piano, muto al Ludwig che fu e che, con mobili variazioni nella voce, ha accompagnato l’intera rappresentazione. Quella stessa essenza si è resa manifesta sotto il sensibile tocco di Francesco Libetta al pianoforte, che ha saputo far vibrare le note secondo la loro originaria stesura non solo tecnica ma dell’anima del grande artista. E l’anima di Ludwig ha preso a vibrare anch’essa, novella, e il silenzio in cui la vita aveva confinato l’artista, s’è fatto il silenzio degli astanti, sì che solo musica e suono vocale potessero espandersi coinvolgendo, nella loro temporalità, ogni singolo spettatore. E’ stato così che il genio di Ludwig van Beethoven, colto dalla sensibilità di Bianca Melasecchi, ha potuto farsi strada donando ai presenti la possibilità di attingere alla sua indiscussa, ineguagliabile grandezza.

Marika  Guerrini