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domenica 23 dicembre 2012

Wolf e la rosa di Natale -una fiaba

...c'era una volta, tanto ma tanto tempo fa, un gabbiano. Wolf era il suo nome, per via del suo amore per la solitudine. Wolf infatti amava librarsi in volo verso altezze che i suoi simili non riuscivano neppure a sfiorare. E, quando si trovava lassù, amava farsi dondolare dai venti sottili e tuffarsi in picchiata nella luce del sole e ascoltare il rombo dei fulmini prima che dalla terra potessero vederne il lampo saettante e udirne il tuono. Sì, Wolf, malgrado il nome suscitasse un qualche timore tra gli altri gabbiani, era proprio un gabbiano speciale e davvero le altezze e la solitudine erano il suo regno. Quando sono quassù da solo nello spazio, diceva spesso a se stesso, vedo molte più cose del mondo degli uomini, di quante ne possa scorgere sfiorando i mari e le terre. E, il mondo degli uomini, come Wolf chiamava la vita umana, lo incuriosiva molto, anche se, quando vedeva gli uomini, appunto, dibattersi tra le avversità, si chiedeva come mai non fosse stata data loro la possibilità di volare, come mai il buon Dio, non li avesse forniti di ali sì che potessero librarsi in volo sulle loro angustie, sui loro dispiaceri per guardare tutto dall'alto. Ma non era questo che stava pensando quel giorno d'inverno quando, dalle sue altezze, guardando giù al mondo degli uomini, aveva scorto in un piccolo villaggio sulle rive dell'oceano, oltre i vetri d'una piccola finestra d'una piccola casa, occhieggiare una luce.
Subito la curiosità l'aveva spinto alla discesa, anche perché l'occhieggiare di quella luce, aveva tutto l'aspetto d'un segnale, d'un richiamo. Intanto sul piccolo villaggio la neve stava danzando in larghi fiocchi a coprire ogni cosa, il che non dispiacque a Wolf che, spiegando le ali in discesa, si lasciava accarezzare da quel morbido candore. Giunto che fu nel villaggio e sulla casa della luce, s'avvicinò alla finestra e sbirciò all'interno. Ma, guarda che ti riguarda, non riusciva a scorgere nulla che assomigliasse ad una lanterna, ad una candela, lì, dietro i vetri della finestra v'era solo una donna, una giovane donna che parlava ad una pianta di rose senza vita. Se solo potessi darmi un segno che il mio bimbo m'ascolta, diceva, che sente il mio amore, se solo potessi darmi un segno. 
E mentre le parole le si scioglievano dalle labbra, copiose lacrime le rigavano il volto risplendendo come soli alla fredda luce della neve. A Wolf non fu difficile capire da dove giungesse a quella madre il suo immenso dolore, sapeva che nel mondo degli uomini cose ben tragiche si stavano verificando da tempo, troppo tempo, cose che avevano sapore di sacrifici innocenti. E allora fu lui a pregare. Volò su, su, in alto, alle sue altezze e, pregò.
Sul volto di quella madre le lacrime lanciavano ancora bagliori dorati quando una splendida rosa rossa sbocciò dalla pianta senza vita e un vento sottile spalancò la finestra. Decine e decine di petali rossi si librarono nell'aria confondendosi con i fiocchi di neve mentre i bagliori  dorati si moltiplicarono così tanto da riscaldare i raggi di quel pallido sole nevoso, poi, come leggere ali di farfalla, i petali presero a salire verso l'alto, su, su, sempre più su, molto più delle lontane altezze amate da Wolf.
Fu allora, in quel giorno di Natale in cui il cielo si tappezzò di rossi petali, che Wolf il gabbiano poté vedere le ali degli uomini, le loro ali bambine librarsi in volo verso il cielo, su, su, sempre più su. Su fino a scomparire ad ogni vista anche alla sua stessa.

a tutti i bambini, dall'America all'Afghanistan, al Pakistan 
passando per l'Africa, costretti dalle nostre guerre a popolare i cieli,
questa fiaba.
Marika Guerrini



     

mercoledì 19 dicembre 2012

India Italia e dignità


..per quale motivo l'India, nella sua rappresentanza dello Stato del Kerala, nella sua voce dell'Alta Corte del Kerala, dovrebbe concedere a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone un permesso di quindici giorni in occasione del Natale? Cosa sarebbe, una vacanza premio per essere sospettati dell' omicidio di due cittadini indiani, inermi, indifesi, disarmati, che non hanno mai sparato un colpo e pirati non sono mai stati? Da quando i detenuti in attesa di giudizio, per di più stranieri, vanno in vacanza? L'Italia l'ha mai fatto? Cosa dovrebbe essere, un contentino alla diplomazia italiana, un accordo sì che, detta diplomazia, possa sbandierare al mondo la propria capacità, il proprio successo, poi, dopo? E sul ministro Terzi cosa si può dire, cosa sulla sua delusione circa l'abbandono europeo nella vicenda? E su Montezemolo che approfitta dello sport, Gran Premio Ferrari in India, per mostrare sulle auto la bandiera della Marina Militare Italiana motivando: "in segno di solidarietà con i marò"? E sulla dichiarazione di Sallusti sul "Giornale" in cui: ".L'America un caso simile l'avrebbe risolto in due giorni", a riprova della propria assenza di qualsivoglia senso di giustizia? E sul "sacrificio", così riportano i media, della Boniver che, in un buonismo fuori luogo, si è offerta in ostaggio all'India pur di far venire in vacanza i due marò? Cosa c'è da dire?
A suo tempo, occiriente ha trattato la vicenda dei due "marines italiani", come gli indiani hanno definito Latorre e Girone, ogni dinamica del loro caso è stata passata a setaccio, riteniamo non vi sia  dubbio sulla colpevolezza di fatto, che lo si dica o non, che lo si voglia o no. Sì, certo, è corretto far precedere il termine colpevoli dal, presunti, ma è una correttezza giuridica che non cambia la sostanza. E' di questa sostanza di cui tutti sono consapevoli: Europa, Italia, india, tutti. Lo sa il nostro Ministro degli Esteri che anziché deludersi farebbe bene a ripercorrere la dinamica della vicenda, tutte le dinamiche e in silenzio onorevole attendere. Lo sa Montezemolo a cui Il Ministero degli Esteri Indiano  dichiarò: "Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo", ottobre 2012, sottolineando una stupida furbizia nonché l'assenza di etica professionale e dignità patria. Lo sa Sallusti che farebbe bene a riflettere sulle proprie beghe e non inquinare con idee errate questo paese già troppo inquinato da pressapochismi e inesattezze. Lo sa la Boniver, che, malgrado gli ipocriti salamelecchi da cui è circondata, molto ha da imparare sugli affari esteri, ammesso che riesca a collegare qualche pensiero. Lo sanno tutti coloro che pensano liberamente lontani dai commenti dei media. 
Eppure, in tutto questo sapere senza sapere, qualcosa, in quanto spiriti oltre ogni confine, ci inorgoglisce: l'India. L'India che, nella sua rappresentanza dello Stato del Kerala, nella sua voce dell'Alta Corte del Kerala, continua a dare lezione al mondo. Lo fa detenendo da dieci mesi i due marò senza lasciarsi comprare, lo fa con le più che civili modalità della detenzione, lo fa con la fedeltà ai propri principi, lo fa con il rispetto verso i diritti del proprio popolo oltre ogni casta, lo fa con il senso di giustizia indiscriminata. Sì, l'India ci inorgoglisce ancor più col sottolineare l'alto senso della Sovranità Nazionale.
E ci piacerebbe che questa nostra Italia prendesse esempio, che riuscisse ad attuare, elargire ai propri figli quell'esempio di equanimità distacco senso di giustizia che forse non è degli uomini, ma che rende un paese degno d'essere onorato, anziché petulare come zingara senza dignità. 

CORRIGE
oggi 20 dicembre, il giorno dopo
non è senza delusione che occiriente ha appreso la notizia della "vacanza " accordata ai marò. 
Che sia un fattore economico fine a se stesso non lo ritiene possibile, che sia un accordo diplomatico è la possibilità. Qualunque sia la motivazione che ha spinto l'Alta Corte del Kerala alla decisione, potrebbe avere intaccato la serietà indiana, da cui la delusione, se un'altra ipotesi, conoscendo quel popolo, non si affacciasse alla mente. Ipotesi: l'India avrebbe detenuto i marò per quasi un anno onde infliggere loro una pena sicura, cosa che non si sarebbe verificata se i marò fossero stati trasferiti in Italia sin dal principio della storia detentiva. Ad avallare l'ipotesi l'immediata enfasi dei commenti italiani nonché la possibilità, espressa, circa un processo in patria. Questo spiegherebbe anche la penale in danaro richiesta dall'India, probabilmente sicura dell'attuarsi di questo risvolto.
Marika Guerrini 


lunedì 10 dicembre 2012

violenza sine nomine

...c'è un luogo nel nord est dell'Afghanistan, è nel distretto di Chahar Bolak, oggi, lì, nella regione di Balkh. 
Balkh la città un tempo Bactria, capitale della Bactriana, ultima satrapia dell'impero achemenide. Balkh dal destino foriero di trasformazioni, sempre da sempre. Destino particolare da ancor prima che Eskandar e-Kebir, in occidente Alessandro il Grande, partisse  per marciare con 30.000 uomini verso un oriente ancor più lontano. Che partisse dopo aver sposato Roshan principessa di Bactriana, sempre lì, a Balkh ch'era il 327 a.C. Balkh che gli Arabi occuparono avviando la diffusione dell'islam nel 653 d.C. Balkh che l'esercito di Gengiz Khan mise a ferro e fuoco per invadere quella terra ora detta afghana ch'era il 1220. Balkh che nel XV secolo vide i successori dello stesso Gengiz e di Timur, alimentare di bellezze quella stessa terra fino a fondare il più grande impero del tempo, l'impero Moghul, lo stesso a cui il nostro Rinascimento deve parte del suo splendore. Balkh, luogo che prima di tutto questo, all'inizio, in un tempo non datato, diede  i natali  a Zarathustra, Zoroastro in occidente,  portatore di quel credo monoteista che alimentò il mondo iranico con Ahura Mazda al centro del proprio cosmo. 
Sì, Balkh, ora, la sua regione, oggi, lì dove vicende ben diverse prendono corpo e si ripetono, si ripetono, si ripetono. Vicende che nulla hanno di grande, di eccezionale, di unico, vicende da cui non nascono profeti né sorgono imperi, da cui non  nasce nulla che non sia paura squallore desolazione. Che non sia violenza. Lì, nella regione di Balkh, nel distretto di Chahar Bolak, in un villaggio che lasceremo innominato perché alti ufficiali dell'esercito statunitense, generali a quel che risulta, non si vendichino sugli abitanti  per le parole di verità, le confessioni di questi ultimi. Perché alti ufficiali Usa non concretizzino le minacce. di "ritorsioni dolorose" in caso di pubblicità della questione. Perché questa è la vigente etica militare in quel luogo di muto terrore, lì dove da tempo le perlustrazioni da parte di militari americani d'ogni grado, si sono fatte frequenti, molto. Perlustrazioni "casa per casa", perlustrazioni "strane" più che in altri luoghi. Motivo ufficiale: azione di protezione dei civili. Motivo reale: stupro. 
Questa è la verità saltata fuori domenica 2 c.m. Questa la verità riportata dall'AIN, Afghanistan Information Network, agenzia di stampa. Questa la verità confessata da non confessare, la verità urlata in silenzio, la verità soffocata. Verità sine nomine. Testimoni hanno attestato, attestano, anche, che nell'azione di "protezione " attuata da lunghissimo tempo, in alcuni casi, a discrezione dei "protettori", gli uomini vengono separati dalle donne, poi si procede. 
Questo accade laggiù mentre l'occidente s'affanna ad emancipare le donne d'oriente, a togliere loro il "velo". Questo accade dall'inizio di questo nostro ventunesimo secolo apertosi sullo scenario della grande menzogna americana, quella che, complice la coalizione, perpetua il suo nefasto corso, la sua diffusione di barbarie. Coalizione complice sì, tutta sì, italiani compresi, ché indifferenza, disinformazione, disattenzione, silenzio, altro non sono che complicità. Vile complicità. 
E Parsifal  "cavaliere senza paura" perché "senza macchia" si fa sempre più lontano, più raro,  mentre Klingsor espande le sue arti ingannatrici e il subumano continua.  
Marika Guerrini
foto Barat Alì Batoor


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martedì 20 novembre 2012

Gaza -Téheràn e le voci senza suono

...ottobre 2012, la Eutelsat compagnia che gestisce il satellite Hotbird, interrompe le trasmissioni satellitari in lingue straniere trasmesse dall'Iran in Europa. Alla richiesta di spiegazione posta dall'Iran la Eutelsat risponde: " è stata una richiesta dell'Unione Europea". Ma Catherine Ashton, interpellata, smentisce, mentre Gordon Duff, esperto di Intelligence americano, accusa comunque l'Europa di aver acconsentito e taciuto. L'Eutalset non è un'impresa collettiva, corrisponde ad un'unica persona Michel de Rosen, cittadino israeliano.
...23 ottobre 2012, ore 23, Sudan, viene bombardata la fabbrica Yarmuk di Karthoum, qui l'Iran tiene ammassati armi, missili e razzi che attraverso il Sinai giungono a Gaza.   
...5 novembre 2012, il direttore dell'AIEIA, Agenzia Internazionale Energia Atomica, ha presentato il suo ultimo rapporto circa il nucleare iraniano in cui dichiara:"non risultano scopi bellici, ma non si è sicuri che siano civili".  
... 6 novembre 2012, il Canada congela i beni del Governo Iraniano. Vìola  i principi della Carta dell'Onu, la Convenzione di Vienna del 1961 sulle Relazioni Diplomatiche, la Convenzione di Vienna del 1963 sulle Relazioni Consolari. Mentre nei mesi precedenti, lo stesso Canada, aveva interrotto le relazioni diplomatiche con l'Iran.
...14 novembre 2012, Saeed Jalilì, Segretario  del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell'iran nonché capo-negoziatore iraniano per il nucleare, in un incontro con Sergei Ryabkov, vice Ministro degli Esteri russo, dice: "sono 4 mesi che il 5+1 rimanda la ripresa dei negoziati" aggiungendo che il mondo attende per capire il motivo del ritardo. Di rimando Ryabkov dice che uno degli argomenti dei prossimi negoziati tra i 5+1 e l'Iran potrebbe essere " il riconoscimento ufficiale del diritto dell'Iran all'arricchimento".
...sempre 14 novembre 2012, mercoledì, Gaza City, dalle Forze di Difesa Israeliane viene ucciso, nella sua auto,  Hahmed al- Ja'abari, un capo di Hamas.. 
L'incidente è creato.  
Hamas risponde con un missile su Israele. 
Aerei israeliani prendono a bombardare Gaza. Ovunque.
...16 novembre 2012, venerdì, Israele richiama 75.000 riservisti. Motivo ufficiale:sicurezza per il popolo israeliano. Quindi lungo la frontiera pronti per...
 Così giorni trascorrono, sette, e le notti, tra missili di Hamas su Israele e raid aerei israeliani continui su Gaza. Indiscriminati.  
Ad oggi: 130 morti palestinesi tra cui oltre trenta  bambini. 
Ad oggi: 5 morti israeliani.
Ora siamo nella fase tregua sì, tregua no. Nella richiesta del rinominato Nobel per la Pace che appoggia la "risposta" di Israele e continua con l'ipocrita "no escalation". Siamo tra i missili di Hamas che continuano a fumare e bombardieri, compresi elicotteri Apache e droni, di Israele che, continua a falciare innocenti vittime palestinesi comunicando al mondo che il popolo israeliano è "terrorizzato". 
Ora, nel tempo di questa pagina, di queste parole, non sappiamo cosa sia accaduto, stia accadendo. Forse la tregua è stata raggiunta o forse truppe di terra israeliane stanno calpestando Gaza. Ma non ha importanza, non ai fini prefissi.
Il fatto è che Israele è determinata a individuare i depositi dei missili iraniani fajit-5, per distruggerli. I fajit-5 sono telecomandati e a lunga gittata diversi dai precedenti che di fumo ne facevano meno. Eppure ci risulta che anche i droni siano telecomandati e, ancor da più lontano. E ci risulta che abbiano una "gittata" ben più lunga. 
Il fatto è che nel mirino c'è l'Iran, ma lo sappiamo da tempo e sappiamo che Gaza è una vecchia comoda marionetta, che entra ed esce dalle mani del burattinaio di turno, all'occasione. E' un teatrino di comodo in cui si finge di camuffare situazioni ben diverse. Il fatto è che, forse, qualcosa è cambiato o sta cambiando, che  stavolta Gaza non si troverà poi così sola. Il fatto è che il declino d'un certo occidente e company si è avviato. E sono questi  i colpi di coda. Questa è la paura. Ma di questo parleremo in altra pagina. Quel che rattrista. che addolora,  è che, nel frattempo sono loro che continuano a farsi vittime sacrificali, immolate alla follia degli uomini come per una sorta di illusoria redenzione: i bambini. Voci senza più suono.
Marika Guerrini  .
foto dal web

mercoledì 14 novembre 2012

election day

...sì, occiriente ha taciuto, per giorni. Non è la prima volta che si rifiuta di scrivere, di tracciare con solite parole solite cose, contenuti, avvenimenti, notizie. E questa volta non è stato neppure a guardare, si è disinteressato al mondo. Alla ripresa dello sguardo, a giorni di distanza, di decantazione, tutto era andato come previsto, pensato, segnato, tutto scontato, tutto un déjà vu: notizie, interviste, relazioni, commenti. Sì, commenti, originali, riportati, fatti propri, quelli divulgati dai media. Del resto cos'altro ci si potrebbe aspettare da giornalisti e simili, Rai e non Rai, talk show d'informazione e similari con tutto quel che ora fa "cultura" o, peggio " video cultura" e che in accenno alle prossime elezioni italiane usa l'espressione "Election Day" o si augura che al più presto questa distrutta "Italia prenda esempio dalla Grande Democrazia degli States"? Nulla. Ancor meno il funzionamento della facoltà pensante o, per meglio dire, libera cosciente facoltà pensante. Libera. Cosciente. Ma tutto è in relazione, idiozia compresa  E tutto risulterebbe ridicolo se non fosse privo d'ogni senso, innanzi tutto privo di dignità. Così si è parlato, si parla, si parlerà dell'attuale farsa americana. Così le si è dato, le si dà, le si darà credito. Quella farsa iniziata prima durante e dopo l'Election Day, detto tale a linguistica ragion veduta non per stupida, inopportuna emulazione. E allora lì tutti a seguire il conteggio negli Stati degli States, con occhio attento ai determinanti, a seguire il "testa a testa" finale, momento rafforzante la credibilità della farsa, a seguire l'obamiana vittoria che già traballa, a seguire la pacchianata del tradimento di David Petraeus, direttore della Cia, a seguire il tradimento o fac- simile, non s'è ancora capito, di John Allen generale in capo dell' Isaf, che ha servito in Iraq ed ora è, sarebbe, a capo di 68.000 soldati in Afghanistan. E allora lì a sprecare parole, spazio, tempo dietro quest'ulteriore film in cinemascope. 
Il fatto è che la rielezione di Obama non è mai stata in discussione tanto più in pericolo. Il fatto è che Obama è stato "creato" apposito per incarnare l'American Dream, l'I Can, a partire dal frantumarsi dell'ostacolo dovuto al colore della pelle, fondamentale ostacolo in una terra che conosce il razzismo. Per chi lo vuol vedere e chi non. Tutto in lui ha rappresentato il superamento del bigottismo americano, la via verso uno spregiudicato patriottico futuro. Sempre da sempre, da quel suo primo Election Day di quattro anni fa. Tutto in lui arricchito dall'armonia familiare, dall'amore, rispetto, ammirazione per sua moglie, ideale della donna americana, arricchito dalla sincerità del sorriso, dall'espressione mutevole del volto ora preoccupato ora amorevole ora accigliato, ovvero umano, persino l'ampia volitiva falcata nell'eleganza del passo disinvolto, è parte integrante l'American Dream. Ma, sopra ogni cosa, arricchito dall'aggettivo "democratico". E noi sappiamo quanto gli States tengano a questo termine, o dovremmo dire alla sua parvenza? Quanto lo rappresentino, lo applichino,. divulghino, esportino. 
In questa storica messa in scena, dall'inizio, e ancor prima, alla fine, e ancor dopo,  Mitt Romney, bigotto, conservatore, tradizionalista, guerrafondaio, amico di Nethanyahu, eccetera,  ha coperto, copre, il ruolo di figurante, ma un figurante opportunamente selezionato per continuare la scena, poter essere usato all'uopo. E allora, il giorno dopo, the after day, ecco che la "vittoria" prende a vacillare, con lo smembramento del'obamiano circuito, i tasselli umani a lui fedeli, o tali in apparenza. E allora Cia, Fbi, esercito, la Clinton in uscita sì, no, chissà e...stiamo a vedere dove ci porta lo spettacolo. 
Bisognerebbe istituire un "David alla Parvenza" no, non "di Donatello", potrebbe essere "di Petraeus", data la combinazione del nome. Gli States lo vincerebbero senza dubbio alcuno. Tanto più che la serietà della messa in scena sarebbe, come è, a cura  di Leon Panetta, il Segretario alla Difesa. Vittoria certa, sì. 
C'è però un fatto, in questa farsa, un fatto triste, vero, sofferto, il fatto che mentre noi eravamo, siamo, a seguire la farsa americana, sessanta campioni di uomini e donne, afghani e pakistani, trenta e trenta, intervistati sull'argomento si sono espressi: non ci interessa,  per noi non cambia, la nostra storia non cambia, la nostra terra è segnata... Queste le risposte. Risposte di cinquantanove su sessanta, risposte in due lingue diverse, risposte in rete, risposte reali, sincere. Quell'uno che ha taciuto, che ha detto: non so, ha avuto paura. Uno su sessanta. Mentre la Grande Democrazia, o la Più Grande, a detta di nostri giornalisti e politici, continua a falciarli sotto le sue bombe, dirette o programmate perché altri le facciano esplodere.   
Marika Guerrini

mercoledì 31 ottobre 2012

la targa in bronzo


...c'è una targa in bronzo come fosse una lapide, è lì dal 2002, non l'avevo mai notata, c'è scritto "Il Giardino della Memoria". Onora nel ricordo le vittime di quell'11 di settembre del 2001, con esse la città di New York, la sua dignità, i suoi abitanti, la loro dignità. L'ho scoperta stamattina. E' quasi interrata con la sua cornice di pietra nel verde erboso che la circonda, lì, sulla "Passeggiata del Giappone" lungo le sponde del Laghetto, all'Eur. Quell'unico quartiere romano in cui il passato arretra perché avanzi il futuro, l'animo cittadino, saturo di antiche glorie, s'alleggerisce nella linearità delle architetture, dei viali, delle fontane mentre la luce si svincola dall'ambra per farsi bianca, per farsi luce. E la targa è lì, nella modernità come della Grande Mela, in perfetto connubio stilistico con essa. 
Ma la mente si sa, è ballerina e l'incontro stilistico delle due città, pur nella distrazione del suo bel mostrarsi, non impedisce alle parole segnate su quel Giardino di un'unica Memoria, di prendere altra forma, altro significato, completarsi. Proseguire per la via intrapresa quel giorno dalla "civiltà" quando quest'ultima altro non fece che seguire disegni strategici da tempo fissati e in attesa d'attuazione, in attesa della miccia. E quel numero 11 che deviò la storia, s'allunga nella mente ballerina ad un conteggio ben superiore a quel 2900 corrispondente al numero delle vittime statunitensi dell'11 stesso. Allucinante ridurre esseri umani, annullarli in un conteggio numerico, ma questo si è fatto, da allora si fa. E si ricorda: 2752 a New York di cui 60 poliziotti, 343 vigili del fuoco, 2349 civili di 70 diverse nazionalità e 148 complessivamente tra Pentagono, Shanksville e Contea di Somerset. 
A questo conteggio rinnovato nella memoria, grani d'un più amaro rosario hanno preso a succedersi nella mente ballerina, grani a partire da quell'altro giorno, quello con un altro numero, quello che si ricorda meno, molto meno, il 7 di ottobre dello stesso anno. Il giorno dell'Enduring Freedom, la campagna di guerra, quell' "Infinita Giustizia" che con l'alibi dell'11 di settembre, entrò nel cielo afghano bombardando a tappeto intere ignare città popolate da ignara gente, gente che non sapeva perché né da dove venisse quella morte. Ma passiamo al conteggio che l'Enduring Freedom ha partorito fino ad ora, oggi, benché soggetto a sommarsi.
2150 vittime tra  soldati statunitensi deceduti sul "campo di battaglia" e dichiarati.
Alcune centinaia, numero mai precisato, di vittime tra soldati statunitensi deceduti in Germania perché trasportati dal "campo di battaglia".
Altre centinaia, numero mai precisato, di vittime tra soldati statunitensi decedute ma non dichiarate perché combattenti per gli States ma sprovvisti di cittadinanza americana.
1070 vittime decedute tra  soldati dell'Isaf-Nato, di cui 52 italiani.
Oltre 10.000 vittime decedute tra soldati dell'esercito afghano.
70.000 vittime decedute e dichiarate tra civili afghani di cui il 40% bambini, il 30% donne e vecchi. 
Qualche migliaio, impossibile sapere quante, di vittime decedute tra civili afghani abitanti in villaggi o isolati in montagne e deserti.
Qualche migliaio di combattenti, non si sa quanti, tra coloro che si continua a chiamare talebani ma che da tempo sono mujaheddin, ovvero combattenti legittimi per la libertà della propria terra.
Qui occiriente si ferma, s'astiene dall'elencare tutti quegli omicidi consumati  in terra afghana e sul confine pakistano, dentro, fuori e lungo la Linea Durand. Omicidi come pane quotidiano, omicidi fatti passare per settarismo religioso, in realtà attuati da "terroristi" venduti all'occidente e da questo commissionati. Motivi: stessi di sempre, motivi noti e stranoti ai lettori di occiriente.
Ma la targa in bronzo è servita, comunque ha avuto un ruolo degno, diverso dalle intenzioni, il suo "Giardino della Memoria" s'è reso utile per altra memoria, quella di cui si parla poco o sporadicamente o per nulla, e in elenco, in bilancio, quasi mai. Mai come grani d'un rosario che s'è fatto infinito.
Marika Guerrini
  


      

venerdì 26 ottobre 2012

Damasco Beirut -seconda parte-:Eid al-Adha

...il primo pensiero alla notizia dell'attentato di Beirut venerdì 19, il pensiero immediato, prima della razionalizzazione, quello che di rado sbaglia, è stato: è una trappola. Poi l'attesa dell'accusa, prevedibile, scontata, la sua escalation: "forse" lo stesso giorno 19, "molto probabilmente" il 20, "è stata la Siria" il 21. E siamo alla "giornata della rabbia", quella dei funerali del capo dei servizi segreti libanesi, Wassim al-Hassam, vittima con altre sette persone. Otto sacrificati ad un ben più ampio disegno. 
Immediato obiettivo della trappola: scatenare il terzo angolo del triangolo sciita, Hezbollah, sì da ottenere il via alla risposta della risposta, all'accensione della seconda miccia. Quella che avrebbe portato, per via diretta, al cambio di governo a favore di uno contrario a Damasco, sempre usando il paravento del settarismo religioso. Ma il "Partito di Dio" tace. Fuori da ogni logica passata, tace. Gli sciiti non rispondono. E continua Hezbollah a tacere alle urla e alle accuse nella "giornata della rabbia". E la maggior parte di libanesi presenti in moltitudine ai funerali di al- Hassam, tace. E tace al discorso di Fuad Siniora, quell'ex primo ministro ora capo di " Al Mustaqbal" il partito d'opposizione. E alle parole: non possiamo continuare a coprire il delitto (della Siria), risponde solo una minima parte della enorme moltitudine, solo una minima parte risponde con applausi e slogan antigovernativi. La stessa minima parte che s'è fatta enorme folla nelle riprese, nei video, negli scatti, s'è fatta folla per i media. Folla divulgata. Al contrario la notizia degli SMS è stata molto poco divulgata. Gli SMS partiti dalla Siria e approdati su cellulari libanesi. Tanti. SMS carichi di minacce di morte giunti mentre l'attentato a Beirut consumava le sue vittime.   
E la storia ripete se stessa  in un monotono teatro.
Numeri siriani, sì, numeri ribelli. E la banalità della certezza è tale da abbandonare ogni idea di commento, lasciarne in serbo solo uno, breve, per le anticipate preoccupazioni di Washington. Perché questo era prima di venerdì 19, Washington era preoccupato nelle parole di Marc Turner, portavoce del Dipartimento di Stato: Washington è preoccupato che la guerra civile in Siria si estenda al Libano. Ed era preoccupato anche dopo il venerdì 19, nelle parole di un altro portavoce dello stesso dipartimento, Victoria Nuland: Washington appoggia un eventuale nuovo governo guidato da Michel Suleiman che sia formato secondo le esigenze del popolo libanese. E si torna alla grande democrazia, alla libertà, alla modernizzazione, alla civiltà. 
Cosa si farebbe senza le paterne, solerti, disinteressate preoccupazioni di Washington! Ma c'è lei, la Clinton a fugare ogni preoccupazione: ci sarà una squadra dell' FBI diretta in Libano per aiutare nelle indagini. Bene, ora siamo tranquilli e ancor più lo è Bashar al-Assad.
Ma oggi inizia l'Eid al-Adha. la "Festa del Sacrificio" per il mondo islamico, in ricordo di Abramo, della sua devozione al divino, estrema, della richiesta di sacrificio di Isacco suo figlio.
E Bashar al-Assad ha firmato la tregua, il cessate il fuoco. E ha detto che sarà osservato. Non ne ha certezza Mustafà el Shaikh, generale dell'esercito così detto libero e neppure Moaz al Shami, attivista, che dichiara: nessuno la sta prendendo sul serio (la tregua). E intanto circola voce che i ribelli siriani, non avendo una vera leadership ed essendo molto dislocati tra loro, potrebbero anche non sapere della tregua. Strano, la rete di comunicazione, dai cellulari ad internet, twitter. facebook,  funziona perfettamente in caso di ribellioni, rivoluzioni, sommosse e perché no né di rado, massacri, poi, improvvisi s'annullano assorbiti dall'etere per una tregua, un breve silenzio delle armi, una piccola infinitesimale scintilla di, se pur in parvenza, pace. Ma chissà, nulla è impossibile e l'Eid al-Adha riuscirà a compiere questo piccolo miracolo del silenzio. Forse.
Marika Guerrini 
        

lunedì 22 ottobre 2012

Damasco Beirut-prima parte-: Faraj

acquarello per tessuto in seta
Damasco quindici giorni fa
... toccata e fuga, lo spazio di un week end, d'uno sguardo, d'un respiro. E il dedalo di stradine e la sala da tè e lampade di vetro colorato piovono dal soffitto arcuato mentre bicchieri fumanti sono ambrati dall'infuso e delizie profumate di spezie occhieggiano da ciotole decorate. E il silenzio. E il mondo fuori.
 Farajallah, per gli amici Faraj, accoglie la mia preghiera, sa che non sono una giornalista, desidera parlare, io ascoltare. Così, a bassa voce: i regimi sono tutti uguali, sono regimi, questo di Assad non è peggiore di altri. La religione non c'entra con questa storia. La Siria non ha mai tollerato gli estremismi, ha sempre protetto le minoranze religiose. La stessa famiglia di Assad, appartiene alla minoranza degli alawiti.  Hafez Assad, il padre, nel 1982, dopo tre anni di attentati contro il regime da parte del Fronte Islamico Unito, soffocò ad Hama la rivolta dei Fratelli Musulmani, liberando il paese dagli estremismi. Poi il Golfo, la Guerra Iran-Iraq, la Siria solidale con l'Iran. Tra i due paesi i rapporti si stringono, i commerci proliferano. Poi il 2000, la morte di Hafez, gli succede Il secondogenito Bashar. Ha vissuto a Londra, appassionato di medicina, di internet, ha moderne vedute. Il popolo s'aspetta da lui un rinnovamento del paese. Bashar promette sviluppo tecnologico, attenzione all'agricoltura, economia più liberale, apertura a nuovi movimenti culturali e politici. Ma le promesse non verranno mantenute. Questo ha creato il malcontento tra la gente, questo e il mantenimento del potere per via familiare. Non essendo una dinastia monarchica il popolo non capisce e non condivide. E c'è anche che Bashar è sempre stato debole nelle decisioni restrittive e costrittive dei vari esponenti governativi, per le loro malefatte e comportamenti spesso con abuso di potere. 
Faraj parla, il volto chiaro di chi osserva con animo distaccato, lo sguardo di chi non sa mentire, non lo farebbe anche se potesse. Continua: io stesso una volta sono stato ricevuto da Bashar, per denunciare un episodio di gratuito sopruso da parte di esponenti della sicurezza, il raìs ascoltò con attenzione, mi diede ragione e prese provvedimenti. Ma anziché allontanare definitivamente i responsabili dai ruoli, li trasferì in altra zona. Vede, lui è sempre stato troppo debole su certe cose. Suo padre Hafez cacciò dal paese il proprio fratello per atti di violenza, e il popolo lo ammirò, si sentiva protetto. Bashar no, lui non si schiera mai molto, questo alla gente non piace. Ma non per questo lo odiano o vogliono le sue dimissioni. No, sanno bene che la sua caduta porterebbe al potere gruppi oltranzisti ed estremisti. E' stato un errore di leggerezza di questo tipo che ha procurato l'inizio delle ribellioni ad Hama, Dar'ia, Homs e Latakia. Allora c'erano già all'estero le rivolte che chiamano della Primavera, ma la primavera porta vita non morte,  Bashar sottovalutando anche questo, non ha prestato attenzione alla gente che voleva da lui la rimozione dei governi locali, per malefatte degli esponenti, voleva un'azione decisa severa e diretta, badi bene, rimozione dei governi locali, non il centrale, anzi, chiedevano ad Assad aiuto. Ma Bashar ha ancora sottovalutato. S'è concentrato su Damasco e Aleppo ed ha mandato l'esercito a placare le rivolte. All'inizio è stato solo placare, come si fa in molti paesi davanti a rivolte corpose. Ma l'occidente con altri interessati, per tutto quel che si sa compresa la via all'Iran, non aspettavano che il momento opportuno per entrare, ha approfittato. Il paese s'è ancor più, perché già erano presenti, riempito di infiltrati, spie e mercenari che hanno armato i ribelli giocando sul fanatismo anche religioso ed hanno incrementato i focolai facendo passare una parte dei siriani, dalla ribellione all'odio. L'esercito governativo è sceso in campo. Ma sa una cosa? Cosa? dico, l'esercito che si vede, quello messo fin'ora in campo non è che una piccola parte dell'esercito siriano. L'esercito siriano è enorme e molto ben addestrato. 
Ha chinato lo sguardo Faraj, è pensieroso, molto. Fino ad ora non ho fatto domande, ho voluto che si sentisse libero nel suo racconto, ora chiedo: secondo lei, Faraj, c'è qualcosa che a questo punto Bashar Assad possa fare per evitare il peggio del peggio, ovvero un secondo Iraq o Libia o...comunque la distruzione della storia?
E lui: è molto difficile, ora, ma qualcosa può fare, deve fare, dimostrare al mondo la possibilità di modernizzazione politica, deve volere  le libere elezioni, le deve indire. 
Ma, Faraj, non glielo permetteranno mai, le forze esterne e le interne avverse faranno l'impossibile, useranno ogni mezzo illecito, proprio tutti perché questo non sia.
Sì, lo so, riprende Faraj, ma lui lo deve fare, deve indire seriamente le elezioni. Lo deve fare per il popolo. Cara signora, il popolo ha bisogno di un forte segnale, il popolo capisce.  La maggior parte del popolo non vuole destituirlo, vuole un forte segnale. Vede,  Assad con moglie affianco e figlie sul sedile posteriore, senza scorta, in una piccola utilitaria, si sposta normalmente nella città, vanno in giro per le strade, vanno al ristorante. Assad cammina tra la gente, anche al mercato. Ovunque sarebbe facile attentare alla sua vita, ma non avviene per fortuna. Lei come lo spiega?
Shukran, Faraj, shukran. Grazie.   
Ah, dimenticavo di dire al lettore, Faraj, in lingua araba vuol dire: gioia dopo una costrizione. Ancora Shukran, Faraj.
Marika Guerrini 
   

venerdì 19 ottobre 2012

come da copione

... ci siamo, dichiarazione ufficiale:le truppe Usa resteranno in Afghanistan oltre il 2014, molto oltre. Lo dichiara alla stampa l'addetto speciale del Dipartimento di Stato Marc Grossman. Il "Russia Today" lo riporta. Occiriente l'ha previsto, sostenuto e riportato da tempo. Motivo ufficiale nonché "altruistico": non interrompere la collaborazione contro il terrorismo, non "abbandonare" il paese asiatico. E, sempre come da copione, dichiara: si stanno vagliando le modalità per la conferma. Vale a dire,  gli Usa stanno vagliando, o meglio, architettando.
Così da nomadi, le truppe Usa-Nato, dichiarano apertamente di volersi fare stanziali. Bene, ufficialmente il mondo lo sa!
Ma, sulla scena del teatro, ora, non sono presenti solo i taliban, ovvero quei terroristi con marchio Usa che vengono addizionati o sottratti asseconda del bisogno dimostrativo e dimostrante, no, ci sono i mujaheddin. E anche qui va ricordato: non i mujaheddin addestrati dalla Nato per essere inviati in vari paesi caldi o roventi, vedi Nord Africa, Medio Oriente, Siria compresa, etc., no, i mujaheddin quelli veri, originali, gli afghani combattenti per la patria, per la libertà, la loro libertà. Il loro concetto di libertà. E allora, come la mettiamo con lo stanziamento?
Ma occiriente un'idea l'avrebbe, un'idea tra il serio ed il faceto, rifornire di tende i futuri stanziali yankee e soci, grandi tende nere piantate nel pallore afghano. Farli tornare al tempo delle grandi migrazioni, poco dopo, quando le tende erano modernità, chissà, forse la smetterebbero di aggirarsi come robot senz'anima su quella terra che s'alzava bianca nella polvere di cavalli al galoppo. Forse i robot stanziali, al chiuso delle tende, in solitudine, assumerebbero umana sembianza. Potrebbero assumere. Chissà!?
Marika Guerrini .  
foto- da archivio Sakura Arte Roma "Afghanistan"

mercoledì 17 ottobre 2012

diretta Quetta -Roma

...sotto fiori sempre freschi, sempre nuovi...
...il cimitero è ordinato, le tombe in pietra grigia, bianca, color sabbia tacciono sotto fiori sempre freschi, sempre nuovi. E piccoli cumuli di pietre chiudono il cerchio della vita terrena per l'Islam sciita. E volti si mostrano in foto, volti sorridenti, severi, sguardi acuti, mai tristi. Giovani, giovanissimi molti. E donne e bambini. Sguardi mongoli nell'80% dei volti, nell'ottanta per cento sguardi hazara. E' il cimitero dei Martiri Sciiti. E' lì, a Quetta, Balucistan in Pakistan. La città di cui occiriente tratta spesso, da mesi. La città che compare sempre sul  lato destro delle sue pagine in " Finestra aperta...". La città scelta da molti Hazara afghani all'inizio del XX secolo quando quella terra era India e il Pakistan non era a sé. Scelta per mille motivi che i lettori di occiriente conoscono, scelta per essere sulla via verso l'Iran, lungo il pellegrinaggio sciita. La città in cui il genocidio del Popolo Hazara è ancora, e sempre, pane quotidiano. Ed è  stato così, ieri, nella diretta Quetta-Roma.
E la voce parlava, diceva: non possiamo uscire da casa, allontanarci da questa zona, molti hanno ritirato i figli da scuola, molti hanno chiuso i negozi. E' impossibile andare all'ufficio passaporti. Ogni giorno c'è un attentato, ci riconoscono.  Poi singulto, interruzione, silenzio. E a Roma il crollo della linea ha ingoiato il respiro. Poi lo squillo, la linea che torna, Quetta. Al mercato dei rottami quattro morti, uccisi. Dice la voce. Roma respira, chiede; chi? Hazara, risponde la voce, oggi quattro.
Parla della modalità, la stessa: moto spari e via, parla dell'inefficienza della polizia, la stessa. E' stato aumentato il pattugliamento di sicurezza, dice ancora la voce, non serve a niente. Non c'è niente da fare, fa gola questa nostra terra (pausa) le sue risorse naturali, troppe, aggiunge. A migliaia di kilometri Roma tace. E...prega.
Marika Guerrini

alcune pagine per chi volesse saperne un po' di più:
http://occiriente.blogspot.it/2011/10/hazara-genocidio-sulla-scacchiera.html  
http://occiriente.blogspot.it/2012/06/hazara-diritto-alla-vita.html http://occiriente.blogspot.it/2012/04/fermate-il-massacro-degli-hazara.html  

martedì 9 ottobre 2012

ipocrisia

..."Siamo disposti a sacrificare molto per questa campagna, ma non siamo disposti ad essere uccisi per questo", dichiarazione rilasciata alla CBS News, oggetto: campagna di guerra afghana. A dichiarare: gen. John Allen, comandante delle forze americane ed alleate in Afghanistan in riferimento agli attacchi degli afghani armati contro gli statunitensi armati. Afghani che sappiamo non essere taleb ma afghani, e basta. 
Attacchi a cui Washington di rimando ha: 
1) ridotto le operazioni congiunte;
2) incrementato tra le fila afghane la presenza di intelligence ed infiltrati comuni;
3) ordinato ai suoi uomini di moltiplicare gli armamenti, nonché girare sempre con un'arma carica ovunque e in qualsiasi frangente.
A questo il Ministero della Difesa Afghano ha risposto con la pubblicazione del "Cultural Understanding", una guida, sì, una guida alla "cultura" americana e coalizione in genere.
Poi qualcosa è accaduto, un vago nonché falso residuo di dignità e il Presidente Karzai ha specificato, no, non con sue parole, ha riportato parole afghane di soldati e uomini della  Sicurezza. Motivi degli attacchi:
1) mancanza di rispetto per i valori afghani;
2) irruzioni armate in case private e moschee che sia giorno o notte, violando la privacy;
3) continue uccisioni di persone innocenti tra cui un numero altissimo di bambini;
4) denigrazione della religione e dissacrazione del Sacro Corano;
5) denigrazione, derisione e dissacrazione dei defunti;
6) arroganza dei soldati americani " non ascoltano e non accettano i nostri consigli";
7) assenza di fiducia negli afghani che collaborano con gli americani e coalizione in genere " sono strapagati, dai 180.000 ai 220.000 dollari all'anno, lo fanno per soldi, sono venduti".
Suggerimento di Karzai a Washington: "i soldati americani e della coalizione, in genere, andrebbero istruiti circa la cultura, il costume, i valori afghani". Questo perché si evitino gli attacchi. Così il buon Karzai. Dopo undici anni di guerra morte e distruzione. E semmai si meraviglia che l'addestramento statunitense per la Campagna Afghana abbia previsto e pratichi da undici anni un seminario "culturale" sul paese, di mezza giornata, sì, mezza giornata. E, già, Karzai la sua innocenza! Si suppone che il presidente non sia al corrente dell'ignoranza americana in guerra. Che non sappia quanto quest'arma sia la più potente,  quella a cui si viene addestrati sin da bambini. Si suppone che non sappia, ma i lettori di occiriente sì, che dopo la Seconda Guerra Mondiale da ogni ordine d'istruzione Usa, eccetto le Università, e dipende dalle Facoltà, è stato abolito l'insegnamento della Geografia Internazionale. Che non sappia quanto sia falsato ad uso e consumo nazionale, quando eccezionalmente è presente. Che non sappia che nell'addestramento dell'esercito americano, prima dell'entrata in Guerra, sempre Seconda Mondiale, 1942, venivano proiettati alle truppe in partenza, filmati "istruttivi" sull'Europa, che veniva detto: abbiamo il dovere di salvare quei popoli barbari, senza cultura, tenuti nella più grande ignoranza da secoli. E' così che i soldati degli States si sentivano in dovere di bombardare popoli, cultura, sapienza, di bombardare la Storia e sostituirla con la cioccolata. Così. 
La massa va tenuta ignorante secondo beceri principi di conquista. Di vera inciviltà. E questa è storia documentata, che piaccia o non, basta cercare per trovarla. Ma il presidente afghano non lo sa. Le ceneri afghane sì, lo sanno.  
Marika Guerrini   
foto Barat Alì Batoor

giovedì 27 settembre 2012

due piccole luci

...è accaduto nell'arco di due giorni, al sud e la centro nord dell'Afghanistan, a Waghez e a Kabul. Lei una neonata scambiata per una bomba, lui un bambino di 12 anni che si è rifiutato di farsi bomba.
Pola, è stata chiamata la piccola. Era lì, sul ciglio della strada, in una scatola con coperchio. Un fagottino rosa per via dell'asciugamani che l'avvolgeva. Era a  poche ore dalla nascita e soldati polacchi del'Isaf l'hanno trovata, da qui il nome Pola. Soldati che avevano appena disinnescato una bomba, lì, a pochi metri, soldati che, alla vista della scatola, credevano di doverne disinnescare un'altra. Poi la sorpresa nel sollevare il coperchio e lo sgomento, la perplessità, la corsa alla base, la prima visita medica, la corsa alla farmacia del più vicino centro abitato per l'acquisto di un biberon,  e l'ospedale, e... Ora Pola sta bene. Le autorità afghane stanno cercando la sua mamma. Abbandono per disamore? Non è quello che pensa occiriente, non lì dove non ci sono più neppure lacrime per inumidirsi gli occhi. Abbandono per una speranza, per amore, è quel che pensa. Questo due giorni fa, nel sud. 
Poi lui, il bambino di Kabul. E' solo, il bambino di Kabul, solo perché orfano. Padre, madre saltati in aria sotto bombe Usa e lui solo a sopravvivere. Sono centinaia e centinaia gli orfani di questa guerra in terra afghana. Centinaia e centinaia facili prede da addestrare per dare la vita, motivo: vendicare l'amata perdita, la causa della solitudine. Centinaia e centinaia. Ma il bambino di Kabul, lui, non è stato ai patti, dopo l'addestramento, al momento dell'azione, non ci sta. Il coraggioso bambino di Kabul, il piccolo guerriero afghano dice no e si consegna alle autorità afghane. E racconta.
Piccole stelle di questo tipo, di tanto in tanto illuminano la tenebra afghana che s'è fatta infinita. Altre occiriente ne conosce, ma le lascia al silenzio, per rispetto degli attori, perché alcunché li possa sfiorare. Quel che importa è  che accadano, che ci siano. Quel che importa è che la realtà a volte si faccia tempio, tempio capace di pulsare sopra ogni dolore, ogni bruttura, ogni guerra. Capace di pulsare malgrado tutto. Capace di pulsare oltre.    
Marika Guerrini

lunedì 24 settembre 2012

Libertà animale

...il mondo islamico brucia, ancora. Parole hanno attraversato l'etere, ieri, in diretta, Roma- Islamabad-Roma. E slogan si sono uditi contro gli States, contro Israele. E la voce ha detto: stanno sfilando, sono migliaia, ancora. La polizia fa cordone, vogliono raggiungere le ambasciate e la missione francese. Roma tace. Non c'è nulla che venga da dire. Non è la prima diretta, è da giorni ormai, oltre dieci.
Al di là dell'Atlantico, alcun regista ha voluto le immagini blasfeme, ha voluto darle al mondo, alcun produttore, alcun cristiano copto d'origine egiziana. Fandonie. Fandonie studiate a tavolino. Neppure alcun regista israelo-statunitense, come in prima versione. O forse sì, questo forse sì, ma non un singolo uomo, più, e non uomini ma agenti dei Servizi, i soliti Servizi. Americani, israeliani, in connubio, isolati, tutto forse sì.
Questa l'ipotesi che i fatti hanno reso tesi. E' probabile, molto, che la manovra sia una faida interna agli States ad indebolire l'attuale Governo prima delle elezioni. Mai dimenticare le elezioni americane, vi accade di tutto. Da sempre. Manovra voluta in alto loco dove si è deciso un cambio di guardia? Può darsi. Accordo tra Romney e Netanyahu? Può darsi.  Non c'è limite al possibile in quel mondo. E' una guerra fra draghi. Motivi sempre gli stessi. Obiettivo immediato come da attuale copione: Iran e tutto quel che si sa. 
Così la prima fase, poi la seconda: la francese idiozia. Invischiata in qualche maniera, consapevole, non si sa, quel che si sa è che basta poco, molto poco ad incastrare i francesi, basta stuzzicare la Libertà. E, sì, che hanno fatto una Rivoluzione senza capirne il senso.
Libertà, il motivo addotto alle mancate scuse, al mancato ritiro delle offese, eccetera eccetera. Libertà d'opinione, espressione, stampa, libertà di...Oh, se le idee avessero voce, se l'avesse la Libertà! Questa da noi addotta tutto è tranne che Libertà. E' un conato psicosomatico rivestito di retorica, etica, falso ideale, persino religione. E' libertà animale, perché l'animale è libero nell'ambito della propria istintività. Lui sì, l'uomo no. Questa, nostra, addotta tra intellettualismi e ipocrisia, questa, imprigionata nel circuito della psiche, anzi, degli psichismi, è libertà asservita alla natura priva di pensiero, per questo priva di Libertà. Questo è stato. E'. Mentre l'Islam brucia le bandiere d'occidente.
Marika Guerrini
immagine: Raffaello, San Giorgio e il drago.

martedì 18 settembre 2012

Afghanistan: la droga nel paese della luce

...e l'auto smontata per un sospetto di traffico d'oppio. E i resti dell'auto, gli avanzi. E costernazione e paura. Paura d'occidente in occhi d'occidente, giovani occhi di passaggio laggiù. Occhi sulla via del rientro attraverso Iran, Turchia, poi Grecia o Balcani forse. Era il 1976. Chi scrive era lì, su quella stessa linea di frontiera, in attesa d'attraversarla in senso inverso all'auto smontata, inverso alla giovane paura dell'ovest. Era legge afghana quella, legge sul traffico di droga. Legge severa, estrema. Daud Khan governava l'Afghanistan di allora, era la Prima Repubblica e il Governo era conservatore. E le donne frequentavano le scuole. E il velo era facoltativo. E gli aquiloni volavano. E la musica ritmava la vita. Ma la legge sul traffico di droga era estrema, pochi grammi di oppio in uscita dai confini e s'apriva l'inferno delle galere afghane. Legge applicata su tutta la linea di confine, in tutte le frontiere. L'oppio era una cosa interna, riguardava gli adulti, era tradizione adulta e al maschile ancor più. Chi riusciva nell'esportazione era per inganno, "fortuna" o attraverso le montagne. 
Poi i sospetti di giacimenti di petrolio e di gas nei fondali del Caspio: compagnie petrolifere principiano a muoversi, Unocal in testa. In contemporanea le azioni della Cia danno avvio all'architettura Usa-Nato, obiettivo: conquista della regione. 
Tutto viene valutato: Urss e Iran per iniziare. La Cia moltiplica i propri agenti nella regione, Iran  innanzi tutto, intanto spinge l'Urss all'occupazione dell'Afghanistan. E' il primo atto Usa-Nato. E' il 1978. La droga fa gola ma resta sullo sfondo, per ora, allo studio per farsi arma. 
E si fomentano rivolte in Iran, vedi cronaca recente ed attuale, e l'Impero Persiano si sgretola. Carter, presidente americano di turno, offre asilo a Shah Reza Pahlavi, non sarà vero, mentre la longa mano della Cia spiana la strada al sottovalutato, per ignoranza yankee,  Khomeini. e tira la trappola, da tempo preparata, all'Urss. Il topo viene intrappolato: carri armati sovietici entrano in Afghanistan.  E' il 1979. Armi Usa a profusione vengono vendute ai mujaheddin, Ben-Laden fa parte del pacchetto in un' unica confezione. La Storia si fa ancor più complessa. L'Alleanza del Nord di H.S.Massoud paga le armi agli Usa con gli smeraldi, altri con l'oppio.  La droga inizia a farsi arma e avanza a stringere Afghanistan e il vicino Pakistan, collaboratore, al tempo, degli Usa.  Anno 1981, a soli due anni dall'invasione sovietica, in Pakistan, a spese Usa, si aprono raffinerie per trasformare l'oppio in eroina mentre in Afghanistan, protetta dalla Cia, la coltivazione di oppio diretta ai mercati locali come da tradizione, si fa dispensa mondiale. Già allora ricoprirà oltre il 60% della richiesta degli States e gli eroinomani in Afghanistan e Pakistan dallo 0% passeranno al 20%. Il costo sarà tenuto bassissimo. Come ora.
Il decennio di occupazione sovietica è stata la culla in cui l'eroina s'è fatta dollaro per gli States, s'è fatta dollaro per non smettere mai lungo il successivo decennio fino ad ora. Dal 2001 con tutto quel che sappiamo. l'eroina è passata sotto l'ala protettrice Nato, facendosi ancor più fonte inesauribile che sgorga inesauribili flussi di dollari a sovvenzionare le azioni Usa-Nato. Tutte. Iniziando dalle armi ai mujaheddin, alla formazione dei taliban, agli addestramenti anche in patria americana, all'acquisto di droni, alle false rivoluzioni e così via. E' stato, è il profitto per eccellenza, da allora. Ora, ma da tempo, s'è allargata a tutti i paesi dell'Asia Centrale e regionali, Iran compreso, compresa la Russia. E' così che il paese della luce, lì dove le patrie galere s'aprivano per qualche grammo d'oppio in uscita, è stato reso, dai "portatori di civiltà" dispensatore di tenebra. Così, procurando al mondo il 90% di eroina sul mercato. Eppure questi giorni la cronaca fa sperare. No, non sono taliban travestiti da esponenti di forza di sicurezza, a provocare i recenti incidenti di rilievo, no, sono afghani, semplicemente afghani. Non si occupa l'Afghanistan uscendone vincitori, non è mai accaduto.  Il paese della luce ha reclamato sempre la propria storia. Sempre. Da sempre.
Marika Guerrini 
foto Barat Alì Batoor

giovedì 13 settembre 2012

occiriente non ci sta...

...no, occiriente non ci sta! Fiumi di parole ha già versato sulla farsa della Primavera Araba, sui reali motivi, le reali manovre, i reali, allora futuri ora attuali, frutti. Ha versato parole anche sul bestiale assassinio d'un uomo, più d'uno. Che avesse nome Gheddafi o altro non ha alcuna importanza. Peggiori di lui sono stati i suoi assassini, no, non gli esecutori, non solo, vittime a loro volta, ma i mandanti del caso. E occiriente ora non ci sta! Fiumi di parole ha già versato sulla realtà di al-Qaeda, sulla realtà della sua formazione, i suoi fondatori, i reali contatti con gli States. Fiumi di parole ha già versato sulla realtà della Cia, sull'infamia delle azioni blasfeme, che si mostrino in video, in foto o restino nascoste al mondo e ignorate dai media, anche questo non ha importanza. Quel che importa è che il mondo è saturo. Saturo di menzogne, di intrighi,  di false piste, falsi indizi, falsi eroi, falsi provocatori come questo Sam Bacile, autore del recente video blasfemo. Provocatori costruiti all'uopo per azioni e reazioni provocate all'uopo. Saturo delle parole di vendetta, minaccia. Puntuali, scontate. Saturo di vittime innocenti o colpevoli che siano. E occiriente non ci sta, stavolta sulla Libia ed oltre non ci sta. E  riporta lo stralcio d'una pagina tratta da un libro in via di stampa, stralcio da occirente già citato o forse no e se sì lo ripete. Stralcio in cui al vaticinio di Cassandra viene affidata la verità, stralcio in cui, rivolta all'occidente, il vate dice: 
"...se pur fosse vero il Jihad, come voi volete intenderlo, non è per il Jihad che siete in Afghanistan, siete stati in Iraq, vorreste andare in Iran, destabilizzare il Pakistan, circuire l'India. Come non fu per motivi ideali che gli Achei vollero combattere Troia. Ma per traffici e danaro. Così voi. E se vi sia stata, vi sia, vi sarà offesa, risposta contraria al vostro mondo, se vi saranno vittime tra voi, sarà solo il rinculo dei vostri fucili."
Sì, il piano in cui è slittata l'umanità di questo tempo non si può non chiamare sub-umano. Forse la storia umana non ha mai raggiunto tale gravità. Mai questo piano al cui livello coloro che minimamente comprendono, soffrono l'impossibilità del compromesso con quanto assume maschera umana, dimensione umana, dialettica umana, senza essere più umano. Senza averne più nulla. Ma anche di questo occiriente ha già parlato.
Marika Guerrini

domenica 9 settembre 2012

oggi ode a Massoud

oggi, 9 di settembre del 2012

"...Ghazal gofti-o dorr softi,
biya-o khosh be-khwan, Hafez!
Keb har  nazm-é to afshand, Falak,
'aqd-é Sorayya-ra!
in traduzione
"...canti il tuo ghazal, spezzi le perle. 
vieni e recita lieto, Hafez!
Che sul tuo poema, il cielo sparge 
il vezzo infranto delle Pleiadi"
                                                                                     
                                                                    Hàféz (1320 circa-1389)


... parte finale di una delle odi  tenute a memoria da A.S.Massoud. Versi di Hàféz, maestro del lirismo persiano. Maestro a cui avrebbero attinto, tra gli altri, poeti d'occidente quali Goethe e Ruckert. Maestro consacrato "Lingua dell'Invisibile" dalla tradizione d'oriente e d'occidente per la facoltà di rendere visibili immagini sottili, come frammenti del Divino che entrano nell'umano. Sublime facoltà. Maestro di cui è costume aprire a caso le pagine alla ricerca dell'oracolo. Maestro che l'amer-sahib Massoud amava particolarmente. Al cui proposito, parlando di poesia con un amico: quando ho tempo leggo Hafez perché i suoi ghazal sono i miei canti. Confidòabbandonando il suo abituale riserbo. Era un giorno di cinque mesi prima di quel 9 di settembre del 2001 Correva la primavera  L'ultima per l'amer-sahib. 
Marika Guerrini
p.s.
per saperne di più senza equivoci :
http://occiriente.blogspot.it/2011/10/risposta.html

martedì 4 settembre 2012

perchè non si può tacere

..."...non si vuole che persone libere, non assoggettate, persone che non si vendono, circolino nella sporca faccenda afghana...", questo lo stralcio della risposta privata di chi scrive alla narrazione della recente vicenda di L. Merlo, vicenda da lui titolata "sarete minacciati...". E non è il sentimento d'amicizia, di solidarietà, di condivisione ideale che spinge occiriente a segnalare il sito che riporta la vicenda,  non è tutto questo a caldeggiarne la lettura, è l'eccezionalità d'un comportamento che non può che essere scaturito da un senso di libertà e di verità. Per cui: tashakor, Lorenzo, tashakor anche a nome della gente afghana che ha chiesto ad occiriente di farsi portavoce del ringraziamento. 
Marika Guerrini

ecco il sito
foto da Lorenzo Merlo, "Afghanistan F.C.R.", Victory Project Book 2011

domenica 26 agosto 2012

guerre senza onore

...che in Waziristan, Pakistan confine afghano, sia stato bombardato non una ma due, tre volte lo stesso obiettivo, "ripasso", lo riporta il "the Guardian" di qualche giorno fa. Motivo: impedire i soccorsi ai feriti. E riporta che droni hanno bombardato in due, tre, riprese, appunto, un gruppo di "presunti terroristi". Stavano festeggiando la fine del Ramadan. Era il 19 scorso. E riporta l'opinione dell' US Department of Homeland Security: "i soccorsi sono atti di sostegno al terrorismo". Bene, ora che il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli States, ha anche sconfinato, possiamo dormire sonni tranquilli.
Ma c'è altro da evidenziare: che si faccia passare per novità qualcosa che va avanti da oltre tre anni nella regione, per non parlare dell'Iraq. E si ritorna al livello di subumanità che fuoriesce dalle azioni belliche degli States. Che fuoriesce ogni giorno che il sole s'alza e tramonta sulle terre di queste loro guerre illegittime. Guerre senza bandiera né patria. Inique, sleali, senza onore. Che non avranno gloria. 
Eppure in febbraio 2012, il "Sunday Times" ha pubblicato un rapporto del "Bureau of Investigation Journalism " di Londra, dice: " ...la campagna dei droni Usa ha ucciso decine di civili che soccorrono le vittime o partecipano ai loro funerali". Nel rapporto la condanna, chiara, inequivocabile e un numero approssimativo: tra i 285 e i 535 adulti e oltre 170 bambini. E ancora: " ...se non è un conflitto armato o a meno che non si tratti di una minaccia imminente, (le uccisioni) rappresentano un'esecuzione extra giudiziaria. Non è neppure il caso di chiedersi chi sia chi, o se i presenti stiano aiutando i feriti o meno. In questo caso ogni morte è un omicidio. ogni morte è un crimine." Sono parole di Naz Modirzadeh, Direttore dell' HPCR, Program Humanitariam Policy and Conflict Research, all'Harward University. Mentre la Convenzione di Ginevra condanna "...l'uccisione di soccorritori impegnati sul campo di battaglia". Ma non sono questi campi di battaglia, no, sono campi di sterminio. Unilaterale sterminio. Soltanto.
Bastava il segno d'una Croce Rossa, un tempo. Ovunque fosse, qualunque forma segnasse. E il rispetto per i feriti, per i morti, oltre ogni confine, colore, bandiera, rendeva indiscutibile il silenzio delle armi. Lo rendeva sacro. 
Marika Guerrini 
foto dal web

giovedì 23 agosto 2012

da "Popolo Hazara" un racconto

...c'è un racconto, un breve racconto di cronaca che occiriente vuol rendere noto ai propri lettori. Un racconto riportato da "Popolo Hazara". Racconto scritto da un bambino hazara, una storia vera, bellissima nella sua drammatica tristezza. Una storia che, in semplici, immediate immagini innocenti, ci sottopone, ancora una volta, la crudele realtà del genocidio Hazara. Quella realtà che imperterrita continua a verificarsi.  La stessa segnalata da occiriente da mesi e mesi, segnalata con la specifica dei nomadi Kuchi, anche. Perché è di loro che tratta il racconto. Quei Kuchi di etnia pashtun, incontrati da chi scrive, un tempo. Quei Kuchi portatori di costume, tradizione, storia, un tempo. Gli stessi Kuchi portatori di sterminio, ora. Sterminio secondo volere governativo afghano che, armandoli, li usa per un'agevolazione di genocidio. Ma occiriente ha già detto anche questo.
“Trilogia Della Vita” scritto da un bambino Hazara, il titolo del racconto, il lettore lo troverà su http://www.hazarapeople.com/it/?p=252 , intanto un grazie va a Mohammad Amin Wahidi, direttore di "Popolo Hazara", per aver reso noto il racconto.
Marika Giuerrini
foto Barat Alì Batoor

sabato 18 agosto 2012

Kabul e l'Indipendenza

...sì, oggi tra poche ore, 19 agosto, sarà Eid ul-Fitr e il giorno dell'Indipendenza a Kabul. Ma nel tempo di ieri era stato l'8 maggio 1919. Allora Hamanullah Khan aveva provocato la Terza Guerra anglo-afghana. Così, semplicemente, con un incidente di frontiera. Breve guerra, 20 giorni ma la vittoria. Vittoria su quel Regno Unito che, ancora addietro, quando impero, aveva reso colonia la grande India. L'aveva fatto come d'uso anglosassone, con mezzi subdoli, illeciti, sleali. Quel Regno Unito che usciva ed entrava dai confini afghani sempre con gli stessi mezzi. Quel Regno Unito che aveva già consumato due guerre per il possesso di quei confini, di quel popolo. Quel Regno Unito che  continuava a respirare l'aria antibritannica in quei confini, in quel popolo. Indomito popolo afghano, al tempo. E l'indipendenza venne. E Hamanullah rifiutò i sussidi britannici e lo fece in seguito al Trattato di Rawalpindi e l'Afghanistan fu libero. E proclamò la propria Indipendenza ch'era il19 agosto di quello stesso anno 1919. 
Vecchia storia, questa. Altri tempi. Altri uomini a capo del paese. Altro popolo. Popolo non ancora reso inerme, non ancora schiacciato da armi d'ogni foggia compresi fame, droga. Infide armi queste, a provocare paura, anche, così indebolendo gli animi, creando dipendenza. Innanzi tutto. Ad agire in tal senso genti dal nome diverso dall'antico solo in apparenza, nel fonema, nella divisa. Mezzi gli stessi come d'uso, anzi peggiori, di gran lunga peggiori. 
Sì, oggi, tra poche ore sarà il giorno dell'Indipendenza a Kabul, giorno di ipocrite parole, nostalgiche illusioni. Kabul è schiava. Oggi. Ancor più che nel 1919. E Hamanullah è assente a Kabul. Oggi. Ogni spirito libero, ogni orgoglio patrio, ogni amore per il popolo  è assente oggi a Kabul. Assente tra chi dovrebbe guidare Kabul, il paese tutto. Guidare con equanimità, giustizia e ancora e ancora. Finzione. Soltanto. E lo scheletro di antiche glorie. Soltanto. 
Sì, oggi tra poche ore, sarà il giorno dell'Indipendenza a Kabul. Sarebbe stato.  
Marika Guerrini

foto di Barat Alì Batoor

mercoledì 15 agosto 2012

stesse diverse parole

" ...l'immobilismo in una guerra irregolare prelude al disastro", scrive l'inglese Thomas Edward Lawrence nel 1919. Questo ha pensato al-Assad nell'ordinare la risposta dell'esercito regolare all'irregolarità d'una guerra ribelle provocata dallo straniero. E Lawrence continua: "...per incendiare il deserto non serviva l'intelligenza, né il buonsenso, né la saggezza politica, ma solo la fiamma dell'entusiasmo" e ancora " Lo scopo della mia visita era, principalmente, quello di cercare l'anima che ancora mancava alla ribellione e misurare la capacità di portare avanti la rivolta fino all'obiettivo che io avevo concepito per essa" Così l'agente dei servizi segreti britannici al Cairo, alla leggenda Lawrence d'Arabia, il Lawrence di cui sopra, racconta di quella rivolta araba che si mosse contro i turchi sotto la sua guida. Non c'è altro da dire.
Marika Guerrini