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lunedì 22 ottobre 2012

Damasco Beirut-prima parte-: Faraj

acquarello per tessuto in seta
Damasco quindici giorni fa
... toccata e fuga, lo spazio di un week end, d'uno sguardo, d'un respiro. E il dedalo di stradine e la sala da tè e lampade di vetro colorato piovono dal soffitto arcuato mentre bicchieri fumanti sono ambrati dall'infuso e delizie profumate di spezie occhieggiano da ciotole decorate. E il silenzio. E il mondo fuori.
 Farajallah, per gli amici Faraj, accoglie la mia preghiera, sa che non sono una giornalista, desidera parlare, io ascoltare. Così, a bassa voce: i regimi sono tutti uguali, sono regimi, questo di Assad non è peggiore di altri. La religione non c'entra con questa storia. La Siria non ha mai tollerato gli estremismi, ha sempre protetto le minoranze religiose. La stessa famiglia di Assad, appartiene alla minoranza degli alawiti.  Hafez Assad, il padre, nel 1982, dopo tre anni di attentati contro il regime da parte del Fronte Islamico Unito, soffocò ad Hama la rivolta dei Fratelli Musulmani, liberando il paese dagli estremismi. Poi il Golfo, la Guerra Iran-Iraq, la Siria solidale con l'Iran. Tra i due paesi i rapporti si stringono, i commerci proliferano. Poi il 2000, la morte di Hafez, gli succede Il secondogenito Bashar. Ha vissuto a Londra, appassionato di medicina, di internet, ha moderne vedute. Il popolo s'aspetta da lui un rinnovamento del paese. Bashar promette sviluppo tecnologico, attenzione all'agricoltura, economia più liberale, apertura a nuovi movimenti culturali e politici. Ma le promesse non verranno mantenute. Questo ha creato il malcontento tra la gente, questo e il mantenimento del potere per via familiare. Non essendo una dinastia monarchica il popolo non capisce e non condivide. E c'è anche che Bashar è sempre stato debole nelle decisioni restrittive e costrittive dei vari esponenti governativi, per le loro malefatte e comportamenti spesso con abuso di potere. 
Faraj parla, il volto chiaro di chi osserva con animo distaccato, lo sguardo di chi non sa mentire, non lo farebbe anche se potesse. Continua: io stesso una volta sono stato ricevuto da Bashar, per denunciare un episodio di gratuito sopruso da parte di esponenti della sicurezza, il raìs ascoltò con attenzione, mi diede ragione e prese provvedimenti. Ma anziché allontanare definitivamente i responsabili dai ruoli, li trasferì in altra zona. Vede, lui è sempre stato troppo debole su certe cose. Suo padre Hafez cacciò dal paese il proprio fratello per atti di violenza, e il popolo lo ammirò, si sentiva protetto. Bashar no, lui non si schiera mai molto, questo alla gente non piace. Ma non per questo lo odiano o vogliono le sue dimissioni. No, sanno bene che la sua caduta porterebbe al potere gruppi oltranzisti ed estremisti. E' stato un errore di leggerezza di questo tipo che ha procurato l'inizio delle ribellioni ad Hama, Dar'ia, Homs e Latakia. Allora c'erano già all'estero le rivolte che chiamano della Primavera, ma la primavera porta vita non morte,  Bashar sottovalutando anche questo, non ha prestato attenzione alla gente che voleva da lui la rimozione dei governi locali, per malefatte degli esponenti, voleva un'azione decisa severa e diretta, badi bene, rimozione dei governi locali, non il centrale, anzi, chiedevano ad Assad aiuto. Ma Bashar ha ancora sottovalutato. S'è concentrato su Damasco e Aleppo ed ha mandato l'esercito a placare le rivolte. All'inizio è stato solo placare, come si fa in molti paesi davanti a rivolte corpose. Ma l'occidente con altri interessati, per tutto quel che si sa compresa la via all'Iran, non aspettavano che il momento opportuno per entrare, ha approfittato. Il paese s'è ancor più, perché già erano presenti, riempito di infiltrati, spie e mercenari che hanno armato i ribelli giocando sul fanatismo anche religioso ed hanno incrementato i focolai facendo passare una parte dei siriani, dalla ribellione all'odio. L'esercito governativo è sceso in campo. Ma sa una cosa? Cosa? dico, l'esercito che si vede, quello messo fin'ora in campo non è che una piccola parte dell'esercito siriano. L'esercito siriano è enorme e molto ben addestrato. 
Ha chinato lo sguardo Faraj, è pensieroso, molto. Fino ad ora non ho fatto domande, ho voluto che si sentisse libero nel suo racconto, ora chiedo: secondo lei, Faraj, c'è qualcosa che a questo punto Bashar Assad possa fare per evitare il peggio del peggio, ovvero un secondo Iraq o Libia o...comunque la distruzione della storia?
E lui: è molto difficile, ora, ma qualcosa può fare, deve fare, dimostrare al mondo la possibilità di modernizzazione politica, deve volere  le libere elezioni, le deve indire. 
Ma, Faraj, non glielo permetteranno mai, le forze esterne e le interne avverse faranno l'impossibile, useranno ogni mezzo illecito, proprio tutti perché questo non sia.
Sì, lo so, riprende Faraj, ma lui lo deve fare, deve indire seriamente le elezioni. Lo deve fare per il popolo. Cara signora, il popolo ha bisogno di un forte segnale, il popolo capisce.  La maggior parte del popolo non vuole destituirlo, vuole un forte segnale. Vede,  Assad con moglie affianco e figlie sul sedile posteriore, senza scorta, in una piccola utilitaria, si sposta normalmente nella città, vanno in giro per le strade, vanno al ristorante. Assad cammina tra la gente, anche al mercato. Ovunque sarebbe facile attentare alla sua vita, ma non avviene per fortuna. Lei come lo spiega?
Shukran, Faraj, shukran. Grazie.   
Ah, dimenticavo di dire al lettore, Faraj, in lingua araba vuol dire: gioia dopo una costrizione. Ancora Shukran, Faraj.
Marika Guerrini 
   

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