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lunedì 22 giugno 2020

Non va spento il respiro della vita

... immenso desiderio di conoscere la vita, entrare in essa, in essa proiettarsi verso il futuro.
E' questo l'essere umano negli anni che dal primo triennio vanno alla maturità sessuale, un connubio di forze che tendono ad un unico obiettivo: creare la vita, attimo dopo attimo, senza tregua. Questi sono i primi due settenni, i più importanti dell'età evolutiva, quelli in cui tutto ciò che accade, tutto il mondo esterno che circonda ogni singolo essere, ora bambino poi adulto, verrà da lui afferrato con forza, la cui potenza non sperimenterà più nell'arco dell'intera sua vita. E la stessa intensità con cui percepisce e s'immerge nel mondo, viene adoperata per rispecchiare in sé tutto ciò che ha percepito ed in cui si è immerso. E' questa la peculiarità del lasso di tempo di cui sopra, tempo che ogni uomo sperimenta qualunque sia il contesto geografico, storico ed esistenziale. In quel lasso risiede in embrione ogni singolo futuro che attende e scruta per formarsi man mano lungo i due settenni, e sono le modalità di questa formazione che andiamo ad accennare nei suoi momenti cruciali, solo quelli, poiché darne una visione completa non sarebbe consono al luogo.
Il lasso di tempo di cui sopra ci si mostra come un ininterrotto espletarsi della forza vitale che caratterizza l'uomo sin dalla nascita per farsi veicolo primario dell'intera formazione: la Volontà, volontà intesa quale elemento del Volere che, a seguire, impulsa altri due elementi, quello del Sentire, da cui i sentimenti e quello del Pensare, da cui i pensieri. Ed è l'impulso della Volontà ad originare la triade costituente ogni essere umano che, sollecitato da quest'impulso, costruirà in sé la propria complessa compagine morale ed intellettiva nella sua totalità ed unicità.
Che la Volontà quale elemento sia primario non è cosa difficile da comprendere, basti pensare al momento della nascita la prima azione che ogni singolo compie all'ingresso nella vita, prima azione che si accompagna al vagito, al pianto, al respiro, anch'esse azioni pregne di un moto che oseremmo dire cosmico, quindi di Volontà. Ma procediamo per ordine.
Nella stessa compagine che il bambino, poi adolescente poi adulto, va formando, alberga, per quel che concerne la struttura fisica, l'organizzazione dei distretti funzionali degli arti, del tronco e del capo, ovvero il sistema metabolico, il sanguigno-respiratorio ed il cerebro-spinale, per cui in ordine di azione-formazione, si ha la comune volontà, il comune sentimento e il comune intelletto. Inutile sottolineare che queste triadi riguardanti sia la psiche che l'organizzazione fisica dei distretti funzionali, non si possano, con pedanteria, collocare l'una accanto all'altra perché sono interagenti, questo dimostra quanto i moti  psichici e fisici siano in continuo scambio. 
Immaginiamo ora che l'inarrestabile espletarsi dell'elemento Volontà, quindi della vita, venga interrotto, impedito o costretto o mutilato e che, per di più, l'azione venga protratta. Se questo dovesse attuarsi l'azione suddetta susciterebbe una forte emozione, in tal caso negativa, emozione che, poiché negativa, nell'età di cui si sta trattando, si trasformerebbe in dolore. Non importa se e quanto il dolore sia consapevole, importa il fatto che invaderebbe l'intero essere del soggetto violato da impedimento, costrizione, eccetera. E se quest'azione del sottrarre libertà di vita, è quel che vivrebbe il soggetto, interessasse non solo il moto esteriore dell'interagire fisico, per esempio per esprimere un sentimento, ma in contemporanea impedisse, costringesse o ostacolasse il respiro sia quale ossigenazione che quale essenza d'ogni moto vitale dell'anima, in tal caso, cosa accadrebbe a quell'essere ipersensibile per natura dell'età, quell'essere che con tutta la potenza della crescita è costantemente impegnato nella totale ascesa formativa proiettata verso il futuro, cosa accadrebbe? Ed eccoci alla motivazione che ha spinto la scrittura di questa pagina, motivazione con punto interrogativo, richiesta da più persone tutte brancolanti nella confusione, nell'incertezza, nel dubbio e nella paura di questo momento della contingenza che si sta vivendo, la domanda è questa: se si attuasse in Italia la disposizione ministeriale e governativa circa l'obbligo di indossare la maschera e rispettare la distanza di sicurezza di un metro, per e tra gli allievi della scuola primaria e secondaria, ovvero bambini dai sei anni ai tredici-quattordici a causa dell'epidemia di un virus che, tra l'altro, per motivi lungi dalla morale, si vuole mantenere in circolo, cosa accadrebbe ai bambini, ai ragazzi, se nella scuola si attuasse davvero questa follia? 
Circa la distanza si è accennato, ma ostacolare il respiro, per di più in aggiunta alla già alienante distanza sociale in un'età di estrema totale formazione di cui abbiamo accennato le modalità, è da ritenersi un crimine contro l'umanità. Questo crimine provocherebbe, o comunque potrebbe far insorgere in un numero imprecisato di allievi, un numero smisurato di disagi d'ogni tipo, dai più lievi ai più gravi, nell'immediato o nel futuro, allievi che, dopo il primo momento di trasformazione di questo tutto in un gioco, inizierebbero a manifestare vari disturbi in rapporto all'indole di ogni singolo, al temperamento, al carattere, alla condizione esistenziale etc., disturbi che potrebbero oscillare dall'iperattività all'aggressività, dagli squilibri nella facoltà pensante immaginativa propria all'età, all'insorgere della bugia quale rifugio, alle convulsioni per assenza o quasi di mobilità, di interazione, di contatto fisico e innanzi tutto di respiro ossigenante. Prenderebbe spazio la Paura, quella con la P maiuscola, quella sottile, strisciante, silenziosa, che si annida nell'anima per poi comparire nei momenti più impensati della vita. Nell'immediato, e sarebbe il fenomeno meno grave, potrebbe farsi paura dell'altro, del mondo, del buio ma anche della luce. E la paura sarebbe la vera "malattia", quella grave, quella che indebolisce l'anima indebolendo il corpo. Le conseguenze di questa scellerata disposizione potrebbero manifestarsi anche nel tempo, proprio per via di quanto accennato all'inizio, in episodi di pseudo epilessia, autismo indotto, schizofrenia, forme maniacali di vario tipo, etc. Questo tipo di shock subito nel particolare arco temporale dei primi due settenni evolutivi, resta impresso in chi lo subisce, per tutta la vita, molto spesso si affaccia anche in età avanzata o di vecchiezza, ad esempio l'alzheimer tipica malattia della vecchiezza, ma non solo, spesso è legata a shock subiti in quel periodo della vita, ce lo dicono i nostri vecchi con i loro ricordi.  
 Volendo poi pensare ad eventuali disturbi o squilibri organici, va tenuta presente la possibilità che verrebbero interessati tutti e tre i distretti funzionali, sempre per il motivo dell'età formativa e dell'interazione, con maggior riferimento all'apparato respiratorio e al cardiaco perché in quell'età, ancor più che in altre, il ritmo del respiro è ritmo dell'anima ed è tutt'uno con il ritmo del cuore. Anima e cuore sottilmente vanno all'unisono, all'unisono vivono. E questo che si vuole spegnere? E' il profondo respiro dell'umanità perché avanzi la macchina aliena all'anima e al cuore? E' questo che si vuole?
Marika Guerrini