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venerdì 27 settembre 2013

il Pakistan e l'isola che c'è

la nuova isola a 2 miglia da Gwadar
... mentre, a due giorni dalla strage nella chiesa protestante di Peshawar, nella provincia del Khyber Pakthunkhwa si continuava a contare i morti che da 80 s'erano fatti più di 100 per via dei feriti gravi, mentre un sisma di magnitudo 7,8 Rickter scuoteva le viscere della terra in Baluchistan, procurando oltre 250 vittime più centinaia di feriti, a due miglia dalla costa di Gwadar, lì, nelle acque baluchi del Golfo Persico, Mare Arabico, sorgeva un'isola, una miniatura di isola a forma di mezza luna, come su molte bandiere di terre musulmane. Sorgeva così, all'improvviso,  quasi a testimoniare principio e fine, fine e principio d'ogni cosa terrena. E se pur per i sismologi questo piccolo vulcano di fango avrà vita breve, finirà per erosione marina, intanto è sorto. C'è. " E' successo in brevissimo tempo",  dice la voce in diretta telefonica,  la voce amica che sta raccontando: " avessi visto, è stato straordinario, prima non c'era poi c'era. E ci si sente così infinitamente piccoli...". Una sorta di fanciullezza  oltre ogni logica del tempo ci ha fatto sorridere, l'ha fatto nella percezione del suo sorriso. Per qualche attimo abbiamo dimenticato stragi, terremoti, c'era solo una piccola isola che dalle immagini reali della voce, s'erano trasferite in noi, era come se la vedessimo con occhi fisici e non solo della mente, quella piccola isola a migliaia di kilometri dal nostro respiro. E benché potesse risuonare fuori luogo, inopportuno, cosa che neppure ci ha sfiorato, abbiamo lasciato che l'entusiasmo, fanciullo anch'esso, si impadronisse di noi. " pare che misuri 200 metri di lunghezza", ha detto la voce " 100 di larghezza e 20 di altezza, è davvero minuscola...". Ma breve è stato l'entusiasmo che, una sirena, estranea al fenomeno ma comunque presente all'altro capo del filo, ci ha riportato la crudezza dei giorni. E abbiamo riflettuto su quella terra, la sua contingenza,  su quanto spesso avvenisse, ormai da qualche anno, che ogni qualvolta fosse sul punto di risollevarsi, di rafforzarsi politicamente o socialmente o economicamente, accadesse qualcosa ad impedirlo, ad aggravare, a deviare, qualcosa di grosso, puntuale ogni volta, qualcosa in aggiunta alle morti quotidiane sotto il passaggio dei droni, le loro bombe, qualcosa che, anche questo abbastanza puntuale, s'accompagnava a grossi attentati, grosse stragi perpetrate dai vari gruppi terroristici estremisti islamici eccetera eccetera.  Alluvioni, terremoti, siccità, monsoni di incredibile violenza. Pare che madre natura, bizzarra ovunque in questi tempi, lì sia particolarmente impazzita. Sì, è terra di monsoni, lo è sempre stata, c'è una potente vena sismica, da sempre, c'è sempre stato il periodo delle piogge, e la siccità periodica, tutto parte di quella  regione, ma il fatto su cui, con la voce al telefono si rifletteva non era questo, è la puntualità destabilizzante ogni principio di avanzamento. La puntualità arretrante. Davvero particolare. E il fatto che la cosa si sia ripetuta. Perché in Pakistan in questo ultimo periodo, malgrado i droni quotidiani, i taliban in azione, gli attacchi settari, gli anti indiani. gli anti sciiti, gli anti occidentali, tutti finanziati in sordina dall'estero, Nawaz Sharif, il premier, si sta adoperando in mille modi per far fronte al tutto e, strano a dirsi, ha riscosso un buon indice di gradimento popolare. E c'è l'India con la possibilità d'accordo e, c'è... la Cina.
La Cina e le recenti, molto recenti, parole di Ma Yaou, Console Generale della Cina: " Il Pakistan è un rifugio sicuro per gli investimenti cinesi", belle parole per il Pakistan, sanno di collaborazione, alleanza. Parole pericolose ad occhi d'occidente e non solo. Intanto la Cina ha rafforzato gli investimenti nelle miniere pakistane. Ha triplicato gli investimenti su ogni tipo di energia anche eolica. Il progetto del collegamento tra il porto di Gwadar e la Karakorum Highway  continua ad essere sostenuto, in loco, per la Karakorum Highway, i lavoratori cinesi sono più di 11.000, tra ingegneri, tecnici e operai. Il Pakistan ha sollecitato ulteriori investimenti cinesi in infrastrutture (dighe, strade, metropolitane, etc.). Il volume del commercio tra i due paesi è di 12,4 miliardi di dollari. La Bank of Cina ha stabilito una sua sede a Karachi. E, cosa eccezionale, ha dato il permesso alle Banche pakistane di aprire filiali in Cina. E sono aumentati i voli aerei tra i due paesi e il progetto di ulteriore aumento sta per partire. E questa è una piccola fetta non dettagliata dell'intera faccenda. 
Sì, l'occidente delle multinazionali ha paura, una paura che aumenta ogni giorno e, allora, si rafforzano i fondamentalisti islamici, sempre più, con tutto quel che concerne e... si spera. Si spera che la macchia d'olio s'allarghi che raggiunga la Cina. Islamizzare la Cina, ecco l'obiettivo immediato.  Ci sarebbe di che ridere su quest'abissale arroganza. Ignoranza. La Cina non sarà mai islamizzata. La Cina è la Cina. Con il suo confucianesimo, il suo ateismo, il suo buddismo e perché no, il suo residuo maoismo e ancora e ancora. Ma, soprattutto, la Cina è la Cina con i suoi... cinesi. 
Marika Guerrini

lunedì 23 settembre 2013

lettera aperta

... "Eccola la prossima guerra che ci attende, si avvicina, già incombe..." questo l'esordio dell'articolo di Quirico su La Stampa ( 21 settembre 2013), poi i protagonisti: " ...da una parte l'Occidente, noi, dall'altra l'Islam radicale" e, di questo, fornisce i motivi: "determinato a risvegliare i secoli di dominazione, a ricostruire ... la terra del vero dio", nei puntini sospensivi dice: " con i soldi dell'Arabia Saudita e del Qatar, grande invincibile". Qualche riga oltre, accennando all'Andalusia, Spagna, quale prossimo teatro bellico: " è terra nostra e la riprenderemo", riportando le parole degli "uomini di al-Qaeda". Ancora qualche riga e, riferendosi all'occidente: " saldamente deciso a seguire il mito di un Islam moderato, educato, che esiste solo nei libri (e nelle bugie)". Bravo. Il reporter Domenico Quirico ha capito tutto.
Noi siamo pronti, e l'abbiamo già fatto, a comprendere, accogliere, intenerirci, persino, dinanzi alla sua vicenda umana, il dramma del sequestro, le torture e tutto quel che è stato. Siamo pronti a condividere, se pur virtualmente, il suo bagaglio di paure vissute allo stremo. Siamo pronti a seguire con interesse il suo racconto. Non siamo pronti alla generalizzazione di situazioni, azioni, condizioni estreme, procurata da gente voluta costruita estrema, gente da noi definita da tempo e non a caso, feccia umana, a questo non siamo pronti, tanto meno permettiamo che si sparga veleno su di un intero mondo per una generalizzazione. Su di un mondo che, è evidente, Quirico non conosce se non superficialmente, malgrado tutto. Se così non fosse, altra sarebbe stata anche la sua azione iniziale, quella del seguire i ribelli da lui ritenuti amici, per trovarsi  ad essere venduto dai presunti amici ai loro amici, che tali proprio non erano così come i primi. Errore ideologico quello del reporter, errore storico nonché antropologico. Ora, di contro, questo suo articolo, quasi una lettera, è un pericoloso atteggiamento fallaciano a istigare, se pur involontariamente, avversione alimentando ignoranza. Il reporter ha perso di vista che le parole dette, ancor più scritte, vanno soppesate, vagliate, misurate, vanno attese, ancor più se, in certo senso protagoniste, toccano la storia in momenti di grande fragilità, di pericolosità, allora hanno il dovere di misurare la traiettoria, onde evitare il formarsi di errate opinioni, devianti pensieri.
Ora, oggi, parole denigratorie, o peggio, di accusa all'Islam che," moderato, educato" non esiste se non nei libri e nelle bugie, sono estremamente gravi, ora, oggi che i nostri figli stanno crescendo con i figli dell'Islam e genti da quelle terre si rifugiano nelle nostre in cerca d'aiuto. Sono parole, queste, che non  alimentano solo l'ignoranza, ma formano strati di paura. E paura genera paura che a sua volta impedisce al pensiero di muoversi libero, il passo è poi breve per il giudizio unilaterale, parziale e può farsi escalation verso l'incomprensione, la discriminazione, su su fino alla xenofobia, al razzismo. Non sarebbe stato più corretto mettere da parte se stessi, i personali pur se comprensibili moti dell'animo e distinguere le frange estremiste islamiche dall'Islam? Quelle frange, e Quirico dovrebbe saperlo, che sono forme estreme ed estremizzate, cellule tenute impazzite. Al-Qaeda è una sigla dietro cui nascondere reali motivi di guerre e guerriglie. E torniamo all'ignoranza. 
Tutti questi seguaci che al-Qaeda incontra nei vari paesi d'azione, se si conoscesse l'Islam, si capirebbe che sono fittizi. L'unione per una "ricostruzione di una terra del vero dio" è una balla enorme. Elemento distintivo dell'Islam è il suo spirito nomade, ha sempre assunto sfaccettature diverse asseconda dei popoli che man mano andava conquistando. Spirito ancora vigente. Le diversità non sono solo nelle varie confessioni e derivati, ad esempio sciiti, sunniti, salafiti, wahabiti, etc., l'Islam dei paesi arabi (Arabia Saudita, Qatar, Yemen etc.)  è diverso da quello iracheno che è diverso da quello afghano, che è diverso da quello pakistano, o indiano o egiziano e ancora e ancora per non parlare dei paesi subsahariani. Questo al profano non salta agli occhi, ma è importante in ambito interno, per loro,  questo è un dato primario per barcamenarsi nell'attuale mare di totale confusione e violenza, per distinguere la menzogna dalla verità, entrambe nella realtà. 
Che l'occidente abbia molto, troppo, da restituire ad alcuni di quei popoli,  non v'è dubbio, che i conflitti civili abbiano possibilità di espansione, è possibile, ma non il debito occidentale può essere motivo bellico nei confronti dell'Europa. La feccia umana, che ha tenuto il reporter sotto sequestro, o chi a loro comando, a nostro avviso, per certi versi si è presa gioco anche del sequestrato. E poi smettiamola di attribuire  a quel credo  il ruolo di fulcro collante, le frange estremiste islamiche sono tenute unite da precisi accordi economici internazionali e persino politici. Una sorta di esercito a sé stante agglomerato per... , unificato sotto la sigla al-Qaeda, la Base, con  l'Islam quale comoda facciata. 
Il fatto è che le parole vanno pensate o, taciute.
Marika Guerrini    

venerdì 20 settembre 2013

Siria il nuovo bivio d'occidente

... non v'è dubbio sull'estraneità del governo siriano nell'uso di armi chimiche lo scorso 21 agosto nei pressi di Damasco. E' sempre più evidente quest'estraneità, ma va sottolineata data l'unilateralità, la falsità, la vigliaccheria dell'Onu. La sua assoluta inutilità ad esistere, se questo dev'essere il suo esistere. Un Ban Ki -Moon che glissa sull'attribuire un nome ai responsabili, che continua a farlo malgrado la dichiarazione ufficiale della Russia circa prove acquisite a dimostrare la responsabilità dei ribelli, di prove fatte giungere all'Onu, attestano la mala fede. Un Ban Ki-Moon che subito dopo aver glissato incentra l'attenzione su Bashar al- Assad accusandolo di crimini di guerra nonché contro l'umanità dimenticando l'Iraq con le sue  Falluja, i suoi Abu Graib, dimenticando l'Afghanistan con  i  suoi Bagram e ancora e ancora, tutti sempre con firme Usa e Nato, mentre Assad ammette il possesso delle armi chimiche e il loro smantellamento, attestano la mala fede.  Mala fede che manda alle ortiche ogni convenzione o, forse, dimostra la falsità di tutte, o quasi, le convenzioni post 1945. Ma questo lo toccheremo in altra pagina.
Luoghi terribili sono quelli dimenticati dal Segretario Generale Onu,  luoghi che hanno visto perpetrarsi atrocità senza limiti. Luoghi in cui esseri umani d'ogni età, bambini in numero esponenziale e donne e vecchi, sono passati sotto tagli inferti con coltelli, privazioni sensoriali, pressioni psicologiche d'ogni tipo, dalle finte esecuzioni, ai waterbording, alle posizioni di stress, quali, denudati, in catene, essere appesi con la testa in giù, o anche essere esposti a temperature estreme e così via. E stupri con armi d'ogni genere, e sodomizzazioni di bambini con arnesi che la pietà ci impone di tacere, mentre le donne, spesso le madri, dopo aver già subito o in procinto di, venivano costrette a guardare. E supplicavano la morte, invocavano supplicando ad alta voce la liberazione della morte o, pregavano. Questo ed altro, molto altro per quanto terribile sia immaginarlo, è avvenuto in questi anni di infami guerre mai dichiarate. Aggressioni. Questo l'Onu ha dimenticato, forse. Eppure è stato oggi, a volte ieri o l'altro ieri, è stato recente, tutto recente. Ma, come canta il poeta in termini abissalmente lontani, breve ha la memoria il corso per l'Onu, non per noi, qui il senso di questo rimarcare situazioni da inferno dantesco, di cui, in certo senso, siamo responsabili tutti. Per adesione pratica o mentale o ideale o di silenzio. Situazioni, azioni molto più che criminali nei confronti dell'umanità. Eppure, ad oggi, mai è stata fatta giustizia. Le più sono passate  inconosciute, quelle sgusciate al controllo hanno visto i loro autori, vittime anch'essi, attraversare sommari processi per poi scontare sei mesi di detenzione quale pena massima. E' da tanto che le nostre pagine accennano al subumano, queste azioni, frutto non di individuale follia, ma di precisi comandi militari superiori, sono il subumano. Ma anche questo tutti ormai lo sanno tranne l'Onu che ne è all'oscuro, visto che ha l'impudenza di accusare chi, in confronto, sta solo rispondendo ad attacchi stranieri per salvare le propria terra, la propria gente. No, non siamo di parte, non dalla parte di Assad che non conosciamo personalmente, ma siamo dalla parte della verità. Non possiamo farne a meno. Anche su questo non v'è dubbio. Per questo senso di verità continuiamo a dire che il popolo siriano, quello non inquinato dall'occidente, è dalla parte di Assad. E Assad non sta mentendo. Allora, cosa si deve liberare questa volta con o senza apparenti malcelati falsi accordi o azioni militari? Cosa si deve liberare, un popolo dal suo "tiranno" perché siamo affetti da umanitarismo?  La Siria è il nuovo bivio d'occidente, sta a noi proteggerlo per proteggerci. Lì dove proteggere vuol dire anche smascherare.
L'Afghanistan, il vecchio bivio, dopo il nefasto giorno delle Twin Towers, avrebbe dovuto subire un'azione di polizia internazionale alla ricerca di Ben-Laden. Una breve azione. Alla morte di Osama ben-Laden, morte fasulla per data luogo motivo, ma questo è un altro capitolo, si doveva ancora "aiutare" quella terra perché nascesse un Nuovo Afghanistan. Menzogne su menzogne su menzogne. Quel Nuovo Afghanistan tanto urlato dagli Usa nel 2001 non sarà mai. L'Afghanistan, che chi scrive ha incontrato, amato, non è più, quel che ora è sono le sue spoglie. E' stata frantumata la sua anima, inquinato in maniera incredibile il suo corpo, la terra, dall'uso di armi ben peggiori che le chimiche, uranio impoverito che, non aeriforme o simile, stanzia per anni anni ed anni nel terreno avvelenando ogni cosa. Ma anche questo ci è noto. Ora quella terra-bottino, occupa un relativo interesse per la sete geopolitica, economica, strategica  d'occidente e adepti, quel che doveva farsi è stato fatto, i confini si sono ampliati, ora la posizione della Siria favorisce la sete, potrebbe soddisfarla. Ora la Siria garantirebbe molto, tanto, se fosse distrutta, occupata e, visto che la feccia umana addestrata e armata anche di razzi speciali per armi chimiche, checché si dica mentendo, non ce l'ha fatta, bisogna escogitare qualcosa d'altro. La Siria garantirebbe tutto il necessario all'espansione d'occidente e adepti, tranne l'oppio. ma per quello non c'è problema, c'è, ci sarà l'Afghanistan. Ora però usciamo da questo racconto di fondo e torniamo all'analisi degli elementi. 
C'è n'è uno, uno trascurato, inosservato perché abitudine, uno che ha giocato in questa storia siriana, è fatto di due parole: "ribelli" e "regime". Termini che agli occhi del mondo, da che il vento degli States ha soffiato su di esso la sua aria democratica, liberale, umanitaria, sono divenuti sinonimo di "buono" e "cattivo". Che grande superficiale idiozia! Ma è con questi occhi che l'occidente ha guardato, seguito il dramma siriano, con gli occhi, appunto, d'occidente, di quell'egocentrica ignoranza che fa guardare attraverso le nostre lenti la vita altrui. Applicare le nostre leggi. Tralasciare la loro storia, il costume, la tradizione, ancor più ignorare i tempi storici, le scansioni. Così, ai nostri occhi, i ribelli sono sempre per i diritti umani, per la giustizia, per la "libertà" e bla bla bla. L'altro, il regime pratica sempre l'opposto: assenza di diritti umani, ingiustizia, coercizioni e bla bla bla. Così, da subito, i ribelli sono stati i buoni ai nostri occhi, al-Assad, il cattivo. Sì, una profonda ignoranza ma anche un gioco perverso. Fa comodo l'ignoranza, l'ignoranza si usa. E si entra nel gioco perverso, il gioco dei manovratori. C'è stato anche questo nel burrascoso mare della vicenda siriana. Ha giocato anche questo ai margini sostanziali dell'attualità  medio orientale. Ma questa è una patologia. E' una patologia questa del "ribelle" e del "regime", il "ribelle" sempre "buono", il "regime" sempre "cattivo". Una patologia ideologica da cui bisognerebbe guarire per obiettivare.  Guarire per essere liberi. 
Marika Guerrini

venerdì 6 settembre 2013

cronaca di una giornata sulla via di Damasco

... un agnello in un mare di lupi, queste, nelle immagini proiettate, riferite alla Siria, le accorate, dolenti parole della madre priora del monastero Mar Takla Maalaula, lì, nel villaggio siriano di Maalaula, accanto alla piccola chiesa in cui il rito cristiano si celebra in aramaico come in origine. E' sotto assedio il villaggio, minacciati di morte i suoi abitanti, i pochi rimasti. "Quando torneremo o vi convertite o vi uccidiamo", questi i termini della minaccia fatta dalla feccia umana che l'occidente chiama ribelli, dopo averli cercati, formati, addestrati, rafforzati,  armati d'ogni arma, chimica ancor più. Poi, nelle immagini proiettate al volto della madre priora, del monastero, all'icona di san Giorgio e il drago che viene dallo sfondo, si sostituiscono i volti primitivi dei ribelli, volti vicini alle fattezze delle scimmie. Perché non sfugga il grado evolutivo. Poi altro luogo, e i viali di Damasco. E volti di bimbi. di donne, di uomini sulla via nella bellezza della città. Volti come a voler ignorare il pericolo, come se il mondo stesse blaterando parole lontane dalla loro vita. Parole-paure sì, questo il gioco, il giogo. Poi ancora immagini, ancora volti, di soldati stavolta. Soldati legittimi, quelli della difesa della patria, del popolo, della storia. Proprio quei soldati, quelli del nucleo accusato, dall'estremo occidente e suoi complici, di uso di armi chimiche lo scorso 21 agosto, accusato di strage. E verità trapela dai loro volti, dalle espressioni dei suoni, dei gesti, del corpo. E verità fuoriesce dalle macerie, dalle parole sulle macerie. "Se avessimo usato armi chimiche noi saremmo morti." Semplice, una verità così banalmente semplice che parte del mondo non crede sia verità. E' il comandante del nucleo a parlare, un giovane colonnello. Un volto serio, attento, vero. Un volto sincero.
A questo punto ti dici: ecco, queste immagini parlano da sé. Se poi si va indietro alle interviste e a tutti quei siriani donne uomini ragazzi pronti ad immolarsi per la patria, che smentiscono le infamanti accuse d'occidente, le immagini parlano ancor più da sé.  E sai di saper distinguere il vero dal falso, la messa in scena dalla realtà. E ancora ti dici: queste immagini vanno mandate ancora e ancora e quasi ringrazi Rainews24 per averle mandate, e t'aspetti di rivederle ancora e ancora sullo schermo sì che tutti possano vedere, prendere consapevolezza d'una verità. Ma non è così. Non sarà così. Le immagini, quelle, quelle esplicative confermanti la realtà sottovalutata, non saranno mandate che una o due volte , mai nelle ore di maggior ascolto. Neppure una volta saranno riproiettate quelle dei soldati.  Eppure tu, testarda, illusa e testarda, ti dici ancora: non fa nulla, molti italiani le hanno viste, molti si chiederanno: perché?
Perché azzerare quella terra. Perché quella gente, perché la loro vita. Perché ridurla in polvere come altre già. Perché allargare il campo di battaglia come altrove già. Perché innescare meccanismi bellici di non ritorno come altrove già. Perché negare il futuro, distruggere la storia, sterminare generazioni. Perché? E ti dici che questo è da tempo ormai, è per tutte quelle terre su cui l'estremo occidente ha posato, posa lo sguardo per poi affondare l'artiglio. E vai alla Serbia, all'Afghanistan, all'Iraq, alla Somalia e in altra maniera vai alla Tunisia, all'Egitto, alla Libia e in altro modo ancora vai ai droni che flagellano il Pakistan, quotidiani come il pane. E ti fermi, a fatica ti fermi sapendo che ovunque si sia posato, si posi lo sguardo estremo d'occidente, spianata la strada da complici e o traditori locali, ha lasciato, lascia dietro di sé distruzione e morte. Sempre. E allora perché ascoltare le menzogne, ancora e ancora. Perché permettere loro di parlare. Ma sai che tutti sanno. E questo fa ancor più male. Procura dolore ancor più. 
E rifai l'analisi del caso. E aspetti. Aspetti la decisione del summit del G20. Aspetti San Pietroburgo. E speri. Ma il summit chiude i battenti su una decisione assente, un accordo assente. E sai che la speranza era pura illusione. Null'altro.
E ancora sono le immagini a parlare nella durata della conferenza stampa dei "grandi" della terra, come suol dirsi. Ma di grande c'è nulla mentre scorrono le immagini. E ne segui tre. Russia, Vladimir Putin, giusta posizione: vengono mandati pochi minuti  . Italia, Enrico Letta, giusta posizione con qualche défaillance: alcuni minuti in più. Usa, Barack Hussain Obama: minuti e minuti e minuti più minuti. E ti dici: ho capito! 
E le parole nell'ultima immagine sono andate convinte a convincere. E sono andate le pause. Sì, le pause sono andate a convincere ancor più. Pause toccanti, accorate, sofferte, pensose. Pause eloquenti molto più che le parole. Pause su punti cruciali quali: "... quattrocento bambini (uccisi dai gas)", come se le migliaia e migliaia di bambini uccisi in Afghanistan, Iraq e... da uranio impoverito  non fossero mai morti, né feti umani e animali si deformassero mostruosamente, né aborti umani si sommassero ad aborti umani. 
Pause su ; "sono decisioni difficili" mentre lo sguardo si abbassa come da peso cosmico, dimenticando il preciso architettato prestabilito disegno strategico. 
Pause su: "siamo soddisfatti per la parte economica" e il sorriso, come non si sapesse, cosa detta in sede, che un attacco, aggressione, alla Siria coinvolgerebbe la regione sprofondando l'economia. Ma sarebbe europea non degli States e indebolirebbe Cina e India e Russia e Giappone non gli States né Arabia né Qatar né Israele. La Francia?, beh, alla Francia ci penserebbero gli investimenti arabii e qatari, motivo per cui la Francia si accoda all'infamia. Sì, non c'è che dire, grande, grande capo comico Barack Hussain Obama, grande formazione, grande preparazione, grande recitazione. Ma questo l'abbiamo già detto, così come sappiamo che la menzogna ripetuta e ripetuta e ripetuta si fa verità. Appare tale. Peccato che addormenti le coscienze. Ma anche questo è quel che si vuole. 
E il pensiero torna a Damasco, alle immagini verità reale. E ti poni di nuovo in attesa richiamando l'ultima dea mentre ti dici: vorrei non aver capito.   
Marika Guerrini