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mercoledì 27 aprile 2011

Rabindranath Thakur - anglicizzato in Tagore-

da Gitanjali - numero LX

I bambini s'incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Su di loro l'infinito cielo
 è silenzioso, l'acqua s'increspa.
 Con grida e danze s'incontrano i bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

Fanno castelli di sabbia
e giocano con vuote conchiglie.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sull'immensa distesa del mare.
i bambini giocano sulla riva dei mondi.

Non sanno nuotare
non sanno gettare le reti.
I pescatori si tuffano a pescare
le perle dal fondo del mare.
Sulle navi viaggiano mercanti
mentre raccolgono i bambini 
sassi che poi gettano via.
Non cercano tesori nascosti,
non sanno gettare le reti.

Il mare s'increspa di sorrisi
 e la spiaggia dolcemente risuona.
Le onde che portano la morte
cantano ai bambini nenie senza senso, 
come  madre che culla la creatura. 
Il mare gioca coi bambini
e la spiaggia dolcemente risuona.

S'incontrano i bambini
sulla riva di mondi sconosciuti.
Vaga la tempesta 
per il cielo dai molti sentieri,
naufragano navi
nell'acqua dai molti sentieri,
la morte è in giro e giocano i bambini.
C'è un grande convegno di bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

Pagina da un inedito

" ...E' fuori stagione m'ha detto stamattina un pescatore, a proposito del maestrale: quann cà ce stà o' maestral' signo' , la' ce stà o' viento cauro, o' scirocco. Signora, quando qui c'è il maestrale, lì c'è il vento caldo, lo scirocco. Ha detto anche.
Il suo là, il lì, sono le coste dell'Africa, Oriana, come fosse all'altro capo del golfo. Eppure Totonno o' capitano, come qui lo chiamano per via dei suoi trascorsi di viaggio sui mercantili, il mare lo conosce tutto. Odore, sapore, movimento, bellezza, insidia. Conosce tutti i suoi venti e i kilometri che percorrono. Conosce la loro intensità, l'origine, la direzione, la forza e la debolezza. Li riconosce al primo soffio, ancor prima del primo soffio. Conosce l'ampiezza di questo mare, le tempeste e la calma.
O' viento è o' stesso signo', e quann'è accussì fort, chill' povere cristian' morn'. Il vento è lo stesso, signora, e quand'è così forte, quei poveri cristiani muoiono.
Cristiani, per Totonno o' capitano vuol dire persone. E' ai migranti che si riferisce, ai naufragi che da tempo popolano questo mare con i corpi dei figli di Allah. E' che nella semplicità di Totonno, Oriana, quelli che tu chiami figli di Allah, sono poveri e cristiani come lui...."
E la pagina continua. E s'affaccia sui silenzi del deserto. Sulle luci del vespro italiano con le sue campane e africano con la voce del muezzin. 
Poi la pagina dice: "...Chissà se Totonno lo sa o ne ha ricordo. Del muezzin, dei deserti, della preghiera oltre il mare di entrambi. Il mare lungo, le terre dei disordini che verranno. Poi. A rompere i silenzi. Poi. Teme, bisbiglia Cassandra...."
E pagine si susseguono a quella di Totonno, si susseguono raccontando realtà passate presenti e future. Realtà di questo nostro tempo così abile nel distruggere ciò a cui anela. A cui dice di anelare. Pagine che incontrano desideri di verità storiche e contingenti. Pagine in attesa di edizione. Pagine che toccano l'AMERICA e il suo sogno  sbriciolato. Pagine rivolte alla più nota Oriana. Alle sue pagine. Pagine con un punto di vista altro dal suo. Pagine belle ma scomode, come si è espressa una casa editrice nota come la giornalista. Pagine del libro che di recente ho scritto. Libro contrastato, apprezzato, inneggiato, boicottato. Per questo in attesa di edizione.
E migranti continuano a popolare il mare di entrambi. E bambini continuano a sparire. Centinaia di bambini spariscono dopo essere giunti sulle nostre coste. Le coste della speranza. Della civiltà. Bambini come fossero inghiottiti da Scilla e Cariddi. Bambini venduti. Bambini alla mercé d'ogni più bassa umana aberrazione...
Ma non specificheremo, non qui, non ora. A rispetto del sacrificio di questi fiori recisi.     Sdegno, rabbia, dolore e un lacerante senso di impotenza, incontrollabili, insostenibili ci impongono il silenzio. Ora. Qui. In questo momento. In questo contesto.
Marika Guerrini

giovedì 21 aprile 2011

G.Carducci -Odi Barbare


Alessandria- frammento-

...Deh, le speranze de l'Egitto e i vanti
nel tuo volume vivano, o poeta!
Oggi Tifone l'ira del deserto
agita e spira.


Sepolto Osiri, il latratore Anubi
morde ai calcagni la fuggente Europa,
e avanti chiama i bestiali numi
a le vendette.


Ahi vecchia Europa che su l' mondo spargi
l'irrequieta debolezza tua, 
come la triste fisa a l'oriente
sfinge sorride!


mercoledì 20 aprile 2011

I fiori di cristallo

C'è un'oasi nel Deserto Occidentale, lì, in Nord Africa. Un'oasi egiziana. E' proprio nel cuore di quel deserto un tempo libico. E' l'oasi delle sorgenti di acque fossili, l'oasi dei grandi laghi salati. Quelle macchie azzurro cristallo posate a galleggiare sulla sabbia sottile. Macchie che si fanno bianche là dove l'acqua è più bassa, bianche di sale solidificato a testimone di quell'antico mare chiamato poi Mediterraneo. E' lontana la storia di quest'oasi, s'affaccia sul sesto secolo avanti Cristo, è segnata sui registri della 26^ dinastia faraonica. Le sue case, ora come allora, sono  fatte di karshif, l'argilla che costituisce i fondali dei laghi salati. Il suo nome è Siwa, terra degli Ammoni. Un tempo infatti il suo nome era Zeus Ammon, il luogo del Tempio dell'Oracolo. L'unico che unificasse il culto del grande Ammon, dio dei faraoni, al culto di Zeus che oltrepassava l'oriente greco asiatico per giungere all'occidente di Cartagine. 
Lì, spinto dal suo genio politico, giunse Alessandro il Macedone. Lì a consacrare la sua regalità, perché avesse valore universale. Lì è Shali che l'Unesco ha classificato Patrimonio dell'Umanità. Scienziati d'ogni scienza, scrittori, condottieri da sempre l'hanno incontrata. Lì, nei pressi del suo deserto è il luogo della Stele di Rosetta, della Grotta dei Nuotatori. E ancora e ancora. 
Ma c'è qualcosa che incanta più d'ogni altra il viaggiatore che giunge in quel Sahara di cui Siwa si fa regina, è un'opera d'arte della natura e del tempo: i fiori di cristallo. 
Un immenso territorio fatto, ricoperto, costituito da lamelle cristalline d'ogni forma floreale e conchiglie fossili cristallizzate. E si ritrova l'antico mare, si sospetta il passato. Si incontra. E come fosse acqua e sale, un luccichio dal moto continuo si distingue ai raggi del sole e alla luce delle stelle. Mentre il deserto circonda queste uniche, isolate bellezze.
Sì c'è un'oasi nel Deserto Occidentale. In nord Africa. Un'oasi egiziana. Al limitare della depressione del Qattara. Ai confini con la Libia. Un'oasi che ha accolto e dissetato soldati italiani della Seconda Grande Guerra. Soldati diversi.
Non crediamo nelle armi di precisione. Non esistono. Non distinguono gli uomini. Tanto meno riconoscono storia e bellezza. Si spera volino lontano. 
Marika Guerrini

venerdì 15 aprile 2011

Un banale dubbio

Una sorta di pudore trattiene dal supporre la banalità, l'ovvietà. E' come sentirsi stupidi, superficiali. Questo è uno di quei casi. Il pensiero che alcun gruppo salafita fosse coinvolto nel rapimento e nell'uccisione di Vittorio Arrigoni, è stato immediato e, come si diceva, ovvio. Quindi si è taciuto. Poi la foto.
Ad osservare attentamente la foto con la scritta in arabo, la foto della richiesta, la foto comprovante il rapimento, la sensazione del già avvenuto decesso al momento dello scatto, è stata forte. Il risuonare dell'immagine lo suggeriva. Poi le notizie. Sempre più notizie. Sempre più confuse. Sulle modalità del decesso, sul momento temporale. Immediato al rapimento, s'è detto. A confermare la sensazione della foto. Forse. 
Poi quella del banner sui siti di al-Qaeda, la notizia a confermare il dubbio della possibile ovvietà. " Un gruppo terrorista criminale ha ucciso Vittorio Arrigoni." e ancora "Per quale colpa è morto Vittorio Arrigoni?". Questa la scritta sul banner. 
E la psicologia d'un ragionamento. Spicciolo, puerile. Se la responsabilità del triste fatto, fosse stata di un qualsiasi gruppo salafita, vicino o lontano che fosse da al-Qaeda, l'organizzazione avrebbe appoggiato o rivendicato o sottoscritto l'azione. Così non è stato. Inoltre nell'ottica del jihad, un'azione di questo tipo si firma apertamente, la si compie perché il mondo lo sappia, sappia la matrice, il mandante, spesso anche l'esecutore. Sappia a cosa sta andando incontro se... In un'azione di questo tipo il far conoscere è un a priori per un pensiero d'oriente. Mentre, sempre in questa tipologia d'azione, nascondersi, bluffare è un meccanismo d'occidente. Un movimento psicologico che si articola nel pensiero d'occidente, ivi compreso, per motivi storico temporali, il pensiero della gente d'Israele. E' frutto d'un pensiero allenato dalla ragione ad una logica razionalista che sta allontanando l'uomo dalla sua stessa umanità. E' questo elemento di estrema importanza per capire le dinamiche di queste nostre guerre.
Ma anche se fosse, anche se l'ovvio fosse quel che è, solo una banale superficialità, se l'analisi psicologica fosse mera supposizione, anche in tal caso ci si dovrebbe interrogare sul perché di queste azioni estreme. Queste azioni che da anni caratterizzano il nostro tempo. Vero o falso che sia il nome dell'agente. Ci si dovrebbe domandare cosa chiede l'oriente all'occidente, oggi, adesso, da molto ormai. Cosa chiede che l'occidente dietro i vessilli di democrazia e libertà ha sgretolato. Oggi. Adesso. Da molto ormai.
Forse la restituzione in altra forma di quelle antiche conoscenze giunte dai loro lidi e su cui abbiamo basato la nostra civiltà. Forse la restituzione in altra forma d'un'evoluzione che ha spronato la nostra evoluzione. Che l'ha alimentata. E il forse si affievolisce verso una quasi certezza.
Marika Guerrini

Il chakra della storia

...eppure la ruota della Storia non conosce il Tempo. Benché gli uomini si affannino a dare ad esso  limiti chiamati: passato, presente, futuro. Benché s'illudano di rinchiudere in questi limiti la Storia stessa, in realtà conoscendo di essa soltanto la parte con la s minuscola. Così, può accadere, nel girare della ruota, che avvenimenti come quelli narrati nella pagina precedente, circa il primo incontro dell'Africa subsahariana con la modernità, ovvero con i galeotti prodotti dalla modernità di cinque secoli or sono, oggi risultino attuali anche in senso antropologico. Attuali e capovolti. Fonti dei servizi così detti segreti, dicono infatti, che 15mila detenuti nelle galere libiche,  provenienti dall'Africa subsahariana, sarebbero stati liberati dal rais perché, fatti imbarcare, raggiungano le nostre coste.... Flussi e riflussi sulla ruota della Storia... come le maree. 
Marika Guerrini

mercoledì 13 aprile 2011

La tribù dalla pelle bianca - da taccuino-

...quando arrivarono fu dall'oceano, su grosse imbarcazioni di legno. Venivano da lontano, molto lontano. Portavano tessuti, oggetti di vetro. Ma più d'ogni altra cosa portavano armi da fuoco. In cambio chiedevano zanne d'elefante, legni pregiati. Chiedevano oro. Ben presto presero a chiedere uomini. Avevano la pelle chiara, "bianca". Dai popoli a nord del Sahara, quelli del Mediterraneo, delle antiche civiltà, venivano chiamati Nazara o anche Rumi. Dalle genti  a sud del Sahara, quelli della costa atlantica, vennero chiamati "mangiatori di uomini neri". Questo credettero quando la "tribù dalla pelle bianca"  ad  ogni approdo, ogni  partenza, prese ad ammassare uomini neri nella stiva delle navi, fino all'inverosimile, portarli via per sempre. L'uno accanto all'altro, sull'altro, senza respiro, senza movimento. Corpi neri su corpi neri legati a ceppi da manette e catene. E l'Africa, per loro sempre più lontana. E la savana, e le lance da caccia e le pianure ai piedi delle montagne di tuono. Sì, questo credettero all'inizio, credettero cannibale la grande tribù bianca. La tribù bianca, quella formata da malfattori e galeotti a cui i governanti sostituivano l'Africa alla pena capitale o la galera a vita. Spesso.
Per oltre due secoli le rive africane dell'Atlantico videro, vissero tratta e negrieri. Un pullulare di navi dalle Americhe all'Africa, dall'Africa alle Americhe. Incessante. E l'oceano ad accogliere corpi, custodirli sine termine. Poi l'Europa, il vecchio continente, l'antico occidente ed altre navi con altra mercanzia. E il formarsi delle due T, il " Trasporto Triangolare" come la storia chiamò l'economia nata in quel tempo. Europa-Africa, Africa-Americhe, Americhe-Europa. E nacquero porti quali Saint-Malo, Nantes, Bordeaux e Liverpool e ancora. E le navi si chiamavano Perseveranza, Concordia o, come con Colombo, Santa Maria. E cupidigia. E ricchezza. E violenza. E sete di potere. E tradimenti. Che avessero pelle bianca o nera dei capi tribù, non ebbe importanza. 
E si scatenarono guerre. D'ogni tipo, d'ogni giustificazione... 
Così, cinque secoli fa, poco più, ci fu l'incontro degli uomini dalla pelle nera  con il tempo moderno dell'estremo giovane occidente, poi del vecchio, dopo quello delle antiche civiltà che quest'ultimo conosceva, prima del tempo coloniale...
Marika Guerrini

mercoledì 6 aprile 2011

settimo giorno di aprile del 2011, prima pagina d'Occiriente


PAGINE SPARSE

Pagine sparse. Pensieri. Idee. Riflessioni. Pagine di scrittore. Fogli strappati a taccuini. Segnati a pennino.  Ad  inchiostro. Pagine diverse dalla stampa. Pagine digitate. Poi. Dopo. E parole scorreranno in esse. Scivoleranno nel mondo del web. Mondo sospeso come tela di ragno che intreccia soliloqui a soliloqui. Parole d'un mondo irreale nella virtuale sua realtà. E tutto sarà immediato. E non avranno scansioni se non  dettate dall'intuito, dall'osservazione. Dell'esistenza. Della contingenza. Della stessa vita. Se non dettate dalla libertà di segnare o tacere. Pagine da condividere. Pagine oltre.
Marika Guerrini