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domenica 23 dicembre 2012

Wolf e la rosa di Natale -una fiaba

...c'era una volta, tanto ma tanto tempo fa, un gabbiano. Wolf era il suo nome, per via del suo amore per la solitudine. Wolf infatti amava librarsi in volo verso altezze che i suoi simili non riuscivano neppure a sfiorare. E, quando si trovava lassù, amava farsi dondolare dai venti sottili e tuffarsi in picchiata nella luce del sole e ascoltare il rombo dei fulmini prima che dalla terra potessero vederne il lampo saettante e udirne il tuono. Sì, Wolf, malgrado il nome suscitasse un qualche timore tra gli altri gabbiani, era proprio un gabbiano speciale e davvero le altezze e la solitudine erano il suo regno. Quando sono quassù da solo nello spazio, diceva spesso a se stesso, vedo molte più cose del mondo degli uomini, di quante ne possa scorgere sfiorando i mari e le terre. E, il mondo degli uomini, come Wolf chiamava la vita umana, lo incuriosiva molto, anche se, quando vedeva gli uomini, appunto, dibattersi tra le avversità, si chiedeva come mai non fosse stata data loro la possibilità di volare, come mai il buon Dio, non li avesse forniti di ali sì che potessero librarsi in volo sulle loro angustie, sui loro dispiaceri per guardare tutto dall'alto. Ma non era questo che stava pensando quel giorno d'inverno quando, dalle sue altezze, guardando giù al mondo degli uomini, aveva scorto in un piccolo villaggio sulle rive dell'oceano, oltre i vetri d'una piccola finestra d'una piccola casa, occhieggiare una luce.
Subito la curiosità l'aveva spinto alla discesa, anche perché l'occhieggiare di quella luce, aveva tutto l'aspetto d'un segnale, d'un richiamo. Intanto sul piccolo villaggio la neve stava danzando in larghi fiocchi a coprire ogni cosa, il che non dispiacque a Wolf che, spiegando le ali in discesa, si lasciava accarezzare da quel morbido candore. Giunto che fu nel villaggio e sulla casa della luce, s'avvicinò alla finestra e sbirciò all'interno. Ma, guarda che ti riguarda, non riusciva a scorgere nulla che assomigliasse ad una lanterna, ad una candela, lì, dietro i vetri della finestra v'era solo una donna, una giovane donna che parlava ad una pianta di rose senza vita. Se solo potessi darmi un segno che il mio bimbo m'ascolta, diceva, che sente il mio amore, se solo potessi darmi un segno. 
E mentre le parole le si scioglievano dalle labbra, copiose lacrime le rigavano il volto risplendendo come soli alla fredda luce della neve. A Wolf non fu difficile capire da dove giungesse a quella madre il suo immenso dolore, sapeva che nel mondo degli uomini cose ben tragiche si stavano verificando da tempo, troppo tempo, cose che avevano sapore di sacrifici innocenti. E allora fu lui a pregare. Volò su, su, in alto, alle sue altezze e, pregò.
Sul volto di quella madre le lacrime lanciavano ancora bagliori dorati quando una splendida rosa rossa sbocciò dalla pianta senza vita e un vento sottile spalancò la finestra. Decine e decine di petali rossi si librarono nell'aria confondendosi con i fiocchi di neve mentre i bagliori  dorati si moltiplicarono così tanto da riscaldare i raggi di quel pallido sole nevoso, poi, come leggere ali di farfalla, i petali presero a salire verso l'alto, su, su, sempre più su, molto più delle lontane altezze amate da Wolf.
Fu allora, in quel giorno di Natale in cui il cielo si tappezzò di rossi petali, che Wolf il gabbiano poté vedere le ali degli uomini, le loro ali bambine librarsi in volo verso il cielo, su, su, sempre più su. Su fino a scomparire ad ogni vista anche alla sua stessa.

a tutti i bambini, dall'America all'Afghanistan, al Pakistan 
passando per l'Africa, costretti dalle nostre guerre a popolare i cieli,
questa fiaba.
Marika Guerrini



     

mercoledì 19 dicembre 2012

India Italia e dignità


..per quale motivo l'India, nella sua rappresentanza dello Stato del Kerala, nella sua voce dell'Alta Corte del Kerala, dovrebbe concedere a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone un permesso di quindici giorni in occasione del Natale? Cosa sarebbe, una vacanza premio per essere sospettati dell' omicidio di due cittadini indiani, inermi, indifesi, disarmati, che non hanno mai sparato un colpo e pirati non sono mai stati? Da quando i detenuti in attesa di giudizio, per di più stranieri, vanno in vacanza? L'Italia l'ha mai fatto? Cosa dovrebbe essere, un contentino alla diplomazia italiana, un accordo sì che, detta diplomazia, possa sbandierare al mondo la propria capacità, il proprio successo, poi, dopo? E sul ministro Terzi cosa si può dire, cosa sulla sua delusione circa l'abbandono europeo nella vicenda? E su Montezemolo che approfitta dello sport, Gran Premio Ferrari in India, per mostrare sulle auto la bandiera della Marina Militare Italiana motivando: "in segno di solidarietà con i marò"? E sulla dichiarazione di Sallusti sul "Giornale" in cui: ".L'America un caso simile l'avrebbe risolto in due giorni", a riprova della propria assenza di qualsivoglia senso di giustizia? E sul "sacrificio", così riportano i media, della Boniver che, in un buonismo fuori luogo, si è offerta in ostaggio all'India pur di far venire in vacanza i due marò? Cosa c'è da dire?
A suo tempo, occiriente ha trattato la vicenda dei due "marines italiani", come gli indiani hanno definito Latorre e Girone, ogni dinamica del loro caso è stata passata a setaccio, riteniamo non vi sia  dubbio sulla colpevolezza di fatto, che lo si dica o non, che lo si voglia o no. Sì, certo, è corretto far precedere il termine colpevoli dal, presunti, ma è una correttezza giuridica che non cambia la sostanza. E' di questa sostanza di cui tutti sono consapevoli: Europa, Italia, india, tutti. Lo sa il nostro Ministro degli Esteri che anziché deludersi farebbe bene a ripercorrere la dinamica della vicenda, tutte le dinamiche e in silenzio onorevole attendere. Lo sa Montezemolo a cui Il Ministero degli Esteri Indiano  dichiarò: "Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo", ottobre 2012, sottolineando una stupida furbizia nonché l'assenza di etica professionale e dignità patria. Lo sa Sallusti che farebbe bene a riflettere sulle proprie beghe e non inquinare con idee errate questo paese già troppo inquinato da pressapochismi e inesattezze. Lo sa la Boniver, che, malgrado gli ipocriti salamelecchi da cui è circondata, molto ha da imparare sugli affari esteri, ammesso che riesca a collegare qualche pensiero. Lo sanno tutti coloro che pensano liberamente lontani dai commenti dei media. 
Eppure, in tutto questo sapere senza sapere, qualcosa, in quanto spiriti oltre ogni confine, ci inorgoglisce: l'India. L'India che, nella sua rappresentanza dello Stato del Kerala, nella sua voce dell'Alta Corte del Kerala, continua a dare lezione al mondo. Lo fa detenendo da dieci mesi i due marò senza lasciarsi comprare, lo fa con le più che civili modalità della detenzione, lo fa con la fedeltà ai propri principi, lo fa con il rispetto verso i diritti del proprio popolo oltre ogni casta, lo fa con il senso di giustizia indiscriminata. Sì, l'India ci inorgoglisce ancor più col sottolineare l'alto senso della Sovranità Nazionale.
E ci piacerebbe che questa nostra Italia prendesse esempio, che riuscisse ad attuare, elargire ai propri figli quell'esempio di equanimità distacco senso di giustizia che forse non è degli uomini, ma che rende un paese degno d'essere onorato, anziché petulare come zingara senza dignità. 

CORRIGE
oggi 20 dicembre, il giorno dopo
non è senza delusione che occiriente ha appreso la notizia della "vacanza " accordata ai marò. 
Che sia un fattore economico fine a se stesso non lo ritiene possibile, che sia un accordo diplomatico è la possibilità. Qualunque sia la motivazione che ha spinto l'Alta Corte del Kerala alla decisione, potrebbe avere intaccato la serietà indiana, da cui la delusione, se un'altra ipotesi, conoscendo quel popolo, non si affacciasse alla mente. Ipotesi: l'India avrebbe detenuto i marò per quasi un anno onde infliggere loro una pena sicura, cosa che non si sarebbe verificata se i marò fossero stati trasferiti in Italia sin dal principio della storia detentiva. Ad avallare l'ipotesi l'immediata enfasi dei commenti italiani nonché la possibilità, espressa, circa un processo in patria. Questo spiegherebbe anche la penale in danaro richiesta dall'India, probabilmente sicura dell'attuarsi di questo risvolto.
Marika Guerrini 


lunedì 10 dicembre 2012

violenza sine nomine

...c'è un luogo nel nord est dell'Afghanistan, è nel distretto di Chahar Bolak, oggi, lì, nella regione di Balkh. 
Balkh la città un tempo Bactria, capitale della Bactriana, ultima satrapia dell'impero achemenide. Balkh dal destino foriero di trasformazioni, sempre da sempre. Destino particolare da ancor prima che Eskandar e-Kebir, in occidente Alessandro il Grande, partisse  per marciare con 30.000 uomini verso un oriente ancor più lontano. Che partisse dopo aver sposato Roshan principessa di Bactriana, sempre lì, a Balkh ch'era il 327 a.C. Balkh che gli Arabi occuparono avviando la diffusione dell'islam nel 653 d.C. Balkh che l'esercito di Gengiz Khan mise a ferro e fuoco per invadere quella terra ora detta afghana ch'era il 1220. Balkh che nel XV secolo vide i successori dello stesso Gengiz e di Timur, alimentare di bellezze quella stessa terra fino a fondare il più grande impero del tempo, l'impero Moghul, lo stesso a cui il nostro Rinascimento deve parte del suo splendore. Balkh, luogo che prima di tutto questo, all'inizio, in un tempo non datato, diede  i natali  a Zarathustra, Zoroastro in occidente,  portatore di quel credo monoteista che alimentò il mondo iranico con Ahura Mazda al centro del proprio cosmo. 
Sì, Balkh, ora, la sua regione, oggi, lì dove vicende ben diverse prendono corpo e si ripetono, si ripetono, si ripetono. Vicende che nulla hanno di grande, di eccezionale, di unico, vicende da cui non nascono profeti né sorgono imperi, da cui non  nasce nulla che non sia paura squallore desolazione. Che non sia violenza. Lì, nella regione di Balkh, nel distretto di Chahar Bolak, in un villaggio che lasceremo innominato perché alti ufficiali dell'esercito statunitense, generali a quel che risulta, non si vendichino sugli abitanti  per le parole di verità, le confessioni di questi ultimi. Perché alti ufficiali Usa non concretizzino le minacce. di "ritorsioni dolorose" in caso di pubblicità della questione. Perché questa è la vigente etica militare in quel luogo di muto terrore, lì dove da tempo le perlustrazioni da parte di militari americani d'ogni grado, si sono fatte frequenti, molto. Perlustrazioni "casa per casa", perlustrazioni "strane" più che in altri luoghi. Motivo ufficiale: azione di protezione dei civili. Motivo reale: stupro. 
Questa è la verità saltata fuori domenica 2 c.m. Questa la verità riportata dall'AIN, Afghanistan Information Network, agenzia di stampa. Questa la verità confessata da non confessare, la verità urlata in silenzio, la verità soffocata. Verità sine nomine. Testimoni hanno attestato, attestano, anche, che nell'azione di "protezione " attuata da lunghissimo tempo, in alcuni casi, a discrezione dei "protettori", gli uomini vengono separati dalle donne, poi si procede. 
Questo accade laggiù mentre l'occidente s'affanna ad emancipare le donne d'oriente, a togliere loro il "velo". Questo accade dall'inizio di questo nostro ventunesimo secolo apertosi sullo scenario della grande menzogna americana, quella che, complice la coalizione, perpetua il suo nefasto corso, la sua diffusione di barbarie. Coalizione complice sì, tutta sì, italiani compresi, ché indifferenza, disinformazione, disattenzione, silenzio, altro non sono che complicità. Vile complicità. 
E Parsifal  "cavaliere senza paura" perché "senza macchia" si fa sempre più lontano, più raro,  mentre Klingsor espande le sue arti ingannatrici e il subumano continua.  
Marika Guerrini
foto Barat Alì Batoor


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