martedì 23 giugno 2026

Hormuz e il pesce degli abissi

Mausoleo di O. Khayyam

 ... il protrarsi del silenzio di occiriente avviene quando la parola si fa vacua al cospetto di inenarrabili realtà che, sottolineate, ampliano l'intrinseca azione negativa rafforzandola, prestandosi così al perverso gioco di coloro il cui obiettivo è l'asservimento dell'Umanità. Questo il motivo di fondo che nei recentissimi tempi  ha messo a tacere occiriente e il breve lasso di silenzio che in passato copriva, si è fatto prassi. Ma incessanti negli ultimi giorni sono state le richieste a che occiriente riprendesse la voce e occiriente risponde. Le sue parole condurranno il lettore nella terra che diede i natali ad Omar Khayyam(1) terra di Persia, sì Persia, ché il nome Iran spesso si presta alla dimenticanza dei valori  storici di quella terra, permettendo il dilagare dell'ignoranza su cui poggia in massima parte la nostra bellica attualità. Sarà un tuffo questa pagina, un tuffo in quello stretto marino oggi così tanto in voga, lo Stretto di Hormuz, Golfo Persico, acque del Mare Arabico, lembo nell'Oceano Indiano, acque un tempo incontaminate, oggi violate, dissacrate. Acque alla mercé di un Occidente assoggettato ai protocolli globalisti del subumano. Protocolli che annoverano genocidi, guerre, invasioni, con essi ed in essi la distruzione dello spirito europeo a partire da quello italico che in sé racchiude la sintesi evolutiva d'Occidente. Ma di questo tratteremo a breve in altra pagina, ora, dopo esserci affacciati su Nishapur, aver in parte attraversato il Dasht-e Lut raccontando stralci di vita vissuta in quei luoghi  e riportati su di un taccuino di chi scrive e lì ha vissuto, ci tufferemo nelle acque del Golfo di cui sopra quando pullulava di vivente biodivesità. 

Inverno 1976

" Ieri abbiamo lasciato Mashhad, con la corriera di linea siamo giunti a Nishapur, ai giardini che ospitano il mausoleo di Omar Khayyam. Bellissimo! Con il suo marmo bianco s'innalza a formare quasi una postura di mani congiunte. I viali che portano al mausoleo, sono fioriti, l'aria olezza di profumi, così come il poeta aveva desiderato fosse. Non so se per il profumo, l'emozione, non so per cosa ma all'improvviso, oltre il verde dell'oasi, ho visto onde leggere sciabordare verso noi, qualche secondo di certezza e la mia espressione: Guardate, non sapevo ci fosse un lago! diretta ai tre colleghi che erano con me, ma i loro sguardi si sono fatti attoniti e: Ma che dici, non c'è nessun lago! Qualche secondo di smarrimento poi: No, non c'è nessun lago, non è acqua è la sabbia del deserto, ho avuto un miraggio. Abbiamo riso. Così mi è stato dato di sperimentare il miraggio. Domani sempre in corriera raggiungeremo Teheràn, ci fermeremo una notte poi ripartiremo alla volta del Golfo di Hormuz, andremo a Bandar-e 'Abbas, la città degli uccelli, dicono sia bellissima. " 

" Siamo a Bander-e'Abbas, giunti da due giorni dopo oltre ventiquattro ore di viaggio. Attraversare il Dasht-e Lut, è stata un'esperienza incredibile. I monti Zagros che da lontano lo accompagnano sono spettacolari, si stagliano con le loro guglie come fossero cattedrali gotiche. Abbiamo fatto breve sosta ad Esfahan poi a Shiraz, l'una culla millenaria della cultura persiana, antica capitale del Regno di Shah Abbas, con i suoi splendidi tappeti, le sue maioliche turchesi, l'altra la città dei poeti. A Shiraz ho pensato a Rumi,(2) a Khayyam, ad Hafez(3), alla loro poesia che ha  influenzato la cultura letteraria europea come in W. Goethe. Abbiamo anche sostato in un'oasi rigogliosa di alberi di Laim che col nome di Limun AmunĪ  aromatizza i nostri Gorm-e SabsĪ  giornalieri. Adoro questo piatto di verdure, carne e riso dal profumo e sapore di Laim essiccato. In questa città il giardino degli uccelli è una fiaba vivente uscita dalle Mille e una Notte. Non posso fare a meno di pensare alla differenza con i nostri zoo, qui gli uccelli d'una incredibile varietà sono liberi, sembrano ammaestrati senza esserlo. Domani attraverseremo lo stretto, un traghetto ci porterà all'isola di Qeshm"

" Siamo a Qeshm da due giorni. Quest'isola è davvero molto bella e molto bello è stato, lungo il percorso, vedere i delfini seguire, tra salti, capriole e spruzzi, le scie rilasciate dal traghetto. Ma come se le emozioni non bastassero l'incredibile è accaduto stamattina. Come mia consuetudine mi sono isolata, mi sono seduta su di un piccolo scoglio e me ne stavo lì con i piedi in acqua a godermi il profumo del mare, il silenzio, il rifrangersi delle luci sull'acqua. Ad un tratto, nel mare calmo ho avvertito un forte movimento sotto i piedi e, immediato, qualcosa uscire dall'acqua e rientrarvi. Ho ritirato i piedi, mi pareva d'aver visto una sorta di testa uscire e rientrare. Mi sono spaventata. Sono rimasta immobile. Il fenomeno si è ripresentato. Sì, era una testa, non ho avuto dubbio, una testa strana dalla sommità appuntita e due grandi occhi tondi. Saliva in verticale e si rituffava. Ho trattenuto il respiro. Intorno a me e nelle vicinanze, nessuno. Ho contato le volte di questa strana presenza, cinque volte. Ho atteso qualche istante poi mi sono alzata, ho raggiunto gli altri, ho raccontato. Perplessi, sono rimasti dubbiosi e perplessi. Lì vicino un signore in un chiosco vende succo di melograno, sono andata, gli ho raccontato l'accaduto, ha sorriso, ho descritto la testa, lui ha continuato a sorridere, poi: Khānum, shomā māhi-i rā  az a'mqāq didid , Signora tu hai visto un pesce delle profondità, questo mi ha detto con rispetto chiamandomi Khānum, Signora, malgrado la mia giovanissima età. Ha anche detto che è molto raro che questo accada e che Allah mi ha fatto un dono e dovrei ringraziarlo. Sì, è quel che penso anch'io."          

E' lontano quel tempo. La cronaca ha riportato deflagrazioni di micidiali ordigni ovunque anche ad Esfahan. Svetterà ancora il mausoleo di Omar Khayyam e a Shiraz poggerà inviolata la tomba di Hafez? Gli uccelli nei giardini di Bandar-e 'Abbas voleranno ancora? Vivranno ora i pesci degli abissi delle acque di Hormuz?  I perché sbandierati al mondo a giustificare violenza, distruzione e morte  sono menzogna!  

" Del nostro venire e partire l'utilità dov'è?
Delle trame della nostra vita l'ordito dov'è?
Capi e piedi leggiadri il mondo brucia, ma il fumo dov'é? (4)
                                                           O.Khayyam

Marika Guerrini


Note
(1)  Omar Khayyam (Nishapur 1048-1131) poeta, filosofo, astronomo, matematico.
(2) Jalal al-Din Rumi (Balkh 1207-1273) , filosofo, poeta.
(3) Hafez -e Shirazi ( Shiraz 1317 o '25- 1389 o'90) poeta, filosofo
(4)da Rubayyat di Omar Khayyam





 


giovedì 30 aprile 2026

"Come vivere in questo paese senza morire di rabbia" tratto da -Imola Oggi.it-

 

... può accadere che nell'elaborazione di una pagina, dopo aver segnato con scrupolosa attenzione e in successione i punti cruciali che ritieni opportuno trattare, vieni interrotto dalla segnalazione di un messaggio giunto sul cellulare. Ti fermi, apri il messaggio, in esso l'immagine di un video ti si mostra: ascolterò dopo, ti dici, poi però qualcosa cambia. L'evanescenza di una scritta che fa da sfondo ad un volto femminile e la serietà che in esso traspare, muove il tuo dito malgrado il tuo volere: clicchi sulla freccia, la voce parte. Ti incuriosisci. Liberi la mente dai pensieri, allontani il foglio degli appunti, ti poni in ascolto. Che il tema sia l'attualità si evince dalle prime battute, ma quel che ti spinge all'ascolto non è la familiarità del contenuto bensì il suo coincidere temporale con la tua esposizione scritta, infatti: incredibile, pensi, tra perplessità e compiacimento. Dal video, Lidia Sella, questo il nome della donna, stava verbalmente esprimendo non solo i tuoi stessi pensieri, ma la loro successione in linea con la scaletta degli appunti che avevi fissato. Bene, ti dici, ora so come risuonano all'ascolto.  E ascolti tutto, anche la sigla di chiusura che menziona "Imola Oggi.it ", sito diretto da Armando Manocchia e chiude dicendo: Come vivere in questo paese senza morire di rabbia. A questo punto cerchi e trovi la data di pubblicazione del video: 27 aprile 2026. Poco più di 48 ore dall'elaborazione della tua pagina con gli stessi pensieri. Fermi lo schermo, rifletti, ti è piaciuta questa coincidenza, decidi di lasciare alle parole di Lidia Sella l'esclusività del contenuto da te condiviso. Ecco, è nata così questa pagina non pagina di occiriente, per cui a seguire il lettore troverà il video con tutto il suo bagaglio. Quando i pensieri, le parole si snodano secondo verità non hanno appartenenza importa che siano, che si diffondano, che impulsino altrettanti pensieri, altrettante parole di verità. Buon ascolto e buona riflessione. Grazie.   

 https://share.google/oD3g8czWTZ9B9rHmu

Marika Guerrini

martedì 3 marzo 2026

Della Guerra...Forse Troppo


  •  ..... due giorni or sono, per quel caso che non esiste, da un vano nascosto della libreria è riemersa una vecchia agenda dal colore verde che il tempo ha sbiadito. Agenda custode di pensieri, riflessioni, tracce di racconti, versi sciolti. Le date segnate su ogni scritto sono lontane, conducono all'adolescenza di chi allora tracciò quel tutto, di chi allora, ignara del futuro, parlò alle pagine lasciandole poi al silenzio. Ora, qui, riporteremo poche righe di quel tutto, daremo spazio ad alcuni versi sciolti senza nulla anticipare, commentare, lasciando al lettore soltanto lo scorrere delle parole, delle immagini, saranno esse a suscitare similitudine, riflessione. Da esse, immediata, ancor più giungerà la comprensione dell'oggi attraverso ieri nel ripetersi delle azioni, della loro origine. Il perché si mostrerà da sé. A chi vorrà coglierlo.
                                                                                                                    Aprile 1969                                                *  Rotocalco Ultima pagina - Vietnam                              -I parte-

        Ci salteranno agli occhi 
        volti di bimbi dimentichi del gioco
        perché sono già vecchi,
        dalle finestre gli occhi aperti dei morti
        stanno a guardarci, 
        increduli.
        Abbiamo anche noi occhi da morti,
        freddi e vitrei,
        ma consapevoli di quella incredulità.
                                                                                                                        -II parte-
       Palme enormi 
       per affondarvi il viso,
       bianche dita ossute 
       da grande musicista,
       stringono disperate
       uno strano strumento musicale
       che suonando 
       fa addormentare gli uomini
       d'un sonno senza fine.
       Questo sei tu 
       uomo d'una grande terra,
       piccolo musicista 
      d'una strana orchestra
       mandato lì a suonare
       senza saper perché.
Ritroverai la pace
quando il tuo ventre gonfio
sarà rivolto al cielo
in una cava oblunga
  che suoni non avrà.    
                           
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                                                               Aprile 1969
*Io sono nel coro 

Io sono nel coro
di chi non conobbe la vita
ero in colei che cambiò dimora
per un ordigno inverosimile
di un paese
che proclama la pace.
Io sono nel coro di chi 
non vi parla
perché siete nati.
Io che nato non sono.

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                                                                                                                         Dicembre 1970
* Forse Troppo

Quando il Tempo galopperà
sulle ali dell'assurdo
in un fantasmagorico 
gioco di chiaroscuri,
in un'orgia di colori accecanti.
Quando la ferocia della fiera
avrà compiuto il suo ciclo
ed ogni atomo 
si staccherà dal proprio corpo,
allora,
in un giorno senza un suo svolgersi,
gli uomini si accorgeranno
che la guerra ha massacrato
forse troppo. 

                  Marika Guerrini     


*** prot. copyright                                                                                                     
    dep. SIAE 2000  
  p.s. 
 immagine -Barat Alì Batoor