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venerdì 26 ottobre 2012

Damasco Beirut -seconda parte-:Eid al-Adha

...il primo pensiero alla notizia dell'attentato di Beirut venerdì 19, il pensiero immediato, prima della razionalizzazione, quello che di rado sbaglia, è stato: è una trappola. Poi l'attesa dell'accusa, prevedibile, scontata, la sua escalation: "forse" lo stesso giorno 19, "molto probabilmente" il 20, "è stata la Siria" il 21. E siamo alla "giornata della rabbia", quella dei funerali del capo dei servizi segreti libanesi, Wassim al-Hassam, vittima con altre sette persone. Otto sacrificati ad un ben più ampio disegno. 
Immediato obiettivo della trappola: scatenare il terzo angolo del triangolo sciita, Hezbollah, sì da ottenere il via alla risposta della risposta, all'accensione della seconda miccia. Quella che avrebbe portato, per via diretta, al cambio di governo a favore di uno contrario a Damasco, sempre usando il paravento del settarismo religioso. Ma il "Partito di Dio" tace. Fuori da ogni logica passata, tace. Gli sciiti non rispondono. E continua Hezbollah a tacere alle urla e alle accuse nella "giornata della rabbia". E la maggior parte di libanesi presenti in moltitudine ai funerali di al- Hassam, tace. E tace al discorso di Fuad Siniora, quell'ex primo ministro ora capo di " Al Mustaqbal" il partito d'opposizione. E alle parole: non possiamo continuare a coprire il delitto (della Siria), risponde solo una minima parte della enorme moltitudine, solo una minima parte risponde con applausi e slogan antigovernativi. La stessa minima parte che s'è fatta enorme folla nelle riprese, nei video, negli scatti, s'è fatta folla per i media. Folla divulgata. Al contrario la notizia degli SMS è stata molto poco divulgata. Gli SMS partiti dalla Siria e approdati su cellulari libanesi. Tanti. SMS carichi di minacce di morte giunti mentre l'attentato a Beirut consumava le sue vittime.   
E la storia ripete se stessa  in un monotono teatro.
Numeri siriani, sì, numeri ribelli. E la banalità della certezza è tale da abbandonare ogni idea di commento, lasciarne in serbo solo uno, breve, per le anticipate preoccupazioni di Washington. Perché questo era prima di venerdì 19, Washington era preoccupato nelle parole di Marc Turner, portavoce del Dipartimento di Stato: Washington è preoccupato che la guerra civile in Siria si estenda al Libano. Ed era preoccupato anche dopo il venerdì 19, nelle parole di un altro portavoce dello stesso dipartimento, Victoria Nuland: Washington appoggia un eventuale nuovo governo guidato da Michel Suleiman che sia formato secondo le esigenze del popolo libanese. E si torna alla grande democrazia, alla libertà, alla modernizzazione, alla civiltà. 
Cosa si farebbe senza le paterne, solerti, disinteressate preoccupazioni di Washington! Ma c'è lei, la Clinton a fugare ogni preoccupazione: ci sarà una squadra dell' FBI diretta in Libano per aiutare nelle indagini. Bene, ora siamo tranquilli e ancor più lo è Bashar al-Assad.
Ma oggi inizia l'Eid al-Adha. la "Festa del Sacrificio" per il mondo islamico, in ricordo di Abramo, della sua devozione al divino, estrema, della richiesta di sacrificio di Isacco suo figlio.
E Bashar al-Assad ha firmato la tregua, il cessate il fuoco. E ha detto che sarà osservato. Non ne ha certezza Mustafà el Shaikh, generale dell'esercito così detto libero e neppure Moaz al Shami, attivista, che dichiara: nessuno la sta prendendo sul serio (la tregua). E intanto circola voce che i ribelli siriani, non avendo una vera leadership ed essendo molto dislocati tra loro, potrebbero anche non sapere della tregua. Strano, la rete di comunicazione, dai cellulari ad internet, twitter. facebook,  funziona perfettamente in caso di ribellioni, rivoluzioni, sommosse e perché no né di rado, massacri, poi, improvvisi s'annullano assorbiti dall'etere per una tregua, un breve silenzio delle armi, una piccola infinitesimale scintilla di, se pur in parvenza, pace. Ma chissà, nulla è impossibile e l'Eid al-Adha riuscirà a compiere questo piccolo miracolo del silenzio. Forse.
Marika Guerrini 
        

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