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martedì 4 agosto 2020

"Ludwig, la musica nel silenzio -recensione

... E’ bello pensare che si sia fatto strada, sottile come il respiro d’un fiore percepibile a chi sa cogliere l’infinito, il piacere etereo provato da Ludwig, al mondo van Beethoven, nell’assistere alla pièce teatrale “Ludwig, la musica nel silenzio” andata in scena a Roma sotto le stelle alla Casa del Jazz, il 26 luglio 2020 alle ore 21. E’ bello pensare che quello stesso etereo piacere, si fosse già affacciato nei giorni precedenti la pièce, quando Ludwig aveva potuto scorrere il testo tracciato ad immagine della sua vita, da Bianca Melasecchi. L’autrice infatti, tra sprazzi di luce e di apparente tenebra, tra melanconia, fuoco e potenza è riuscita a cogliere la complessa essenza del genio che duecentocinquanta anni or sono, dal mondo delle armonie, era sceso ad albergare in quello che sarebbe stato ben presto il martoriato involucro terrestre del grande artista. Ed è stato questo cogliere l’essenza, ad impulsare l’intero momento teatrale, essenza che ha preso corpo nel materializzarsi della passione nel gesto del Ludwig scenico, Alessio Boni, fattosi tutt’uno con quel forte piano, muto al Ludwig che fu e che, con mobili variazioni nella voce, ha accompagnato l’intera rappresentazione. Quella stessa essenza si è resa manifesta sotto il sensibile tocco di Francesco Libetta al pianoforte, che ha saputo far vibrare le note secondo la loro originaria stesura non solo tecnica ma dell’anima del grande artista. E l’anima di Ludwig ha preso a vibrare anch’essa, novella, e il silenzio in cui la vita aveva confinato l’artista, s’è fatto il silenzio degli astanti, sì che solo musica e suono vocale potessero espandersi coinvolgendo, nella loro temporalità, ogni singolo spettatore. E’ stato così che il genio di Ludwig van Beethoven, colto dalla sensibilità di Bianca Melasecchi, ha potuto farsi strada donando ai presenti la possibilità di attingere alla sua indiscussa, ineguagliabile grandezza.

Marika  Guerrini

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