martedì 24 marzo 2015

Afghanistan in linea: quel che si dice e che non si dice

Ashraf Ghani
... la telefonata di stamattina, con i fatti poi segnalati dai media, ha solo anticipato una pagina in elaborazione, una pagina come tante su questo paese di cui non vediamo luce che in fondo, in fondo, molto in fondo, lontano, e se. Così stamattina, allo squillo della linea internet all'alba, ancor prima di rispondere, abbiamo supposto la giaculatoria
I saluti di rito e: " ... stanotte intorno all'una locale, è stato attaccato un autobus sulla strada tra Kabul e Ghazni, pare sia stata una frangia dell'Isis, ma non si sa", "Qualche superstite?", "Tre feriti e un bambino di nove anni, assolutamente illeso, non si capisce perché sia stato risparmiato, i morti sono 13, ha detto che gli attentatori avevano il volto coperto", " E ti sembra strano, è per questo che è stato lasciato illeso, perché dicesse questo, è come dire: è stato l'Isis, non ti pare?" " Hai ragione, infatti si sta dicendo", " Appunto!". Poi: "E di ieri lo sai?" " No, cos'altro?" "I bambini al campo di cricket, dieci feriti e sei morti" " E ieri chi è stato?" " Pare i taliban, così dice la polizia, per il fatto che il cricket non è compatibile con l'Islam" "Non ci credo, viene giocato dai musulmani di tutti i rami dal tempo dell'India coloniale, non è questo il motivo!" "E quale?", "Non lo so, comunque l'azione dimostra e avvalora l'idea dell'offensiva di primavera, oramai una moda e quindi: taliban pericolosamente attivi, capisci?" "Sì!" "E, l'Afghanistan ha bisogno ancora di supporto, capisci?" "Sì". Poi siamo passati a fatti personali.
Non ci piace Ashraf Ghani, non ci è piaciuto al primo sguardo. Il tanto da noi criticato Hamid Karzai, deleterio per il paese, era nulla in confronto. Ghani è l'uomo dell'economia, non dimentichiamo la sua formazione alla Columbia University, non dimentichiamo il suo incarico alla Banca Mondiale sezione Progetti Internazionali allo Sviluppo, non dimentichiamo il suo associarsi con Abdul Rashid Dostum, signore della guerra e artefice di  innumerevoli crudeltà. E non dimentichiamo che non c'è dubbio sui brogli elettorali né iniziali né al ballottaggio, mentre concorreva con Abdullah Abdullah. Un falso amante di quella terra, ed altrettanto falso conoscitore del suo popolo, la cui prima azione, come sappiamo, dopo l'elezione è stata vendere la libertà afghana agli Stati Uniti, con la firma dell'accordo sulla presenza militare e finanziaria americana, il cui prolungamento s'era detto al 2015,  poi al '17, al '18, al 2025 s'era ventilato poi smentito. Cumuli di  menzogne su menzogne. Lo sappiamo da sempre.
Oggi il presidente Ghani è al Pentagono, si farà forte anche delle azioni di ieri, di stanotte, e nel balletto chiederà ad Obama di prolungare la presenza, e l'altro, Obama, starà al passo prima mostrando ritrosia, poi accettando. Peccato che la cosa sia stata già decisa. 
Jeff Eggers, alto funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, qualche giorno fa circa le discussioni sul cosa fare in Afghanistan nel prossimo anno e nel prossimo ancora: "... data l'intenzione di mantenere questo dialogo continuo" si riferisce al governo afghano " rimane ancora l'intento di completare il retrogrado verso il basso, per una missione di cooperazione sulla sicurezza con sede a Kabul nel 2017", in gergo militare retrogrado  esprime il ritiro delle truppe e dei materiali, il discorso quindi conferma senza dubbio la presenza protratta, cosa da noi denunciata più volte e da tempo. Come non bastasse, abbiamo conferma anche su Ghani, infatti, sempre Eggers: " E' una visione molto positiva quella portata avanti dal Presidente Ghani, questo diverso rapporto va colto".
Non lasceranno l'Afghanistan i 10.000 soldati americani, né lo faranno le migliaia di imprenditori americani e, mentre l'occupazione continuerà a lungo termine, se mai finirà, la povertà a dilagare, l'eroina a mietere vittime,  continuerà anche il modello creato dagli Usa in Iraq ed esportato nelle zone rurali afghane dove milizie, pesantemente armate dagli Stati Uniti, addestrati e sotto loro comando, controllano i villaggi per "difenderli" dai taliban e fac-simili, in realtà, con la grande quantità di armi in dotazione, fanno da dominatori, imponendo la loro volontà senza escludere percosse e stupri. Abbiamo raccolto una voce, la voce di Hamid, in linea con noi qualche giorno fa, ve la facciamo ascoltare: " Le milizie create dagli Stati Uniti sono molto più terrificanti dei taliban, i taliban li vedevamo ogni tanto e le loro richieste erano quasi sempre teoriche, questi sono presenti 24 ore su 24 in ogni villaggio, non si può non fare quello che chiedono, e chiedono tutto, e nessuno li punisce".
E' chiamato programma di Polizia Locale Afghana, questo modello. Non c'è altro da dire.
Marika Guerrini 

giovedì 19 marzo 2015

ai lettori: " Domanda" di Rabindranath Thakur

... occiriente si scusa con i suoi lettori sparsi sul pianeta, ma non si esprimerà sui fatti di Tunisi né sui precedenti fatti di Lahore, musei, chiese, jihadisti di vario genere, origine, matrice, le storie sono uguali a se stesse da tempo, il loro senso, lo scopo, l'obiettivo storico e sociale è anch'esso uguale a se stesso da tempo. Pagine e pagine abbiamo già scritto, persino questo abbiamo già scritto, le idee di occiriente di continuo si sono mosse, si muovono e si muoveranno in merito alla sostanza di accadimenti del tipo di cui sopra, di quelli di prima, di ancora prima e di quelli che purtroppo saranno. A partire dall'aprile del 2011, con i suoi, ad oggi, 213 articoli, occiriente, tranne qualche pagina di riposo dell'anima e della mente, ha segnalato l'escalation storica di questi tempi ancor più nelle regioni interessate a guerre indotte, rivoluzioni fomentate, rivolte costruite, attentati commissionati, tutto in mille modi diversi, ma in realtà nello stesso modo. Ha sempre segnalato il crearsi di miliziani, il loro formarsi e trasformarsi, i reclutamenti, le modalità, i perché a monte, i disegni strategici, le vigliaccherie, i volta faccia ed ora, sui fatti di Tunisi come di Lahore, non vuole esprimersi proprio perché l'ha già fatto decine e decine e decine di volte, basta cambiare data, località e qualche particolare di poco conto, rispetto alla sostanza significante e significativa dei fatti, ed ecco che quella pagina, aperta anche a caso, ci parla dei fatti recenti. Così ha deciso che questa pagina debba essere solo un semplice contatto con i lettori, lettori a cui ogni nostra riga è indirizzata, dedicata, per cui i lettori che dalla nascita di occiriente, l'hanno sempre visto in prima linea,  stavolta non lo vedranno né in prima linea né nella retrovia. 
In luogo delle solite parole, pur con allusione, ascoltiamo il lipika(1) che ci racconta R. Thakur (Tagore) e pensiamo la sua, in vari modi, diffusa attualità in terre la cui atmosfera non è dissimile da quella del piccolo racconto, il cui titolo è "Domanda":
"Il padre era tornato dalla cremazione. Il figlio, di sette anni, nudo, con un talismano al collo  era solo davanti alla finestra che s'apriva sulla stradina. Non sapeva a cosa pensare. Il sole del mattino era apparso sopra la cima dell'odoroso albero di nima (2), accanto alla casa di fronte. Un venditore di manghi ancora acerbi passò lungo la via, lanciò il suo richiamo e s'allontanò.
Il padre sollevò il bambino, lo prese tra le braccia, il piccolo chiese: Dov'è la mamma? Il padre alzò il capo verso il cielo e disse: In paradiso.
Giunse la notte. Prostrato dal dolore, il padre s'agitava nel sonno, continuamente. Sulla porta la fioca luce della lampada, sulla parete il sonno di una coppia di lucertole, di fronte la terrazza aperta. Il bambino uscì nella notte e rimase incantato. Intorno le case con le luci spente, parevano soldati che dormissero in piedi a guardia di una città infernale.
Il piccolo, nudo, guardava il cielo e nella sua mente smarrita s'affacciò una domanda: Dove sarà mai la strada del paradiso?
Il cielo non rispose, il profumo dell'albero di nima s'era fatto più intenso, le stelle scintillavano, lacrime nella notte silenziosa".
Marika Guerrini

(1)  lipika in bengali, lingua del poeta, significa, piccolo scritto;
(2) nima è l'albero del lillà dai fiori viola scuro.

venerdì 13 marzo 2015

chi ha paura della bellezza? -l'enigma dell'Isis-

Khorsabad, capitale dell'impero assiro;
fondata tra 717 e  706 a.C.
... ne abbiamo già parlato, abbiamo già detto della distruzione di antichi tesori dell'umanità, ma non si può non farlo ancora, non si può non soffermarsi ancora a riflettere. In questo nostro mondo che definire irriverente è usare un eufemismo mentre blasfemo è appropriato, ogni giorno pagine della nostra storia, cadono sotto colpi di martelli e picconi, in frantumi, e tutto sarebbe terribile e basta se non ci fossero inquietanti interrogativi: perché azioni belliche Nato o Usa o chi per, efficienti quando si tratta di annientare povera gente indifesa, si fanno innocue o quasi quando si tratta di colpire l'Isis, come, per dirne due recenti, nella distruzione dell'antica Khorsabad, Iraq, e nel raid aereo Usa sulla raffineria di petrolio a Tel- Abiad, Siria, in cui si sono avuti 30 morti quasi tutti lavoratori inermi e solo qualche vittima tra i miliziani, tanto per accontentare la pubblica opinione?, ma si pensa davvero che il mondo non s'avveda?, a noi, e non solo, sono così palesi le quinte di queste false azioni di guerra all'Isis, così palesi che non sprecheremo inchiostro tranne che per evidenziare, in tema, un particolare di cui non si è comunicato che en passant, circa la modalità della recente vittoria dell'esercito iracheno sull'Isis a Tikrit, quel che non si è sbandierato, per ovvi motivi di bavaglio mediatico pro alleati, è che  l'Iraq è stato affiancato dall'Iran, dopo che il Governo iracheno, ha escluso senza mezzi termini, la Nato dalla missione adducendo motivazioni storiche regionali e vicinanza di intenti. 
Ma, tornando alla distruzione della storia nel corpo di quei reperti archeologici, di quelle opere quasi tutte pre-cristiane, oltre che pre-islamiche, ciò su cui i più non possono riflettere perché non a conoscenza della storia di quei luoghi che ora saltano agli occhi, mai termine fu più appropriato, è che tutte, proprio tutte le antiche bellezze che ora stanno cadendo sotto i colpi di questo bestiame motivato prima, addestrato poi, armato e spesso stipendiato, per distruggere la storia, tutte queste bellezze sono state protette proprio dal mondo islamico, comunque, malgrado l'iconoclastia, comunque il mondo islamico ha permesso loro di giungere fino a noi, da ancor prima della loro scoperta a dopo, da quel lontano 623 circa, d.C.  in cui l'islamizzazione dei territori, regionali prima oltre regione poi, prese avvio, ad ora. E pochi sanno che i Buddha di Bamiyan, famosi dopo la distruzione più che prima, per poter sottolineare così al mondo la furia iconoclasta dei Taliban che avrebbe giocato a favore della già preparata strategia bellica che prese corpo con l'Afghanistan, bene, quei Buddha distrutti nel marzo 2001, saltarono in aria contro il volere del famoso, nonché ora eclissato, mullah Omar che alla proposta si era opposto, l'azione fu infatti compiuta da un "gruppo" non ben identificato, né allora né poi, di Taliban, una missione fuori ordine.
Ma ecco che ancora la cronaca ci ha preso la mano allontanandoci dalla riflessione su quel che, con la nostra complicità, si sta perdendo.
Quel che emanava, che emana, dai reperti distrutti e non, e ci riferiamo ancor più al I millennio a.C., è qualcosa di immateriale, di incorporeo, qualcosa che l'uomo di quel tempo incarnava per sua intima natura, che da allora non ha più incarnato e non incarnerà. Quelle opere frantumate erano idee rese visibili, perché l'uomo di quel tempo, scevro da qualsivoglia intellettualismo, era in diretta connessione con il cosmo di cui "parlava" rappresentandolo attraverso la materia, fosse pietra, argilla o metallo, erano elemento divino-spirituale di cui egli stesso si "sentiva" plasmato.
L'uomo di quel lontano tempo viveva nella piena consapevolezza che il mondo fosse pervaso di pensieri cosmici, che essi vivessero dappertutto nel mondo. La forza pensiero che albergava nella testa di quell'uomo era tratta dal mare dei pensieri del mondo. 
Ora, oggi, qui, con furia demoniaca si sta distruggendo tutto questo, si sta distruggendo la testimonianza cosmica. E non è un caso che stia accadendo ora, in questo nostro tempo in cui è presente, forse più che in ogni altra epoca storica, non fosse altro che per diffusione, la possibilità di un umano declino per cui, allo scopo,  cosa di più immediato che distruggere la storia rappresentata nell'arte da quell'antico uomo ad un passo dal divino, dato che l'arte è il gradino più alto della storia dell'umanità?
E' questo che sta accadendo, si vuole impedire all'uomo contemporaneo, ancor più futuro, di incontrare, sentire, intuire il proprio cammino evolutivo, rendersi consapevole di questo per muoversi in un cammino altrettanto evolutivo, è questo che si sta ostacolando lì dove si muovono le forze contro l'uomo e la sua evoluzione, dove si vuole che tutto questo si dimentichi, che l'uomo alimenti la bestia in sé  verso l'involuzione e non la sua superiore umanità, il suo genio divino.
Marika Guerrini
   
    

giovedì 5 marzo 2015

Afghanistan: i tesori perduti

Cibele sul suo carro mentre attraversa le montagne,
a destra sacerdote brucia incenso su di
un altare.
Aï Khanum. Circa 200 av. Cr.
Placca d'argento con intarsi in oro.
25 cm.
Museo di Kabul.
... Tepe, Shotor, Bamiyan, Tapa Sardor, Ai Khanum, Tillya Tepe, Kafir Kot, Tepe Zargaran, Mes Aynak e ancora e ancora, suoni sconosciuti di nomi sconosciuti ai più, nomi lontani nel tempo, nello spazio, sconosciuti o quasi a volte anche nella loro terra se fuori dalla regione d'appartenenza d'ognuno, dal distretto. Nomi amati da chi li ha incontrati percorrendo la propria vita, che sia stato per studio per viaggio o per caso. Da chi, baciato dalla fortuna, ne ha assaporato bellezza prima che la storia, contemporanea ancor più, negasse loro il diritto d'esistere, di continuare ad esistere. Nomi di siti archeologici e simili, pregni di antica testimonianza, di antica grandezza, che fossero giunti intatti dal passato o toccati da altrui storia, comunque  a noi giunti. Nomi di terra afghana.
Il pomeriggio domenicale del primo giorno di questo mese di marzo del 2015, i nomi citati, le loro immagini, si sono sgranati come perle di rosario allo sguardo di un pubblico attento e silenzioso, nella calda atmosfera dell'ISAS (International Institute of South Asian Studies) nel cuore di Roma, luogo in cui si assapora l'assenza di orpelli intellettualistici, luogo vero, deputato al dialogo culturale tra occidente e regione indiana, geograficamente parlando, ma anche oltre confine. E sui confini s'è aperta la bella conferenza " Afghanistan oggi e ieri" tenuta dal professor Giovanni Verardi dell'Istituto Universitario di Napoli "L'Orientale", sui confini afghani. Immagini hanno preso a scorrere tra mappe e grafici, sì che i luoghi e i perché ad essi inerenti, di questa terra ancora così tanto sconosciuta nella sua anima, venissero focalizzati, poi hanno preso a scorrere i suoi tesori. Mentre la sintesi altamente competente del professor Verardi illustrava i contenuti delle immagini, queste s'aprivano mostrandosi in quel che furono e in quel che più non sono, e millenni scivolavano anch'essi da quel III-II secolo a.C. del calendario gregoriano, giù, giù fino a ieri, ad oggi, ad ora. 
Quel che la cronaca di questi ultimi giorni ha mostrato di sacrilego, tale è stata l'azione, al Museo di Mosul, in Iraq, dove milizie Isis hanno frantumato la storia, in Afghanistan è accaduto, accade da tempo nel silenzio del mondo o quasi. E' accaduto, accade, per mano dei così detti estremisti che chiamiamo Taliban, ma non islamici perché chi li ha voluti in questa forma, islamico non è mai stato, ed è accaduto a causa di bombardamenti a scopo di Civiltà per mano di chi di Civiltà s'arroga ma non possiede, mentre affolla i propri musei di storia comprata, quando non sottratta.
Infatti: " più grave della vandalizzazione dei siti scavati è stato lo sfruttamento di quelli ancora intatti, numerosissimi in tutto il paese" ci illustra Verardi, e ancora: "Si è creato un commercio illegale di opere d'arte il cui smercio fa capo a Peshawar...". La dissacrazione, perché tale è rispetto alla storia, non è finita, chissà quando finirà, se finirà. Il frantumarsi continua sotto diverse spoglie. Urlerebbero le antiche città, i Tepe, i frammenti rimasti, se avessero voce, se si permettesse loro. Questo crimine contro l'umanità continua, alcuna è la differenza tra uccidere uomini e polverizzare antichi manufatti, antichi reperti, tra uccidere uomini nel corpo e uccidere il loro passato impedendo così all'uomo futuro il conoscere. Alcuna differenza.
Marika Guerrini    


martedì 24 febbraio 2015

Isis Libia e le luci accese

Tripoli- una Moschea
  ... oggi hanno attaccato i caldei in Siria, ieri sfilavano con peshmerga in gabbia e la bandiera nera sventolava sul Colosseo, prima di ieri decapitavano copti sulle spiagge libiche e facevano rogo del pilota giordano violando ogni legge coranica che vieta  persino la cremazione, figurarsi il rogo di un corpo vivo.
Tripoli- Banca centrale della Libia
Ancor prima di questo decapitazioni su decapitazioni, che sappiamo senza sangue, di giornalisti e affini, ancora indietro, la comparsa. E' dal nulla o quasi, che sono comparsi, in Siria, forse, sui confini, forse, in Libia, forse senza forse, comparsi allora, quando di loro non si parlava, quando non esistevano, quando l'assassinio del rais  di quella terra, consumatosi nello strazio d'una morte indegna di chiunque e d'ogni cosa, ha liberato ogni campo, permesso ogni abuso, ogni violazione, ogni diabolica creazione. Perché è lì che sono comparsi per la prima volta, comparsi senza apparire, quando tra gli shabab insorti e fatti insorgere, fu fatto prevalere un fondamentalismo senza patria e senza religione, protetto dalle bombe Nato. Poi, a questo infernale neonato fu indicata la Turchia da attraversare destinazione Siria, a creare l'Esercito Siriano Libero i cui "liberi soldati" si sarebbero dati a stragi di bambini e cannibalismi d'ogni sorta, d'ogni fattura, mentre le stelle della nota bandiera stellata, fingendo di stare a guardare, armavano i cannibali. Da lì focolai si sono sparsi tra Medio Oriente e nord Africa stranamente moltiplicandosi sotto  bombe Nato in apparente attacco, che, tra un morto vero e un morto finto, avrebbero concimano la loro proliferazione. Ora sono in Afghanistan, anche, sul confine pakistano, anche, sarebbe verso l'India l'indirizzo forse attraverso il Kashmir, ma non ci arriveranno e verso l'Europa sarebbe l'indirizzo, ma sono qui da tempo. Ora, alle decapitazioni, ai roghi, alle gabbie, si sono sommate le armi chimiche, ci sono sempre delle armi chimiche, nascono come funghi ovunque, queste apparterrebbero a quel 40% dell'arsenale libico rimasto intatto perché Gheddafi, per motivi di assassinio, non fece in tempo a distruggere. Il particolare è che nel 2014 l'OpWC, presenti Germania e Canada, dopo un sopralluogo allo scopo di distruggere questo 40% rimasto, dichiararono compiuta la missione. Si parla di distrazione degli esperti nel distruggere, ma noi conosciamo questa musica, ci riporta a Bragram, Afghanistan, ad una telefonata, una pagina, alle armi "perse" dall'esercito Usa, e "trovate " dall'Isis. Chissà perché sono tutti distratti, o forse no. 
E pensare, perché la storia va obiettivata comunque, che la Libia di Gheddafi ha attraversato 42 anni di pace, che quegli anni hanno visto infrastrutture d'ogni tipo, da quelle per l'acqua resa potabile, estratta dal Mediterraneo giacente nelle viscere del Sahara e portata ai villaggi, alle strade, alle scuole, dai pozzi petroliferi con contratti internazionali, proventi per la Libia di oltre il 90% e profitti in parte distribuiti alla popolazione, al riconoscere i diritti delle donne, dal lavoro che solo tra gli immigrati contava oltre due milioni di personale, all'autosufficienza alimentare del paese. Gheddafi, malgrado le pecche, stava guidando il paese dal passato verso il futuro, in questa difficile operazione, contenendo i contrasti tra le etnie lo aveva liberato dalle basi militari statunitensi e britanniche, aveva dato alla Libia l'indipendenza, portandolo ad essere Stato Sovrano. La Libia era un piccolo mondo prospero del nord Africa il cui rais voleva annullare il dollaro americano come moneta di scambio internazionale e servirsi dell'euro per poi coniarne una locale africana, forse. Ma ne abbiamo parlato in altre pagine. Così fino al 2011, al tradimento dell'Europa innanzi tutto, dell'Italia  a seguire, della Francia innanzi tutto, la cui bandiera bianca rossa e blu, aveva preso a mostrarsi sui balconi ancor prima che iniziasse quella che sarebbe stata una delle false manipolate provocate Primavere Arabe precedute, come ogni azione di menzogna, da disinformazione sul dittatore, la sua crudeltà, le inesistenti fosse comuni, eccetera eccetera, tutto reale non allora ma ora. E' nato lì l'embrione  dell'Isis, Isil o uomini del Daesh che dir si voglia, con prima tappa distruzione Damasco. Questa l'intenzione ancora in vita.
E noi prestiamo spazio a questo frutto della menzogna, ancora riempiamo colonne giornalistiche, pubblichiamo foto, proiettiamo immagini su questi mercenari d'occidente con frange criminali d'oriente, i cui capi a partire da Abu Bakr al-Baghdadi,  scarcerato, senza motivo apparente, da Camp Bucca in Iraq nel 2009, perché fosse capo di quell'embrione,  fino a molti moltissimi come lui tra i miliziani, arrestati prima, formati e addestrati poi, liberati e sguinzagliati ancor dopo perché facessero esattamente quel che hanno fatto, fanno e probabilmente faranno. Come a Parigi a Copenaghen.
Andrebbero spenti i riflettori su queste macchina da guerra, spenta la loro linfa vitale, che tale è per loro il divulgarsi dell'informazione, spente le luci, gran parte del loro motivo d'esistere, scenografie annesse, si spegnerebbe. Ma il nostro è un mondo recidivo, tenuto sotto scacco dalla menzogna a partire da quell'11 settembre del 2001, da quella linea di demarcazione più volte ricordata in queste pagine, quella ormai storica linea di demarcazione tra un prima e un dopo.
Marika Guerrini
foto dal web

domenica 15 febbraio 2015

Ucraina: quando decide la paura

... non è dato sapere ora se la situazione ucraina infiammerà l'Europa, non è dato sapere se la tregua firmata a Minsk verrà attesa, è dato sapere di una dichiarazione: " Aderiremo alle disposizioni del documento di Minsk, ma se l'accordo non verrà rispettato reagiremo", è dato sapere che le parole sono di Denis Pushilin, un filorusso, uno dei ribelli, un loro negoziatore. E' dato sapere che siamo nella tregua, nella possibilità. E' dato sapere, ma si preferirebbe sbagliare, che i soldati ucraini o chi per loro tra i tanti mercenari che hanno preso a popolare e popolano quella terra dai giorni della deposizione di Janukovyc, procureranno l'incidente sì che i ribelli rispondano e a loro venga addossata la colpa, come da tempo accade in quei luoghi. Ed è dato sapere di un documento, uno americano, uno stilato e approvato dal Senato degli States la scorsa primavera, depositato ch'era il 22 di maggio del 2014, in cui si dà per scontato e avvenuto tutto ciò che si è vissuto e si sta vivendo in questi giorni. E' questo che è dato sapere, e poiché l'ultimo elemento che ci è dato di sapere riguarda i pronostici-trama di quell'estremo occidente ubicato oltre oceano, abbiamo deciso di riportarlo, sì che chi non abbia avuto modo di conoscerlo potrà farlo. Ecco il documento articolato in tre punti e fedele all'originale:


1) Rafforzamento della Nato. 
Incrementare le forze Nato nei paesi Baltici e in Polonia incrementando il numero di soldati e la quantità degli armamenti nonché incrementare su tutta l'Europa orientale il sistema missilistico già presente, sistema contenuto nel "Ballistic Missile Defence" (Bmd);

2) Azione Deterrente. 
Washington deve agire sull'Ue per velocizzare l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione, non solo, ma gli Usa compiranno un'azione di condizionamento circa la Russia al G8 e alla Banca Mondiale ( ricordiamo) se la Federazione non agirà secondo i "canoni delle società democratiche", e ancora l'applicazione delle sanzioni non solo alla Russia in quanto Governo, ma a cittadini russi, a società e organizzazioni russe all'estero (Usa). Dulcis in fundo, e questo vanifica ogni dubbio sulle Ong americane e accoliti, se mai ci fosse stato, incrementare le Ong, "umanitarie" appunto, in realtà spesso covo di spie, sì che possano "migliorare la governance democratica nella Federazione Russa;

3) Difesa dell'Ucraina e degli Altri Paesi Euroasiatici.
 Rifornire di armi "su richiesta" i governi minacciati, riconoscere l'Ucraina, la Georgie e la Moldavia quali "Major Non-Nato Ally" ovvero maggiori alleati non facenti parte della Nato,  intanto, per allargare il supporto militare, stipulare accordi bilaterali con Serbia, Bosnia, Kosovo e Azerbaigian. Fare richiesta alla banca Mondiale e a quella Europea, affinché autorizzino gli Usa a partecipare allo sviluppo energetico in Ucraina, in Moldavia e in Georgia. Provvedere a finanziare l'emittente radiotelevisiva americana The Voice of America, affinché in lingua russa si rivolga ai paesi ex-sovietici e ai paesi baltici per diffondere "conoscenza" sui fatti di aggressione di cui sopra.

Il commento al documento è superfluo, così come sottolineare la criminalità avventuriera dei governi Usa, quel che non lo è invece è un attimo di riflessione sul sentimento profondo che muove gli States lungo la loro storia, sentimento che ultimamente, inteso ultimi anni, ha preso sempre più corpo, quasi a farsi materia e in spoglie di solida materia, si è espanso su gran parte del pianeta, ovunque gli States si siano recati e si rechino che sia per interessata "amicizia" o per guerra: la paura.
La paura fa ormai parte del DNA degli States e il motivo di essa si evidenzia da sé oltre l'apparenza delle cose: la materia, materia e paura si muovono all'unisono, da sempre, come a scaturire vicendevolmente l'una dall'altra. 
Gli Usa, dal sorgere della loro storia, quella che per esistere ha distrutto l'altrui, ha   disseminato sul continente infinite trails of tears, ha compiuto il più grande genocidio che si ricordi nelle persone dei nativi americani, quella che, con lo stesso spirito, s'è mossa e si muove all'occupazione di terre straniere, ché conquista non è mai stata né sarà, ovunque sia profitto, hanno consacrato la loro vita al dio danaro quindi alla materia più sofisticata, la materia che compra la materia. E' la loro storia, la loro filosofia di vita, imbastita di retorica spesso raffinata, imbastita di bei propositi, belle intenzioni, ed Hollywood con il suo mondo di falsa bellezza, in cui i suicidi da sempre si susseguono e moltiplicano, ne è emblema, così come lo sono le centinaia di suicidi tra i soldati, che, svuotati del loro essere più profondo, annullati quali individui, privati della dignità d'essere uomini, infarciti di belle parole sulla nazione, la democrazia, il soccorso ai popoli, vengono catapultati lì dove la materia si frantuma per annullarsi dinanzi alla miseria, al dolore, alla morte. Questo sono gli States, questo sanno fare. Ed è storicamente interessante notare come oggi, ora, al di là di ogni interesse di supremazia finanziaria, geopolitica, territoriale, al di là di ogni dominio, gli States si accaniscano nel desiderio di annientare la Russia spinti dalla sottile paura della non materia, perché questo la Russia sta loro contrapponendo.
La Russia degli ultimi tempi, ha scelto di non basare la propria forza sul potere economico, ha scelto valori più profondi che traspaiono anche dalla coesione del proprio popolo così come da certe decisioni sociali contro corrente ma attente al rispetto dell'infanzia, e così via. In questo suo tempo post sovietico, la lancetta dei valori, in Russia, lentamente ma costantemente, si è spostata dalla materia alla non materia, questo, in maniera inconsapevole ai più, è alla base dell'accanimento statunitense, alla base della loro paura, del loro non controllo. In realtà l'amministrazione a nome Obama s'è fatta emblema della parte più profonda della storia degli Stati Uniti perché ha esasperato ed esaspera le caratteristiche che hanno fatto di quella terra il paese della Materia con la M maiuscola. Persino il vecchio pensiero materialista sovietico impallidisce dinanzi alla portata di ciò che muove e si muove negli States, e si ravvisa, e sottolinea come e quanto gli States temano tutto ciò che non possono omologare a se stessi, quindi controllare. Ma controllare dal di fuori si può solo la materia, che sia con danaro, armi o menzogna, e la Russia di questi ultimi tempi è incontrollabile per gli States. Nell'ottica degli States quest'elemento che si sprigiona dalla Russia, è molto più pericoloso di qualunque altro pericolo possa venire da qualsiasi altro paese, perché sfugge al controllo della materia, al loro controllo e... li esaspera, esaspera in loro la paura. Questa la realtà di fondo, la sottile, invisibile verità di fondo che si sta vivendo.
Marika Guerrini
foto dal web
  

giovedì 5 febbraio 2015

il sibilo del serpente

"Mamba Verde" tra i più velenosi
del continente africano
... avevamo appena iniziato a stilare la pagina che sarà prossima, quando ci è stata segnalata un'opinione postata su facebook a proposito del terrorismo fondamentalista, detto islamico, in realtà ripudiato dall'Islam stesso e usato, nei suoi addizionati quando non procurati estremismi, dallo straniero.  Motivo questo, ma non solo, per cui la precedente stesura è stata interrotta e sostituita sì da tracciare alcune righe di commento alle opinioni, ché ritenerle idee supporrebbero la presenza di pensiero in realtà assente dalle parole postate sul network, di Magdi Allam. 
Ecco le parole di Allam: " I terroristi islamici dell'Isis hanno bruciato vivo rinchiuso in una gabbia il pilota giordano Muadh al Kassasbe, ventisettenne, catturato lo scorso 24 dicembre.", e fin qui la cronaca, poi: " Diciamo basta a questi criminali! E' una guerra spietata contro l'umanità e la nostra civiltà. E' ora di combattere: o sconfiggiamo questi mostri o finiremo tutti sgozzati, decapitati, arsi vivi, sterminati. Basta!". 
Come non fosse sufficiente, a distanza di qualche ora" Basta con questi mostri! Dobbiamo combattere e sconfiggere i terroristi islamici e sradicare l'ideologia dell'odio, della violenza e della morte insita nell'Islam, prescritta da Allah nel Corano e messa in atto da Maometto. Oggi è stato un giovane pilota giordano musulmano ad essere arso vivo rinchiuso in una gabbia. Sempre oggi gli stessi terroristi islamici dell'Isis hanno ucciso un omosessuale, lanciandolo dal settimo piano legato ad una sedia e poi lapidato dalla folla fino alla morte. Ebbene questa guerra del terrorismo islamico globalizzato riguarda tutti noi. E' ora di dire basta! " E qui Allam si è svelato.
Se questa fonte dispensatrice di puro odio, altro che "Cristiano", aggettivo sostantivato di cui si fregia l'autore, fosse stata fine a se stessa, non l'avremmo letta né presa in considerazione, come sempre abbiamo fatto, facciamo e faremo con le parole assenti di pensiero, perché incapaci, di quest'individuo, e ancor meno l'avremmo portata ad altrui conoscenza, dato che ci ha disturbato non poco il farlo, purtroppo però sulla pagina di queste parole dell'odio, sono migliaia (ad oggi circa 9000 se non più) le segnalazioni di consenso e migliaia i commenti in linea con le parole stesse che, tutte, inneggiano a stermini di massa, all'uso dell'atomica, a roghi di luoghi di culto quali le moschee, a scontri violenti e immediati nelle nostre vie con gli immigrati musulmani, tutte inneggiano, a volte bestemmiando, a razzismo, settarismo, inaudita violenza, oltre a mentire su contenuti sacri e rafforzare l'ignoranza già presente e dilagante circa molti contenuti storici. Eppure a questo incitano, come sottile sibilo di serpente questo sobillano le parole di quest'autore che ne ha fatto bandiera, chiamando a sé mucchi di gente, con la tipica violenza dell'apostata. Vendetta, altro che Cristianesimo. Ma poiché non vogliamo continuare, con questa pagina che non abbiamo amato tracciare, a prestare voce, pur se opposta, alla dilagante pazzia  che oscilla tra blasfemia e furia, che piace agli omuncoli da cui genera per scagliarsi su altri, ci fermiamo qui, lo facciamo però con un invito e un interrogativo. L'invito non è nuovo alle nostre pagine, è quello a studiare le immagini che ci vengono propinate, che vengono propinate al mondo, sempre, a studiare la messa in scena, individuarla, rendersi consapevoli della sua perfezione voluta, costruita perché l'efficacia sia massima, massimo sia l'impatto di violenza sulla gente, e il ritorno di odio, di costruito scontro di civiltà, lo sia altrettanto. E' un macabro gioco che si sta giocando. Mentre l'interrogativo: non è che l'Islam di cui parla Magdi Allam  altro non sia che l'Islam di Magdi Allam?
Marika Guerrini
foto da web