giovedì 20 agosto 2026

Nel buio di questi nostri giorni la metafora del bucaneve tra fiaba e poesia

Galanthus Nivalis - Bucaneve

 ...Era inverno, l'aria era fredda, il vento aspro. Da giorni e giorni la terra era coperta da una gelida neve. Un giorno però cadde la pioggia, le gocce penetrarono lo strato di neve, poi quello di terra, raggiunsero il bulbo d'un fiore. A lui raccontarono del mondo luminoso che si stendeva oltre gli strati che lo coprivano. E mentre le gocce raccontavano, un raggio di sole attraversò neve e terra, raggiunse il bulbo, lo toccò. Avanti, disse il bulbo. Non posso rispose il sole, devo attendere l'estate. Ma io voglio uscire, disse ancora il bulbo, voglio dire buongiorno alla terra. Così dicendo iniziò a penetrare lo strato di terra che la pioggia ed il sole avevano ammorbidito. Poi a penetrare la gelida neve e con il suo bocciolo bianco sullo stelo verde, mentre sottili spesse foglie lo proteggevano, si portò verso l'alto. La terra era fredda, la neve gelida, fu allora che il raggio di sole si fece ancor più forte e il bulbo, candido come la neve, si aprì completamente, sbocciò, si sollevò nel mondo della luce, poi chinò il capo con gioia ed umiltà.

E' una fiaba che ho voluto narrare, una fiaba tratta da H.C. Andersen, da me  elaborata sì da introdurre versi che adolescenti allievi di una scuola sul cui nome, così come su quello dell'autrice dei versi, è stato chiesto il silenzio, potessero essere mostrati al mondo. Versi in risposta agli interrogativi su questi nostri difficili e tristi tempi. Sulla loro complessità, quando non drammaticità o tragicità. Interrogativi posti alla docente di Lettere di questi ragazzi. Interrogativi, a volte silenti a volte espressi, circa la contemporaneità che con i suoi avvenimenti gli si stringe addosso soffocandoli. Intaccando l'entusiasmo alla vita, il desiderio di viverla. La gioia. Adolescenti interrogativi sempre vissuti con necessità di risposta. Così, mentre il mondo oscurato da menzogne, guerre e genocidi, tenuto schiavo trema ferito, mentre l'impossibile viene attuato sì che l'Umanità si dibatta tra dolore ed incoscienza, inconsapevole desiderio di rinascita ed intaccata speranza, ecco che qualcuno, consapevole di questo tutto e di certo illuminato dall'amore verso i propri allievi, verso la conoscenza e il risveglio della coscienza, traccia versi mostrando ai loro giovani anni il dono della speranza. la possibilità di un tragitto dall'Ombra alla Luce. Ascoltiamo.  

                                                                          LUCE  *                 

                                              Ovunque parole
Vermigli teatri, rabbia.
La loro, la nostra.
Mi fermo.
Nelle gambe, nell'anima.
Silenzio, silenzio.
Vi guardo
fragili germogli.
Siete qui,
in quest'angolo di apparente pace,
imparo, forse, la vita.
La vita che sto imparando con voi.
Il futuro, la speranza.
La luce perduta.
Poco ho da insegnarvi.
Occhi che si guardano.
Sorrisi, bellezza.
Compassione.
Mitezza.
Insieme cerchiamo la via, 
deve esserci una via.
Guardiamo dove non guarda la mente.
Dove non giunge il cuore trafitto.
Dove pugni sdegnati si aprono
ad ascoltare il segreto.
Dove finisce l'inverno.
dove il male è redento.
Dove vive l'essere che sarà.
La Luce ritrovata.

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* LUCE- pubblicata su Anthos- vol.IV- 2026

Marika Guerrini

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