lunedì 20 giugno 2011

le guerre vicine

...le guerre vicine mostrano il volto le lontane no. Le guerre vicine non possono nascondersi oltre la maschera della lontananza. Fisica, di cultura. Non possono del tutto. I raid assassini non possono negare la visibilità pur se parziale. Non possono coprire le immagini agli occhi vigili su  quest'altra sponda. I nostri. Ma è per numeri a quattro cifre che va moltiplicata questa guerra libica, questa guerra del tradimento. A quattro cifre per avere idea, solo pallida idea della guerra Irachena,  afghana. Iraq, Afghanistan. Terre lontane. Storie da poter inventare. Per guerre lontane.
Marika Guerrini

domenica 19 giugno 2011

flash: per chi ha letto la leggenda precedente e chi non...

Giugno 2011-Afghanistan
Provincia di Logar, sud est di Kabul. La vita nei villaggi prima dediti alla pastorizia e al lavoro nei campi, ora scorre nella più assoluta povertà. Da oltre un anno i cinesi si sono assicurati lo sfruttamento della miniera di rame. Il sottosuolo dell'intera provincia risulta essere il più grande giacimento di litio sul pianeta. I soldati dell'occupazione tra uno scontro e l'altro, non si capisce con chi, presidiano.
Marika Guerrini


sabato 18 giugno 2011

la catena d'oro

... si dice che, in una valle della provincia di Logar, lì dove l'omonimo fiume lambisce le pendici dei monti e le vette si stagliano all'inverosimile verso il cielo, vi sia una grotta, una grotta profonda scavata nelle viscere della montagna più alta. E si dice anche che nelle viscere della stessa montagna, in un antro nascosto, una catena d'oro massiccio faccia da tramite tra la terra e la volta celeste. Come questo sia stato possibile avrebbe potuto  narrarcelo Yashila se, molto ma molto tempo fa, di lei non si fosse persa ogni traccia, per via d'un segreto svelato. 
Narra infatti la leggenda come un giorno, mentre Yashila, una pastorella, conduceva al pascolo le sue capre, una sfuggisse al controllo inoltrandosi  in una grotta, e narra anche che Yashila la inseguisse, trovandosi così in un vasto ambiente dalle pareti rocciose. Lì, uomini d'ogni etnia lavoravano ognuno a qualcosa di diverso. Senza proferire parola. Senza guardarsi. Yashila, fortemente a disagio per l'atmosfera che la circondava, sarebbe senz'altro fuggita se la capra, con uno scatto deciso, non si fosse infilata in un passaggio che s'apriva a lato della roccia. Ancora Yashila l'aveva seguita, trovandosi così in un altro ambiente, un ambiente più piccolo e ancor più recondito.
Al centro di questo secondo ambiente, una figura austera in abiti regali, assisa su di un trono, con la mano destra legata per il mignolo ad una catena d'oro che scompariva nella sommità dell'antro come ingoiato da esso, la guardava. Narra ancora la leggenda che la fanciulla, sempre più intimorita, facesse come per fuggire, ma che il sultano, Said Ahmad  il Grande,   questo il nome della figura, con un cenno della mano l'avesse invitata ad avvicinarsi, le avesse porto una mela, poi, chiamandola per nome: Yashila, ora puoi andare, la tua capra verrà con te, ma ricorda, nessuno dovrà sapere di questo incontro, ancor più di questo luogo. Mai. Devi giurarlo. 
Bisogna sapere che in quella terra, ancora oggi, il giuramento non viene mai richiesto proprio perché ritenuto inviolabile qualunque cosa accada. Anche a costo della vita. Yashila aveva giurato. Ma quel segreto che sfiorava il cielo, era troppo grande per lei. Yashila lo svelò non appena giunta al villaggio. Da quel momento in poi di lei nessuno seppe più nulla, anche se, sempre secondo la leggenda, pare che la fanciulla sia ancora lì, tramutata in statua, prigioniera della roccia. E che vi sia la catena d'oro, la stessa che legava Said Ahmad al cielo. Il motivo della catena ce lo svela la stessa leggenda, ci dice come Said Ahmad avesse giurato a se stesso che avrebbe sconfitto tutti i malfattori della terra. Ci dice come cataste di vittime avessero coperto le valli. E come un giorno, un angelo del Signore, gli fosse venuto in visione per dirgli: Said Ahmad, la tua grandezza è indubbia e lo è anche la lealtà delle tue intenzioni, ma gli uomini sono stati creati da Dio, tutti, e tu non puoi avere potere di vita o di morte su di loro. La mano della tua scimitarra sarà legata al cielo. E così fu.  
...da una leggenda afghana narratami in quella terra da un venditore di monili lungo la via che portava alla moschea. Molto tempo fa.
Marika Guerrini

martedì 14 giugno 2011

Primavera detta Araba e gioco di scacchi

...e allo sguardo s'apre il gioco di scacchi d' una nuova Guerra Fredda. Idetto e il non detto. E qualcosa torna alla mente, una frase: abbiamo l'occasione di dare ai sovietici il loro Vietnam. 1998 Stati Uniti d'America. A scrivere la frase è Robert Gates, Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Allora. Presidente Jimmy Carter. Allora. E' a lui che Gates indirizza la frase. Eppure, come occiriente ha detto in altra pagina, il chakra della Storia gira e la terra mantiene il ricordo. L'Afghanistan, Vietnam per l'allora Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche, potrebbe divenire secondo Vietnam per gli Stati Uniti d'America. Già lo è. Forse.
L'abbiamo detto, scritto, mille e mille volte, lo diremo ancora chissà quante altre: l'Afghanistan è terra indomita. Ancora ora. Lo è per struttura fisica. Anche. E per destino. Malgrado gli orrori che sappiamo e non. Diciamo e non. Chi conosce la sua storia lo sa. Lo sa chi l'ha vissuta. Gli States non sono in grado di capire alcuna storia. Antica ancor più. Troppa ignoranza. Endemica. L'Europa potrebbe. Possiede la storia. Non vuole. Non ha voluto. Non c'è. 
E il gioco di scacchi avanza. E' avanzato. E c'è altro nel gioco di scacchi, altro dietro la Primavera detta Araba: l'astuzia della lungimiranza cinese e l'animo russo. 
Così mentre la Cina concede  prestiti a basso costo ai paesi dell'Asia Centrale e la Russia, ex nemica, offre protezione ( da chi?), gli accordi tra i vari Turkmenistan, Azerbaijan, Kazakistan etc., e gli States si frantumano. E il motivo base della guerra in Afghanistan, il motivo a monte dell'11 settembre 2001, quella strategia per il controllo delle ricchezze energetiche della regione del Caspio e dell'Asia Centrale onde tagliare fuori  Russia, Cina e Iran, si disintegra. E il gasdotto, quello che avrebbe dovuto raggiungere il Golfo Persico, il Pakistan, l'India si inabissa nella polvere afghana ancor prima della costruzione. E un altro vi è  in abissamento, ha nome di un'opera italiana: Nabucco. Avrebbe dovuto raggiungere la Germania attraverso la Via europea della Seta. Avrebbe dovuto avere due fonti: in Iran  e in Azerbaijan, confluire poi in Turchia e salire. Sfumato. Come l'accordo Turkmenistan, Afghanistan, India e Pakistan saltato anch'esso. Tutto entro il 2009.
Le risorse energetiche dell'Asia Centrale, tutte, hanno preso la via della Cina. E della Russia e dell'Iran. Ce ne sarebbe un altro di progetto, uno dal nome South Stream,  con fonte in Russia e tragitto: Mar Nero, Turchia, Bulgaria, poi biforcazione: nord ( obiettivo Austria attraverso Serbia, Ungheria, Slovenia), sud (obiettivo Mediterraneo attraverso Grecia, Italia ) Non ce ne sarà bisogno. Ma non si dice.
Lo scorso gennaio 2011, poco prima della primavera, il Turkmenistan ha ufficialmente destinato a Cina, Russia e Iran tutte le esportazioni di gas. Ha inoltre pronosticano con la Cina, al 2012, la totale collaborazione circa le risorse energetiche dell'Asia Centrale. Un fattore per la sicurezza in Asia. Si è espresso G.Berdymukhamedov, presidente turkmeno.    
Qui fermiamo il nostro volo di ricognizione. Il detto è solo una parte di quel che lo sguardo ha scorto. Una parte dello scacchiere. Una sola piccola parte del motivo di semina e concimazione di questa Primavera detta Araba posta in gioco di scacchi. A risultare.
Quel che ulteriormente ci rattrista nell'estendersi del gioco di scacchi è l'Europa. L'Europa occidentale. Quest'Europa che abbiamo voluto unita. Tutta. Che cade nella trappola dello smembramento. Ancora. Quest'Europa dimentica della propria storia. Dimentica di se stessa. Che  unita o separata potrebbe perdere l'aggettivo nostrum del suo mare. Quel nostrum da sempre condiviso dalla Turchia al Marocco. Quel nostrum secolare fin'ora indiviso. 
Quel che ci rattrista è la parte di quest'Europa in armi che sta bombardando se stessa in questa primavera. 
Quel che ci rattrista è quest'Italia che continua a tradire altri e se stessa. In questa primavera.
Marika Guerrini

martedì 7 giugno 2011

Primavera Araba

...come da dizionario storico mediatico futuro:
Primavera Araba 
Insurrezione a mano armata di alcuni paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, dal febbraio del 2011 al... sine tempore (ma su questo non v'è certezza). I popoli interessati avevano diversa storia, diverso costume, appartenevano a diverse etnie, con caratteristiche culturali, sociali ed economiche diverse e persino diverso continente. Denominatore comune il credo musulmano e neppure, data la presenza di altre religioni, forme di cristianesimo incluse. I motivi addotti e le modalità d'insurrezione sono stati gli stessi. Primavera detta Araba per superficialità, ignoranza e convenienza. Elementi portanti del tempo in questione.


Ma ora, adesso, nel tempo in questione, la parola primavera è ancora sinonimo di risveglio, di speranza, di trasformazione. Il solo pronunciarla tinge le menti di colori pastello, evoca armonie floreali e profumi che, aeriformi, inebriano il tepore di giorni sottratti alla tenebra. Giorni che sciolgono il torpore dell'inverno nell'espandersi del respiro.  Se poi la parola è accompagnata da, araba, allora si arricchisce di esotismo, fascino, avventura come da Mille e una Notte. 
E' così che la Primavera Araba  si fa leggerezza dal suono piacevole. Accade nell'attimo primo, quello dell'ascolto, della pronuncia, dell'illusione terminologica. Evocatrice. E lì il sinonimo assume significati quali libertà e democrazia. Ma altro non è che maya, come nelle  antiche scritture indiane, la grande, universale illusione che con un velo copre le menti degli uomini. E può divenire tutto: inganno e frode, menzogna e raggiro. Per questo tutto può armarsi. O meglio, essere armata.
La Primavera Araba è stata voluta altrove. Sì, certo, il tempo autunnale della semina, quello invernale della concimazione, ha trovato terreno adatto ad essere fertilizzato. Ha trovato innanzi tutto uno squilibrio di sviluppo tra la scolarizzazione di massa e lo sbocco lavorativo, ha trovato un altissimo tasso di disoccupazione giovanile, come in Italia, in società in cui la natività è molto alta, diversamente che in Italia. Ha trovato un'altissima speculazione finanziaria, come in Italia, dovuta alla globalizzazione. La più grande idiozia del XXI secolo. Poi il web con la capillare diffusione dei malanni e della decadenza etica, morale, di costume di un occidente, che si avvicina al dessert più che alla frutta, ha fatto il resto.
Non si creda alla fandonia che a causare il tutto siano stati i vari Mubarack, Assad, Ben Alì e così via, e neppure Gheddhafi, che richiede un capitolo a sé. No, loro hanno solo contribuito alla fertilità del terreno. Hanno solo fornito la facciata. Strano a dirsi, ma in loro si riscontra una certa ingenuità geopolitica internazionale avallata da tradimenti e falsità. 
La Primavera Araba ha iniziato ad essere seminata a ridosso dei primi anni di guerra in Afghanistan. Poi ha trovato associati interessati e partecipi alla concimazione. Tutto qui. 
La prochaine fois, per dirla con i francesi, occiriente sorvolerà la Primavera Araba. Si affaccerà alla finestra di questa nostra attualità storica. Ad osservare dall'alto il suo cammino.
Marika Guerrini




     

martedì 31 maggio 2011

oggi 30 maggio 2011

Cronaca
...vorremmo invitare il ministro Ignazio La Russa a portare la sua persona alla stazione Ostiense di Roma, o ancor meglio nei meandri della stazione, onde constatare di persona, se ne sia capace, il frutto, il prodotto, il risultato della nostra guerra in Afghanistan, anziché lamentare per i nostri feriti ad Herat. Anch'essi frutto, prodotto, risultato dell'azione dei suoi colleghi ed amici guerrafondai a cui pare sia legato da chiara similitudine.
Che vada nei maleodoranti anfratti della stazione Ostiense della capitale anziché dichiarare: "...restituire l'Afghanistan agli afghani entro il 2014."
Restituire cosa, signor ministro?, le macerie, il nulla, la distruzione, la morte, le malattie incurabili, le nascite deformi, i campi l'acqua l'aria saturi di uranio arricchito? Cosa? signor ministro?
Abbiamo conosciuto Herat, incontrato la sua gente, vissuto la sua vita, ammirate le sue bellezze, ascoltato la sua storia, i suoi poeti, scrutato gli sguardi indomiti dei suoi abitanti e molto molto altro, quando il signor ministro nella sua ignoranza non ne sospettava neppure l'esistenza. Era una fiaba vivente, signor ministro. Ma lei è ben lungi da poter comprendere.
Oggi un ennesimo raid aereo della NATO, e nella NATO ci siamo anche noi, ha ucciso ancora bambini. Questa volta sono 12. Come gli apostoli. Ma neppure questo il signor ministro è in grado di capire e neppure memorizzare, infatti non ne parla. Ma non c'è da preoccuparsi, ci sono state le scuse dei suoi amici i vari Carney e Toolan ovvero portavoce della Casa  Bianca e generale NATO di turno ed inoltre l'Isaf ha detto che ci sarà un'inchiesta. Questo, signor ministro, ci consola ed ancor più consola i genitori della vittime. Anche perché in dieci anni siamo sommersi da una montagna di scuse ed inchieste di questo tipo approdate ad un nulla di fatto. E davvero non sappiamo che farne.
Le ripetiamo, signor ministro, vada a vedere il frutto della sua guerra, perché in Italia questa è innanzi tutto la sua guerra. Vada a vedere come tra il putridume si ergono tende occupate da  ragazzi a cui è stata sottratta la storia e la dignità di una vita. Vada e scruti nelle tende, si troverà dinanzi a coperte ben piegate, scarpe messe in fila, poveri zaini riposti a dovere negli angoli perché vi sia spazio per il riposo di quei loro corpi in cerca di un futuro negato alla loro terra. Sono giovani afghani signor ministro, giovani afghani che malgrado le condizioni inumane ed oltre, fanno la doccia ogni mattina sotto un tubo di gomma. Ragazzi con un ordine mentale che si manifesta in loro e nelle loro povere tende, ma di cui la sua mente dubitiamo fortemente possa avvalersi.
Vada, signor ministro, a vedere questi frutti, prodotti, risultati, ma non dimentichi la maschera ad ossigeno perché la capitale intorno a quelle tende è fetida e irrespirabile. Vada a vedere come si riducono gli esseri umani con la nostra forza di PACE.
p.s.
il carattere minuscolo dei termini onorifici e distintivi è voluto.
Marika Guerrini


sabato 28 maggio 2011

Arturo Onofri - da Vincere il Drago!

 La melodia di nuvole sospese
nell'azzurra dolcezza del mattino
richiama dal mio sonno, ancora illese,
forme di sogni che sognai bambino.

Energie d'oro, che il mio sangue apprese
in densità di muscoli, e perfino
d'ossa adulte, disciolgono palese
la visibilità del mio destino.

Errori antichi oppongono alle nubi, 
sollevate di musica il fio denso
dei sali sotterrati in prismi e in cubi.

La sola volontà di sollevarsi
al verbo delle altezze, offre un compenso
di suoni infanti agli atti adulti scarsi.