mercoledì 8 agosto 2018

Gender: la Scozia traduce in legge la follia contro l'umanità



...E' più difficile rispondere alle domande di un bambino che a quelle di uno scienziato. Queste sagge parole di Alice Miller, si sono affacciate alla mente mentre, letto l'articolo pubblicato su "Tempi.it", di getto abbiamo acceso il computer con l'impulso di  esprimere tutto lo sdegno possibile, l'indignazione, con l'impulso di affermare con forza, di urlare: ADESSO BASTA!.E una domanda anche si   è affacciata: se lo chiedessimo ai bambini prima del nostro inquinarli, i bambini rispettati davvero, quelli saggi, profondi, cosa direbbero di questa follia?     
Titolo dell'articolo: "Scozia. Lezioni di gender a bambini di cinque anni:- Il sesso lo decidi tu-" e l'articolo prende avvio: "La scuola pubblica insegnerà dall'anno prossimo ai bambini a partire dai cinque anni che l'essere maschio o femmina non dipende dalla biologia, ma -da ciò che decidi-. Poi va avanti riportando quanto stabilito dal Servizio sanitario ed educativo scozzese, le linee guida della legge per chiudere su: "tu sei una persona unica, solo tu sai chi sei-.Ed ecco la tipica, immancabile parvenza di libertà spuntare tra le righe a sottolineare la giustezza della legge, il "rispetto" per l'individuo. 
Come non bastasse, a coronare il tutto due voci, quella di Liz Smith, parlamentare del partito conservatore, perplessa per le reazioni dei genitori circa, non l'insegnamento in sé, ma la tempistica e la voce di Amanda Gummer, psicologa, che si muove sulla stessa linea: gender sì, insegnamento sì, ma non a cinque anni bensì a otto. 
Ma non è ancora finita la notizia: il Governo scozzese consiglia agli insegnanti di non mettere al corrente i genitori in caso di dubbio del bambino circa il proprio genere, bensì agire in silenzio e all'oscuro della famiglia. Qui la notizia si chiude. 
Il "Tempi.it" professionalmente riporta la notizia senza alcun commento, questa pagina di occiriente se ne infischia della professionalità, tanto meno della diplomazia o del politicamente corretto, e si esprime e si ripete anche, perché non è la prima volta che occiriente accenni all'incalzare della follia umana. 
La follia umana manifestantesi in varie forme e luoghi, non può, come evidente in questo caso, non tendere alla propria organizzazione sociale mediante il potere di un meccanicismo che di umano non ha nulla, e si serve di un ferreo sistema fatto di ipocrisia, dotato di tutte le parvenze della moralità, della giustizia, della fraternità e persino della religiosità. 
E quel che colpisce ancor più è quanto questa follia dilaghi e si realizzi mediante la persuasione degli sprovveduti, degli ingenui, coloro che formano la quantità manovrabile, il numero, la folla, la piazza. Accanto, nonché strumento di questa assurda manovra voluta da chi non è né ingenuo, né sprovveduto, che non si mischia alla piazza ma la "crea", si muovono l'angoscia e la paura, sentimenti che attanagliano l'uomo e lo manovrano dal suo interno, impedendo il risveglio della coscienza individuale. Questo fa sì che l'uomo si rifugi nel gregge, che si formi l'aggruppamento meccanico, assolutamente non libero, un insieme di esseri incapaci di costituire delle comunità libere in quanto incapaci di formare comunità di singoli individui. In realtà, malgrado l'apparenza, la facciata delle rette intenzioni predicate, del rispetto infarcito di falsa bontà, si inculca la paura ad essere realmente liberi, paura, come si è detto, di una coscienza superiore che sola può far discernere il vero dal falso, ma in tal caso l'uomo non sarebbe più manovrabile. E cosa c'è di più efficace per distruggere la società, quindi indebolire l'umanità, se non agire sull'infanzia attentando ai valori più profondi e naturali dell'essere umano? E allora il gender... e non solo.   Occiriente avrebbe molto da dire sui perché, i come, i quando, i se, di questa terribile azione sull'infanzia, ma non è questo il luogo. Lasciamo l'oltre ad altre pagine.
Marika Guerrini





giovedì 5 luglio 2018

migranti secondo Aristotele



Image
El-Alamein- Sacrario- quando l'Italia lasciava dietro sé ponti, strade, ospedali...










… Aristotele, Politica, libro III, cap.1, lezione 1: “Si possono considerare quali cittadini coloro che iniziarono ad essere presenti nella Nazione ospitante a partire dal padre del padre (nonno)”. 
E’ la sapienza di Aristotele a parlare: per essere considerati a tutti gli effetti, cittadini di una Nazione, bisogna che gli ospiti abbiano maturato un forte amore verso il bene pubblico della Nazione ospitante, la qual cosa li rende integrati in essa a tutti gli effetti, aggirando in tal modo, o contenendo, il pericolo di un loro nuocere alla Nazione stessa. E’ questo quel che dice.
Oggi, qui, ora, malgrado resti valida l’aristotelica sentenza, questo concetto non è più sufficiente poiché in seguito ad accordi internazionali presi da  precedenti governi partoriti di fatto da colpi di Stato, vedi quelli voluti da Giorgio Napolitano, e risultati poi subdoli, si è andati ben oltre la possibilità di applicare l’aristotelica saggezza. E ben oltre si è giunti, ben oltre ci si trova.
Sull’onda di una pseudo democrazia dell’accoglienza si è permesso ad organizzazioni, che di umanitario hanno solo la facciata, di prendersi “cura” di gente che ha perso tutto, che si muove sull’inconsistente filo d’una speranza quasi sempre vana. Si è permesso, e si permette, a cittadini italiani di sfruttare le altrui disgrazie per il proprio tornaconto economico sotto forma di manovalanza d’ogni tipo e in ogni settore, producendo così un nuovo schiavismo. Si è permesso, e si permette, alla malavita nazionale ed internazionale di fornire “materiale” organico umano, per lo più di minori, ma non solo, allo scopo di soddisfare le nostre, ed altrui, richieste di trapianti di organi, per cui bambini, una volta approdati sui nostri lidi, spariscono come inghiottiti dal nulla.  Si è permesso, e si permette, di fare sui migranti, gente inerme e spesso ignorante, sperimentazioni di farmaci, vaccini compresi, sì che cavie umane. Si è permesso e si permette alla malavita di incrementare giri di prostituzione di entrambe i sessi, anche in questo caso rivolto a giovani vite quando non giovanissime, a volte bambine, allo scopo di soddisfare le nostre aberrazioni di paese civile, le nostre affezioni morali lontane da ogni coscienza benché dai più giustificate.
A tal proposito questa pagina vuol raccontare un aneddoto: 

gli occhi di chi scrive, tempo fa, all’inizio di ciò che si sarebbe poi trasformato in flusso migratorio, hanno visto esponenti della così detta “Roma bene” aggirarsi  alla ricerca di giovani immigrati rifugiati politici, di cui per rispetto in questa sede si omette la provenienza, adescati da figuri senza volto e senza nome, ché di uomini non si può parlare per non degradare l’essere umano, hanno visto questi figuri aggirarsi tra i giovani al fine di soddisfare le proprie aberrazioni sessuali contro natura. Aggirarsi in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti anche di volontari di associazioni umanitarie. Tutti vedevano, sapevano, nessuno  interveniva, parlava. Allo stupore degli occhi di cui sopra e alla seguente denuncia del caso, la risposta fu: purtroppo è così, sta a loro negarsi. Sta a loro, loro chi, ragazzini disperati in un paese estraneo, sfuggiti alle bombe lanciate sulla loro terra con la nostra complicità, ragazzini alla ricerca d’una speranza, alla ricerca d’una vita, i cui occhi s’erano posati così tanta volte sulla morte da non saper più distinguere, non poter più scegliere, loro chi? Purtroppo è così, sta a loro negarsi! Queste le parole della civiltà.
Si potrebbe continuare ad elencare gli innumerevoli contro da cui sono investiti la maggior parte dei così detti migranti, in questa nostra “civile” mercificazione dell’umano.
Ben venga quindi la chiusura dei nostri valichi europei di frontiera, i porti italiani, ben venga il giro di vite, ma non basta. Eh, no, non basta Signor Ministro dell’Interno Salvini, non basta Signora Ministro della Difesa Trenta, non basta, è un provvedimento a metà, così facendo si colpisce la malattia, il dolore, non la causa. Si colpisce lo sfruttato, il perseguitato, l’ingannato, il violentato non chi sfrutta, perseguita, inganna, violenta.  E tutto resterà non solo intatto, ma si espanderà a luoghi e tempi, porgerà il fianco al moltiplicarsi di nuove strategie ad un più raffinato, nascosto delinquere. Ed oltre.
 Bisogna che l’Italia, contemporaneamente alla chiusura dei porti, dei valichi di frontiera europea, ponga fine al traffico d’armi, almeno al proprio, quello nazionale. Bisogna che l’Italia ponga fine alla partecipazione dei nostri militari sugli scenari di guerra. Sappiamo bene che le armi vanno al terrorismo internazionale, voluto e creato in occidente, a volte fomentato, solo a volte, il terrorismo da noi mantenuto e assurdamente protetto. Quello stesso terrorismo che a volte, vedi Londra, Berlino, Parigi, Nizza, si fa bumerang,  ma calcolato, voluto perché tutto appaia, tutto quadri agli occhi del mondo. Sappiamo bene che le nostre truppe sono al servizio dei poteri forti, delle strategie geopolitiche di supremazia in ogni settore, non certo della tanto decantata PACE.
Sì, certo, i soldati italiani sono quelli dal comportamento più sano rispetto ad altri, sui teatri di guerra, ma è questione di indole di popolo, tutto qui e non basta.  L’Afghanistan (*), evidente inizio dell’internazionale processo distruttivo ancora in corso, con i suoi morti per bombe o malattie da radiazioni, da uso di ordigni all’uranio impoverito vietate da leggi internazionali, con la depauperazione del territorio da risorse minerarie, con l’impoverimento del costume, della tradizione, con l’incremento straniero alla delinquenza locale, eccetera eccetera, s’è fatto emblema di tutto quel che accade. L’Afghanistan lo sa bene.
E lo sa bene la ex pacifica Siria di al-Assad che viveva serena la sua vita civile senza debiti con il Fondo Monetario Internazionale, senza che i Rothschild controllassero la sua Banca Centrale, che viveva con il divieto di formazione di Società Segrete, Massoneria compresa, la Siria che possiede gas e un piano per costruire oleodotti, eccetera eccetera ed ora continua eroicamente a resistere malgrado distruzioni d’ogni tipo, malgrado colpita anche da menzogne d'ogni tipo, Come non bastasse.
E lo sa bene l’Iraq con la menzogna sulle armi inesistenti che ha strappato a quel popolo dignità, ricchezza, civiltà con l’uccisione di Saddam Hussein, gettando alla mercè americana ogni sua risorsa, ogni sua vita.
 E tutta l’Africa lo sa dal barbaro assassinio di  Muammar Gheddafi voluto, comandato fatto eseguire su commissione da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il trio colonialista con qualche binomio anglo-americano. L’Africa che con la distruzione del Governo algerino di Gheddafi ha visto sfumare la possibilità di liberarsi dal CFA ( Comunità Francese Africa), la moneta, prima franco ora euro, artefice di distruzione dell’economia dei paesi africani, moneta la cui convertibilità è garantita dal Ministero del Tesoro francese, moneta che Gheddafi voleva abolire, liberando l’intero continente africano, arricchendolo, ma questo ed altro non si poteva permettere, quindi la Libia, l’assassinio, il caos, da qui il traffico di vite umane: i " nostri" migranti.
L’Italia è stata e continua ad essere presente con i suoi uomini sui teatri di guerra. Lo fa tenendosi dentro un’Alleanza Atlantica che non ha più senso d’esistere checché ne pensi e dica il Presidente Mattarella prosecutore della svendita di questo Paese. Lo fa ospitando il numero più alto in Europa di basi Nato in cui sostano, 50 ad Aviano e 20 a Ghedi, 70 testate nucleari, comprese bombe termonucleari, la cui sola presenza sul nostro suolo, in caso di conflitto, si presterebbe ad essere motivo di attacco preventivo da parte del nemico. L’Italia lo fa permettendo ai bombardieri americani, che siano droni o caccia, di involarsi dal suo suolo, lo stesso suolo che ripudia per Costituzione la guerra, permettendo la distruzione e partecipando, con uomini, basi, armi. E’ questo in sostanza, ma non solo, il silenzio dei nostri politici tutti circa le armi. Sono questi i motivi di partecipazione ai teatri di guerra? Hanno nome Aviano, Ghedi, Licola, Sigonella? C'è questo tra le quinte, Signori Ministri? C'è questo, ma non solo.
Quando, e se, finirà l’Italia d’essere serva, quando, e se, riprenderà la propria legittima Sovranità? La propria libertà? Questo potrebbe essere lo storico momento d'inversione di rotta. No, non basta chiudere i porti, i valichi, non basta chiedere o legittimamente pretendere dall’Europa la partecipazione all’accoglienza dei migranti, allo smistamento eccetera eccetera, non basta se tutto procede polverizzando terre, violando sovranità di Stato, costringendo popoli a mendicare aiuto, rifugio, pane quotidiano. A mendicare la dignità d’essere uomini. No, signor Ministro degli Affari Interni, no signora Ministro della Difesa, non basta, non vanno presi provvedimenti a metà, tanto meno si inizia dalla fine, innanzi tutto si agisce sulle cause, poi sugli effetti altrimenti o si ingenui o menzogneri o ipocriti. Alla stregua dei precedenti altri che hanno portato il nostro Paese a perdere ogni Sovranità. A perdere ogni giorno la guerra da quello sventurato 1945. Solo con la ripresa della Sovranità, della libertà si potrà agire secondo la voce di Aristotele.
Ma, come spesso si trovano a dire le pagine di occiriente, il desiderio di libertà di cui sopra, oggi, ora, è pura utopia, desiderio di scrittore. Null’altro.

Marika Guerrini

(*) per saperne di più sulla storia dell'Afghanistan: 
       Marika Guerrini, Afghanistan passato e presente, ed. Jouvence. Milano 2014 




mercoledì 30 maggio 2018

Indietro, va', straniero!

... ieri mattina, mentre, immersa nella lettura di una mail, la mente lasciava l'Italia per valicare confini e confini, sino a portarsi in quello che è paese parte della vita di occiriente,  l'Afghanistan, mentre mi si rattrappiva l'anima nello scorrere i risultati di analisi mediche, di un bambino, o poco più, che in quella terra vive e forse da quella terrà sta per volare in cielo, prima d'aver conosciuto il mondo, troppo prima, volare per un male causato dall'alto inquinamento che i bombardamenti Nato hanno provocato laggiù, inquinamento che occiriente denuncia da anni, veleni sparsi nell'aria e sulla terra, ovunque, veleni che continuano  a falciare  esseri umani di qualunque età e ancor più in tenera età. Così, ieri mattina, mentre il mio cuore, se pur lontano  da quel bambino, se pur a lui sconosciuto, se pur privo d'ogni azione risanatrice, si stringeva al suo cuore, ecco giungere un'altra mail. 
Una mail diversa, nata in Italia, analitica anch'essa, di altro genere d'analisi, ma non meno grave per un paese la cui storia, benché imparagonabile  a quella del paese  d'oriente di cui sopra, imparagonabile alla tragica storia del piccolo Amjad, nome di fantasia, è sul ciglio di un burrone da cui potrebbe non risollevarsi. Non a breve. 
Questa mail, inviatami da indirizzo sconosciuto, cercato e trovato poi, ma al momento a me anonimo, ha attirato il mio sguardo per il suo riferimento al Piave, alla nostra storia, alla sua leggenda. A quel Piave a cui lo scorso 24 maggio, come suggerisce, per coincidenza, quella mail che si sarebbe rivelata lettera aperta, era andato il mio pensiero per via del diario di mio nonno che sto rileggendo in questi giorni, per via della data segnata da una penna stilografica, dalla sua mano nel giugno del 1918. Diario che diventerà libro.  
Ma in quel momento, la mail, questa mail italiana, mi ha distolto la mente dalla drammaticità afghana per riportarmi in patria, a valutare la drammaticità, politica, governativa, istituzionale della mia terra, per riportarmi qui dinanzi alla inconfutabile prova della nostra falsa Democrazia, di questa nostra storia che sta dimenticando se stessa, l'origine, l'antica gloria, con essa la Sovranità. Storia infangata dall'ipocrisia di labbra indegne a pronunciare il suo nome. 
Non si meravigli quindi il lettore se, cosa anomala per occiriente, questa pagina si soffermerà sull'attualità istituzionale, politica, governativa etc. attraverso le parole rubate all'anonimo di questa mattina di cui ho cercato poi l'identità per poter ringraziare.
Ecco la lettera aperta del gen. Sergio Fucito, pubblicata sul blog "Informare" di Gianni Fraschetti.  

Spogliare la Grecia è stato uno scherzo.

Aeroporti, qualche isola, industrie zero, terre poche, risparmi privati ridicoli, demanio interessante.
Comunque la Grecia aveva un Pil inferiore alla sola provincia di Treviso.
E' bastato un sol boccone.
Per l'Italia è diverso.
Un capitale assolutamente enorme.
Secondo al mondo in quanto a risparmio privato, primo come abitazioni di proprietà, terre di valore assoluto e coste meravigliose.
Quinta potenza industriale al mondo prima dell'euro, ottava oggi.
Il Made in Italy è ancora oggi il marchio numero uno al mondo, davanti a Coca Cola.
Biodiversità superiore alla somma di tutti gli altri paesi europei.
Del capitale artistico momumentale, non ne parliamo neanche: è superiore a quello di tutto il resto del mondo.
Francia e Germania, più qualche fondo americano, cinese o arabo, hanno fatto la spesa da noi a "paghi uno e prendi quattro".
Tutto il lusso e la grande distribuzione sono passati ai francesi insieme ai pozzi libici passati da Eni e Total.
Poi anche Eni è diventata a maggioranza americana.
Anche il sistema bancario è passato ai francesi insieme all'alimentare.
I tedeschi si sono presi la meccanica e il cemento.
Gli indiani tutto l'acciaio.
I Cinesi si son presi quote di Terna e tutto Pirelli agricoltura.
Se ne sono andate Tim, Telecom, Giugiaro, Pinin Farina, Pernigotti, Buitoni, Algida, Gucci, Valentino, Loro Piana, Agnesi, Ducati, Magneti Marelli, Italcementi, Parmalat, Galbani, Locatelli, Invernizzi, Ferretti Yacht, Krizia, Bulgari, Pomellato, Brioni, Valentino, Ferrè, la Rinascente, Poltrona Frau, Edison,
Saras, Wind, Ansaldo, Fiat ferroviaria, Tibb, Alitalia, Merloni, Cartiere di Fabriano.....
Ma...non hanno finito.
Ci sono rimaste ancora le case e le cose degli italiani.
E i loro risparmi. Circa 3000 miliardi di euro.
Ora vogliono quelli.
Ecco chi ha chiamato Mattarella e gli ha "intimato " di procedere a sbarrare la strada a chi poteva mettere a rischio la prosecuzione della spoliazione.
I fondi di investimento, i mercati, che, come ricordavo, raccolgono i soldi delle mafie, tutte, grandi e piccole, dei traffici di droga, di umani, di truffe internazionali, di salvataggi bancari, del "nero" delle grandi multinazionali, siano esse del commercio, dei telefonini, della cocaina o delle armi, questi fondi di investimenti dicevo, non hanno finito.
 Ora tocca alle poche industrie rimaste, ai fondi pensioni, ai conti privati, agli immobili.
Ora tocca a noi.
 Ecco perché non serve a nulla mediare, arretrare un po'.
 Non si placheranno, l'abbiam già visto.
 Bisogna fermarli ora.
 Il 24 maggio non vi è venuto in mente nulla ?
 Ogni generazione ha il suo Piave.
Questo è il nostro"

In verità, a mio avviso, questo è il nostro Caporettto. L'Italia attende il suo Piave. Spera che giunga. Attende di poter dire: " il Piave ordinò: Indietro, va', straniero!"

Marika Guerrini


martedì 27 marzo 2018

Primavera e Nawruz: un occiriente di poesia

G. Leopardi
... ancora sulla rinascita della Primavera e del Nuovo Anno  persiano, perché divenga augurio di rinascita mondiale e Resurrezione. Ad accompagnarci, questa volta, i versi di Giacomo Leopardi ( 1798-1837) nel suo "Il passero solitario" e, di nuovo, versi di Moḥammad Ḥāfeẓ e-Shīrāzī ( 1315-1390), riportati in traduzione farsi-inglese di Humeyra Gucuk e in traduzione italiana eseguita da me con qualche licenza poetica in nome della nostra bella lingua.
Iniziamo con: 



Giacomo Leopardi

"D'in su la vetta della torre antica,

Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro."

****
proseguiamo con:

Ḥāfeẓ e-Shīrāzī

... " Spring and all its flowers
now joyously break their vow of silence.
It is time for celebration, not for lying low;
You too -- weed out those roots of sadness from your heart.

The Sabaa wind arrives;
and in deep resonance, the flower
passionately rips open its garments,
thrusting itself from itself.

The Way of Truth, learn from the clarity of water,
Learn freedom from the spreading grass.

Pay close attention to the artistry of the Sabaa wind,
that wafts in pollen from afar,
And ripples the beautiful tresses
of the fields of hyacinth flowers.

From the privacy of the harem, the virgin bud slips out,
revealing herself under the morning star,
branding your heart and your faith
with beauty.

And frenzied bulbul flies madly out of the House of Sadness
to unite with the flowers;
its love-crazed cry like a thousand-trumpet blast.

Hafez says, and the experienced old ones concur:

All you really need
is to tell those Stories
of the Fair Ones and the Goblet of Wine"

 Versione italiana

"Primavera: tutti ora, i suoi frutti

 con gioia rompono il voto di silenzio.
È tempo di rallegrarsi, non di mentire ignobilmente.
Estirpa quindi, anche tu, le radici di tristezza dal tuo cuore.

Arriva il vento di Sabaa;
e in profonda risonanza, il fiore,
con passione strappa i suoi abiti,
con la sua forza spingendosi ( verso l'alto).

La Via della Verità, s'impara dalla chiarezza dell'acqua,
la libertà s'impara dall'erba che cresce.

Presta grande attenzione all'arte del vento di Sabaa,
che da lontano col polline si diffonde
e increspa le belle trecce
nei campi fioriti di giacinto.

Dalla segretezza dell'harem, il bocciolo della vergine scivola via,
rivelando se stesso alla stella del mattino.
Incidi il tuo cuore e la tua fede
con la bellezza.

E frenetico, con i fiori, vola follemente il bulbul, oltre la Dimora della Tristezza,
il suo grido pazzo d'amore è esplosione di mille trombe.

Hafez dice, e i vecchi saggi concordano:

Tutto ciò di cui hai davvero bisogno
è raccontare storie di fiere
e del calice di vino."

Marika Guerrini


martedì 20 marzo 2018

Nawruz 1397- Capodanno persiano 2018


... occiriente celebra la primavera ed il Nawruz con i versi del grande poeta Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī ( 1315-1390)

dal Canzoniere - gazal CXV

"1. Pianta l'albero dell'amicizia il cui frutto è la speme del cuore, e svella il germoglio dell'inimicizia, portatore di molti affanni.

2. Come ospite delle rovine, onora i libertini, mio caro, perché la cefalea t'affliggerà,  se della sbronza dureranno i postumi.

3. Fa' tesoro della notte conviviale, ché dopo il viver nostro molti giri compirà la celeste
    sfera e giorni e notti innumeri addurrà,

4. O Dio, induci il portantino di Leilà, che governa la culla della luna, a passare accanto
    a Majnun.

5. Ricerca, o cuore, la primavera della vita, perché il prato porterà ogni anno cento fiori
    come la giunchiglia e mille consimili dell'usignolo,

6. In nome di Dio, visto che il mio cuore esulcerato s'è accordato con la tua ciocca,
    ordina al tuo dolce rubino di acquietarlo.

7. In questo giardino, Hāfez, da vecchio, ormai ciò chiede a Dio: 
    sedere sulla proda di un ruscello, tenendosi accanto un cipresso."

***
Il poeta in questo gazal si è lasciato liricamente ispirare dall'ineluttabilità dello scorrere del tempo.

Marika Guerrini
  

domenica 11 marzo 2018

il soffocato grido afghano continua



"Rivolta a Kabul"
 B.A, Batoor
... mentre le reti informative, i media occidentali o dei paesi "alleati"  con l'occidente, continuano a sollevare alla cronaca l'Afghanistan solo quando gravi tragedie colpiscono il Paese, e lo fanno ancor più quando dalla tragedia emergono vittime occidentali o luoghi a loro connessi, come se la tragedia, quella tragedia, fosse un episodio circoscritto a quel giorno, quell’ora, quel luogo, mentre continuano a denunciare il fatto come risultato di una guerra fratricida in un Paese-culla del jihad contemporaneo,  così nascondendo la verità sotto strati di vernice, in Afghanistan, e non solo, i suoi figli continuano a morire ogni giorno, ad ogni ora, in ogni luogo.
Ma poiché queste sono parole da noi già scritte in pagine e pagine di occiriente, in pagine e pagine di libri, e la stanchezza della ripetizione s’è fatta tristezza, s’è fatta macigno, pur  fermi nella speranza che mai ci abbandona, lasciamo l’Afghanistan con il suo grido  soffocato a richiamare l'attenzione del mondo sulla fine della propria storia, del proprio popolo, del proprio futuro in pericolo e riportiamo di seguito, in lingua originale e in traduzione italiana, la voce di Aziz Kamali che ad occiriente, per l'occasione soltanto veicolo di parole altrui, ha inviato le proprie parole con richiesta di pubblicazione.

“I am impressed by Abassi saheb prolific and patriotic writing, however,the writing is somewhat vague and dogmatic and it is uncertain who he is addressing to.We all know ,and the students of history know what went on in our nation over the past forty years.The country is segregated and polarized into many groups and factions and the outcome of this divisiveness and segregation,whether based on language ,religion tribal and ethnicity has dire consequences for the entire nation.I think the time has come to talk openly and explicitly for years, our bogus, fake and corrupt politicians have muddled the water to catch their fish ,not any more. Paid politician are lured and encouraged by their masters to create more chaos for their political gains.Some wants to divide the country and some want to change the name of the country and modify national identity.These foreign agents have no room in the politics of Afghanistan . I am telling them ,this country will always be Afghanistan and people who live in it irrespective of their ethnicity are all afghans.Their is a limit for tolerance. My request to all genuine and patriotic politician wherever they might live, inside or outside the country is to be frank and candid when they are spending their precious time writing articles.As far as Dr Ghani's government is concerned,it is obvious that we do have some corrupt ,dishonest people in his cabinet.We strongly urge him to get rid of these corrupt people who have raked the country and deposited millions in foreign banks,other wise the country is distant to chaos ,anarchy and destruction.Dr Ghani can not turn blind eye on them any more.We have well educated and patriotic people in the don't let him to execute his positive agendas .They will be more than happy to avail themselves to work him pending he is willing to do so.Dr Ghani is so bogged down and surrounded by corrupt people that ,they don't let him think straight any more!! -Aziz Kamali"


Traduzione in Italiano:

“Mi colpisce la scrittura prolifica e patriottica di Abassi (1), tuttavia, la sua scrittura è alquanto vaga e dogmatica ed è incerto a chi si rivolga. Sappiamo tutti, e gli studenti di storia sanno, cosa è successo nella nostra nazione negli ultimi quarant’ anni. Il paese è isolato, polarizzato in molti gruppi e fazioni e il risultato di questa divisione e segregazione, sia che si basi sul linguaggio,  sia sulla religione tribale o sull’etnia, ha conseguenze disastrose per l'intera nazione. Penso che sia giunto il momento di parlare apertamente, in modo esplicito. Per anni, i nostri falsi politici, falsi e corrotti, hanno confuso le acque per catturare i loro pesci, ora basta. Questi sono politici pagati, attirati, poi incoraggiati, dai loro padroni in modo da creare sempre più caos, al fine dei loro vantaggi politici. Alcuni vogliono dividere il paese, altri vogliono cambiare il nome al paese, modificare l'identità nazionale. Questi agenti stranieri non devono avere spazio nella politica dell'Afghanistan. Quel che sto dicendo loro è che questo paese sarà sempre Afghanistan e le persone che vivono in esso, indipendentemente dalla loro etnia, sono tutti afghani. Anche se il loro limite è la tolleranza. La mia richiesta a tutti i politici puri e patriottici, ovunque essi vivano, all'interno o all'esterno del paese, è di essere franchi e schietti quando spendono il loro prezioso tempo a scrivere articoli. Per quanto riguarda il governo del Dr. Ghani, è ovvio che vi siano corrotti e disonesti nel suo gabinetto. Noi lo esortiamo vivamente a sbarazzarsi di queste persone corrotte che hanno rastrellato il paese e depositato milioni in banche straniere, mentre i saggi del paese sono lontani: dal caos, dall'anarchia e dalla distruzione. Il Dr. Ghani però è come se fosse cieco nei confronti di questi ultimi, non li vede, mentre noi, invece, siamo persone istruite e patriottiche che lo aiuterebbero a portare a termine i suoi programmi positivi. Persone che sarebbero più che felici di lavorare per lui in attesa che lui sia disposto a farlo. Il Dr. Ghani è  impantanato e circondato da gente corrotta che non gli permette di pensare più in maniera lineare !! - Aziz Kamali"
(1)1Aref Abassi-scrittore afghano contemporaneo

Marika Guerrini

immagine- scatto di Barat Alì Batoor- collezione privata