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sabato 5 agosto 2017

Maestà che brutta guerra - diretta da Palinuro

... Palinuro, estate 2017
... è un angolo nascosto il suo, ora. Accovacciato tra le rocce marine, con lenti gesti senza voracità né desiderio, si nutre con una fetta di focaccia mediterranea, così detta pizza, in questo caso  non arrossata dal pomodoro, né arricchita dalla mozzarella, ma semplice, bianca: farina acqua lievito sale. Mi domando se è la pizza che assapori o non è forse chapati o naan o altro tipo di pane della sua terra che gli giunge dal ricordo, a cui la pizza bianca assomiglia.
E' scarsa la sua mercanzia: una piccola scatola racchiude anelli e braccialetti d'argento, manifattura indiana, come molti propongono, null'altro, il che denota il suo recente sbarco sulle nostre coste,   mentre la scarsità dei monili accompagnata dal gesto d'offerta in cui il braccio non si tende, ma resta ancorato al fianco, sottolinea lo svogliato desiderio di contatto con probabili clienti.
Non giunge dall'Africa, il colore chiaro nella pelle abbronzata lo dichiara, così fa l'eleganza nei tratti del volto e i capelli neri e lisci lasciati cadere sulla fronte, allontanati a tratti dagli occhi con gesto nella mano leggera.
Viene dal Pakistan Rahmat, questo il suo nome, non so se risponda a verità. Dal Pakistan via Africa, via Libia, la rotta di tanti, di troppi, quella che prima attraversava Iran, Turchia, Grecia. L'attraversava un tempo fattosi lungo pur se recente, quando la quotidianità di questa guerra s'avviava ad esistere. Questa guerra globale attuale indegna e menzognera.
Quel che noto è che non guarda mai il mare, questo mare, qui a tre passi da lui, a due da me. Diversa per noi due la sensazione, l'azzurrità. Esilio e vacanza. Due mondi.
Non faccio domande personali oltre il nome e la provenienza. L'atteggiamento, il suo, impone riservatezza, incute rispetto.
E bambini giocano con le onde. E vociare rincorre vociare, benché sommesso sia. E sciacquio s'alterna a sciacquio sugli scogli levigati, profumati di salsedine.
Non mi ha proposto alcun anello, alcun bracciale, non so perché o forse sì, l'ho salutato nella sua lingua, nella sua lingua gli ho augurato serenità, in nome di Dio. Ha chinato il busto in un inchino, le labbra, ancor più lo sguardo, hanno comunicato sorriso e dignità.
Ora è lì accovacciato tra le rocce con una fetta di pizza, sì che all'inizio di questa pagina.
E' stato Mauro il Malandrino, come si autodefinisce, l'amico di tutti, come lo definisce la scritta sulla sua T-shirt bianca, a distogliermi dai pensieri della guerra globale, dal bagaglio di esseri umani sballottati da un mondo ad un altro, quando non ridotti in macerie, che Rahmat, con la sua storia da me intuita, mi ha riportato. 
Mauro dalla voce recitante un'antica poesia di questi luoghi d'approdo e passaggio che vide il nocchiero d'Enea sprofondare negli abissi per essere poi accolto in sepoltura su questi lidi. Mauro con i versi dialettali che riporto a seguire in originale e traduzione. Versi senza commento, versi che parlano da sé:
Viento de' terra te porta fora
Viento de' fora te porta n' terra
Maestà che brutta guerra
Mare da fora e viento da terra.
Traduzione
Vento di terra ti porta fuori ( a largo) / Vento di fuori ti porta a terra / Maestà che brutta guerra / Mare da fuori e vento da  terra.
 
Marika Guerrini
immagine- scatto originale
 
 
 

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