martedì 31 maggio 2016

Russia: la rivoluzione comincia dalla terra

... mentre in Europa ci si barcamena tra l'aderire al Ttip (Trans.Atlantic Trade Investment Partership), il trattato di libero scambio enfatizzato da Washington, in Russia, Putin applica il Facere de necessitate virtutem, trasformando l'azione delle sanzioni imposte dall'occidente, in oro per il paese. Ma entriamo nella faccenda.
Punto iniziale quindi le sanzioni imposte da oltre un anno e mezzo e l'impatto negativo   sul paese, obiettivo finale estratto da un recente discorso di Putin alla Duma, dopo aver verificato i positivi risultati della trasformazione in atto: rendere la "Russia autosufficiente entro il 2020", in cui autosufficiente va preso alla lettera. Ma estrapoliamo alcuni punti chiave dal discorso: " Da un decennio importiamo quasi la metà dei nostri prodotti alimentari dipendendo in maniera critica dalle importazioni. Ora la Russia è entrata tra gli esportatori, lo scorso anno le esportazioni russe sono salite a 20.000 milioni di dollari. Questo corrisponde a un quarto in più delle nostre entrate derivanti dalla vendita delle armi e a quasi un terzo derivanti dalle esportazione di gas", qui scattano i ringraziamenti ai residenti rurali e la pronuncia della frase obiettivo di cui sopra. Poi va avanti col dire:" ...abbiamo tutte le risorse idriche, la Russia può trasformarsi in uno dei maggiori produttori mondiali di alimenti di qualità, sani e puliti, ecologicamente parlando, alimenti che molte industrie occidentali hanno smesso di produrre nonostante la richiesta mondiale continui a crescere...". E va ancora avanti con una nota severa: "... Suggerisco di requisire le terre agricole di quei proprietari che le utilizzano male e di venderle all'asta a coloro che possono e vogliono coltivare la terra...", in altri termini bando all'agricoltura d'affare, a chi fa il furbo, per dirla in gergo.
Ovviamente l'occidente, che tra l'altro si guarda bene dal divulgare questa rivoluzione che cozzerebbe con i progetti del Ttip di Washington e tutti gli interessi privati tra multinazionali e via dicendo, potrebbe commentare quest'ultimo punto con un'accusa di assenza di Democrazia o abuso di potere da parte della Federazione Russa, del suo Presidente, della Duma, e continuare con buonismi di vario tipo, non è così, è semplicemente azione di chi si assume appieno la responsabilità del proprio mandato e della fiducia in lui riposta dal popolo per il benessere del paese e dello stesso popolo.
A favore di questa rivoluzione, e a convalidare il, necessità fa virtù, subentra anche un fattore storico non di poco conto. Negli anni '70 a causa dei cattivi raccolti provocati dalla enorme industrializzazione e conseguente diserzione dalle campagne, il regime sovietico utilizzò i ricavati dal petrolio, i petroldollari per intenderci, nell'importazione di frumento e grano dagli Usa. I prezzi ovvio, furono astronomici e i profitti delle compagnie americane interessate furono enormi, tanto da passare alla storia come" il gran furto del grano", così la Russia che prima del 1917, era stata il granaio d'Europa, si trovò a dipendere dagli Usa. 
In questo stesso mare, la restrizione economica sovietica, fece sì che la maggior parte dei prodotti delle industrie chimiche, venissero utilizzati più che altro nella fabbricazione delle armi. Questo fece sì che il territorio allora sovietico ora russo, come alla legittima origine, non subisse avvelenamenti da fertilizzanti, erbicidi e chi più ne ha più ne metta, cosa che invece accadde, e continua, in occidente, che sia europeo o nordamericano. 
Ora come ora, in Europa, dove si sta verificando una presa di coscienza nel campo, gli agricoltori si trovano a combattere con le conseguenze degli agenti chimici che hanno avvelenato il territorio distruggendo  microorganismi naturali e indispensabili alla vita della terra, innanzi tutto all'agricoltura e all'allevamento di animali da macello, idem gli agricoltori dell'America del Nord, quelli che se ne preoccupano, idem in Canada sempre quelli che se ne preoccupano, e vogliamo restare in occidente altrimenti questa pagina si trasformerebbe in un trattato. 
In Russia, invece, sempre per quella necessità che si fa virtù, benché in questo caso virtù involontaria, splende e vive ancora la Terra Nera, in russo Chernozem, la terra ricca di minerali, di humus, acido fosforico, ammonio, fosforo etc, chi se ne intende sa essere essenziali per la ricchezza e l'organica fertilità del terreno. Tutto ancora pulito e tutto su di un territorio vastissimo, la Terra Nera si estende dalla Siberia attraversa la Russia, nord Ucraina fino ai Balcani.
Interessante è anche vedere come e quanto questa scelta della Russia verso la qualità a scapito della quantità, si stia dimostrando anche di quantità. E fortemente i profitti lo stanno dimostrando. Ma questo spesso accade quando sacrificio e saggezza vanno a braccetto, ancor più se si tratta di elementi viventi che sia terra, vegetale, animale o uomo. 
Certo tutto ciò non è di giubilo per i vari Monsanto che sono giunti anche in oriente con i loro veleni, ma ripeto questa è un'altra storia. Né è di giubilo per gli Stati Uniti in cui si  sono create addirittura delle "Leggi Bavaglio", come vengono chiamate, per la proibizione ai giornalisti persino di scattare foto ad alcuni luoghi agricoli e di allevamento di animali, ovviamente da macello, in cui vengono usati enormi quantità di ormoni, antibiotici e rimedi di alta tossicità che passa poi ai loro prodotti di consumo, è stata proibita anche la tracciabilità sia agricola che animale. L'assurdo è che contemporaneamente a tutto questo  si continui a parlare di Ttip in cui, attraverso la questione economica non scevra da quanto esposto, anche se questo si vuol far passare, si annida il tentativo di Washington di legare il proprio benessere a quello europeo, tra l'altro alla lunga fittizio per l'Europa in quanto arma a doppio taglio, al solo scopo di non perdere, in prospettiva futura, la già vacillante supremazia mondiale. Ma questo è argomento ricorrente nelle nostre pagine. 
Ora, il solo fatto che in occidente non si parli o molto poco e in sordina, della rivoluzione agricola russa, acuisce la sua validità. Ne ha parlato questa pagina. 
 Marika Guerrini
immagine dal web

mercoledì 11 maggio 2016

Washington Post: la menzogna continua

...10 maggio 2016 il " Washington Post" citando le parole di Cecil Haney, comandante del Comando strategico degli Stati Uniti:  " I funzionari del Pentagono dichiarano che la Russia e la Cina stanno  sviluppando il potenziale per attaccare gli Stati Uniti, mentre Washington è impantanato nelle operazioni di antiterrorismo in Iraq e Afghanistan" e ancora: "Dobbiamo riconoscere che nonostante i nostri sforzi, i conflitti potranno iniziare o espandersi in futuro nello spazio". E va avanti riportando anche la preoccupazione del Segretario di Stato Frank Rose, circa gli " sviluppi di Russia e Cina sulle armi contro i satelliti".
Ma il Washington Post, come il Pentagono, come Cecil Haney, come chi presta loro fede, ha dimenticato che lo scorso novembre la Russia ha presentato all'Onu una proposta di risoluzione della faccenda, esortando gli Stati, tutti, alla rinuncia a collocare per primi le armi nello spazio. Ha dimenticato che, lo stesso novembre, nel corso dell'Assemblea Generale dell'Onu, gli Stati Uniti  hanno votato contro la risoluzione proposta dalla Russia. Ha dimenticato che lo scorso aprile Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha dichiarato e promesso che Mosca non sarebbe stata la prima a schierare armi nello spazio. Ha dimenticato tutti i missili Nato, quindi Usa, puntati sui confini russi. Ha dimenticato le migliaia di soldati sempre Nato quindi Usa, inviati nell'est europeo a rafforzare le già presenti postazioni che si sono ancor più avvicinate ai confini russi. Ha dimenticato le navi Usa nel Mar Nero dove non dovrebbero essere per accordi internazionali. Si potrebbe continuare ma siamo stanchi di ripetizioni e ovvietà.
Il fatto è che gli Stati Uniti, in previsione di quest'ulteriore loro postazione nello spazio, preparano il terreno per poi poter dire: L'abbiamo fatto per rispondere a... e bla bla bla. 
Ma è mai possibile che ci sia ancora qualche essere pensante che continui a prestar fede alle fandonie americane? Per non parlare di Washington che sarebbe impantanato nelle azioni di antiterrorismo in Iraq e Afghanistan, non è impantanato, vuole esserci, questo falso storico dell'antiterrorismo statunitense che continua a ripetersi, dopo che il terrorismo lo hanno creato infiltrato armato e continuano a farlo con sauditi, paesi del Golfo e Turchia e la Siria è lampante esempio.
La nostra testimonianza quotidiana è che l'Afghanistan è stato e continua ad essere distrutto dagli Usa, dalle loro armi e dalle loro menzogne, non dai taliban loro creatura anch'essi, ma che ora, quando non sono collegati ai sauditi, sono in gran parte partigiani, come si direbbe in occidente, che vogliono fuori lo straniero dal paese. Il caos è assoluto. Iraq idem, caos assoluto anche lì. Tutto è partito dagli Usa e loro complici, compresi in parte noi. E continua così come è partito benché sotto mentite spoglie. 
Il pensiero senza storia che vige nei posti di comando Usa, ovunque invii i propri uomini spinge l'uno contro l'altro, porta terrore e morte, che sia fisica o economica o morale o altra.
Non resta che attendere la prossima mossa statunitense che non può dirsi più neppure strategica, perché di strategico non c'è nulla, solo pacchiana follia. 
Qui non c'è altro da dire né vale la pena sprecare ancora parole a riguardo. Questa è stata una pagina insolita e ripetitiva al contempo. Una pagina di sintesi perché ci disturba profondamente continuare a trattare questi argomenti. Una pagina non desiderata. Una pagina sgradita.
Marika Guerrini

mercoledì 20 aprile 2016

Afghanistan: " La ferita di Zamr Gabrè "- una leggenda

... chi non conosce la terra d'Afghanistan forse non può capire, ma chi l'ha vissuta, ha vissuto la sua storia, le sue bellezze, ama le sue genti, qualunque sia l'etnia e le singole storie, guarda con occhi diversi le sue vicende tutte, vicende che da tanto, troppo, si sono fatte drammaticamente tragiche. Così, guardando con occhi diversi, s'avvede dei perché più profondi, quelli nascosti, quelli segreti e i perché segreti, nascosti, profondi, spesso si evidenziano nelle leggende, leggende che appartengono all'animo di una terra, di un popolo uno, benché sfaccettato, benché troppo usato quale strumento di disgregazione di se stesso da parte dello straniero, da sempre. Così, mentre azioni di guerra e guerriglia, innescate anch'esse da sempre, continuano a ferire il corpo di questa terra, a disperdere il suo sangue, mentre  l'ipocrisia continua ad abbattersi su di essa sotto mentite spoglie di aiuti e protezione, anche l'Hindu Kush, sua spina dorsale, scuote le proprie viscere e fa tremare la terra provocando altre ferite ed altro sangue, e allora noi, lasciando ad altra pagina l'analisi quotidiana, lasciando i suoi protagonisti, ormai personaggi d'una scena, da Kerry a Ghani ed oltre, raccontiamo una leggenda, una leggenda di tanto, tanto tempo fa, perché le leggende, così come le fiabe, nella visione metaforica della vita parlano sempre una verità.
"La ferita di Zamr Gabrè.
A qualche anno dalla morte di Mohammad, ma prima che l'Afghanistan abbracciasse, se pur in parte, la fede dell'Islam, nella città di Gardez, che sta a significare cavallo alpestre, regnava un sovrano buono e saggio, conosciuto per la sua imponente statura e la sua forza straordinaria, un gigante di nome Zamr Gabrè. Come l'intero suo popolo, Zamr Gabrè era zoroastriano, il suo pensiero si muoveva per calli celesti ben ampi, ricchi di quelle cosmiche visioni che rendevano anche la sua saggezza sempre più  ampia.
Avvenne che un giorno gli chiedessero udienza due stranieri fattisi annunciare quali nipoti di Mohammad. Siamo venuti a Gardez per convertire te e la tua gente, dichiararono. Nell'udire queste parole, il saggio e pacifico Zamr, mosso da un impulso estraneo alla propria natura, si avventò sui due. Li avrebbe senz'altro sopraffatti, ma i due usarono arti magiche e il re leale ebbe la peggio, subì gravi ferite. I due stranieri si impossessarono del regno e Zamr fu costretto, con pochi fidati, a riparare a nord di Gardez, nel Nuristan. Leggenda vuole che viva ancora lì, nella selvaggia terra di montagna abitata dai Kafir, infedeli, che si proclamavano discendenti di Alessandro Magno, ma che a nostro avviso sono diretti discendenti degli Arii. In quest'aspra affascinante regione dell'Hindu Kush tra Afghanistan e Pakistan, i suoi compagni lo curarono e lo curano, sì, perché pare che ogni primavera, quando la pioggia scroscia violenta, il tuono squassa le montagne e saette solcano i cieli, Zamr Gabrè s'appressi a raggiungere il suo popolo. Ma ogni qualvolta questo sta per avverarsi, le ferite si riaprono e il sangue esce a fiotti e a nulla valgono i tamponi dei suoi fidi compagni. 
Zamr Gabrè forse non potrà più tornare nella sua terra perché il tuono è la voce di Alì, padre dei due stranieri e quarto califfo dell'Islam, e il fulmine la sua frusta che riapre e riaprirà le ferite di Zamr Gabrè. In eterno" Così narra la leggenda e noi l'ascoltiamo.
Marika Guerrini

martedì 29 marzo 2016

Bruxelles: verità sul filo che porta a Massoud

Ahmad Shah Massoud
.... l'arresto di Abderahman Ameroud,  a Schaerbeek, piccolo comune nella regione di Bruxelles, il 25 c.m., quale uomo chiave dell'attentato di  Bruxelles del 22, non ha valore in quanto terrorista autore  in prima persona e o organizzatore e o reclutatore di elementi per cellule terroristiche, né per essere stato condannato più volte, 2005 e 2007, e  lasciato sempre a piede libero, cosa che oramai s'è capito essere costume, e neppure per il collegamento con l'assassinio di Ahmad Shah Massoud, Afghānistān 9 settembre 2001 a due giorni dall'episodio delle Twin Towers, ma perché il collegamento all'episodio di Massoud, crea un fil rouge con l'attualità, scopre l'ordito, mettendo a nudo la trama su cui poggia l'odierna tragicità. Afferriamo quindi il capo del filo e facciamoci condurre alla matassa per conoscere meglio il personaggio e come e da dove mosse quel giorno del 2001, principio di tutto. Per far questo iniziamo col citare la testimonianza di Edward Girardet, giornalista del National Geografic, ascoltate:
" Era metà pomeriggio quando entrammo nell'insediamento arido e polveroso di Kwajek Baha Oddin nel nord dell' Afghānistān Un tempo desolato caravanserraglio per nomadi mercanti, in quei primi giorni di settembre Kwajek Baha Oddin, nelle retrovie, serviva come base dei rifornimenti per le forze antitalebane guidate da Ahmad Shah Massoud...appena arrivati, nuvole di sabbia cominciarono ad avvolgere le montagne da ovest... sul posto c'erano parecchi altri giornalisti, un russo, un uzbeko, due francesi e due arabi...ero sorpreso di vedere gli islamici in jeans e maglietta e circondati da zaini con le normali attrezzature di una troupe televisiva...dato il gran numero di radicali islamici mediorientali e nordafricani che sostengono i Taliban, la gente, nelle zone controllate dall'opposizione, guardava gli Arabi con sospetto. Per curiosità chiesi da dove venissero: Marocco, stiamo realizzando un servizio per la televisione, disse il meno giovane. Quando chiesi per quale rete, alzando le spalle disse: una mediorientale, quindi si ritirò nella sua stanza...più tardi Asim mi disse che avevano passaporti belgi emessi da un gruppo islamico con base a Londra...con la sabbia che riduceva la visibilità, poteva andare avanti per più giorni, gli elicotteri non potevano decollare e Massoud non poteva arrivare...decisi di partire, sarei tornato poi. Prima di partire incontrai uno dei marocchini: provi ad andare via?, chiesi e, questa polvere può durare per giorni. No, aspetteremo Massoud, rispose...Il 9 settembre, meno di una settimana dopo, ascoltai la terribile notizia alla BBC. Un attentato mortale era stato compiuto contro Massoud...gli stessi marocchini che avevo incontrato...".

La morte di Massoud giunse in occidente quasi in sordina. La notizia passò veloce sui notiziari, qualche giornalista le diede voce un po' di più, cenni qui e là, ma pochi tra la gente comune sapeva chi fosse il "leone del Panjshir", come gli afghani chiamavano Massoud. Fu detto ch'erano stati i Taliban, poi ch'era stata al-Qā'ida, nessuno disse che Massoud, stava per incontrare i Taliban, che stava cercando un accordo, che era reciproco. 
Quel 9 di settembre nessun capo di Stato o rappresentante governativo occidentale spese una parola ufficiale in merito all'attentato né sulla figura di Massoud, lo fecero ad un anno dall'omicidio, al primo anniversario, quando l'Afghānistān era stato già falciato dalle bombe. Eppure Massoud era stato a Strasburgo un anno prima della fine, nel 2000, a chiedere aiuto all'Europa. L'atmosfera era stata indifferenza e derisione. E alcuna risposta.

A monte del 2000 e di quel 2001, molto vi era e vi era stato, perché l'uccisione di Massoud si facesse "necessaria". Tra il molto vi era stato il divieto del Governo Rabbani-Massoud, al tempo Ministro della Difesa, circa il permesso di passaggio su territorio afghano, 1500 kilometri, dell'oleodotto e gasdotto delle compagnie petrolifere, UNOCAL, americana,  e DELTA OIL, saudita, per il trasporto di petrolio e gas dai fondali del Mar Caspio al Mare Arabico.

Ancor più monte vi era stato, nei primi anni novanta, la "creazione" dei Taliban nelle madrasse pakistane sovvenzionate da Stati Uniti e Arabia Saudita, al fine di destabilizzare il Governo legittimo e avere via libera al passaggio. La "creazione" sarebbe sfociata, sotto protezione, nell'ingresso dei Taliban in Afghānistān, settembre 1996. 
Dopo lotte da parte del Governo e dei mujaheddin, per cacciare i Taliban, nell' ottobre 1998, una lettera ufficiale era stata inviata da A.S.Massoud, Ministro della Difesa Stato Islamico dell'Afghānistān, al Governo degli Stati Uniti d'America, in essa l'esatta descrizione di quel che stava accadendo, con tutte le implicazioni. Alcuna risposta.

Nello stesso 2001, dopo il G8 di Genova, a Berlino vi erano state riunioni multilaterali, partecipanti: Stati Uniti, Arabia Saudita, Pakistan, Russia. Gli Stati Uniti avevano espressamente chiesto la partecipazione dell'Emirato Islamico dei Taliban, in sostituzione del governo legittimo Rabbani-Massoud. L'ONU si era opposto: non era un governo legittimo. Il divieto era stato ignorato: i Taliban parteciparono, ma malgrado la pressione americana e saudita, anche loro rifiutarono il passaggio della pipeline. Secondo la logica del lucro vigente, i Taliban avevano fatto il loro tempo. Venne decisa un'azione capillare di smantellamento in Afghānistān di tutti i capi carismatici di tutte le fazioni, che si trattasse di mullah Omar o Ahmad Shah Massoud non faceva differenza: il futuro doveva essere controllato. 

Ecco come, per sommi capi, il filo rosso ci ha portato da Bruxelles a monte dell'assassinio di Ahmad Shah Massoud, i cui esecutori, falsi giornalisti marocchini con passaporto belga di un gruppo islamico con sede a Londra e  telecamere imbottite di esplosivo, altro non erano che agenti di servizi segreti. Quali non è difficile da capire.
Così noi oggi, ora, veniamo a trovarci al cospetto di Abderahman Ameroud per il fatto di aver permesso che una grande menzogna dilagasse e fruttificasse, rendendoci così, ingarbugliati nella matassa, carnefici e vittime di noi stessi. 
E pensare che le parole, dirette a noi europei, pronunciate in privato da Massoud a Strasburgo, dopo l'indifferenza, la derisione, erano state :" Come fate a non capire che se io lotto per fermare l'integralismo dei Taliban, lotto anche per voi e per l'avvenire di tutti?". L'avvenire è qui, è oggi. E la verità di allora è la verità di ora. Marika Guerrini

p.s.
per chi volesse saperne di più dello stesso autore
M.G., Afghanistan passato e presente, Jouvence 2014;
M.G., Massoud l'Afghano il tulipano dell'Hindu Kush, Venexia, 2005.








   

giovedì 24 marzo 2016

Bruxelles: tragedia in fotocopia

la Fallas
... abbiamo lasciato che voci si susseguissero a voci, immagini ad immagini, confondendosi entrambi, entrambi accavallandosi. Ancora una volta tutto può essere messo a confronto con il passato recente, più, meno. Nel confronto abbiamo visto immagini da repertorio, voci da repertorio riciclate entrambi in ogni senso, sia tecnico visivo che di contenuto verbale. Così ci siamo trovati di fronte alle prime voci, le prime immagini, quelle necessarie ad una immediata divulgazione nell'attimo successivo all'accaduto, quando ancora non era stato  possibile procurarsi una reale diretta, per caos del momento e tempo insufficiente alla composizione di voci e immagini, quindi, video trascorsi, rintracciabili sul web, come l'immagine in aeroporto trasmessa da SkyTg24 il 23 marzo 2016 e quella dell'attentato all'aeroporto di Mosca nel 2011, chiaramente la stessa: numero dei passeggeri, posture,  bagagli, e così via. Così ci siamo trovati ad ascoltare identiche spiegazioni dei fatti: autori degli attentati conosciuti da servizi, da polizie, segnalati e segnalati dal Medio Oriente all'Europa, anche con puntate a Guantanamo,  e galere che si  erano chiuse e si sono aperte. Così Parigi uno e due, idem Madrid, idem Londra, idem la scorsa volta di Bruxelles eccetera eccetera. Le due recenti volte di Istanbul ed Ankara le tralasciamo ritenendole capitolo a sé stante. 
E' accettabile tutto questo, bisogna credere a quel che trasmettono voci ed immagini inquinate  che inquinano pensieri, sensazioni, sentimenti? No, non perché i fatti non siano accaduti e non accadano, accadono e sono accaduti ma non secondo i perché né secondo i come vengono divulgati. 
Se il terrorismo, inizialmente Al-Qaeda e accoliti, ora Daesh, non Isis, e accoliti, presente prima in area orientale e medio orientale ora anche in Europa, se questo terrorismo, sulle cui matrici e formazioni abbiamo detto e scritto alla nausea, resta tale e prolifera, non è solo per la volontà di mercanti di armi, di multinazionali del petrolio e gas, a breve anche dell'acqua, (Sahara e giacimenti acquiferi), di multinazionali estrattive di minerali preziosi ( litio, niobio, oro etc. confine afghano-pakistano), né solo per la volontà di alcuni Stati, né perché non vengono smascherate ad alta voce, tanto meno divulgate sì da formare una pubblica opinione su basi veritiere, tutte le menzogne di cui si avvale, da cui è protetto e da cui è armato, no, è molto di più, fa perno in egual misura sulla capacità manipolatrice degli addetti ai lavori, e sull'abbassamento, quando non assenza, dei valori morali nella storia contemporanea europea. Questo il perno. 
Se questi giovani terroristi europei, perché sono europei, si votano alla morte con la potenza di vita dei loro giovani anni, è perché nulla hanno trovato in questo nostro mondo civile che abbia alimentato la loro anima, il loro essere superiore, l'uomo pensante, al contrario, quasi tutto è stato loro negato perché da noi distrutto e in via di distruzione. E allora cercano un cielo, un cielo qualunque, anche se ha solo parvenza di cielo. E cercano ideali per cui vivere e finiscono col morire per essi. E un ideale non è mai sbagliato anche quando lo è.
E' su questo che puntano assassini venduti e bugiardi, manovrati e manovranti, che non hanno patria come non hanno fede, macchine addestrate ad addestrare uomini e ridurli a strumenti di guerra. E' su questo che puntano per comprare le loro anime e farne bombe. Ai terroristi che si immolano viene dato in forma terrifica e capovolta quel che noi abbiamo loro negato o strappato e continuiamo. La ricerca di valori si fa assoluta disperazione, sottile, spesso inconsapevole, e allora si agisce per estremi, e gli estremi sono estremi sempre, che siano estremi armati di armi convenzionali o di sostanze stupefacenti o di devianze sessuali d'ogni tipo e misura, non fa differenza ai fini dell'anima, hanno tutti lo stesso disperato bisogno, tutti la stessa origine: è stato loro negato l'alimento dell'anima per cui la ricerca non può essere equilibrata perché non sa dove attingere l'equilibrio, non gli è stato dato il percorso, al contrario, è stato interrotto quel percorso naturale, che potremmo chiamare istintivo, quindi non sanno. E questo avviene da subito, avviene dall'infanzia e nell'infanzia. 
Certe naturali forze dell'uomo, una volta recise nell'infanzia non si formano più, non c'è psicanalisi o analisi di alcun tipo che tenga. E allora armi d'ogni tipo e tutte innanzi tutto contro se stessi. Persino la tragedia delle studentesse di Barcellona è ascrivibile in questo contesto, benché sia stato un incidente a provocarla, ma in realtà non è così, altro ha mosso, la festa di Valencia, Fallas, consumata nella notte dell'equinozio, da cui rientrava a Barcellona il pullman con le ragazze, nella sua ancestrale ritualità, altro non è stata e non è  che un saba, nel suo mettere al rogo il ninot, pupazzi di cartapesta allegorici di vita quotidiana, sparsi per le vie e dati alle fiamme. Anche in un simile contesto tutto può accadere e tutto accade, innanzi tutto dimenticare se stessi. La vita unisce con fili sottili vicende lontane solo in apparenza.
Marika Guerrini
immagine dal wel

lunedì 21 marzo 2016

Now Ruz con Ḥāfeẓ- mese di Farvardin 1392

... "Coltiva il virgulto d' affetti, fecondo in letizia di cuore, e strappa l'ostile germoglio, che arreca una pena infinità!
   Sei ospite della taverna? Rispetta chi ha gioia ribelle, ché se ebbrezza t'arreca molestia son gravi dolori.
   Occasione di lucro, una sera d'incontro: trascorre quest'epoca nostra e non cessa di volger la ruota del cielo, a recar notti e giorni.
       A chi dispone del palanchino di Leilā, che è culla alla luna, ispira, Signore, nel petto di volgere là dov'è il Folle ( Majnun).
      Primavera di vita, mio cuore, fa' tua, chè un prato, lo sai, cento fiori di selva, e ben mille usignoli, son cose d'ogni anno.
   Questo cuore ferito, oh, Signore, entrò a patto col ricciolo tuo: tu ordina al dolce rubino che a quello la pace conceda.
       Voglia Iddio che da vecchio il poeta, entro questo giardino, ancor sieda su sponda di rivo, e recinga d'abbraccio un cipresso.    ( Hāfez*,  Canzoniere - gazal CXI-)     
   
Ieri 20 Farvardin 1392, alle ore 05,30, equinozio di primavera, è iniziato il NowRuz, letteralmente Nuovo Anno, durerà tre giorni intensi, in cui si fanno e ricevono gli auguri, ed altri successivi dieci giorni. Questo accade in Afghanistan, in Iran, in Azerbaigian, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Turkmenistan, Turchia, ed anche in Albania. 
Tante sono le tradizioni che accompagnano questo giorno, qui ne ricordiamo solo alcune, come quella, Afghanistan, di andare a piedi nudi sull'erba novella, affinché ci trasmetta la forza e la capacità del rinnovarsi. O anche, sempre Afghanistan, quella di saltare su sette fuochi, dicendo: tutto il giallo mio a te, tutto il rosso tuo a me, vale a dire: che il fuoco prenda la mia rabbia (bile giallo) e mi dia la sua forza (rosso).  Poi c'è la tavola simbolica, la tavola delle haft-sin, letteralmente le "sette S", che vuole sulla tavola imbandita per la festa, la presenza di sette cibi il cui nome inizi per esse, ognuno con un simbolico significato:

Sabzeh,  germogli di grano e di lenticchia, a simboleggiare la rinascita;
 Sib, la mela, bellezza e proliferazione;
 Sir, l’aglio, salute;
 Serkeh, aceto, simboleggia la pazienza;
 Somaqh, il sommacco, una spezia acidificante rappresenta la gentilezza;
Senjed, bacca di biancospino, simbolo dell’amore;
 Samanù, dolce fatto con farina e germogli di frumento, a simbolo di forza e abbondanza.
A questi simboli, al tempo di Hāfez si aggiunsero il libro del Corano, il libro delle poesie hāfeziane,  le uova sode colorate, le monete, lo specchio e, cosa che troviamo deliziosa, i pesciolini rossi che guizzano in acqua a simboleggiare audacia e libertà.
Ed è su questa immagine di audacia e libertà della tavola simbolica e sulle belle immagini suscitate dal grande Hāfez, che desideriamo almeno per tre giorni, dimenticare le guerre, gli stenti, gli affanni, i dolori e gioire con questa gente, e danzare e cantare alla nuova primavera che sia, malgrado tutto, di rinascita.
Marika Guerrini

nota
* Šamso'l-Din Mohammad nacque tra il 1320 e il 1337, a Širāz , il capoluogo del Fārs, la Perside storica., regione sud-occidentale dell'odierno Iran. In quella città  sposò, ebbe dei figli e visse, tranne brevi periodi, fino alla sua morte nel 1390. I suoi studi nelle scuole di Teologia, pressoché uniche al tempo, gli ottennero il titolo di hāfez, che vuol dire memorizzatore del Corano, fu lui stesso poi ad usarlo come pseudonimo poetico.

mercoledì 9 marzo 2016

Sulaimāniya: Aylan Kurdi e il " trail of tears"

... i pantaloncini non sono più blu, né la maglietta è più rossa, non più i colori di una Vergine di Raffaello a distinguerlo, e di scarpine non ha più bisogno, ora scivola in bianca sembianza sulle acque verso il Tigri, è lì, su un affluente del grande fiume, a Sulaimāniya che, il primo giorno di marzo, è stata adagiata la piccola statua della sua sembianza, lì, riverso su di una piccola tavola di legno che funge da zattera, nella postura del suo sonno infinito, raggiungerà il fiume della storia dell'umanità, la sua storia, della sua terra, della sua gente, la storia di quest'attimo che è stata la sua vita terrena.
E' stato Aylan, Aylan Kurdi il nome che ha portato nei tre anni della sua vita. E il mondo l'ha conosciuto così, come per caso, per quell'immagine di bimbo addormentato nei pantaloncini blu e la maglietta rossa, riverso su una sabbia straniera, lontana dalla sua terra, sulla via per raggiungerne un'altra, con altri, molti altri, troppi altri, nel trail of tears di questi nostri giorni. 
Il "Cammino delle lacrime" dei nativi americani, che nel XIX secolo attraversò il continente estremo occidentale, lasciando una lunga scia di dolore e sangue, ora attraversa quello che dovrebbe, potrebbe essere l'occidente della civiltà, l'europeo, se decidesse di esserlo. Il motivo del Cammino di allora  non è dissimile da oggi, ora è solo più cruento, più doloroso  data la moltitudine di esseri umani coinvolta e se mai si possa misurare la portata del dolore. Così il piccolo Aylan un tempo colorato di rosso e di blu, ora, bianco, è tornato alla sua casa per scivolare sulle acque dell'antico fiume.
Ma i fatti non sono solo, i fatti, mai, i fatti sono simbologia d'un sottile linguaggio, sempre. E tutto quel che si verifica sulla scena sensibile, nella quotidiana vicenda, fino a presentarsi come fatto, come evento fisico, non è mai casuale, mai improvviso, anche se appare tale. Il fatto, l'evento, tende a parlarci, il fatto, l'evento è il mondo della necessità che fa appello alla libertà dell'uomo, che chiede all'uomo d'esser incontrato nell'essenza dei suoi perché, chiede all'uomo la conoscenza. Questo chiede ora Aylan.
Così, mentre in altri fatti, diversi dal fatto di Aylan, l'occidente continua nel suo alimentare con armi e danaro la tragedia umana che stiamo attraversando, ad alimentare tutto ciò che prolungherà questo trail of tears, che quotidiano sfila sotto i nostri occhi cechi, il piccolo, dove ora, grande Aylan, in bianca rigida sembianza, scivola verso le acque dello storico Tigri a simboleggiare la presente storia degli uomini. 
Ma il mondo si accorgerà del suo passare, si accorgerà dell'odierna sua propria storia, si accorgerà di lui?
Marika Guerrini