lunedì 14 luglio 2014

Israele

... "per proteggere il paese dalla minaccia islamica ad oriente"...per chi non l'avesse capito è questo il senso della fortezza che Israele continua a costruire intorno a se stessa. Il prossimo muro da Eliat si congiungerà all'altro in costruzione sul Golan siriano, perché mai Israele rinuncerà alla valle del Giordano, ma non è questo il motivo addotto, bensì il pericolo dei Qaedisti, il pericolo ora di Isis, degli inasprimenti terroristici in Siria, in Iraq che potrebbero estendersi alla Giordania, quindi: muro. 
Muro presidiato lungo tutta la sua linea da "ingenti forze militari" ovviamente israeliane, ovviamente in territorio palestinese, ovviamente contro ogni voce, sussurro, pietra o razzo palestinese. Ogni pianto. Alcun dubbio sulle ingenti forze militari, non sono forse da sempre presenti lungo i quasi 800 kilometri del vecchio muro ormai storico in  Cisgiordania? E non sono forse presenti ad Hebron, lungo la via dove sarebbero stati rapiti i tre seminaristi e trovati poi cadaveri in un boschetto? Non sono forse presenti lì posti di blocco israeliani ogni duecento metri, con attrezzature annesse e connesse? O la vista ci ha ingannati? 
Dilungarci a ripetere quel che tutto il mondo sa, sarebbe sterile e stupido, solo una breve sequenza "per non dimenticare": tre ragazzi israeliani spariti, rapiti non ci sono prove, Netanyahu accusa Hamas, azioni da parte israeliana in case palestinesi con una uccisione e alcuni prelievi di "accusati sospetti" di rapimento, prove assenti, poi, e diciamo poi, razzo palestinese, poco più che fuoco d'artificio, poi quindicenne palestinese arso vivo per il solo fatto d'essere palestinese, era loro sfuggito che fosse cittadino americano, poi raid e razzi, questi senza una vittima israeliana che sia una. Allora, chi ha incominciato signor Peres che continua a dire: gli attacchi sono stati risposta ai razzi di Hamas?, mentre Israele bombarda provocando in sei giorni 171 morti palestinesi, 1260 feriti, 290 case rase al suolo, 9000 evaquate, un orfanotrofio con tre bambini morti, bombarda  anche il Libano e in più 17.000 palestinesi in fuga, lì con poveri fagotti lungo la via, tra pecore che mansuete li seguono tra poche povere masserizie accatastate su poveri piccoli carretti trainati da asini. Tutto per proteggere la pace, la sicurezza, gli attacchi, le invasioni... di chi?
In queste pagine si dubita, per essere equanimi, circa il rapimento scintilla di guerra, ma si ha certezza che Israele si fermerà solo, quando e se avrà cacciato i palestinesi dalla Palestina per farne uno stato unico a bandiera israeliana. Ecco il motivo per cui Hamas ha chiesto ai palestinesi: " restate nelle case" e Netanyahu che  si "dispiace" ha fatto piovere volantini e voci radiofoniche con: "andate via". Andare via vuol dire lasciare campo ancor più libero alle azioni terroristiche israeliane, perché questo sono, al pari, e di più, di quelle che in altri accusano. Ma è quel che c'è a monte il problema: quanto dovrà durare ancora questa continua, sottile, subdola accusa di "colpa" di olocausto, che permette al vittimismo israeliano, al sionismo, di applicare quotidianamente sui palestinesi quel che hanno lamentato, lamentano e lamenteranno su di sé? Quanto? Qui non si sta difendendo Hamas e sappiamo che non per tutti gli israeliani è così, che non tutti gli israeliani appoggiano le azioni d'Israele, conosciamo le differenze interne così come conosciamo quelle interne ad Hamas, sappiamo che esiste il Comitato israeliano contro la demolizione delle case, l'ICAHD, sappiamo che... ma a dire il vero non ci interessa, quel che ci interessa è: a monte, è il ricatto celato dietro al  "per non dimenticare" su cui a suo tempo ci siamo già espressi.
Recept Tayyip Erdogan cinque giorni fa: " Israele dice che Hamas lancia i razzi. Ma qualcuno è morto? Israele, la sua vita si basa sulla menzogna. Israele non è onesto". 

Gerusalemme s'è svegliata stamattina con i suoi canti, come da secoli, come da sempre. Il muezzin cantava dal minareto la preghiera ad Allah, il pope gli faceva eco sotto la luce riflessa delle lampade nell'ortodossa cristianità mentre, cattolico nell'abito, il sacerdote sussurrava Padre Nostro qui est in celis... agli ebraici ricordi che dalla sinagoga s'alzavano in differente eco. Tutto nella bianca luce di Gerusalemme mentre estranei ad ogni canto, ogni  preghiera: rombi  sibili  tuoni... silenzio.
Quante preghiere dovranno ancora congiungere le mani in pianto?
Marika Guerrini
foto dal web

domenica 6 luglio 2014

Sunniti e Sciiti: profilo e interrogativi

... "Pregare è meglio che dormire" ha chiamato il muezzin allo spuntar del sole, poi: "Allah u Akbar!" " Dio è grande!" e le parole si sono rincorse dall'alto dei minareti sui tetti delle città, sui deserti, sugli oceani, sul sonno degli uomini. "Io testimonio che non c'è altro Dio all'infuori di Allah!, Io testimonio che Maometto è l'inviato di Dio!", si sono rincorse dal Marocco all'Indonesia, sono piovute su circa ottocento milioni di musulmani, sunniti e sciiti che siano, con un solo unico appello alla preghiera. Tra loro, per quasi settanta milioni, il muezzin ha aggiunto un altro appello: "Io testimonio che Alì è l'amico di Dio!". Questo è accaduto in Iran, in alcune parti dell'Iraq, dell'Afghanistan, dell'India, questo è accaduto per gli Sciiti, è stato appello per loro. E il muezzin ha chiamato tutti i musulmani, innanzi tutto tutti, comunque, ovunque, stamattina all'alba, e lo farà ancora quattro volte fino a stasera, al tramonto, oggi giorno 8 del mese di Ramadan del 1435, oggi. E lo farà domani e dopodomani e nei giorni che verranno. E li unirà sempre a prescindere. E' la forza dell'Islam questa, la sua linfa.
E' antica la separazione tra sunniti e sciiti, risale al tempo in cui, 632 d.C., ci si trovò a decidere la linea da prendere circa la successione di Mohammad o Muhammad o Maometto nella forma storpiata occidentale, il Lodatissimo, decidere come tramandare la dottrina, guidare i fedeli. Per il Sunnismo, il cui termine viene da Sunnah, Tradizione, l'eredità di Mohammad spettava a quattro saggi califfi ispirati da Dio ed eletti dall'aristocrazia all'interno della stessa. Per lo Sciismo invece, il cui termine viene da Shi'a, Fazione, il diritto spettava all'unico erede legittimo, consanguineo, discendente diretto del Profeta, Alì, cugino e genero. Per i sunniti, Alì era solo il quarto dei califfi eletti, l'ultimo, per gli sciiti i primi tre erano usurpatori. Questo provocò anche lo scontro tra Alì ed Aisha, vedova di Mohammad, il che portò Alì ad essere ancor più inviso dagli avversari e ancor più amato dai sostenitori che, anche quando Alì si fece da parte, non lo abbandonarono. La Shi'a s'era formata e gli Sciiti in essa. Poi, nel 680 Hussain, figlio di Alì, fu ucciso da esponenti della dinastia degli Ommayyadi, a Kerbala, Iraq, le divergenze si inasprirono ancor più. Kerbala da allora fu per gli Sciiti città santa, anche più di Mecca, malgrado si rechino anche qui. Questo il profilo semplificato al midollo, ma la divergenza vera e propria, semplificata anch'essa, riguarda il clero. L'Islam non è mai stato strutturato come qualsivoglia Chiesa di altro credo, rapportato alla cristiana, ad esempio, non v'è Papa o Patriarca, ma vi è l'Imam, colui che guida alla preghiera. Per gli Sciiti l'Imam incarna un elemento sacrale in attesa della venuta del Mahdi, al-Mahdi, il legittimo inviato da Dio alla fine dei tempi, in linguaggio cristiano, Redentore. Per i Sunniti l'Imam è solo un uomo di fede, studioso ed esperto di Scienza Sacra, scelto dalle autorità. In sintesi, per gli Sciiti l'élite clericale trae prestigio nel discendere dal Profeta, per i Sunniti il potere religioso e quello secolare si intrecciano e le leggi religiose si fanno leggi di Stato. Accanto a questa differenza ve ne sono altre che riguardano la praticità della confessione, il quotidiano, ad esempio gli Sciiti credono nell'intercessione dei Santi e nell'espiazione dei peccati attraverso pratiche punitive come l'auto flagellazione, mentre per i Sunniti la questione dei santi è un'eresia così come pure l'espiazione. O la questione degli angeli che per gli Sciiti sono creature superiori che godono di libero arbitrio derivante dalla presenza in loro dell'angelicità, per i Sunniti gli angeli non sono liberi, ma solo esecutori della volontà di Dio. Ora, senza entrare nel dedalo islamico, racchiudiamo il tutto in un'impressione: gli Sciiti hanno una concezione più esoterica della fede, i Sunniti più essoterica, ed è, forse, per il continuo anelito degli Sciiti al mondo celeste, che la storia della Shi'a è da sempre caratterizzata da inquietudine religiosa e politica talvolta con natura rivoluzionaria estrema. Allo stesso modo, i Sunniti, nel loro agire ortodosso secondo la Sunnah, sono sfociati e sfociano in estremismi fino al sacrificio, fedajin letteralmente: votato al sacrificio, così come hashishiun, per gli sciiti, letteralmente: consumatore di hashish, da cui il francese e inglese assassin e l'italiano assassino, a designare per antonomasia l'omicida, fa riferimento alla medioevale Setta degli Assassini. Ancora tralasciando la specificità non opportuna in sede e tenendo presente che l'Islam ha sempre assorbito quel che ha trovato nelle terre in cui si è espanso, presentandosi così al mondo in decine di sfaccettature, il che facilita, il male intenzionato, a mentire su di esso, notiamo che  l'attuale tecnica d'azione rivoluzionaria, rivendicata dall'Isis, cellula dell'estremismo islamico sunnita, coincide con la tecnica tipica dell'hashishiun sciita, in realtà, cosa già avvenuta con i fedajin palestinesi ma con diverso stile per chi conosca i passaggi tradizionali religiosi islamici di base a cui farebbe riferimento l'Isis. Qualcosa non quadra. 
E la domanda si pone da sé: per quanto ci toccherà assistere al rispolvero della farsa-video, stavolta su al-Baghdadi, svelatosi dopo anni di "mistero"per farsi dare ferito, poi morto e poi comparire in un ridicolo déjà vu  come il suo predecessore ben-Laden? E quanto tempo di idiozia ci viene richiesto stavolta, prima che una spettacolare cattura non esegua "funerali musulmani" in mare aperto come per ben-Laden? E ancora: siamo nel mese di Ramadan, ripetiamo, Ramadan, mese sacro, di preghiera e digiuno, d'ogni azione proibita dall'alba al tramonto, ancor più di violenza e... le moschee saltano in aria per mano musulmana credente osservante ortodossa? Moschee, a prescindere da Sunnismo e Sciismo, moschee, case dell'Altissimo? e i video dell'esplosione, tra il fumo che non si sa cosa annebbi, vengono diffusi una sola volta e poi nulla, come per ripensamento circa precisione o errore?
Marika Guerrini      

lunedì 30 giugno 2014

HAZARA genocidio senza fine

... era il settembre del 2011 quando la penna ha obbedito per la prima volta ai nostri pensieri nel segnare parole sul popolo Hazara. Non ha più smesso da allora, benché una sorta di  illusione ci sia stata, breve ma c'è stata, invece no, in realtà dopo le stragi del 2013, gennaio e febbraio, fedelmente riportate nelle pagine di occiriente, gli episodi di genocidio sembravano essersi distanziati, si erano distanziati e noi avevamo creduto all'elezione di Nawaz Sharif, era parso che il Governo si stesse adoperando circa le misure necessarie a  limitare le uccisioni, eravamo stati rassicurati da suoi esponenti, avevamo voluto credere alle parole, a qualche fatto, ma era parso, soltanto parso.  
Una forte recrudescenza ha ripreso la corsa negli ultimi due mesi e da alcuni giorni ancor di più, così, mentre nel nord del Pakistan, nel Waziristan, l'offensiva dell'esercito pakistano contro i taliban, provoca 350mila sfollati di cui 151.331 sono bambini, giunti poi in Afghanistan, lì, sul confine, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel sud ovest, in Baluchistan, a Quetta e dintorni, riprende feroce il genocidio del popolo hazara. E l'urlo di questo popolo che tante volte abbiamo segnalato, l'esodo di questo popolo che tante volte abbiamo segnalato, continua senza sosta.
Risuona incredibile persino a noi che conosciamo i perché, i chi, i come, che abbiamo cercato, parlato scritto e ancora scritto di queste faccende, risuona incredibile come tutto continui, come sia possibile che i bombardieri che il Governo sta usando sul Waziristan nella caccia alle streghe, vengano usati nel nord e non vengano usati nel sud ovest. Violenza per violenza, guerra per guerra, che almeno si indirizzi, invece no. Perché il Governo pakistano non indirizza questa "pulizia" a cui nessuno crede ma a cui tutti fingono di credere, perché non la indirizza sul sud ovest? Ma li conosciamo i perché, sappiamo che si chiamano multinazionali, minerarie, nel caso del Baluchistan, nel caso di Quetta: genocidio a scopo di sfollamento, deforestazione umana, la città di Hazara Town nella città di Quetta è territorio minerario confinante con territorio minerario. E la complicità dello Stato è evidente nel permettere questi crimini. Ma ci stiamo ripetendo, ancora.
" Non ricordo quanti uomini ci fossero, ma erano tutti armati di kalashnikov e lanciarazzi. Io accompagno gli allenatori verso il confine iraniano, loro erano nel distretto di Mastung, noi su di un bus, sono saliti, hanno chiesto chi fosse sunnita, li hanno fatti scendere, hanno detto loro di correre, gli sciiti sono rimasti sul bus, li hanno fatti scendere, su di loro hanno aperto il fuoco". Altro momento altro frangente:" Avevo lasciato il negozio dieci minuti prima. Ci sono quattro negozi in fila di proprietà di hazara sciiti, sono venuti con le moto e hanno aperto il fuoco, li hanno attaccati insieme, tutti e quattro. Ho saputo che due giorni prima a un negoziante pashtun era stato chiesto quali fossero i negozi degli hazara. Sapevano tutto". Ancora altro momento altro frangente:" Era uscito dalla moschea per salutare alcuni amici, poi l'esplosione, la confusione, così mi hanno detto, quando sono andato in ospedale, c'erano tanti corpi in fila, ho sollevato il lenzuolo, uno era mio figlio...ho riconosciuto solo le mani", aveva 22 anni, era uno studente pieno di speranze, si chiamava Yusuf, in traduzione Giuseppe.
Non smetteremo mai di denunciare la fandonia degli omicidi settari tra sunniti e sciiti, qui non si negano i vari Lashkar-e-Jhangvi, o Sipah-i-Sahaba, eccetera eccetera, ma è talmente evidente che servono ad alimentare guerre civili a scopo di sovvertire l'assetto regionale. E nel caso di Quetta lo "scopo internazionale" ha già trivellato la terra. Il lettore cerchi nelle nostre pagine se vuol saperne di più, se non l'ha già fatto, noi abbiamo detto tutto, a partire da quel settembre del 2011, quando gli Hazara hanno preso ad urlare al mondo il genocidio della loro gente. E abbiamo anche detto che tutte queste guerre, guerriglie, rivolte, attacchi settari, identità nazionali, sono collegati, che ci riguardano, che quelle terre, sono lontane solo in apparenza, sono molto più vicine di quanto noi si possa immaginare. Sono vicine come gli sguardi dei bambini nello scatto riportato all'inizio, questi splendidi bambini hazara a cui non manca la speranza, pur se il mondo continua a guardare altrove.
Marika Guerrini
p.s. in comunicazioni importanti-perché si conosca- sono segnalate altre pagine sull'argomento
foto dal web

sabato 21 giugno 2014

Umì, Iraq e la menzogna

... è passato un gabbiano oltre lo schermo del portatile, le sue immagini, le canne di bambù che delineano il terrazzo, lo delimitano. Nell'elegante oscillare delle ali spiegate, è passato un gabbiano. E le immagini venute dal web, incuranti del volo, dell'eleganza,  incuranti della leggerezza, scorrono in andare e venire, nello scomparire e nel mostrarsi sul piccolo schermo, scorrono tutte, quelle comuni al mondo e quelle non, le personali, inviate da amici in zone calde, lontani. E tu vorresti poter salire sulle ali di Umì, perché è così che l'hai chiamato, lo chiami da giorni: oceano. E vorresti vivere la tua vita, una vita senza immagini a scorrere, una vita col fermo immagini. Quelle disperate. E Umì continua il suo volo, il suo arruffato planare a sfiorare alberi, tetti, mentre immagini di uomini, donne, bambini, tanti bambini, con poveri fagotti arrotolati, i loro fagotti legati, sono in cammino verso il nulla. Ora.

Iraq: 600 mila uomini donne bambini, tanti bambini, ognuno con il fagotto della propria vita accartocciata continuano a camminare verso il nulla, mentre i restanti bambini, quelli nel paese, diventano bambini "da combattimento", vengono armati. Motivo: sul motivo i media si perdono, annaspano, si contraddicono, parlano di conquista dell'oro nero da parte dell'Isis, parlano della stantia lotta tra Sunnismo e Sciismo. Sì, la formazione jihadista di turno si chiama Isis, sta per Stato Islamico dell'Iraq e di al-Sham, in lingua, Dawla al-Islamiya fi al-Iraq wa al-Sham. Al-Sham è un termine storico, veniva usato in riferimento al territorio che va dalla Turchia meridionale all'Egitto passando per Siria, Libano, Israele, territorio palestinese e Giordania, area che l'Isis vorrebbe compattare in un unico califfato islamico. A sentire i media questa formazione jihadista sarebbe nata, nel 2013, da una frattura interna ad al-Qaeda, per una reciproca separazione: al-Zawahiri scomunicò questo gruppo interno, allora Isi, a causa di azioni efferate, e Abu Bakr al-Baghdadi, loro capo, si staccò dalla matrice al-Qaeda per nverso motivo, pare. In sostanza questa formazione esiste da tempo, è la stessa che conquistò Mosul con inaudita ferocia ed era il 2011, è la stessa che conquistò Falluja, è la stessa che ultimamente, sempre a Mosul, ha svaligiato la Banca Centrale con un bottino di oltre 400.000.000 di dollari e un alto, benché imprecisato, numero di lingotti d'oro. E' la stessa che, poco fa, ha rapito 145 bambini siriani per addestrarli al terrorismo, è la stessa che si auto sovvenziona con furti, rapimenti, estorsioni e ricavati dalla vendita di greggio. Così dicono. Ma a chi  vendono questo greggio, chi lo compra? E a cosa è dovuta la loro inafferabilità, e perché non si dice che il nome del capo carismatico è un nome falso, che non si mostra in pubblico, che indossa una maschera, che non si mostra neppure ai miliziani, in maggior parte europei convertiti all'Islam e arruolatisi per il Jihad. In Libia l'Isis è riuscito a rubare persino armi e strumenti bellici di precisione agli americani volatilizzandosi poi nel nulla. Un nulla ben diverso dal povero nulla di cui sopra. A noi in verità non interessa minimamente chi sia e cosa sia l'Isis, né che sulla testa del loro capo misterioso penda una taglia milionaria degli Usa, da tempo, Tutto questo, così come tutte le forme esasperate e violente di estremismi che ci circondano, sono non solo frutto, ma emanazioni create dalla incredibile ignoranza d'occidente. Esattamente come tutte le ribellioni, le rivoluzioni, le false primavere arabe, i falsi attentati afghani, falsi non perché irreali, falsi perché si è fatto in modo che, comprese le elezioni in atto che non decollano.  Assassinando Saddam Hussain, assassinando Gheddafi, "assassinando" Mubarack, e, allontanandoci ma solo  sulla carta geografica, assassinando al tempo Ahmad Shah Massoud, rimpinzando, sempre al tempo, ovvero all'inizio, le madrasse pakistane per creare macchine da guerra come i taliban con tutto ciò che ne è venuto, e volutamente lasciamo da parte i recenti fatti ucraini, tutto è frutto di un sistema geopolitico che punta all'economia e alla supremazia arrogando conoscenze che non possiede. Sì, l'arroganza d'occidente è di un'ignoranza unica più che rara, persino gli inglesi, malgrado la becera strategia del Grande Gioco, The Great Game, per esattezza, nel XIX secolo, picco temporale in questo senso, persino loro, malgrado le stragi e i ladrocini perpetrati, si arresero all'evidenza della diversità culturale, quando, dopo la rivolta dei Sepoy, benché l'avessero sedata nel sangue, presero atto della  propria ignoranza. Che si leggano le pagine di storia di quei paesi che si vanno a distruggere, che ci si prenda almeno in Europa questa briga, non foss'altro che per escogitare strategie di intelligenza se proprio si è affetti dalla patologia della subumana conquista, non possedendone le reali capacità condottiere. E' inutile che la Merkel si dissoci dall'attacco all'Iraq nel 2003, sì, lei non era al potere, ma questo non vuol dire nulla, non c'era al tempo di Gheddafi, non c'è lei forse ora per la Siria, o ritiene sia diverso? Il fatto è che basta urlare due parole in contrapposizione: Dittatura e Democrazia, tutto si giustifica tranne la follia. Ci sono popoli come quelli formati da varie etnie o tribù o clan, comunque frazionati, che hanno bisogno di una guida unica e ancor più, forte, carismatica, per non entrare nel caos, non frantumarsi, non intraprendere  lotte fratricide che poi s'espandono. Il grado di unicità, forza, carisma, modalità, appartiene solo e soltanto a quel singolo popolo. A nessun altro. Ma tutto questo è evidente, il vero dramma è la menzogna con cui si fanno muovere, intendere, le cose, con cui si divulgano. Questi esodi disperati e provocati dalla menzogna umana di cui siamo altamente responsabili, si rivolteranno contro come il rinculo del fucile. Ed per questo che Umì, il gabbiano, dal volo leggero ed elegante, si fa vorace ed assassino quando s'allontana dall'aria alta per toccare la nostra terra.
Marika Guerrini  

sabato 7 giugno 2014

Siria e il suo Popolo Sovrano


... cinque e mezza di mattina dopo una notte di studio, era come fossero le tre, stamattina, ma va bene così. Lo squillo del Viber, ha segnalato la chiamata internazionale, poi la voce di Farajallah nella pronuncia del suo nome per esteso, non come sempre: Faraj. Non mi dà tempo di fiatare che: Désolé pour le moment, Madame Guerrini, mais ici  il est un de mes amis, on appelé... et il veut parler avec toi, c'est possible? désolé à nouveau, Madame. Soliti miei attimi per realizzare e: oui, bien sûr, poi: rien, j'étais éveillé, ho mentito. Ancora parole di scambio, poche, chiedo delle elezioni, dice bien, mais la violence ne s'arrête pas. Non dice altro. Uno sbadiglio liberatorio è sopraggiunto nell'intervallo tra la voce di  Faraj e quella del suo amico, l'ho soffocato d'impulso.
"... da che sono qui ho ripreso a scrivere, lo faccio di notte, così la mente non crea l'eco degli spari nel sonno, della gente che muore...", qui dove, da dove ha chiamato, Faraj? Non lo so, non lo chiedo. Parla francese anche lui, l'amico, ha un ottimo accento e proprietà di linguaggio mentre la voce tradisce la giovinezza, gli chiedo quanti anni abbia: vingt-cinq ans, risponde, venticinque. Mi dice che scrivere è la sua passione, che ha pubblicato un libro di poesie quando aveva venti anni, una raccolta, che ora sta scrivendo dei racconti, dice che non vuol lasciare il suo paese, che i genitori sono a Beirut con suo fratello minore. Ora mi è evidente che siano in Siria, dove non so, ma non ad Aleppo dov'era Faraj di recente, sono sicura. Gli domando se c'è qualcosa che vuol dirmi, qualcosa che vuole io scriva. Per qualche minuto non parla, forse qualche secondo, ma sono lunghi, poi: signora scrivi che noi non siamo così, come ci vedete voi, che la violenza ha invaso la nostra vita, che la violenza ha preso il posto di Dio, che la Siria era civile prima, che vogliamo di nuovo una società civile..., poi tace, suppongo un'interruzione del Viber, ma no, riprende: non volevano farci votare, al mio, chi: lanciavano missili dove si andava a votare, e avevano tolto anche l'acqua, già nei giorni precedenti, ma siamo andati lo stesso, signora, siamo andati..., Dice altre cose che tengo per me. Mi ripassa Faraj. Faraj conferma tutto. Ci salutiamo. Non so dove siano, non l'ho chiesto, non importa.
Titola il Time: La farsa delle elezioni in Siria incorona Assad"; mentre un servizio della Cnn: "Siria stretta dai venti di guerra"; e il Daily Mail: "un insulto ai siriani e alla democrazia"; e Reuters agenzia stampa: "coloro che hanno boicottato il voto ora hanno paura"; per non parlare di John Kerry: "voto senza senso" e poi ha invitato la Russia e l'iran a " metter fine al conflitto". Perfetto! E' perfetto qui il vecchio detto italiano fattosi ritornello in suono slang: il bue dice cornuto all'asino. 

Non v'è stata elezione o tentativo di, in questi ultimi anni, in questi paesi di guerra e rivolta, non v'è stata elezione che non sia stata frutto di manovre internazionali ad uso e consumo, non ve n'è stata una, dall'Afghanistan all'Ucraina, passando per l'Africa e la buffonata della Primavera Araba.
Con obiettività abbiamo seguito Sayyed Hassan Nasrallah, capo degli Hezbollah, che definendo "storica" l'elezione siriana a gran voce popolare, ha esortato le fazioni in guerra a porre fine allo spargimento di sangue e muoversi verso il dialogo: coloro che vogliono lavorare per una soluzione politica, devono parlare con lui ( al Hassad), negoziare con lui e raggiungere una soluzione con lui. 
I Network occidentali, rendendosi ridicoli, stanno impazzendo pur di capovolgere questa realtà. E la realtà è che il popolo siriano, quello superstite, quello assente dalle statistiche  britanniche, statunitensi e dai fanalini di coda europei per cui i morti in Siria sono morti solo se procurati dal governo, hanno scelto, sì, scelto, e chi con onestà storica, abbia seguito questo popolo, ne aveva certezza: il popolo vuole Bashar al-Hassad per ricostruire il proprio paese, i fuoriusciti vogliono rientrare nel proprio paese, il popolo siriano vuol riprendersi la propria vita, non vagare per mari e monti  a dover giustificare la propria esistenza alla nostra ignoranza. 
Gli verrà permesso, Stati Uniti, Francia, ad intervalli Turchia ed altri del momento, sospenderanno gli addestramenti in Qatar e altrove, per le ingerenze sanguinarie in Siria, ritireranno dalla Siria i cani mercenari? e ancor più, un certo occidente sta prendendo consapevolezza che l'annoso cordone di morte inizia a ritorcerglisi contro? A noi tutto questo è venuto a noia.
Marika Guerrini 
foto dal Web

martedì 27 maggio 2014

Bagram e il Memorial Day

Bagram- Contrasto
... Memorial Day, 25 maggio 2014, Bagram Air Field, Afghanistan 

"E' un ricordo del perché siamo qui" queste le parole, la voce è del presidente degli Stati Uniti d'America, il luogo è un hangar, lì, in Afghanistan, nella base Nato più grande, e un manifesto delle Twin Towers distrutte, sollecita, alle truppe riunite, il ricordo. E noi sappiamo che il compito futuro dell'immagine, la stessa o le simili che verranno, si protrarrà per decine e decine di anni, sarà un novello "per non dimenticare", sarà il tormento degli anni futuri e sarà servo di menzogne e misfatti che l'accompagneranno, mentre la sua presenza li giustificherà.
L'Air Force One partito da Washington, è atterrato a Bagram avvolto dalle tenebre della notte, è giunto senza alcun avviso, alcun avvertimento, senza che alcuno tra chi fosse del seguito presidenziale o dell'equipaggio, avesse potuto comunicare la destinazione, alla partenza come in volo, ma all'arrivo, soltanto. E' questa la modalità dei recenti viaggi presidenziali in zone di guerra, la Casa Bianca non annuncia l'arrivo del presidente, sono solo visite a sorpresa. 
"Per molti di voi questo sarà l'ultimo tour e la guerra americana in Afghanistan arriverà ad una fine responsabile", sì, "guerra americana", è quel che Obama ha detto, lasciando alle parole il loro corso a prescindere dalle intenzioni dell'attore. E poi: "L'impegno dell'America per il popolo afghano resisterà" e: "Dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto, vogliamo conservare i guadagni realizzati in quasi tredici anni di combattimenti, e fare in modo che mai più l'Afghanistan possa essere usato per compiere un attacco al nostro paese". Sul termine "guadagni" si può intendere anche, progressi, ma si sa l'angloamericano non è certo una lingua esatta, del resto non potrebbe essendo ogni Lingua sempre espressione di pensieri e di popoli, ma non vogliamo addentrarci in argomentazioni linguistiche né antropologiche né storiche. 
Poi il pensiero di Obama va anche ai veterani, ai "guerrieri" feriti. E non è un caso visto che negli States è in atto una crescente indignazione circa il trattamento dei veterani in patria, il trattamento dei feriti, il rispetto dei defunti al di là delle retoriche di bandiera. Visto che maggiore controllo è stato chiesto dai cittadini, dalle famiglie delle vittime, controllo sul Dipartimento Affari dei Veterani. Visto che la situazione è critica, molto, e qui a Bagram ci sono le truppe, veterani del futuro, e feriti, e futuri possibili defunti e le famiglie sono in patria, lì, con l'indignazione. E allora il viaggio, e le pacche sulle spalle e i sorrisi e le promesse e le parole di aiuto e giustizia: "Non è solo una promessa" ha detto riferendosi agli aiuti in patria: " E' un obbligo sacro". E ha portato con sé Brad Paisley, cantante e chitarrista country, per il diletto delle truppe in attesa del suo discorso. Quattro ore, solo quattro ore lì a Bagram.
Molti i motivi della visita a sorpresa nella base americana di Bagram, quella tentacolare,  nota per le atrocità, le blasfemie messe in atto da soldati Usa e negate da comandanti Usa del momento. Quella che non si conosce per quel che era, così diversa un tempo Bagram, antica storica città a nord di Kabul. Ma pagine e pagine abbiamo già speso sull'argomento. Il fatto è che Hamid Karzai non c'era, alla kermesse, Hamid Karzai ha declinato l'invito, l'ha capovolto, ha invitato Obama a Kabul, nel suo palazzo, ma Obama ha fatto altrettanto, di rimando ha declinato l'invito con un motivo addotto: "evitare d'essere coinvolto nella politica afghana". No, non una battuta spiritosa, è il "serio" motivo addotto dal presidente degli Stati Uniti, o, forse, una dèfaillance della memoria: sono tredici anni, senza contare la preparazione, che lui e prima il suo collega Bush, altro non hanno fatto in quella terra che intromettersi, guidare, compromettere, deviare, la politica interna a proprio uso e consumo, ad iniziare dalle manovre pro invasione dei taliban, all'elezione I e II di Karzai e ancora e ancora, eppure questo è stato detto, comunicato per telefono a Kabul, dall'Air Force One sulla via di rientro negli States. 
Il ballottaggio delle elezioni in Afghanistan si terrà a metà giugno tra  Abdullah Abdullah, con il 45% dei voti e Ashraf Ghani, con il 31%. Abdullah è favorito da Karzai e dalla sua influente famiglia. Le incognite sono molte, sgradevoli agli Usa, anche, molte. Intanto l'uscente Karzai continua a lasciare interdetto il Governo d'oltre oceano, continua nel rifiuto di firmare l'accordo bilaterale di sicurezza, necessario per mantenere le truppe nel paese dopo il 2014. Motivo questo di irritazione oltre che di ritardo per  gli States, costretti a tenere in sospeso la decisione di restare in Afghanistan, come, con quanti uomini, se. A questo il falso ventilare di Obama  al Pentagono circa un rientro completo, mentre si continua a parlare di 10.000 uomini, forse più, da lasciare nel paese: "L'impegno dell'America per il popolo afghano resisterà", sì l'abbiamo già riportato, lo riportiamo. Ma ancora una dimenticanza: alla mancata firma di Karzai per l'accordo, il governo americano ha dimezzato del 50% gli aiuti civili al paese, quelli "umanitari", oh, sì, sappiamo cosa abbiano comportato e comportino, ma in ogni caso sono facciata. Ricatto, punizione, avvertimento... cosa? 
Intanto tre mesi fa Karzai ha incontrato i taliban, per un trattato di pace, ma gli attentati non sono terminati. Anche questo ovvio data l'ultima natura degli "incidenti" la cui origine, quando non è locale per via d'esasperazione e avversione allo straniero, è ben  diversa da quel che viene denunciato. Ma  anche questa è storia stantia. Intanto i droni  continuano a bombardare e uccidere civili. Intanto il Governo afghano ha minacciato di chiudere Tolo, importante emittente televisiva afghana: trasmette annunci che promuovono accordi di sicurezza con gli Usa, annunci pagati da impresa americana. Intanto nel paese si è manifestato esigendo processi per le continue, ancora, profanazioni del sacro Corano da parte delle truppe ISAF. Intanto all'inizio di quest'anno il tribunale di Kabul ha liberato 72 detenuti sospettati di morte e ferimento di soldati della coalizione Nato: non colpevoli per assenza di prove incriminanti. Anche questo non è piaciuto agli States d'oltre oceano.
Entro mercoledì 28 c.m. si dovrebbe avere notizia circa la firma di Karzai sul contratto, ricordiamo la Lloya Jirga, a suo tempo favorevole, anche qui da capire, in base alla risposta, se ci sarà,  Obama articolerà il discorso di commiato  presso l'Accademia Militare di West Point, New York. 
Cosa accadrà staremo a vedere. Ora ci fermiamo qui, in attesa, ci fermiamo consapevoli che tutto ciò che verrà dichiarato ufficialmente sarà verità solo per il 30% , tutto il resto sarà ben lungi dal volere essere raccontato o conosciuto dagli stessi media. Aspettiamo. 
Marika Guerrini
foto dal Web

sabato 17 maggio 2014

Sikh tra cronaca e storia

Harmandir Sahib-Tempio d'Oro
... la cronaca sulla schiavitù in cui novelli "padroni" dell'Agro Pontino,  tengono la comunità sikh, ha spinto il desiderio a raccontare questa gente, un po', solo un po'. Ma, ricordiamo i fatti di cronaca anche se ormai di pubblico dominio: uomini e donne sikh lavorano come braccianti in campi agricoli, per dodici, quindici ore giornaliere, salario: quattro euro l'ora. Le posture scomode assunte per ore, rendono il lavoro massacrante e lo fanno anche i veleni usati per l'irrorazione e da loro respirati, e si lavora con qualsiasi tempo, che sia pioggia o sole, e l'umana resistenza non potrebbe sostenere, allora,  li si "aiuta": anfetamine e oppio, vengono procurati, venduti, bastano dieci euro e tutto passa. Ottima miscela, e la stanchezza si placa per le anfetamine e  i dolori si alleviano per l'oppio, e la catena riprende, il giorno dopo, o il giorno stesso, incessante. E non si cambia marcia: uno... due... uno... due... così, come nelle stive delle navi dei trafficanti di schiavi: uno... due... uno... due... e il martello picchia il tamburo, scandisce il ritmo, e le catene sono ai piedi e i remi vanno al ritmo scandito: uno... due... uno... due...
Ogni commento si fa superfluo dinanzi a queste aberrazioni e le patrie galere dovrebbero aprirsi e richiudersi. Ma non vogliamo prestare a questo le nostre parole, solo vogliamo tracciare in sintesi la storia o meglio l'idea  della storia dei Sikh,  perché la vergogna, lì dove la si provi, sia consapevole.
In india convivono varie religioni, escludendo le importate, Islam, Cristianesimo, Parsismo, le indigene principali sono Induismo, Jainismo, Buddhismo e il Movimento Religioso chiamato Sikhismo.
Il Sikhismo, quale movimento intrinseco all'Induismo, Sikh viene dal sanscrito sisya,  discepolo, nasce intorno al XV, XVI secolo con una forte tendenza innovatrice rispetto all'Induismo tradizionale che, attraverso l'opera di eccezionali personalità quali Ramananda, Nanak e Kabir quest'ultimo conosciuto come Jnani (pronuncia Jgnanii), viene ricondotto ai temi essenziali dell'esperienza religiosa, ovvero alla devozione, alla reincarnazione, all'illusione e al karma ( bhakti, samsara, maya, karma), rivolgendo però il tutto ad un dio unico, che non è più l'ineffabile Brahman, privo di attributi, lontano nella sua immobile luminosità, bensì un dio anche persona, connesso all'attributo d'essere in immediato rapporto con l'umanità. Il Sikhismo quindi appare, sin dall'inizio, come una setta, in realtà, rigorosamente indù, ispirata alla bakhti e al culto dell'azione guerriera basato sulla Bhagavad-Gita, il testo indiano sacro per eccellenza. Questo il primo evento, l'origine. Il secondo è nella nascita della comunità Sikh fondata da un commerciante della classe guerriera, uno ksatriya (pronuncia ksciatriya) Nanak Dev (1469-1538). L'elemento religioso-guerriero molto vissuto all'interno della setta, col tempo portò i Sikh a formare una nazione nella nazione e, cosa straordinaria, foggiò un vero e proprio popolo che riunisce i caratteri migliori delle genti indiane nord-occidentali, anche nell'eleganza dell'abbigliamento, come del portamento di grande dignità, sia al maschile che al femminile. Il credo dei Sikh attribuisce al guru, maestro, una grande importanza, egli è il trasmettitore carismatico dell'iniziazione, vale a dire colui mediante il quale, l'elemento tradizionale viene reso vivente quindi salvifico. Il Sikhismo è, in un certo senso, in quanto a serietà di costume e di vita in genere, una vera e propria confraternita militare a cui si accede attraverso una sorta di battesimo mediante aspersione fatta con acqua zuccherata ed una spada  detta amrta, letteralmente: senza morte, ma anche nettare, in riferimento al nettare che gli dei trassero dall'oceano latteo all'inizio del mondo e che rende immortale chi lo beve, la spada è infatti simbolo dell'immortalità spirituale. La confraternita è dominata da un'aristocrazia i cui appartenenti ricevono, assieme alle insegne e ad un particolare costume, il titolo onorifico di Singh, da simha, leone. L'elemento maschile e quello femminile nei Sikh si armonizzano a vicenda  inoltre per tradizione e scelta non solo non assumono alcool, ma non assumono alcuna sostanza stupefacente, poiché le due cose allontanano dalla rettitudine verso se stessi, gli altri e la vita in genere.
Ecco, questo non è stato che un volo sulla cultura dei Sikh, molto ma proprio molto ci sarebbe ancora da dire, da raccontare, il tempio d'oro nella città sacra di Amritsar, nel Punjab, nido della loro storia, il combattimento con le spade, le varie scuole, i loro testi, la poesia, la pratica religiosa, il fatto che spesso nella storia si siano distinti per il loro coraggio e molto molto ancora, un mondo, ma ci fermiamo qui, volevamo solo dare un'idea, sottolineare un frammento della cultura di coloro che il destino ci ha posto dinanzi per un motivo che potrebbe sfuggirci. 
Il fatto è che se arroganza, ignoranza, lucro, malvagità e ancora, non ottundessero le menti di alcuni di noi, troppi, si potrebbe cogliere l'occasione di queste genti straniere e sconosciute, queste genti costrette o illuse dalle nostre menzogne a lasciare le proprie terre, si potrebbe incontrarli, arricchire così questo nostro occidente in declino.
Marika Guerrini  
foto dal web