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giovedì 3 ottobre 2013

momento epistolare sul tema "ultime sui marò "





... tratto da "Totalità"un inatteso momento epistolare da condividere: 



Simonetta Bartolini -direttore di "Totalità" scrive: 
"Cara Marika, mandandomi la tua riflessione su queste ultime notizie riguardanti il caso dei nostri marò, ti sei detta convinta che non avrei pubblicato il tuo pezzo.
Convinzione che ti derivava dal sapere che io la penso in maniera diametralmente opposta alla tua sul caso dei nostri soldati in attesa di giudizio in India.
Ma Totalità coincide solo in parte con me e con le mie convinzioni, Totalità fino dal primo numero si è presentata ai lettori come libero laboratorio aperto a tutti, e quindi a tutte le idee e opinioni, purchè espresse con rispetto e entro i confini della legge nonché del buon senso. Tradirei dunque la "nostra" rivista se non pubblicassi il tuo articolo, e sopratutto tradirei me stessa e quello in cui credo: la libertà di esprimere le proprie opinioni senza lacci e lacciuoli ideologici, senza pregiudizi.
È una libertà che invoco per me, e che mi ha spinto a fondare questo giornale, ma che garantisco ad ogni collaboratore proprio perché credo nella "libertà" come valore assoluto, e soprattutto credo in quella libertà un po'anarchica che non si assoggetta a nessun padrone, neppure se si tratta di idee e/o ideologie.
Ciò detto esercito il diritto di dirti che non sono d'accordo con te, né con Pistelli e tantomeno con il ministro Bonino.
Pistelli e Bonino in quanto politici (una addirittura ministro degli esteri) sono i rappresentanti del popolo italiano e in quanto tali dovrebbero, in un paese normale, quale tu giustamente invochi, tutelare presso gli altri paesi il popolo italiano non solo come collettività, ma anche per ogni suo singolo membro.
Francamente non so se i due marò Girone e Latorre abbiano sparato o meno (c'è, come ben sai anche l'ipotesi,che siano stati altri a sparare e loro si siano assunti la responsabilità), non so quindi se abbiano ucciso loro quei pescatori. Non so se il tutto sia avvenuto seguendo le regole di ingaggio come era stato loro ordinato di fare.
Pare però sicuro che il tutto sia avvenuto in acque internazionali, che se non cambia la gravità del gesto e i suoi risultati, cambia l'applicazione del diritto.
Nello stesso modo sappiamo che i due marò, per una serie di stupidaggini,dilettantesche fino ad esser criminali (dal punto di vista politico e diplomatico), sono stati riporati sul territorio indiano e per esser consegnati a quelle autorità.
So per certo, infine, e non sono la sola a saperlo, tutto il mondo ne è a conoscenza, che i paesi normali, credibili, dignitosi ecc ecc tutelano i loro cittadini all'estero, che non significa garantire loro l'impunità quando si siano macchiati di un reato, ma significa garantire loro un processo secondo le procedure del loro paese. Questo vale tanto di più quando sia in discussione il luogo dove il delitto si è consumato (acque internazionali?) e quando a essere accusati siano dei militari che rispondono a regole in questo caso assai diverse da un comune delitto di sangue commesso da qualcuno che volontariamente o colposamente  se ne renda responsabile.
Non citerò come esempio gli americani che tutelano i loro uomini a prescindere, non citerò il caso del Cermis non voglio citarlo, non voglio ricordare che dei deficienti per gioco, e non per una interpretazione magari errata delle regole di ingaggio, hanno fatto precipitare una funivia con diverse decine di persone a bordo provocando una strage. Non voglio ricordare che quei militari non hanno fatto un solo giorno di galera in Italia e che a casa loro sono stati praticamente assolti!
Non voglio farlo perché l'America non è un mio modello, ma lo è per tutto il resto del mondo e anche per i nostri politici che sono così arrendevoli con il governo indiano, che invece non ritiene di concedere anche all'Italia il diritto che hanno gli altri paesi.
Il problema cara Marika è che gli altri paesi, quelli che noi definiamo civili, educati, dignitosi, normali, non avrebbero mai lasciato i loro uomini nelle mani straniere. Un paese civile, si assume l'onere e la responsabilità di processare e se è il caso punire i propri militari che abbiano sbagliato.
È una questione di dignità , di onore e di credibilità. Tutte cose ahimé ignote in questo sciagurato paese" 
  • tratto da "Totalità" 
    in risposta:
    "Cara Simonetta, le nostre divergenze sul caso marò, in realtà divergono 
    meno di quanto si pensi. Quel sentimento patrio che ti riscalda e ti fa, 
    a ragione, accusare uno Stato incapace di tutelare i propri cittadini
    all'estero, Stato che ampliando e sintetizzandolo il concetto si può 
    definire assente di Sovranità, in me si centuplica, si esaspera. 
    Ritengo, infatti, che non si possa riconoscere uno Stato che non si 
    comporti secondo Sovranità. Uno Stato non riconosciuto è uno Stato 
    assente e, l'assenza di uno Stato, comporta automaticamente, in frangenti 
    di necessità, la presenza di un altro Stato ma Sovrano. 
    Tu rimproveri lo Stato e, in certo senso, rimproverando aneli ad un suo 
    cambiamento, in me, il desiderio-delusione, moltiplicandosi, fa sì che quello 
    Stato non esista. 
    E ti dirò di più, nella sporca faccenda marò, l'assenza di tutela dello Stato nei 
    confronti dei due militari, si è manifestata ancor prima che venissero lasciati 
    ai ferri indiani. Pressappochismo, menzogna, arroganza, questa funesta triade 
    che ha portato dove sappiamo, ha preso avvio nel momento in cui, segnalazioni 
    della guardia costiera, della capitaneria di porto e della polizia del Kerala, sul 
    grave episodio, sono giunte alla Lexie, da lì in Italia. La corale risposta 
    italiana è stata una completa negazione del fatto pur nella sua evidenza. 
    Che mi risultino, ci sono ben 5 dispacci iniziali inviati dalla nave alla nostra 
    Marina Militare, che attestano il tutto. Si è mentito sul numero degli occupanti
    il peschereccio, sul fatto che fossero armati, sul fatto che avessero sparato 
    per primi (non avevano armi) e fossero in procinto di arrembaggio, sul luogo, 
    ovvero il numero di miglia di distanza dalla costa e le acque internazionali 
    ( in vero neutre, zona-limbo che separa le nazionali dalle internazionali) ), 
    sulla rotta dei pirati somali, sui tre colpi in aria dei nostri militari, tutto a 
    non voler ammettere l'errore tanto meno assumersene responsabilità. 
    Ma tu dici, giustamente, qualunque sia stato il fatto, rei o innocenti, dovevano 
    portarli in patria e garantire loro "un processo secondo le procedure del loro paese", 
    sì, non c'è dubbio. Ed è quel che l'India ha proposto nel primo momento 
    al nostro ambasciatore, a incaricati governativi, all'Italia, quando Girone e 
    Latorre erano ancora a bordo, proprio perché in acque neutre, dove ci 
    si accorda sul chi debba procedere. La risposta italiana ha calcato di nuovo pirati 
    sì, armi in possesso degli uccisi sì, niente arresti ai marò e neppure sospensione 
    momentanea dell'incarico, in attesa, ma al termine regolare della missione, 
    al rientro, si sarebbe valutato il tutto e il se. Arroganza in stile yankee la chiamo io. 
    Sull'altra sponda, intanto, giacevano due morti ammazzati dalle armi italiane, 
    morti disarmati, innocenti, ignari di segnalazioni militari eccetera. Errore che 
    può accadere, ma anche paura, presunzione, arroganza, poi, assenza di 
    lealtà, questo ha giocato. Dici che non sappiamo, in realtà, se i marò abbiano 
    eseguito un ordine, dici "militari che rispondono a regole in questo caso assai 
    diverse di un comune delitto", giusto, provenendo da una generazione di militari, 
    so cosa significhi obbedienza, ma anche coraggio e lealtà. Per questo ritengo 
    ancor più grave l'azione "bellica" in questo caso. Ma l'errore è a monte, Girone e 
    Latorre sono solo emblemi di uno Stato in sfacelo morale ed etico, ed ecco che 
    ritorna. Uno Stato che fa coprire ai suoi militari ruoli che in alcun modo dovrebbero 
    competere loro, come il fare da "guardia" su mercantili civili ( allora ministro La Russa),
    che, ancor più oggi, non di rado, trasportano armi e droga e, in certi casi di certi Stati, 
    elementi sovversivi. E questo i paesi dell'area lo vivono quotidianamente. Simonetta 
    cara, i paesi "normali, credibili, dignitosi" a cui aneliamo, non addestrano i propri 
    soldati nell'emulazione di Stati che non sono né normali, né credibili, né dignitosi, 
    non li addestrano al "prima spara poi accertati", ma ora da noi è così ad eccezione 
    dell'Arma. Ma vedrai che prima o poi distruggeranno anche quella. Ci stanno già 
    provando. 
    Sono con te, ma la mia visione è ancor più severa della tua, forse troppo 
    drastica, ma, come ti dicevo, uno Stato assente alla sua Sovranità, chiama in 
    causa la presenza di un altro Stato che sia Sovrano. E l'altro Stato, la sua Sovranità, 
    se pur con rammarico patrio, bisogna riconoscerla, anche condividere. Quale 
    siano i retroscena della condivisione, in un punto di non ritorno, non importa."
    Marika Guerrini 

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