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venerdì 19 dicembre 2014

Peshawar e la pietà del Natale

... non per dimenticanza né distrazione abbiamo taciuto sulla strage di Peshawar consumatasi tre giorni fa. Abbiamo osservato il silenzio, per i tre giorni, perché trascorressero, si affievolissero in essi le fiammelle delle lampade, i singhiozzi perdessero il moto iniziale, si facessero silenziosi, sprofondando ancor più nell'anima a farsi indelebili. Sì, è per rispetto che abbiamo fino ad ora taciuto, e per le parole, ci sono venute meno le parole e ci hanno infastidito le altrui, quelle dei media, ci hanno infastidito contro ogni lecito diritto alla comunicazione, ogni necessità, mentre noi si preferiva guardare in alto, ad una realtà che non è della terra. Nulla c'è da dire quando il mondo ti porta incontro storie come questa dei bambini, 132 tra i dodici e i sedici anni, bambini sì, che la vita non aveva ancora toccato, bambini rei di nulla. Ma i bambini così come i ragazzi non sono mai rei. 
E il senso di responsabilità, quest'atroce senso di responsabilità, quest'assurdo, a farsi sempre più grande, ogni giorno di più, e più acuto, insostenibile per il solo fatto di vivere nell'emisfero di questo nostro occidente. Quest'occidente che in maniera diretta ha creato, a suo tempo le mostruosità che ora vanno da Islamabad a Tripoli, da Kabul ad Al Bayda passando per Damasco, per Bagdad e ancora e ancora, a seminare morte e distruzione, annientando popoli tramite uccisione o esilio, non fa differenza. Ed ora, ancora una volta, questo stesso occidente, quello del far west, urla la propria ipocrisia. E la menzogna continua.
Non vi sarebbe questo stato di sporca guerra al "terrore" e nel "terrore", se questo terrore non l'avessimo voluto, creato, alimentato, non lo usassimo. Il "nemico" che si chiami Isis o al-Qaeda o tutte le loro ramificazioni, tutte, agisce in un disegno e sotto copertura e viene armato da noi e alla luce del sole e alcun mistero li avvolge che non sia farsa, e sappiamo tutto questo. E lo sappiamo tutti.
A chi fa gioco tutto questo, è quel che bisogna chiedersi. A chi fa gioco ancor più ora che le truppe Nato stanno "per lasciare" l'Afghanistan compresa la storica quanto da sempre controversa linea Durand, a chi fa gioco. Il "terrore" presente in quelle terre, con saltuarie minacce ad alcune d'occidente, ad una sola cosa porta, oltre che alla tragicità delle sue nefande azioni assassine, porta a dimostrare la "necessità" di presenza occidentale armata in quelle terre. Vale a dire: controllo occidentale armato di e su quelle terre. Geopolitica. Strategia. Patologico senso di supremazia mondiale. E si sta facendo l'impossibile per crearlo anche in Europa, sui suoi confini, si sta facendo da anni, agendo all'inverosimile per azzerare la Russia: due piccioni con una fava, dice il proverbio, lì dove le fave sono Russia ed Europa. E a Bruxelles non si lavora per la fantomatica quanto inesistente Europa Unita, ma contro, e il motivo è lo stesso di cui sopra. Chi non lo vede è orbo. 
Cosa vedranno invece di questa terra quelle 132 anime che hanno messo le ali. Cosa penseranno. Elaboreranno per noi la pietà sotto il nostro albero di Natale?
Marika Guerrini
immagine da web

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