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sabato 4 aprile 2015

in cronaca: "non è un credo a porre differenza..."

Herat -cittadella-
... alla tristezza degli accadimenti in cronaca  partecipiamo riprendendo una pagina della nostra vita.
" ... Il sole è giunto sulla linea dell'orizzonte, al tramonto. Perfetto. Perfetto incendia i cristalli di sabbia, un incendio che non brucia, di luce. Ovunque. Hèràt, in lontananza, ondeggia quale miraggio al riverbero della luce. Sembra una scultura cubista, o meglio, un'istallazione di forme cubiste. Chissà come sarà viverci. Immaginando Hèràt non mi sono accorta che la corriera s'è arrestata. Vociante, s'è zittita. Persino le pernici tacciono. E' frazione di qualche secondo, il tempo per realizzare il motivo dell'arresto, i passeggeri scendono, uno ad uno. La corriera s'è svuotata. Sono rimasta sola, All'interno.
Ognuno ha con sé un piccolo racconto intrecciato con fili di lana. Un racconto preghiera. E' preghiera. Li dispongono sulla polvere, verso il sole. Verso il tramonto. Assoluto silenzio.
Verso la divina nostalgia. La mecca. E' nostalgia quella che respiro. Incredibile nostalgia. Sono immobile, nella corriera, contro il vento, verso il tramonto. Anch'io. Guardo. La mente affollata da domande, da pensieri.
Si chinano, l'abluzione. Con la sabbia in assenza di acqua. Poi le loro fronti toccano il suolo, l'eco della preghiera dà voce alla nostalgia. Il tempo scorre. Scorre dilatato, senza argini. E' sospeso. Nella mente non più domande né pensieri, silenzio. Anche lì. Non conosco la loro preghiera, vengo da oltre il tramonto. Credevo di conoscere la mia. Non era così. La sto incontrando ora tra uomini immersi nel divino. Dove non c'è confine. 
Con loro prego la nostra preghiera. E' la stessa.

Non è un credo a porre differenza, sono burattinai e burattini a spargere la voce. Qualunque geografia abbiano. Da occidente a oriente. Adorazione. Venerazione. Umiltà. Guidare i propri sentimenti, dirigerli verso il divino. Consacrarli. Questo spinse quegli uomini nel deserto a toccare con la fronte il suolo. Aiutarono il laccio che quotidiano costringe l'uomo, a sciogliersi, perché questo si verificasse. Anche se per pochi istanti. 
Quanti di noi, cristiani uomini d'occidente, possono dire di fare ogni giorno lo stesso interiore movimento. Provare. Provare ad aprire la finestra al flusso delle stelle, immanente e trascendente. Al divino. 
Non è un credo a porre differenze, è l'uomo quando non comprende il proprio credo. Quando non s'immerge in esso. Quando solo lo proclama.
Qui s'insinua la differenza, nel proclamarlo senza reale comprensione. I gesti estremi in cui l'uomo si muove qualunque geografia abbia, qualunque sia il credo proclamato, hanno un unico comune denominatore: l'oblio dell'origine. Dimenticanza. 
Così, burattini dimentichi, si va per il mondo, burattinai ancor più dimentichi, lo sanno. Spargono la voce della differenza. L'umanità rinchiusa tra sbarre di un'incredibile menzogna, menzogna che si fa credibile, giuoco d'apparenza si vive quale credo." *
Marika Guerrini

* dello stesso autore, tratto da "Massoud l'Afghano il tulipano dell'Hindu Kush", Roma 2005

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