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venerdì 14 agosto 2015

voci di guerra ovunque

... qui non si capisce più chi uccide chi, e perché. Taliban, Isis, cani sciolti contro lo straniero, infiltrati, mercenari, è guerra, questo si capisce, guerra e basta. E' guerra che ti entra nei polmoni quando non salti in aria, che striscia nel tuo corpo, che attacca tessuti, organi, li corrode, ci si ammala, qui si muore e non si sa perché... 
 Ascolto, come sempre, come sempre non faccio domande, come sempre vorrei non sentire.
Tre sole cose abbondano in questa terra: povertà, armi ed eroina, l'oppio, l'antico oppio usato dai vecchi è solo un ricordo, come la libertà.
Altan si esprime in perfetto italiano, come quasi tutti gli appartenenti all'etnia hazara, ha grande faciltà nell'apprendimento delle lingue straniere, è così che la sua espressione rende  incisivo il contenuto ancor più, che fa ancor più male, benché nulla abbia di nuovo fa ancor più male. Sono anni, che quella terra per me, quando sono a Roma, s'è fatta voce, voce con accenti diversi, timbri diversi, suoni diversi, diversi respiri, ma voce. Ed oggi, ora, mentre il suono di Altan sciorina quest'ultima settimana di cronaca della sua terra e mi si para dinanzi l'attacco all'Accademia di Polizia con la morte di 21 ragazzi cadetti, e l'attentato alla base militare di Camp Integrity con 11 morti tra cui un militare della Nato,  e l'esplosione del camion bomba a Shah Shaheed, zona residenziale di Kabul con tra le vittime  47 donne e 33 bambini, e mi si parano dinanzi due esplosioni nel quartiere di Qasaba vicino all'aeroporto con 5 morti e decine di feriti, e la bomba di Kunduz con 21 vittime, un'altra voce, questa emessa dalla mia radio in precedenza accesa poi portata in sordina, parla di bombe ad Aleppo, di bombe a Baghdad, di bombe a Sirte, di missili Scud puntati sull'Italia, 15 dice. Siria, Iraq, Libia sfilano come in una giaculatoria, poi approda all'Italia, la voce alla radio approda in Italia e parla ancora di bombe, bombe diverse, d'acqua, stavolta, bombe a dissestare questa nostra terra dissestata, violata, e di adolescenti parla, come laggiù morti per droga, diversamente da laggiù per alcool o miscela dei due, ma non fa differenza, solo che qui sono da "sballo" per "sballo", ma anche questo non fa differenza che all'origine. E parla di migranti migranti migranti la voce alla radio, e li colloca sulle nostre coste, e li colloca in mare, sul fondo, con i loro poveri abiti, con le scarpe, con i loro sogni infranti. Poi li colloca in Grecia, è lì che poi li colloca, e sono afghani e sono siriani, così dice, e sono disperati, e non vorrebbero essere dove sono ma nelle loro case, nella loro terra, così dice che dicono la voce in sordina alla radio. 
Ed io, qui, oggi, ora, a Roma, qui sotto i fuochi incrociati di questa guerra una, questa guerra frammentata, questa guerra dislocata, questa guerra voluta, costruita, sguinzagliata. Ed io qui, oggi, ora, a Roma ad annegare in questo dolore trasmessomi che si fa ancor più acuto per impossibilità d'azione, per impotenza, qui, oggi, ora a chiedermi perché.
Marika Guerrini 
foto di Barat Alì Batoor

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