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sabato 7 settembre 2019

dell'Afghanistan e dell'ignoranza: un aneddoto


...  a proposito della pagina pubblicata ieri, vi voglio raccontare un aneddoto che ritengo "ufficiale" come fosse una firma, sebbene sia uno dei tanti, nel suo genere, occorsomi negli anni.
Immagine correlataNell'ora tarda di una mattina romana, eravamo in pochi ospiti nel giardino dell'Ambasciata dell'Afghanistan mentre un tiepido sole di primavera, scaldava le nostre parole per lo più incentrate su tristi situazioni del Paese orientale. Tra gli ospiti tre americani, un architetto di giardini, la sua compagna e un ingegnere civile, responsabile per il Governo statunitense della ricostruzione del Paese orientale. Dopo presentazioni e convenevoli vari consumando un aperitivo, si viene invitati a prendere posto a tavola nei rispettivi posti assegnati. Caso, o forse non caso, vuole che io mi ritrovi con alla mia sinistra l'architetto e alla mia destra l'ingegnere. Si parla ovviamente di Afghanistan e i miei due improvvisati compagni di colazione vantano le "grandi" cose attuate e in via di attuazione dall'amministrazione d'oltre oceano in "collaborazione" con il Governo afghano. Così parlando si passa poi ai rispettivi compiti compreso il mio che, a sentir loro, non era privo di interesse e responsabilità, anche se si rammaricavano che io non scrivessi direttamente in inglese. Poi il riflettore si accende sull'architetto, che, con aria di chi dona la sua sapienza e competenza dice rivolgendomisi: " Sa, è un vero peccato vedere quanto quella gente non sappia cosa fare per abbellire le città", "In che senso", chiedo e lui, guardando il conterraneo che annuiva, continua: " Capisco che i Talebani abbiano distrutto tutto, ma, si capisce che anche prima i luoghi fossero piuttosto squallidi", mi guarda ammiccando con sufficienza e continua: " Ho fatto ultimamente un breve giro di ricognizione in varie città, non ho trovato altro che abbandono e desolazione, non so, un'aiuola, un fiore, assolutamente nulla" poi mi sorride forse per un barlume di coscienza o solo per mostrare la sua bravura, della serie: ora ci penso io, e continua: "Ma vedrà, ho già progettato un giardino a Kabul, l'ho disegnato fiorito, fiori semplici, resistenti, s'intende, anche per il mantenimento futuro, che ne dice?" " Per esempio tulipani", dico e sorrido " Tulipani? ma non si adattano al clima" risponde con sufficienza a quella che ritiene la mia ignoranza, al che io: "Beh, Kabul era chiamata il Giardino dei tulipani e degli alberi di Giuda, pensi che Babùr ne parla in pagine e pagine del suo Babùr Nama, un diario, anche se è riduttivo definirlo talema, sto parlando del XVI secolo", concludo sorridendo anche tra me e me per la provocazione alla sua, anzi loro, palese ignoranza. I due ancora si guardano, riprendo la parola: " Al tempo dei grandi viaggi verso oriente, qualcuno se ne innamorò, furono portati da noi e trovarono nei Paesi bassi la loro ambientazione. Pensi che la parola turbante viene proprio da tulpan, per via della forma " avevo incalzato e per qualche attimo me ne sono dispiaciuta, ma non più di tanto. A questo, l'architetto. " Non sapevo di questa cosa, ma il nome di questo Babur non mi è nuovo", dice, " Non sapeva di Babùr e dei tulipani?" fingo di chiedere. "No, no, non sapevo dei tulipani, ma che ruolo aveva Babur a quel tempo" ripete interrogativo sempre sbagliando la pronuncia. "Beh, a quel tempo ed oltre, a dire il vero, è stato il fondatore e primo Imperatore dell'Impero Moghul" specifico. Ricordo che il mio tono fosse decisamente tra l'ironico ed il sarcastico mentre continuavo sotto i loro sguardi ignoranti:" Babùr amava Kabul pur essendo nato a Samarcanda. Fu lui ad architettarne i giardini poi passati alla Storia mondiale dell'Architettura, non mi dica che non lo sapesse?"  Steve, questo il nome dell'architetto, in evidente imbarazzo: " Beh, devo dire che ora proprio quest'aspetto architettonico mi era sfuggito. " Già, capisco" dico e continuo rivolta anche all'ingegnere: "Sappiano che queste genti appellate "barbare" dal vostro Presidente in realtà sono discendenti di grandi imperi le cui città erano ricche di giardini e magnifiche opere di ingegneria e architettura, in questo sono stati maestri" dico, sorrido e aggiungo con aria di falsa meraviglia: " Strano che non lo sapeste." Soddisfatta se pur con amarezza non aggiungo altro. 
La mousse di fragoline di bosco su di un letto di crema chantilly occhieggiava dalla coppa. Eravamo giunti al dessert. Per fortuna.

Marika Guerrini


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