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lunedì 25 maggio 2020

Kabul e le lacrime degli angeli nel quadro storico degli Hazara

... quanto dolore! Nessun pianto saprebbe piangerlo, nessun singulto rapprenderlo. Questi gli unici suoni articolati nel silenzio dell'anima, per portarsi alla mente la sera del 12 di questo maggio funesto in questo interessante 2020. Questi i silenti suoni mentre la voce amica attraversava l'etere per giungere, priva d'ogni possibilità di fraintendimento, a portarmi l'accaduto di poche ore prima in quel di Kabul. E mentre la voce andava e l'anima taceva, io tacevo con lei, con lei trattenevo il respiro. E la voce narrava e narrava e l'ospedale di Kabul prendeva corpo e il reparto maternità con esso e il fragore dei kalashnikov squarciava la sala mentre l'effetto immediato si abbatteva a forare ogni cosa, ad uccidere... e angeli s'involavano senza alcun tempo che fosse stato terreno, alcun tempo vissuto.
E la voce di Claude andava con le immagini e la mia restava silente, poi: Marika, mi senti... ci sei? Accidenti è caduta la linea! No, la linea non era caduta ed io c'ero, ma tacevo. Poi il click, il collegamento interrotto e l'icona di Viber riprendeva il suo posto. 
I giorni seguenti hanno visto le immagini alla ricerca, in me, di un luogo a loro adatto, così, mentre la notizia, ormai diffusasi, occupava qualche spazio in cronaca di stampa, digitale o radiofonica che fosse, e le accuse di strage si spostavano associate ora a questo ora a quello tra gli abituali artefici: Taliban, Daesh, Daesh Taliban... e i Taliban si dissociavano e il Daesh rivendicava, io qui, a migliaia di kilometri non riuscivo a proferire parola in merito, che fosse verbale o segno scritto, semplicemente non potevo. Non mi riusciva di farlo o forse non volevo.
Lo faccio ora, oggi 25 maggio, oggi che l'Eid el Fidr ha segnato "festosamente" per i media occidentali ma non nella realtà, la fine del Ramadan, oggi che è ripresa la farsa dell'agognata pace di cui tutti parlano e nessuno vuole, oggi dopo che  Ashraf Ghani ha annunciato il cessate il fuoco, eccetera eccetera.
Lo faccio oggi ma non starò qui a ricalcare il déjà vu, rédijé, tracé, non scriverò di quella "mia", come alcuni dicono, terra e del suo decennale martirio, voglio evidenziare soltanto un elemento, tassello indifferente ai più, importante ai miei occhi e a quelli della Storia: l'ospedale di Dasht-e-Barchi, gestito da "Medicin sans Frontieres" si trova nella zona ovest della città, zona in prevalenza abitata dall'etnia Hazara. 
Chi conosce o segue le mie pagine, siano articoli o saggi storici, sa che l'etnia Hazara, prima del XIX secolo importante nell'economia e nella cultura afghana, con l'ortodossia sunnita dell'emiro Abdul Rahman (1894-1901) per via della persecuzione e genocidio, fu portata quasi allo sterminio. Sa che costui perpetrò il genocidio sugli Hazara perché genti di fede sciita, e sa anche che, tranne che sotto il Regno di Aman-Ullah Khan (1919-1929), gli Hazara non hanno mai smesso di subire il genocidio più o meno evidente in Afghanistan così come in Pakistan. 
Il tragico episodio del 12 c.m. rientra in questo stesso quadro. Quell'agglomerato di mercenari chiamato Daesh, o ancor peggio Isis, senza che esista un loro Stato Islamico, questi assassini formati, prezzolati ed armati dall'occidente e loro accoliti, in nome della Sunna, falsificata, esasperata ed estremizzata ad uso e consumo, non a caso e non solo hanno assassinato anime innocenti in un ospedale, ma in un ospedale frequentato da gente hazara. Questo il tassello che conferma ancora una volta che chi vuole queste azioni, sa bene come dove e perché colpire, per poi generalizzare sotto la voce "estremismo islamico" formato prezzolato ed armato ad uso e consumo, così uccidendo il futuro migliore dell'Afghanistan, quello che potrebbe davvero portarlo ad una reale futura libertà. Sì, reale libertà, perché, con cognizione di causa posso affermare che tra i giovani hazara si trovano gli elementi migliori e gli intenti migliori di quella terra, le migliori intelligenze. Questo anche perché malgrado tutto, malgrado la riduzione in povertà e così via, le genti hazara, quando viene data loro l'opportunità, brillano in ogni campo, è questione di DNA storico, quella storia di cui la storia ufficiale afghana, dal XIX secolo ha quasi sempre taciuto e continua a farlo. Ma quest'opportunità non la si vuole in alto loco dove di certo, benché volte al male, non scarseggiano le intelligenze che, del resto, stiamo vedendo anche altrove e in altri ambiti benché sia un'altra cronaca.
Gli angeli afghani fanno parte di un quadro ben più ampio, ma, quanto dolore! 
Nessun pianto potrebbe piangerlo o forse no, saprebbero farlo gli angeli dagli occhi a mandorla, gli occhi hazara. Nella loro magnifica purezza, nel sacro distacco dal mondo quegli angeli di certo sanno.
Marika Guerrini

Immagine - scatto di Barat Alì Batoor- collezione privata


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