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mercoledì 24 aprile 2013

Boston:caccia alla volpe


...c'è la caccia alla volpe e c'è la caccia all'uomo. Se ne fa uso tra gente barbara, ancora. E si applaude quando la volpe viene cacciata.  E si applaude quando l'uomo. E se le volpi sono due una si uccide subito: può far comodo  la pelliccia. E se gli uomini sono due uno si uccide subito: può far comodo il silenzio. E della carogna della volpe si fa trofeo. E del cadavere dell'uomo non si sa nulla. Finito. E del vivo cacciato si sa quel che si vuole si sappia. Questa la sintesi, la sintesi del fatto di Boston. Tamerlan Tsarnaev doveva morire. Dzokhar Tsarnaev doveva vivere. Male ma vivere. 
Tamerlan Tsarnaev, vecchia conoscenza dell'FBI. La stessa FBI che ha chiesto collaborazione ai bostoniani perché aiutassero "l'identificazione dei terroristi", come non l'avessero mai visti prima. Bostoniani sotto shock, immobilizzati dalla paura, inebetiti dalla violenza sull'animo. Governativa violenza, mediatica, di costume oramai. Poi, dopo, in una città soggiogata dal terrore, in assetto di guerra: ah, sì, è lui, viene detto, è Tamerlan Tsarnaev, lo conosciamo. E viene fuori la storia.  
La storia della segnalazione russa di cinque anni addietro: è pericoloso, avrebbero detto i russi. E' una testa calda, avevano detto gli americani. E viene fuori la perquisizione, i pedinamenti, l'interrogatorio, la sorveglianza. Viene fuori la prassi per un cittadino sotto sospetto. E sappiamo cosa voglia dire negli States. E viene fuori che esiste un intero dossier a nome Tamerlan Tsarnaev, ceceno.E viene fuori il tutto degli ultimi cinque anni.
Tamerlan Tsarnaev è noto all'FBI, più che noto. Non sapremo mai perché noto, se per sua militanza pseudo islamica o islamica, come si vuol far credere, o se perché giovane affiliato all'Intelligence americana. Ingannato per essere usato, come a molti accade in quel loro "usa e getta" che da anni s'è fatto prassi.
Aveva ventuno anni Tamerlan quando il suo destino ha preso a galoppare verso la fine.
E mentre l'FBI controllava, seguiva, sorvegliava, lui, il controllato, seguito, sorvegliato Tamerlan se ne andava a spasso per il mondo. Oh, no, non un qualunque mondo, no, capitava proprio lì dove si "formano" i terroristi, come Mohammad Merah, per ricordare Tolosa lo scorso anno. Lì dove molti, tanti, giovani tedeschi, inglesi, o comunque nati in queste terre d'occidente, giovani di origine musulmana o semplici convertiti, capitano: tra le fila dell'IMU, Movimento Islamico dell'Uzbekistan come pure tra le fila dell'Unione del Jihad Islamico, fazione scissionista dell'IMU. Lì, Tamerlan, si dice, estremizzi il suo credo e si addestri. Lì dov'è banale che fosse: nelle zone tribali dell'Afghanistan e in quelle del Waziristan. E siamo sulla soglia del Pakistan.
 Del resto, secondo certe menti, è tutto più che logico, ovvio, Tamerlan Tsarnaev ed il suo giovane fratello Dzokhar sono "solo" da dieci anni negli States e non si sono integrati, dicono, mentre gli amici dei due fratelli affermano il contrario. Del resto i due ragazzi vengono da Makhachkala e Makhachkala è capitale del Daghestan e il Daghestan è repubblica caucasica e fa parte dell'IMU di cui sopra e quel Movimento è stato fondato da Juma Namagani e Juma Namagani era un ex paracadutista dell'esercito sovietico e, secondo la follia americana, viene associato in certo qual modo allo storico 11 settembre, visto che subito dopo quella data si era rifugiato in Waziristan, appunto, per poi morire in Afghanistan a fianco dei talebani, appunto. E il Waziristan presente nella breve tragica vita di Tamerlan Tsarnaev, è presente anche nella biografia della sua infanzia visto che i suoi genitori, i loro, erano giunti a Makhachkala proprio dal Waziristan. Quella ex Repubblica Sovietica in cui Stalin aveva fatto deportare i ceceni.
Così, Tamerlan, controllato, seguito, sorvegliato dall'FBI come "sospetto probabile terrorista", dopo sei mesi di villeggiatura in quelle terre fucìna di terrorismo, rientra tranquillo negli States. Come fosse di rientro dalle Maldive.
Ancora qualche anno, poi...L'epilogo lo conosciamo.
Questi i flash sulla giovane vita di Tamerlan Tsarnaev: ceceno, "sospetto probabile terrorista", "testa calda" affiliato all'estremismo islamico, in certo qual modo. Elementi, tutti, in linea per un soggetto cinematografico. Elementi, tutti, credibili. Senza dubbio alcuno. Elementi tutti fuorvianti. Senza dubbio alcuno.
Quel che il giovane Dzokhar Tsarnaev, il cacciato vivo, dirà o scriverà o non dirà nell'ultima scena, non potrà sfiorare in alcun modo la realtà storica. La verità. 
Ora, adesso, a quest'ulteriore film, clone di altri, passati e futuri, non resta che il the end. 
Si rimanda il pubblico alla prossima hollywoodiana programmazione. Grazie.
Marika Guerrini



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