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sabato 18 luglio 2015

previsione di scrittore- I parte-

affresco rappresentante la Madonna e il Cristo
-Istanbul, museo di Santa Sofia- 
... sollevandoci dalla cronaca internazionale che, nella sua tragicità e o drammaticità, s'è fatta monotona, ci immergiamo in una delle molteplici sfaccettature di questa nostra attualità riportando  una lettera che Fëdor Dostoevskij scrisse ad Apollon Nicolaevic  Majkov ch'era il 1869, in cui accenna a  tre ballate in via di stesura, ed anche se sulla prima ci permetteremo doverose precisazioni storiche,  ascoltiamo:
"Firenze 15 (27) maggio 1869
...  il re cammina a gran passi, poi si reca a pregare davanti all'immagine della Madonna delle Blacherne; la preghiera, l'assalto, la battaglia; il sultano entra in Costantinopoli impugnando la sciabola insanguinata. Per ordine del sultano, il cadavere dell'imperatore viene ritrovato sotto una montagna di morti e viene riconosciuto in base alle aquile ricamate sui suoi stivali. La cattedrale di Santa Sofia, il patriarca tremante, la celebrazione dell'ultima messa, il sultano che, senza scendere da cavallo, sale i gradini e fa il suo ingresso nel tempio; arrivando a cavallo al centro del tempio, si arresta, in preda al turbamento, si guarda intorno perplesso e sbalordito, e pronuncia le parole: Ecco l'edificio da cui si leveranno le preghiere ad Allah! Vengono poi gettate via le icone e il trono, l'altare viene fatto a pezzi, la chiesa diventa una moschea, il corpo dell'imperatore viene seppellito e l'ultima dei Paleologi viene accolta nell'impero russo portando con sé l'aquila a due teste al posto della dote; poi le nozze russe, il principe Ivan III, che vive in un izba di legno invece che in un palazzo, ed è proprio lì, in quell'izba di legno, che prende forma la grande idea del significato panortodosso della Russia, viene posta la prima pietra del futuro primato in oriente, viene formulata l'idea non soltanto di un grande Stato, ma di tutto un nuovo mondo destinato a rinnovare il Cristianesimo, con la grande idea ortodossa e panslava. Destinato a portare all'umanità la nuova idea che trionferà quando l'Occidente perirà, e l'Occidente perirà quando il papa snaturerà del tutto Cristo suscitando così l'ateismo nell'umanità occidentale paganizzatasi. E su quell'epoca non mi era venuta soltanto quell'idea, ma anche un'altra, in cui, accanto all'immagine della piccola izba di legno appariva quella di un principe geniale, animato da un pensiero profondo e maestoso, e seduto accanto a lui, un metropolita rivestito di poveri panni, e l'incredulità che attecchiva in Russia. E di colpo, in un'altra ballata, volevo passare alla rappresentazione dell'epoca della fine del XV e dell'inizio del XVI secolo in Europa, dell'Italia, del papato, dell'arte nelle chiese, di Raffaello, dell'adorazione per l'Apollo del Belvedere, delle prime voci della Riforma, di Lutero, della scoperta dell'America, dell'oro, della Spagna e dell'Inghilterra, un quadro appassionato messo in parallelo con tutti i precedenti quadri russi, ma con allusioni a quello che sarebbe stato il futuro di questo quadro, al futuro trionfo della scienza, all'ateismo, ai diritti dell'uomo intesi alla maniera occidentale, e non alla nostra, insomma a ciò che è stato all'origine di tutto ciò che è e che sarà in avvenire."
La lettera continua, noi ci fermiamo qui, non prima però della parentesi storica su anticipata, dovuta al senso di verità sui fatti accaduti nella storia, verità sempre e comunque, ancor più imprescindibile ora, oggi, qui, in questa fase di confusione circa l'Islam ed i suoi veri e falsi esponenti e profeti. La precisazione storica è a proposito della basilica di Santa Sofia ad Istanbul, per i turchi Ayasofya, e della sua sorte, a cui lo scrittore fa riferimento calcando però la penna in maniera sensazionale e in senso nazionalista onde avallare la propria  idea panortodossa, crea infatti una situazione estrema di violenze e lutti a favore della propria idea ma è una situazione di fantasia, infatti  la vera, nonché prima, distruzione della basilica di Santa Sofia, non fu dovuta al sultano Mehmed II il Conquistatore, o Mohammad II come dir si voglia, a cui il testo si riferisce, che vi giunse nel 1453, bensì ai Crociati della IV Crociata nel 1204, questi saccheggiarono, profanarono e distrussero la basilica come fosse il tempio di un'altra religione, persino i monaci presero parte al saccheggio di oggetti religiosi quali croci d'oro e d'argento, calici, icone, eccetera. A questo seguì la riconquista della dinastia bizantina dei Paleologi, con l'imperatore Michele VIII che prese il simbolo imperiale dell'aquila a due teste non già dall'occidente, bensì dall'India Vedica dei primordi, l'imperatore commissionò il restauro mentre correva il tempo tra il 1261 e il 1282. Il tempo trascorse e quando, circa due secoli dopo, giunse il sultano  Mehmed II, trovò la Basilica di nuovo in pessimo stato, anche e non ultima causa  calamità naturali ivi abbattutesi e frequenti in zona quali i terremoti, allora e solo allora, dopo il primo venerdì di preghiera, il sultano fece restaurare la basilica e la trasformò in moschea conservando quel che vi era rimasto di simboli e immagini cristiane, tanto che la basilica, ora museo, si presenta ai nostri occhi ricca di icone, simboli e preziosi elementi del tempo cristiano bizantino, oltre ovviamente ai versi coranici su grandi bandiere ed iscrizioni. 
Ma la storia di Santa Sofia la racconteremo un'altra volta, ora torniamo a Dostoevskij, alle sue ballate, ai diritti dell'uomo intesi alla maniera occidentale e non alla nostra, il cui senso ultimo, previsione di scrittore, include, tra il molto altro che c'è, anche una distinzione tra Occidente ed Oriente europeo, ancor più tra Cristianesimo d'Occidente e d'Oriente, con un accenno al fallimento della Chiesa cattolica, elementi tutti che non possono non  portarci, nel quadro dell'intera contingenza, a considerare il nostro tempo, il nostro pensiero, le nostre riflessioni.
Marika Guerrini
immagine originale- Istanbul scatto anno 2012 

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