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martedì 16 agosto 2011

Troia brucia

...da inedito, lo stesso di cui in occiriente ad aprile. " Che civiltà è quella che escogita piani per uccidere bambini? Domanda Cassandra. E il dolore la riporta a Troia..." dice un frammento dell'inedito. Frammento da noi già citato, forse. Frammento che dopo qualche riga:" ...E Troia brucia, Oriana. La nostra Troia brucia..." ancora dice. Parole segnate ch'è più d'un anno. Suggerite da osservazione attualità contemporaneità. Dedotte dalla contingenza, l'esistenza. Attuali alla lettera. Parole in azione. 
Sì, Troia brucia. La nostra Troia. E brucia per mano di bambini. Poco più che bambini. 
Se ne stanno così, nascosti dentro le felpe. Se ne vanno così, le mani in tasca, i passi lunghi, sicuri, a calcare la terra. Se ne vanno chini come per un peso che grava sulle spalle. Come d'una croce. E cappucci occultano capo occhi sguardi. A farceli supporre immaginare. Che ognuno immagini secondo se stesso. Che faccia pure. Sembrano suggerire come in un novello così è se vi pare. Ha sapore di sfida tutto questo. Lo ha per il pellegrino. Quello della vita. Quello che non si ferma a pensare. Non può. Non sa. Non vuole. Ha sapore di sfida tutto questo. E' dolore. Represso. Nascosto. Incompreso. Antico dolore. Come dell'infanzia. La prima la seconda la terza. Quella che è stata loro rubata. Perché è questo che abbiamo fatto che continuiamo a fare. Siamo ladri d'infanzia. Abbiamo lasciato loro l'adolescenza con tutte le sue evolutive caratteristiche di accanita ricerca di sé, dopo averli defraudati dell'infanzia. Tutta.  E la ricerca s'è fatta disperata. In automatico ha seguito solo una parte della propria natura costituente. Con essa l'anelito alla scoperta, l'embrione della loro stessa vita. Disperato. Tutto.
Proviamo a immaginarli nei loro due tre quattro anni. Gli anni dei perché come cos'è dove. Gli anni della scoperta del mondo della vita. Per nostro tramite, obbligato. E' allora, in quel tempo ed anche prima e ancora poi che abbiamo inculcato loro l'idea della ricerca della felicità. La vita ha da essere la ricerca della felicità. Lì dove felicità è appendice della materia. Soltanto. Dovuta alla materia, basata sulla materia. Comunque produttiva. Che sia di cose o di sentimenti. Mentre violenza faceva mostra di sé dagli schermi, a riempire i loro giovani anni. E' allora che hanno perso il vero senso della vita. In quegli anni hanno iniziato a perdere il vero senso della vita. E noi eravamo lì quando c'eravamo. Sì, fa male. Questo fa male. 
Non v'è stato motivo poi, non v'è motivo ora, per cui dovrebbero amare rispettare accogliere comprendere questa vita senza vita in cui abbiamo imprigionato la loro infanzia dopo avergliela rubata. E il dolore ha camminato. Il dolore cammina. Ancor più quando si è infanti o giovani molto. E forma mondi ancor più. E se malsano, gratuito, incompreso, illegittimo e ancora e ancora, forma mondi malsani.
Ma, ora basta con questi contenuti, prendono troppo spazio in questa pagina.   Inadatti.Torneremo poi, in altra pagina, a breve. Occiriente  tornerà su questi pensieri per comprendere. E' una promessa. Intanto in questa pagina c'è il fuoco della disperazione di questi bambini o poco più. Sì, hanno dato fuoco. Danno fuoco.       
E le fiamme dei roghi sono state evidenti. E si sono innalzate. E c'era fumo a stordire, soffocare. Ad annebbiare. Occhi, cuore, animo. Londra a ferro e fuoco, è stato detto. Scritto. Prima pagina. Testata. E Liverpool, Manchester, Birmingham, Brixton. Oltre. Tutto qualche giorno fa. Ora si tace nell'odore di bruciato. Acre. Non avremmo voluto vedere. Non vorremmo parlarne. Ma non siamo pellegrini. No, noi non siamo pellegrini e non vogliamo esserlo. E il rogo non è spento. E non v'è pompiere che possa spegnere le sue fiamme. Né forze dell'ordine d'alcun tipo, d'alcun ordine. E le galere non sono altro che cenere a proteggere il fuoco. Quello della notte. Il fuoco arde comunque. Visibile e non. E non è anglosassone. Non solo. Anglosassone è l'origine di quel fuoco espatriato negli States. Da tempo ormai. Da lì dilagato. Come sempre le mode. Quelle d'un certo tipo. Ora, adesso, in questi ultimi tempi, giorni, il fuoco appartiene ad ogni nazione, ogni stato, ogni paese di quest' emisfero del tramonto. Europa compresa. Compresa Italia. Lo chiamano baby's gang, il fenomeno e, sì, dicono sia una moda. Il che quasi legittima l'esistenza. A noi sembra che stanzi ed emigri al contempo. E in ogni luogo assuma caratteristiche identità diversità. Ma la sostanza non muta. E' come nella formula: cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia. E' ovunque ora la "gang del bambino". Questo per noi il suo nome. Potenza della lingua. Porta con sé la consapevolezza della realtà. A lei non ci si può nascondere o esser pellegrini. Sì, Troia brucia.
Marika Guerrini

2 commenti:

  1. fatti tremendi vittime violente di una violenza che è ormai subdola e invisibile nella sua ferocia

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  2. fatti terribili epici ed evocativi...il fuoco la violenza ragazzi vittime ignare di una violenza che distrugge ormai la vita perché non la tiene in nessun conto-

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