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martedì 8 novembre 2011

Israele Iran e la via in discesa

affondare nelle sabbie...
...per qualche tempo occiriente ha taciuto. L'ha fatto su quella che si continua a chiamare Primavera Araba. Che il lettore di occiriente sa che araba non è mai stata né primavera. Ha taciuto sulla Siria lo Yemen il Bahrain. Ma ancor più ha taciuto sulla Libia. Non ha potuto proferire parola. Non c'è fiato per il subumano. E per i fatti recenti non c'è. Per le minacce d'Israele all'Iran.  Intermittenti. Ma l'ha trovato Israele il fiato, nel pronunciare il pretesto. Stesso noioso pretesto: il nucleare. 
Sa di muffa il pretesto, è stantio. I lettori di occiriente l'hanno letto e riletto, anche in "oltre il ridicolo"  postato lo scorso mese, il 14. E prima l'hanno letto. E ovunque. 
S'era sperato non si oltrepassasse il ridicolo. Ma no. Eccoci, ad intermittenza ma eccoci. Pare che sempre la solita agenzia internazionale per l' energia nucleare, l'Aiea, abbia parlato prima del previsto, prima di Vienna, dell'incontro ufficiale. Pare sia in possesso di foto satellitari a provare l'imminenza delle armi nucleari dell'Iran. Déjà vu. E ha parlato di container a sud di Téhéran verso oriente. Ha detto che servono per testare esplosivi ad alto potenziale. Esplosivi da usare come innesco nelle testate. Quelle presunte. E poi ha detto... Tutto immaginabile. Tutto miele per Israele. Troppo miele per Israele. Attacco preventivo da parte di quest'ultimo? Sì ma no. Sembrava pronto, tutto, tutto per il sì fino ad ora,  poco fa: Israele non attaccherà l'Iran. Questa la news . Notizia esatta. Ma occiriente non si meraviglia. 
Israele non sarebbe fiancheggiata dagli Usa. Non possono. Non possono permettersi il lusso di un attacco. Non un attacco dichiarato. Non pacchiano. Ora possono accerchiare. Soltanto. Questo sì. Lo fanno. Ma anche questo sappiamo. Pakistan, Afghanistan ... tutto ciò che affolla i post di occiriente. Da tempo. Ciò per cui sit-in e conferenze stampa  e incontri. Il fatto è che l'occidente, quello estremo, è all'apice della propria via in discesa. Nel suo punto più alto, quello in cui la via si fa ripida. E scivola scivola scivola. Per affondare nelle sabbie del deserto. E lo sa. L'estremo occidente lo sa.
Ma, in questo ripetersi di storie, quest'assenza di fantasia, questo stallo di idee visioni azioni, occiriente è a disagio. E' a disagio nel guscio del grillo parlante. Sì, non è da solo,  questo lo consola. Ma non basta. Il guscio, la corazza, s'è fatto stretto. E' questo il pericolo per chi come occiriente: il guscio stretto. Assenza di respiro. E allora le voci si spengono. E si vorrebbe dimenticare quest'umanità che sta slittando verso il subumano. Quest'umanità che assume maschera umana dimensione umana dialettica umana senza essere più umana. E questo si fa sofferenza. Sofferenza per chi non scende a compromesso con quest'umanità non più umana. Non vuole. Non può.  E si vorrebbe parlare di fiabe.
Marika Guerrini 

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