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martedì 14 giugno 2011

Primavera detta Araba e gioco di scacchi

...e allo sguardo s'apre il gioco di scacchi d' una nuova Guerra Fredda. Idetto e il non detto. E qualcosa torna alla mente, una frase: abbiamo l'occasione di dare ai sovietici il loro Vietnam. 1998 Stati Uniti d'America. A scrivere la frase è Robert Gates, Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Allora. Presidente Jimmy Carter. Allora. E' a lui che Gates indirizza la frase. Eppure, come occiriente ha detto in altra pagina, il chakra della Storia gira e la terra mantiene il ricordo. L'Afghanistan, Vietnam per l'allora Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche, potrebbe divenire secondo Vietnam per gli Stati Uniti d'America. Già lo è. Forse.
L'abbiamo detto, scritto, mille e mille volte, lo diremo ancora chissà quante altre: l'Afghanistan è terra indomita. Ancora ora. Lo è per struttura fisica. Anche. E per destino. Malgrado gli orrori che sappiamo e non. Diciamo e non. Chi conosce la sua storia lo sa. Lo sa chi l'ha vissuta. Gli States non sono in grado di capire alcuna storia. Antica ancor più. Troppa ignoranza. Endemica. L'Europa potrebbe. Possiede la storia. Non vuole. Non ha voluto. Non c'è. 
E il gioco di scacchi avanza. E' avanzato. E c'è altro nel gioco di scacchi, altro dietro la Primavera detta Araba: l'astuzia della lungimiranza cinese e l'animo russo. 
Così mentre la Cina concede  prestiti a basso costo ai paesi dell'Asia Centrale e la Russia, ex nemica, offre protezione ( da chi?), gli accordi tra i vari Turkmenistan, Azerbaijan, Kazakistan etc., e gli States si frantumano. E il motivo base della guerra in Afghanistan, il motivo a monte dell'11 settembre 2001, quella strategia per il controllo delle ricchezze energetiche della regione del Caspio e dell'Asia Centrale onde tagliare fuori  Russia, Cina e Iran, si disintegra. E il gasdotto, quello che avrebbe dovuto raggiungere il Golfo Persico, il Pakistan, l'India si inabissa nella polvere afghana ancor prima della costruzione. E un altro vi è  in abissamento, ha nome di un'opera italiana: Nabucco. Avrebbe dovuto raggiungere la Germania attraverso la Via europea della Seta. Avrebbe dovuto avere due fonti: in Iran  e in Azerbaijan, confluire poi in Turchia e salire. Sfumato. Come l'accordo Turkmenistan, Afghanistan, India e Pakistan saltato anch'esso. Tutto entro il 2009.
Le risorse energetiche dell'Asia Centrale, tutte, hanno preso la via della Cina. E della Russia e dell'Iran. Ce ne sarebbe un altro di progetto, uno dal nome South Stream,  con fonte in Russia e tragitto: Mar Nero, Turchia, Bulgaria, poi biforcazione: nord ( obiettivo Austria attraverso Serbia, Ungheria, Slovenia), sud (obiettivo Mediterraneo attraverso Grecia, Italia ) Non ce ne sarà bisogno. Ma non si dice.
Lo scorso gennaio 2011, poco prima della primavera, il Turkmenistan ha ufficialmente destinato a Cina, Russia e Iran tutte le esportazioni di gas. Ha inoltre pronosticano con la Cina, al 2012, la totale collaborazione circa le risorse energetiche dell'Asia Centrale. Un fattore per la sicurezza in Asia. Si è espresso G.Berdymukhamedov, presidente turkmeno.    
Qui fermiamo il nostro volo di ricognizione. Il detto è solo una parte di quel che lo sguardo ha scorto. Una parte dello scacchiere. Una sola piccola parte del motivo di semina e concimazione di questa Primavera detta Araba posta in gioco di scacchi. A risultare.
Quel che ulteriormente ci rattrista nell'estendersi del gioco di scacchi è l'Europa. L'Europa occidentale. Quest'Europa che abbiamo voluto unita. Tutta. Che cade nella trappola dello smembramento. Ancora. Quest'Europa dimentica della propria storia. Dimentica di se stessa. Che  unita o separata potrebbe perdere l'aggettivo nostrum del suo mare. Quel nostrum da sempre condiviso dalla Turchia al Marocco. Quel nostrum secolare fin'ora indiviso. 
Quel che ci rattrista è la parte di quest'Europa in armi che sta bombardando se stessa in questa primavera. 
Quel che ci rattrista è quest'Italia che continua a tradire altri e se stessa. In questa primavera.
Marika Guerrini

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