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domenica 11 settembre 2011

undici settembre: oltre il coro

oggi, settembre, undici del duemilaundici.
"...il popolino non s'accorge mai / d'aver dinanzi il diavolo in persona / neppur se per il bavero lo tiene..." così Mefistofele nel Faust, a intendere l'incapacità dell'uomo d'accorgersi della menzogna che lo condiziona nella quotidianità della propria vita. Spesso. Troppo spesso. 
Oggi, 11 settembre di dieci anni dopo, occiriente avrebbe taciuto se non avesse ricevuto richiesta di parola scritta. Sarebbe rimasto in silenzio, fuori dal coro. Fuori da questo trionfo dell'artificio, fuori dal protrarsi della menzogna che nell'ultimo decennio altro non ha fatto che partorire menzogna. Fuori perché quando le menzogne sono troppe la verità perde di valore. Se sottolineata, proclamata anche se sussurrata. Si insudicia.
L'evento-catastrofe simboleggiato dal dissolvimento delle Torri nel World Trade Center di Manhattan. L'evento allargatosi da lì a tutte le guerre orientali mediorientali nonché africane che sono venute. L'evento improvviso per i più nel mondo, atteso da alcuni e non pochi. L'evento matrice di occupazioni, colonizzazioni, distruzioni, infamie e stragi di innocenti. L'evento che nell'esplodere quel mattino newyorkese  ha mietuto 3.000 vittime per mieterne poi circa 6.060 nel decennio appena terminato: è stato voluto, elaborato, pianificato, realizzato, girato come fosse un film. Uno di quei film hollywoodiani o di imitazione sulle catastrofi naturali e non. Con una differenza, piccola, infinitesimale, insignificante: nessun attore tra le comparse, tra i figuranti, tra i coprotagonisti, tra i protagonisti, tutti uomini donne bambini reali vivi o morti che fossero. In scena per caso, quel caso che non esiste. E veri, con la loro vita o ex vita. Anche gli scenari reali, reali gli sfondi fatti di luoghi, case, cose, popolati da strategie, da armi d'ogni tipo, d'ogni azione, d'ogni effetto. Tutto vero. Tutto reale. Eppure gli attori ci sono stati: alla regia, all'ideazione, l'organizzazione, il comando dell'azione. Attori dinanzi al mondo. Attori in abiti d'occidente con un pizzico d'oriente. Quello venduto. Attori credibili, nella recitazione come veri, anch'essi. Poi: ciak: si gira. E la macchina da presa è andata. E va. Ancora. E chissà per quanto. Ancora.
Ma ora basta, ad occiriente piace tornare al Faust, a Goethe. A quella sua opera che, universale, contiene l'antico e le cose ultime. Il loro senso. Ad occiriente piace fermarsi sul Prologo in cielo, un attimo, un solo attimo di beatitudine in questo mare burrascoso, ostile. Un attimo lì dove il Signore, a colloquio con Mefistofele dice che non gli impedirà di agire. Poi, dopo, dopo l'azione di lui, quando il tempo non tempo si sarà svolto, distoltosi da Mefistofele e rivoltosi ai figliuoli autentici, pronuncia queste parole: " Ciò che ferve in perenne divenire / d'operanti energie tutti vi stringa / entro i vincoli sacri dell'amore. / E ciò che ondeggia in labile parvenza / si concreti per voi / in durevole forma di pensiero."
E' un auspicio.
Marika Guerrini

3 commenti:

  1. ...è lo stesso Goethe che ci indica la via della speranza quando dice: in durevoli forme di pensiero. All'uomo (essere umano) e solo all'uomo, quale essere pensante, sta la possibilità di presa di coscienza della verità da cui elaborare pensieri in merito, che non volgano però all'avversione, ché sarebbe sottostare al gioco / giogo dell'opposto, ma nella chiarezza delle idee e nel coraggio di esse, esprimerle nel concreto iniziando da se stessi. E' scomodo, forse, ma solo inizialmente ed è fattibile. Credo sia un capillare lavoro individuale. Basta iniziare volendo.
    Michela, sono proprio i ragazzi, di cui in altre nostre pagine, la speranza malgrado l'apparenza. Ecco la nostra responsabilità. Grazie.

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