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giovedì 2 febbraio 2012

linea diretta Roma Kabul


...la linea è disturbata, la voce discontinua, poche parole e: non venire, qui è l'inferno. Poi silenzio. E silenzio ovunque, anche in un altro qui, a Roma. S'è fatta quotidianità lo scorrere nell'etere delle parole, Kabul Roma, Roma Kabul. E allora ci si chiede come potrebbe occiriente trattare d'altro. E vorrebbe, sì che vorrebbe, ma non può. E sa che il mondo gira anche altrove e vorrebbe riprendere a parlarne e c'è la Siria in pericolo come è stato per la Libia e l'Egitto che continua a morire e il Libano ancora e lo Yemen in sordina e l'ampliarsi delle basi americane nel Pacifico e la decisione di Obama circa la diminuzione di armamenti e soldati sui teatri di guerra a favore dei droni. Della viltà. E ancora e ancora. Pakistan Iran India Cina. Rapporti sì, no. Ma occiriente è a Kabul. Ora è a Kabul. In quella Kabul ch'è stata fatta fulcro dei tempi, di decisioni, azioni, esperimenti. Da undici anni fucina. E l'Italia alimenta la fucina. E la maniera è la più vergognosa tra le forze Nato. E' maniera che vive secondo ipocrisia, codardia e tradimento della propria Costituzione. E non c'è Governo che tenga.   
Ah, sì, certo, gli alleati, accordo preso con: GLI ALLEATI. In realtà, sempre per non dimenticare, questa nostra Italia non ha mai smesso d'essere sconfitta nella II Guerra Mondiale, mai, trecentosessantacinque giorni l'anno di questi oltre sessantasei dal '45. Oh, no, non per imposizione straniera, no, per mancanza di coerenza onestà lealtà verso se stessa.
E' per questo che continua a tradire la sua stessa Costituzione innanzi tutto. 
Così, il Ministro Gianpaolo De Paola, sì che i suoi predecessori, confonde Difesa con Guerra. Così decide di annullare le limitazioni d'azione bellica ai soldati italiani in Afghanistan. Limitazioni o clausole ora chiamate caveat per emulazione, dall'imbarbarimento inglese del latino caveo nella terza persona singolare presente del suo congiuntivo.
I nostri caccia potranno bombardare. Qualunque sia la lingua barbara o non. 
Che De Paola, già Ammiraglio della Marina Militare Italiana, Capo di Stato Maggiore, Presidente del Comitato militare Nato, esperto di tattica da guerra antisommergibile, decida le azioni belliche della Repubblica Italiana in barba ad ogni volontà parlamentare, non interessa occiriente, è azione comune a molti altri uomini di Governo, grave è la menzogna. Era in missione in Afghanistan, De Paola,  lo scorso novembre, al momento della nomina. Il ruolo non è difficile da immaginare. E allora occiriente ribadisce: 
in Afghanistan non c'è nulla da bombardare. Più nulla. La "lotta al terrorismo" è definizione vacua usata per spargere terrore. Termini quali: terrore, talebani, sono etichette di comodo alle autorità americane per occultare al mondo la follia delle loro azioni che hanno distrutto, distruggono paesi. I talebani, frutto d'occidente da sempre, ora lo sono ancor più. Coloro che non lo sono sono patrioti, partigiani della propria patria. Partigiani per la libertà della loro terra. Libertà dalle forze straniere d'occupazione. Tutte. Per il Diritto Internazionale è legittimo sollevarsi contro l'oppressore. E si chiama "legittima difesa" armarsi contro di esso se questi risulta armato. Checché decidano i rispettivi governi e le loro strette di mano.
Ci si chiede perché  quest'Italia che da sessantasei anni e ancor prima, inneggia ai partigiani quali liberatori dal Regime, non li riconosce in altri popoli. Bisogna porsela questa domanda. Ma ipocrisia e attitudine al tradimento, come la gramigna, sono patologie difficili da estirpare. 
E occiriente ancora ripete: laggiù, in quella terra così lontana, così vicina, il popolo tutto, superstite, giace sotto miseria e terrore. L'Afghanistan è terra rasa al suolo nell'accezione fisica e morale. Il novanta per cento delle notizie che giungono sono falsate. Chissà forse De Paola non sa che le bombe uccidono bambini donne e uomini disarmati. Forse non sa che dopo le missioni d'attacco, perché questo sono e non difesa, i bombardieri Nato atterrano, i soldati scendono dal velivolo, fanno la cernita dei corpi senza vita, posano fucili, in genere kalashnikov, accanto ai corpi maschili. Si scattano  foto si fanno riprese si dice: sono talebani. E il mondo, poi, vede ascolta pensa la menzogna.  
Ma ora ci fermiamo. Interrompiamo. Ricordiamo a noi stessi che questo è solo articolo di un blog. Ma interrompiamo con una promessa: l'imminente riedizione di "Afghanistàn profilo storico di una cultura" con ampliamento e aggiornamento su tutto ciò cui occiriente accenna ed oltre. Edizione cartacea, on line, si vedrà. Quella più efficace. Più immediata.
Marika Guerrini

1 commento:

  1. bellissima notizia!Le foto sono stupende!Io penso
    che questi siano anni decisivi per un imbarbarimento peggiore di sempre,perché occultato
    da una potentissima disinformazione,oppure per una
    rinascita lenta e insperata,sostenuta da denunce
    lucide puntuali e appassionate come quelle di O
    occiriente.

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