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lunedì 12 marzo 2012

Afghanistan...ancora


...cosa scorgi, forse una luce laggiù?...

...domenica 11 marzo 2012-16,20 ora italiana: la notizia è appena giunta. Viene da Balandi Pul nel distretto di Panjwai provincia di Kandahar. L'Isaf, Forza internazionale in Afghanistan, ha fatto il primo comunicato 13 ore dopo il fatto. Il Washington Post on line dà per primo la notizia al mondo. La si trova sul web, ora, ovunque, alla voce Afghanistan. Occiriente ridurrà al minimo il pensiero su di essa, al minimo le immagini che da essa sprigionano, terribili immagini. Il fatto della notizia si consuma alle 3 ora afghana, prima dell'alba. Alle 23,30 ora italiana ingresso nella notte. 
Questo il fatto: soldato americano lascia la base, va per villaggi, due, va di casa in casa, vi entra, trova gente che dorme. Spara, uccide, brucia i corpi. Poi ritorna alla base, dai commilitoni, viene arrestato. "Raptus di Follia", questo il movente dichiarato con le scuse. 
16 o 17 i morti accertati. 3 sono donne 5 o 6 uomini anziani 9 sono bambini. Tra  due e  tre anni, anche. Primo portavoce della strage un giornalista della locale agenzia Afp, racconta con dovizia di particolari. E le immagini stringono il cuore. E si vorrebbe chiudere gli occhi della mente, per non vedere. E, come i bambini di Kabul, non si piange. E Karzai non trattiene lo sdegno, dice:"Il militare Usa, ha ucciso "intenzionalmente" e il suo crimine, per questo  è "imperdonabile". E ancora :"Il governo ha condannato a più riprese operazioni condotte sotto il nome di guerra al terrore che causano perdite tra i civili. Ma quando degli afghani sono uccisi deliberatamente dalle forze americane si tratta di assassinio".  
Non v'è identità che si conosca per il soldato del "raptus", vi sono condoglianze per le famiglie delle vittime, condoglianze del Dipartimento di Stato Usa. E v'è il dolore di un generale sotto la bandiera a stelle e strisce. E questo dolore sorprende occiriente. Strano dolore, dolore dal sapore sincero. E  di se stesso si sorprende occiriente, di questo suo credere ad un dolore espresso a stelle e strisce, un dolore diverso. Primo manifesto in dieci lunghi anni. Anni che hanno visto efferatezza precedere e seguire efferatezza, crudeltà, crudeltà, e ancora tutto quel che sappiamo. Eppure oggi, ora, al cospetto di quest'ulteriore disumanità occiriente ha ceduto ad un sentimento di fede per quell'individuale dolore americano con le stellette.    
Ma Panjwai forse non ha ceduto. Panjwai ha visto altri suoi figli morire, altri figli innocenti. Li ha visti ch'era lo scorso ottobre, ch'era notte anche allora, ch'era il 26, ch'era la fine del sacro mese del Ramadan. Li ha visti morire per un raid aereo Nato. Uno tra i migliaia in Afghanistan, terra del martirio. Mai s'è saputo il numero delle vittime di quel raid: 60, 85, è dipeso dalle fonti di comunicazione, sempre. E ha visto condoglianze espresse anche allora, ma senza dolore, senza sincerità. Quelle comuni frequenti di prassi, diplomazia. E basta..
Qualcosa sta accadendo, ora. Forse. Qualcosa sta accadendo in quella terra. Qualcosa che potrebbe chiamarsi disfatta per il nemico. L'Afghanistan è in fiamme ma non cederà. Come Troia brucia perché ogni tempo ha la sua Troia. E il suo cavallo di legno col suo inganno. La sua menzogna. Ma non solo i troiani sono stavolta a bruciare, anche gli Achei. In questa guerra senza senso né significato degno d'umanità.
Chissà forse il generale, quello di oggi, ora, lo sa. Forse l'ha capito. Forse ha percepito l'inutile dolore provocato dai suoi uomini, benché il dolore mai sia inutile. Forse l'ha fatto proprio. Forse. Quel dolore. Chissà. E' quel che piace pensare a chi concepisce pensieri da scrittore. Come spesso qui, in queste pagine viene detto. Forse è soltanto questo. Null'altro.   
Marika Guerrini
foto di Barat Alì Batoor

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