venerdì 27 settembre 2013

il Pakistan e l'isola che c'è

la nuova isola a 2 miglia da Gwadar
... mentre, a due giorni dalla strage nella chiesa protestante di Peshawar, nella provincia del Khyber Pakthunkhwa si continuava a contare i morti che da 80 s'erano fatti più di 100 per via dei feriti gravi, mentre un sisma di magnitudo 7,8 Rickter scuoteva le viscere della terra in Baluchistan, procurando oltre 250 vittime più centinaia di feriti, a due miglia dalla costa di Gwadar, lì, nelle acque baluchi del Golfo Persico, Mare Arabico, sorgeva un'isola, una miniatura di isola a forma di mezza luna, come su molte bandiere di terre musulmane. Sorgeva così, all'improvviso,  quasi a testimoniare principio e fine, fine e principio d'ogni cosa terrena. E se pur per i sismologi questo piccolo vulcano di fango avrà vita breve, finirà per erosione marina, intanto è sorto. C'è. " E' successo in brevissimo tempo",  dice la voce in diretta telefonica,  la voce amica che sta raccontando: " avessi visto, è stato straordinario, prima non c'era poi c'era. E ci si sente così infinitamente piccoli...". Una sorta di fanciullezza  oltre ogni logica del tempo ci ha fatto sorridere, l'ha fatto nella percezione del suo sorriso. Per qualche attimo abbiamo dimenticato stragi, terremoti, c'era solo una piccola isola che dalle immagini reali della voce, s'erano trasferite in noi, era come se la vedessimo con occhi fisici e non solo della mente, quella piccola isola a migliaia di kilometri dal nostro respiro. E benché potesse risuonare fuori luogo, inopportuno, cosa che neppure ci ha sfiorato, abbiamo lasciato che l'entusiasmo, fanciullo anch'esso, si impadronisse di noi. " pare che misuri 200 metri di lunghezza", ha detto la voce " 100 di larghezza e 20 di altezza, è davvero minuscola...". Ma breve è stato l'entusiasmo che, una sirena, estranea al fenomeno ma comunque presente all'altro capo del filo, ci ha riportato la crudezza dei giorni. E abbiamo riflettuto su quella terra, la sua contingenza,  su quanto spesso avvenisse, ormai da qualche anno, che ogni qualvolta fosse sul punto di risollevarsi, di rafforzarsi politicamente o socialmente o economicamente, accadesse qualcosa ad impedirlo, ad aggravare, a deviare, qualcosa di grosso, puntuale ogni volta, qualcosa in aggiunta alle morti quotidiane sotto il passaggio dei droni, le loro bombe, qualcosa che, anche questo abbastanza puntuale, s'accompagnava a grossi attentati, grosse stragi perpetrate dai vari gruppi terroristici estremisti islamici eccetera eccetera.  Alluvioni, terremoti, siccità, monsoni di incredibile violenza. Pare che madre natura, bizzarra ovunque in questi tempi, lì sia particolarmente impazzita. Sì, è terra di monsoni, lo è sempre stata, c'è una potente vena sismica, da sempre, c'è sempre stato il periodo delle piogge, e la siccità periodica, tutto parte di quella  regione, ma il fatto su cui, con la voce al telefono si rifletteva non era questo, è la puntualità destabilizzante ogni principio di avanzamento. La puntualità arretrante. Davvero particolare. E il fatto che la cosa si sia ripetuta. Perché in Pakistan in questo ultimo periodo, malgrado i droni quotidiani, i taliban in azione, gli attacchi settari, gli anti indiani. gli anti sciiti, gli anti occidentali, tutti finanziati in sordina dall'estero, Nawaz Sharif, il premier, si sta adoperando in mille modi per far fronte al tutto e, strano a dirsi, ha riscosso un buon indice di gradimento popolare. E c'è l'India con la possibilità d'accordo e, c'è... la Cina.
La Cina e le recenti, molto recenti, parole di Ma Yaou, Console Generale della Cina: " Il Pakistan è un rifugio sicuro per gli investimenti cinesi", belle parole per il Pakistan, sanno di collaborazione, alleanza. Parole pericolose ad occhi d'occidente e non solo. Intanto la Cina ha rafforzato gli investimenti nelle miniere pakistane. Ha triplicato gli investimenti su ogni tipo di energia anche eolica. Il progetto del collegamento tra il porto di Gwadar e la Karakorum Highway  continua ad essere sostenuto, in loco, per la Karakorum Highway, i lavoratori cinesi sono più di 11.000, tra ingegneri, tecnici e operai. Il Pakistan ha sollecitato ulteriori investimenti cinesi in infrastrutture (dighe, strade, metropolitane, etc.). Il volume del commercio tra i due paesi è di 12,4 miliardi di dollari. La Bank of Cina ha stabilito una sua sede a Karachi. E, cosa eccezionale, ha dato il permesso alle Banche pakistane di aprire filiali in Cina. E sono aumentati i voli aerei tra i due paesi e il progetto di ulteriore aumento sta per partire. E questa è una piccola fetta non dettagliata dell'intera faccenda. 
Sì, l'occidente delle multinazionali ha paura, una paura che aumenta ogni giorno e, allora, si rafforzano i fondamentalisti islamici, sempre più, con tutto quel che concerne e... si spera. Si spera che la macchia d'olio s'allarghi che raggiunga la Cina. Islamizzare la Cina, ecco l'obiettivo immediato.  Ci sarebbe di che ridere su quest'abissale arroganza. Ignoranza. La Cina non sarà mai islamizzata. La Cina è la Cina. Con il suo confucianesimo, il suo ateismo, il suo buddismo e perché no, il suo residuo maoismo e ancora e ancora. Ma, soprattutto, la Cina è la Cina con i suoi... cinesi. 
Marika Guerrini

lunedì 23 settembre 2013

lettera aperta

... "Eccola la prossima guerra che ci attende, si avvicina, già incombe..." questo l'esordio dell'articolo di Quirico su La Stampa ( 21 settembre 2013), poi i protagonisti: " ...da una parte l'Occidente, noi, dall'altra l'Islam radicale" e, di questo, fornisce i motivi: "determinato a risvegliare i secoli di dominazione, a ricostruire ... la terra del vero dio", nei puntini sospensivi dice: " con i soldi dell'Arabia Saudita e del Qatar, grande invincibile". Qualche riga oltre, accennando all'Andalusia, Spagna, quale prossimo teatro bellico: " è terra nostra e la riprenderemo", riportando le parole degli "uomini di al-Qaeda". Ancora qualche riga e, riferendosi all'occidente: " saldamente deciso a seguire il mito di un Islam moderato, educato, che esiste solo nei libri (e nelle bugie)". Bravo. Il reporter Domenico Quirico ha capito tutto.
Noi siamo pronti, e l'abbiamo già fatto, a comprendere, accogliere, intenerirci, persino, dinanzi alla sua vicenda umana, il dramma del sequestro, le torture e tutto quel che è stato. Siamo pronti a condividere, se pur virtualmente, il suo bagaglio di paure vissute allo stremo. Siamo pronti a seguire con interesse il suo racconto. Non siamo pronti alla generalizzazione di situazioni, azioni, condizioni estreme, procurata da gente voluta costruita estrema, gente da noi definita da tempo e non a caso, feccia umana, a questo non siamo pronti, tanto meno permettiamo che si sparga veleno su di un intero mondo per una generalizzazione. Su di un mondo che, è evidente, Quirico non conosce se non superficialmente, malgrado tutto. Se così non fosse, altra sarebbe stata anche la sua azione iniziale, quella del seguire i ribelli da lui ritenuti amici, per trovarsi  ad essere venduto dai presunti amici ai loro amici, che tali proprio non erano così come i primi. Errore ideologico quello del reporter, errore storico nonché antropologico. Ora, di contro, questo suo articolo, quasi una lettera, è un pericoloso atteggiamento fallaciano a istigare, se pur involontariamente, avversione alimentando ignoranza. Il reporter ha perso di vista che le parole dette, ancor più scritte, vanno soppesate, vagliate, misurate, vanno attese, ancor più se, in certo senso protagoniste, toccano la storia in momenti di grande fragilità, di pericolosità, allora hanno il dovere di misurare la traiettoria, onde evitare il formarsi di errate opinioni, devianti pensieri.
Ora, oggi, parole denigratorie, o peggio, di accusa all'Islam che," moderato, educato" non esiste se non nei libri e nelle bugie, sono estremamente gravi, ora, oggi che i nostri figli stanno crescendo con i figli dell'Islam e genti da quelle terre si rifugiano nelle nostre in cerca d'aiuto. Sono parole, queste, che non  alimentano solo l'ignoranza, ma formano strati di paura. E paura genera paura che a sua volta impedisce al pensiero di muoversi libero, il passo è poi breve per il giudizio unilaterale, parziale e può farsi escalation verso l'incomprensione, la discriminazione, su su fino alla xenofobia, al razzismo. Non sarebbe stato più corretto mettere da parte se stessi, i personali pur se comprensibili moti dell'animo e distinguere le frange estremiste islamiche dall'Islam? Quelle frange, e Quirico dovrebbe saperlo, che sono forme estreme ed estremizzate, cellule tenute impazzite. Al-Qaeda è una sigla dietro cui nascondere reali motivi di guerre e guerriglie. E torniamo all'ignoranza. 
Tutti questi seguaci che al-Qaeda incontra nei vari paesi d'azione, se si conoscesse l'Islam, si capirebbe che sono fittizi. L'unione per una "ricostruzione di una terra del vero dio" è una balla enorme. Elemento distintivo dell'Islam è il suo spirito nomade, ha sempre assunto sfaccettature diverse asseconda dei popoli che man mano andava conquistando. Spirito ancora vigente. Le diversità non sono solo nelle varie confessioni e derivati, ad esempio sciiti, sunniti, salafiti, wahabiti, etc., l'Islam dei paesi arabi (Arabia Saudita, Qatar, Yemen etc.)  è diverso da quello iracheno che è diverso da quello afghano, che è diverso da quello pakistano, o indiano o egiziano e ancora e ancora per non parlare dei paesi subsahariani. Questo al profano non salta agli occhi, ma è importante in ambito interno, per loro,  questo è un dato primario per barcamenarsi nell'attuale mare di totale confusione e violenza, per distinguere la menzogna dalla verità, entrambe nella realtà. 
Che l'occidente abbia molto, troppo, da restituire ad alcuni di quei popoli,  non v'è dubbio, che i conflitti civili abbiano possibilità di espansione, è possibile, ma non il debito occidentale può essere motivo bellico nei confronti dell'Europa. La feccia umana, che ha tenuto il reporter sotto sequestro, o chi a loro comando, a nostro avviso, per certi versi si è presa gioco anche del sequestrato. E poi smettiamola di attribuire  a quel credo  il ruolo di fulcro collante, le frange estremiste islamiche sono tenute unite da precisi accordi economici internazionali e persino politici. Una sorta di esercito a sé stante agglomerato per... , unificato sotto la sigla al-Qaeda, la Base, con  l'Islam quale comoda facciata. 
Il fatto è che le parole vanno pensate o, taciute.
Marika Guerrini    

venerdì 20 settembre 2013

Siria il nuovo bivio d'occidente

... non v'è dubbio sull'estraneità del governo siriano nell'uso di armi chimiche lo scorso 21 agosto nei pressi di Damasco. E' sempre più evidente quest'estraneità, ma va sottolineata data l'unilateralità, la falsità, la vigliaccheria dell'Onu. La sua assoluta inutilità ad esistere, se questo dev'essere il suo esistere. Un Ban Ki -Moon che glissa sull'attribuire un nome ai responsabili, che continua a farlo malgrado la dichiarazione ufficiale della Russia circa prove acquisite a dimostrare la responsabilità dei ribelli, di prove fatte giungere all'Onu, attestano la mala fede. Un Ban Ki-Moon che subito dopo aver glissato incentra l'attenzione su Bashar al- Assad accusandolo di crimini di guerra nonché contro l'umanità dimenticando l'Iraq con le sue  Falluja, i suoi Abu Graib, dimenticando l'Afghanistan con  i  suoi Bagram e ancora e ancora, tutti sempre con firme Usa e Nato, mentre Assad ammette il possesso delle armi chimiche e il loro smantellamento, attestano la mala fede.  Mala fede che manda alle ortiche ogni convenzione o, forse, dimostra la falsità di tutte, o quasi, le convenzioni post 1945. Ma questo lo toccheremo in altra pagina.
Luoghi terribili sono quelli dimenticati dal Segretario Generale Onu,  luoghi che hanno visto perpetrarsi atrocità senza limiti. Luoghi in cui esseri umani d'ogni età, bambini in numero esponenziale e donne e vecchi, sono passati sotto tagli inferti con coltelli, privazioni sensoriali, pressioni psicologiche d'ogni tipo, dalle finte esecuzioni, ai waterbording, alle posizioni di stress, quali, denudati, in catene, essere appesi con la testa in giù, o anche essere esposti a temperature estreme e così via. E stupri con armi d'ogni genere, e sodomizzazioni di bambini con arnesi che la pietà ci impone di tacere, mentre le donne, spesso le madri, dopo aver già subito o in procinto di, venivano costrette a guardare. E supplicavano la morte, invocavano supplicando ad alta voce la liberazione della morte o, pregavano. Questo ed altro, molto altro per quanto terribile sia immaginarlo, è avvenuto in questi anni di infami guerre mai dichiarate. Aggressioni. Questo l'Onu ha dimenticato, forse. Eppure è stato oggi, a volte ieri o l'altro ieri, è stato recente, tutto recente. Ma, come canta il poeta in termini abissalmente lontani, breve ha la memoria il corso per l'Onu, non per noi, qui il senso di questo rimarcare situazioni da inferno dantesco, di cui, in certo senso, siamo responsabili tutti. Per adesione pratica o mentale o ideale o di silenzio. Situazioni, azioni molto più che criminali nei confronti dell'umanità. Eppure, ad oggi, mai è stata fatta giustizia. Le più sono passate  inconosciute, quelle sgusciate al controllo hanno visto i loro autori, vittime anch'essi, attraversare sommari processi per poi scontare sei mesi di detenzione quale pena massima. E' da tanto che le nostre pagine accennano al subumano, queste azioni, frutto non di individuale follia, ma di precisi comandi militari superiori, sono il subumano. Ma anche questo tutti ormai lo sanno tranne l'Onu che ne è all'oscuro, visto che ha l'impudenza di accusare chi, in confronto, sta solo rispondendo ad attacchi stranieri per salvare le propria terra, la propria gente. No, non siamo di parte, non dalla parte di Assad che non conosciamo personalmente, ma siamo dalla parte della verità. Non possiamo farne a meno. Anche su questo non v'è dubbio. Per questo senso di verità continuiamo a dire che il popolo siriano, quello non inquinato dall'occidente, è dalla parte di Assad. E Assad non sta mentendo. Allora, cosa si deve liberare questa volta con o senza apparenti malcelati falsi accordi o azioni militari? Cosa si deve liberare, un popolo dal suo "tiranno" perché siamo affetti da umanitarismo?  La Siria è il nuovo bivio d'occidente, sta a noi proteggerlo per proteggerci. Lì dove proteggere vuol dire anche smascherare.
L'Afghanistan, il vecchio bivio, dopo il nefasto giorno delle Twin Towers, avrebbe dovuto subire un'azione di polizia internazionale alla ricerca di Ben-Laden. Una breve azione. Alla morte di Osama ben-Laden, morte fasulla per data luogo motivo, ma questo è un altro capitolo, si doveva ancora "aiutare" quella terra perché nascesse un Nuovo Afghanistan. Menzogne su menzogne su menzogne. Quel Nuovo Afghanistan tanto urlato dagli Usa nel 2001 non sarà mai. L'Afghanistan, che chi scrive ha incontrato, amato, non è più, quel che ora è sono le sue spoglie. E' stata frantumata la sua anima, inquinato in maniera incredibile il suo corpo, la terra, dall'uso di armi ben peggiori che le chimiche, uranio impoverito che, non aeriforme o simile, stanzia per anni anni ed anni nel terreno avvelenando ogni cosa. Ma anche questo ci è noto. Ora quella terra-bottino, occupa un relativo interesse per la sete geopolitica, economica, strategica  d'occidente e adepti, quel che doveva farsi è stato fatto, i confini si sono ampliati, ora la posizione della Siria favorisce la sete, potrebbe soddisfarla. Ora la Siria garantirebbe molto, tanto, se fosse distrutta, occupata e, visto che la feccia umana addestrata e armata anche di razzi speciali per armi chimiche, checché si dica mentendo, non ce l'ha fatta, bisogna escogitare qualcosa d'altro. La Siria garantirebbe tutto il necessario all'espansione d'occidente e adepti, tranne l'oppio. ma per quello non c'è problema, c'è, ci sarà l'Afghanistan. Ora però usciamo da questo racconto di fondo e torniamo all'analisi degli elementi. 
C'è n'è uno, uno trascurato, inosservato perché abitudine, uno che ha giocato in questa storia siriana, è fatto di due parole: "ribelli" e "regime". Termini che agli occhi del mondo, da che il vento degli States ha soffiato su di esso la sua aria democratica, liberale, umanitaria, sono divenuti sinonimo di "buono" e "cattivo". Che grande superficiale idiozia! Ma è con questi occhi che l'occidente ha guardato, seguito il dramma siriano, con gli occhi, appunto, d'occidente, di quell'egocentrica ignoranza che fa guardare attraverso le nostre lenti la vita altrui. Applicare le nostre leggi. Tralasciare la loro storia, il costume, la tradizione, ancor più ignorare i tempi storici, le scansioni. Così, ai nostri occhi, i ribelli sono sempre per i diritti umani, per la giustizia, per la "libertà" e bla bla bla. L'altro, il regime pratica sempre l'opposto: assenza di diritti umani, ingiustizia, coercizioni e bla bla bla. Così, da subito, i ribelli sono stati i buoni ai nostri occhi, al-Assad, il cattivo. Sì, una profonda ignoranza ma anche un gioco perverso. Fa comodo l'ignoranza, l'ignoranza si usa. E si entra nel gioco perverso, il gioco dei manovratori. C'è stato anche questo nel burrascoso mare della vicenda siriana. Ha giocato anche questo ai margini sostanziali dell'attualità  medio orientale. Ma questa è una patologia. E' una patologia questa del "ribelle" e del "regime", il "ribelle" sempre "buono", il "regime" sempre "cattivo". Una patologia ideologica da cui bisognerebbe guarire per obiettivare.  Guarire per essere liberi. 
Marika Guerrini

venerdì 6 settembre 2013

cronaca di una giornata sulla via di Damasco

... un agnello in un mare di lupi, queste, nelle immagini proiettate, riferite alla Siria, le accorate, dolenti parole della madre priora del monastero Mar Takla Maalaula, lì, nel villaggio siriano di Maalaula, accanto alla piccola chiesa in cui il rito cristiano si celebra in aramaico come in origine. E' sotto assedio il villaggio, minacciati di morte i suoi abitanti, i pochi rimasti. "Quando torneremo o vi convertite o vi uccidiamo", questi i termini della minaccia fatta dalla feccia umana che l'occidente chiama ribelli, dopo averli cercati, formati, addestrati, rafforzati,  armati d'ogni arma, chimica ancor più. Poi, nelle immagini proiettate al volto della madre priora, del monastero, all'icona di san Giorgio e il drago che viene dallo sfondo, si sostituiscono i volti primitivi dei ribelli, volti vicini alle fattezze delle scimmie. Perché non sfugga il grado evolutivo. Poi altro luogo, e i viali di Damasco. E volti di bimbi. di donne, di uomini sulla via nella bellezza della città. Volti come a voler ignorare il pericolo, come se il mondo stesse blaterando parole lontane dalla loro vita. Parole-paure sì, questo il gioco, il giogo. Poi ancora immagini, ancora volti, di soldati stavolta. Soldati legittimi, quelli della difesa della patria, del popolo, della storia. Proprio quei soldati, quelli del nucleo accusato, dall'estremo occidente e suoi complici, di uso di armi chimiche lo scorso 21 agosto, accusato di strage. E verità trapela dai loro volti, dalle espressioni dei suoni, dei gesti, del corpo. E verità fuoriesce dalle macerie, dalle parole sulle macerie. "Se avessimo usato armi chimiche noi saremmo morti." Semplice, una verità così banalmente semplice che parte del mondo non crede sia verità. E' il comandante del nucleo a parlare, un giovane colonnello. Un volto serio, attento, vero. Un volto sincero.
A questo punto ti dici: ecco, queste immagini parlano da sé. Se poi si va indietro alle interviste e a tutti quei siriani donne uomini ragazzi pronti ad immolarsi per la patria, che smentiscono le infamanti accuse d'occidente, le immagini parlano ancor più da sé.  E sai di saper distinguere il vero dal falso, la messa in scena dalla realtà. E ancora ti dici: queste immagini vanno mandate ancora e ancora e quasi ringrazi Rainews24 per averle mandate, e t'aspetti di rivederle ancora e ancora sullo schermo sì che tutti possano vedere, prendere consapevolezza d'una verità. Ma non è così. Non sarà così. Le immagini, quelle, quelle esplicative confermanti la realtà sottovalutata, non saranno mandate che una o due volte , mai nelle ore di maggior ascolto. Neppure una volta saranno riproiettate quelle dei soldati.  Eppure tu, testarda, illusa e testarda, ti dici ancora: non fa nulla, molti italiani le hanno viste, molti si chiederanno: perché?
Perché azzerare quella terra. Perché quella gente, perché la loro vita. Perché ridurla in polvere come altre già. Perché allargare il campo di battaglia come altrove già. Perché innescare meccanismi bellici di non ritorno come altrove già. Perché negare il futuro, distruggere la storia, sterminare generazioni. Perché? E ti dici che questo è da tempo ormai, è per tutte quelle terre su cui l'estremo occidente ha posato, posa lo sguardo per poi affondare l'artiglio. E vai alla Serbia, all'Afghanistan, all'Iraq, alla Somalia e in altra maniera vai alla Tunisia, all'Egitto, alla Libia e in altro modo ancora vai ai droni che flagellano il Pakistan, quotidiani come il pane. E ti fermi, a fatica ti fermi sapendo che ovunque si sia posato, si posi lo sguardo estremo d'occidente, spianata la strada da complici e o traditori locali, ha lasciato, lascia dietro di sé distruzione e morte. Sempre. E allora perché ascoltare le menzogne, ancora e ancora. Perché permettere loro di parlare. Ma sai che tutti sanno. E questo fa ancor più male. Procura dolore ancor più. 
E rifai l'analisi del caso. E aspetti. Aspetti la decisione del summit del G20. Aspetti San Pietroburgo. E speri. Ma il summit chiude i battenti su una decisione assente, un accordo assente. E sai che la speranza era pura illusione. Null'altro.
E ancora sono le immagini a parlare nella durata della conferenza stampa dei "grandi" della terra, come suol dirsi. Ma di grande c'è nulla mentre scorrono le immagini. E ne segui tre. Russia, Vladimir Putin, giusta posizione: vengono mandati pochi minuti  . Italia, Enrico Letta, giusta posizione con qualche défaillance: alcuni minuti in più. Usa, Barack Hussain Obama: minuti e minuti e minuti più minuti. E ti dici: ho capito! 
E le parole nell'ultima immagine sono andate convinte a convincere. E sono andate le pause. Sì, le pause sono andate a convincere ancor più. Pause toccanti, accorate, sofferte, pensose. Pause eloquenti molto più che le parole. Pause su punti cruciali quali: "... quattrocento bambini (uccisi dai gas)", come se le migliaia e migliaia di bambini uccisi in Afghanistan, Iraq e... da uranio impoverito  non fossero mai morti, né feti umani e animali si deformassero mostruosamente, né aborti umani si sommassero ad aborti umani. 
Pause su ; "sono decisioni difficili" mentre lo sguardo si abbassa come da peso cosmico, dimenticando il preciso architettato prestabilito disegno strategico. 
Pause su: "siamo soddisfatti per la parte economica" e il sorriso, come non si sapesse, cosa detta in sede, che un attacco, aggressione, alla Siria coinvolgerebbe la regione sprofondando l'economia. Ma sarebbe europea non degli States e indebolirebbe Cina e India e Russia e Giappone non gli States né Arabia né Qatar né Israele. La Francia?, beh, alla Francia ci penserebbero gli investimenti arabii e qatari, motivo per cui la Francia si accoda all'infamia. Sì, non c'è che dire, grande, grande capo comico Barack Hussain Obama, grande formazione, grande preparazione, grande recitazione. Ma questo l'abbiamo già detto, così come sappiamo che la menzogna ripetuta e ripetuta e ripetuta si fa verità. Appare tale. Peccato che addormenti le coscienze. Ma anche questo è quel che si vuole. 
E il pensiero torna a Damasco, alle immagini verità reale. E ti poni di nuovo in attesa richiamando l'ultima dea mentre ti dici: vorrei non aver capito.   
Marika Guerrini

domenica 25 agosto 2013

Siria...il diavolo fa le pentole ma...



non c’e’ nulla di nuovo nel massacro di Ghouta, li’, ad oriente di Damasco. Il massacro del 21 agosto. Quello le cui immagini hanno viaggiato da occidente ad oriente con sospetta celerita’, chiarezza, dovizia di particolari. Immagini bambine come spesso, sempre in queste nostre sporche guerre. Immagini a bombardare gli animi. Nulla c’e’ che non fosse possibile prevedere, nulla che l’osservazione della strategia regionale, oltre, non avesse evidenziato, segnalato quale certezza di futura, prima, imminente poi, realizzazione. Che non abbia vaticinato da quella “linea rossa” tracciata da Obama, il cui attraversamento avrebbe portato ad un intervento militare in Siria. E l’ora x, perfettamente cronometrata, puntuale starebbe per scattare.

Che gli States siano da sempre la patria della finzione cinematografica lo si sa, che i suoi presidenti, tranne rare vecchie eccezioni, siano stati ottimi protagonisti, lo si sa, che Obama sia il capo comico protagonista dalle grandi possibilita’, lo si dimentica troppo spesso. Il perche’ e’ nella sua intelligenza, nella sua astuzia pregna di sentimento spontaneo, nel suo elegante aspetto da dream realizzato. Eh, si’, le cose sono state elaborate per bene, in puro storico inconfondibile stile da  britannica discendenza. Quindi, si demarca una “linea rossa”, si lavora perche’ si attraversi, poi, in viaggio sul Ground Force One, ci si sgomenta, ci si addolora, si pongono scrupoli umanitari, dubbi civili, quesiti morali, poi ancora, costretti “dall’altrui barbarie”, probabilmente si da’ il via all’intervento bellico in nome degli alti valori americani di liberta’. E si  procede nell’imbarbarimento dei popoli. Ma i popoli non sono barbari e sono ancor piu' esasperati da arroganza, prepotenza, violenza e diranno basta. Agiranno basta. Gli States, nella loro ignoranza, stanno giocando col fuoco, questa volta. "...ci saranno dure conseguenze se gli Usa oltrepasseranno la linea rossa" e ancora " chi aggiunge benzina sul fuoco non sfuggira' alla vendetta del popolo" cosi' Massoud Jazayeri dall'Iran, ora, poco fa.

Alcun dubbio ci sfiora sulla realta’ della finzione americana circa gli autori della strage. Dove inizi e finisca, cosa inglobi e cosa non, e’ questione di poco conto, quel che importa e’ non esser soli a pensarlo, non questa volta, non ora, non a questo proposito, esperti ci accompagnano, esperti in armi non convenzionali e loro azioni ed effetti. Ci accompagnano i dubbi, piu’ che fondati, di persone quali Ake Sellstrom, guida degli Ispettori Onu, Jean Pascal Zanders, dell’Istituto dell’Ue per la Sicurezza, John Hart, capo del Chemical and Biological Security Project all’Istituto Internazionale per la Pace di Stoccolma, Paula Vanninen, dell’Istituto finlandese per la convenzione delle armi chimiche, Gwyn Winfiled anche lui esperto in materia, e potremmo continuare, tutti in un’unica denuncia:

1)    I corpi non presentano azioni di sintomi da gas nervino o fac-simile;

2)  I soccorritori non indossano alcuna protezione, cosa da escludere in presenza di serin o fac-simile.
Si’, e’ il solito deja’ vu del solito casus belli al fine di giustificare un intervento architettato prossimo. Possibile. 
Ma quale assurda idiozia avrebbe potuto obnubilare la mente di al-Assad, il suo Governo, si’ da procurare una simile atrocita’ in un momento di ascesa bellica sui ribelli nonche’ in presenza degli ispettori dell’Onu sul territorio? E quale altrettanta idiozia potrebbe indurci a credere a quest’ennesima messa in scena?  
I depositi di armi chimiche disseminate sul territorio siriano dai Servizi israeliani con complicita’ dei ribelli, da noi segnalati in precedenti pagine, vanno ricordati. La trama internazionale anch’essa gia’ segnalata, va ricordata.  L’ambasciatore siriano Bashar Jafari e la sua dichiarazione all’Onu sul ritrovamento di alcuni depositi e il loro potenziale distruttivo, va ricordato. E va ricordato che da tempo, quegli uomini assoldati, chiamati ribelli e agglomeratisi in Esercito Libero, vengono addestrati da istruttori giordani, israeliani e statunitensi a questo tipo di operazioni. E va ricordato che commando di questa plebe, a pochi giorni dall’azione di cui accusano l’esercito regolare, si sono mossi verso Damasco. E va ricordato che i ribelli, al momento opportuno, possono usufruire  di aerei e missili israeliani. E va  ricordato il vicino Libano e i raid isreliani con i loro 45 morti e 500 feriti. E va ricordato che le due azioni sono collegate. E va ricordato...e ci fermiamo qui.
Il Mediterraneo, la sua costa sud, e’ in fiamme, questo va ricordato. Anche. Soprattutto. Da noi Europa. Noi Europa che perseveriamo in un servile alleato opportunismo mentre sarebbe opportuno liberarsi dal giogo anglo-americano, raddrizzare la Francia con le sue stupide manie colonialiste, riprendere il ruolo storico che ci spetterebbe se ne avessimo consapevolezza. Coraggio. Si potrebbe dire.

Sarebbe opportuno interrompere i veli umanitari di cui i governi dell'estremo occidente si rivestono, mettere allo scoperto le loro finalita’ esclusivamente economiche, miranti ad un dominio mondiale univocamente diretto a detrimento delle forze vitali dei popoli, ivi compresi i  popoli europei. Popoli, non governanti di, non tutti. Consapevolezze, queste, che vanno coltivate.

Si’, l’escalation medio orientale-nord africana, non e’ questione islamica, e’ questione nostra.

Marika Guerrini



      

martedì 13 agosto 2013

come fosse una fiaba d'agosto

....pensiamola come fosse una fiaba. Perché quel che nella fiaba vive, la sorgente, sorge e vive per riportarci alle più profonde esperienze dell'anima. Lì dove alberga il senso di quanto accade in rapporto alla vita, oltre. E non fa alcuna differenza se l'uomo che vi giunga sia in età infantile, in quella di mezzo, o sia già vecchio.
Pensiamola come fosse una fiaba quest'ennesima tragedia nel Mediterraneo, sulla costa italiana. La tragedia dell'ieri prima dell'altro ieri. Pensiamola così ancor più perché i corpi che il mare ha adagiato sulla riva catanese erano di chi la vita non l'ha ancora vissuta, non abbastanza. E sì che giungevano da quella terra d'Egitto, da rivolte, da sommosse cha avevano attraversato, forse. Pensiamola come fosse una fiaba perché non a caso il lido sulla cui sabbia quei ragazzi sono giunti incamminandosi verso l'eternità, ha nel nome un colore, un colore a distinguerlo: verde. Lido Verde infatti si chiama.   Verde, il colore dei martiri dell'Islam, il colore del manto che copre la loro ultima dimora. E all'Islam appartenevano i ragazzi. E martiri sono.
Pensiamola così come fosse una fiaba questa tragedia perché i loro anni, tra i 17 e i 27, erano pieni di futuro, di sogni, di speranza, di voglia di vivere. E allora le poche bracciate dalla riva senza saper nuotare. Erano pieni di tutto i loro anni fino a qualche attimo prima, prima che ognuno di loro si trovasse ad annaspare, ad attraversare in solitarie immagini a ritroso, la propria vita. perché è questo che accade a chi muore per annegamento. E' così che fa la vita, si lascia attraversare a ritroso, poi, s'allontana. Se ne va. Ma breve è stato il tragitto di immagini per loro, molto breve, troppo.
Sì, pensiamola così, come una fiaba questa tragedia annunciata, perché ci porti al cospetto di quella disposizione indistinta che giunge dalle più elevate profondità dell'anima. Quella che a volte parla, a volte urla, che viene messa a tacere, spesso, ancor prima che parli, ancor più se urla. Quella raffinata disposizione indistinta a cui si dà nome coscienza.
Pensiamola, sì, come una fiaba questa ripetuta tragedia mediterranea. Lasciamo che, tragedia, ci porti a scorgere la potenza del gigante Destino. Quello che delinea intrecci di fili nelle esistenze di individui e popoli, sì che la tragedia si avvolga e si svolga. E, lasciamo che, fiaba, ci porti a scorgere la sorgente della raffinata disposizione indistinta di cui sopra, l'ammutolita coscienza, sì che le si lasci la voce, che la si ascolti. Sì che agli intrecci del gigante Destino, presentiti, si possa deviare il corso, si possa arrestare, persino.
Perché è questo che flebili sussurrano le loro voci, tutte le voci giovani, giovanissime, bambine anche. Tutte queste voci che s'involano in questi nostri giorni per nostra negata coscienza. Perché non sappiamo più guardare dietro ai segreti dell'esistenza, così, soggiacendo all'azione del drago, abbandoniamo alla deriva la coscienza. E lo facciamo anche quando, fingendo il contrario, neghiamo ogni responsabilità di tragedia, attribuendola ad altri. 
Pensiamola come fosse una fiaba questa tragedia caduta sotto i nostri occhi sulle rive d'una spiaggia d'agosto. Caduta sotto lo sguardo sonnolento di navi da crociera, lì, a far da contrasto ad un confine tra vita e morte. Sì, pensiamola come fosse una fiaba, nella sua dimensione, nella sua voce.
Marika Guerrini 

giovedì 1 agosto 2013

1893 - 2013: effetti collaterali

...""Cuttack, 27 paus ( 10 febbraio) 1893
Era un perfetto John Bull, del tipo più esagerato: naso enorme a becco d'uccello, furbi gli occhi, il mento lungo un palmo.La revoca del nostro diritto d'esser giudicati da un giurì speciale era allo studio del Governo, ed egli aveva tirato fuori la questione col nostro ospite; il povero Babu B***, insistendo nel volerla discutere con lui. Diceva che in questo paese il livello morale del popolo è basso, che una vera fede nell'inviolabilità della vita non c'è, e che quindi non c'è neppure l'idoneità per ubbidire ad un giurì.
Il profondo disprezzo con cui siamo giudicati da gente come lui, mi apparve così chiaro, quando vidi come si può accettare l'ospitalità di un bengalese e parlare così, finché eravamo seduti alla sua tavola, senza neppure l'ombra d'uno scrupolo. Mentre me ne stavo in un angolo del salotto, dopo pranzo, tutto intorno a me sembrava macchiato. Mi sembrava di sedere vicino ala testa della mia grande madrepatria, insultata, stesa là, davanti a me, nella polvere, inconsolabile e spoglia della sua gloria. Non posso raccontare quale profonda angoscia dominasse il mio cuore.
Come mi sembravano assurdi quei mensahibs*, nei loro abiti da sera, il mormorio della conversazione inglese e i loro scoppi di risa! Così ricca di verità è per noi la nostra vecchia India, così miseri e falsi i vuoti complimenti dei commensali inglesi!
Cuttack, phâlgun (marzo) 1893
Se cominciamo a dare troppa importanza agli applausi inglesi, dobbiamo rinunciare a molto del bene che c'è in noi e accettare molto male da loro. Dovremo vergognarci di camminare scalzi e smettere di confonderci alla vista dei loro vestiti da ballo. Non provare alcun rammarico dicendo addio alla nostra antica e buona educazione né rivaleggiando con la loro mancanza di cortesia. Smetteremo di portare i nostri achgan °, che possono essere resi sempre più belli, mentre non esiteremo  ad umiliare le nostre teste sotto i loro cappelli, benché non ci sia nulla di più brutto. In breve, consapevoli o inconsapevoli, dovremo ridurre la nostra vita asseconda di come loro battono o no le mani. Perciò mi apostrofo e mi dico: « O vaso di terra, per amor di Dio, sta lontano da quel vaso di metallo! Sia che ti si avvicini pieno di collera o solo per darti un colpetto protettore alla schiena, sei rovinato, spezzato in due! Ascolta dunque il consiglio saggio dell'antico Esopo e, te ne prego, tienti a debita distanza. Lascia che il vaso di metallo abbellisca le case ricche, tu hai da fare in quelle povere. Se ti lasci rovinare non ci sarà posto per te né nelle une né nelle altre, sarai semplicemente ridotto in cenere, o, al più, potrai assicurarti un posto in una vetrina di bric-à-brac, come curiosità...» Rabindranath Takhur.
Nulla è cambiato da quel tempo solo in apparenza lontano. Anzi. E coloro che allora erano anglo sassoni ora sono anglo americani. E coloro che allora si chiamavano colonizzatori ora non hanno appellativo degno di menzione mentre continuano la loro storia piena di ombre nascoste su di un passato di vergogna. E coloro che allora oscillavano tra cultura e ignoranza ora vivono d'ignoranza. E coloro che allora, per dominio, con qualche eccezione  volta al conoscere, provavano ad entrare, se pur con presunzione e arroganza, nella cultura dei popoli invasi, occupati, colonizzati, ora radono al suolo ogni cultura, ogni tradizione per sostituirla con decadenza d'ogni tutto, meccanizzando così l'anima dei popoli oggetto, materializzandone ogni intento.
E allora ci diciamo che i pensieri di Takhur, come preferiamo chiamarlo senza inglesizzare il suo nome, ci diciamo che il suo: ridurre la nostra vita..., è paradossalmente poca cosa rispetto ad ora, oggi. Ci diciamo che l'allora Impero Britannico, benché da tempo si fosse allontanato dall'antica aspirazione europea ai concetti di verità, bellezza, bene sociale che s'erano fatti Rinascimento, perseguiva, se pur di rado, se pur a tratti, una sorta di umano rispetto da parte di qualcuno,  per cui figure come Rudyard Kipling avevano avuto modo d'esistere.
Ora no, oggi no, non sarebbe possibile, non lo è. 
Quel che è, è che in tutti i paesi di attuale occupazione o ingerenza occidentale, che sia dichiarata, camuffata o anelata, che sia in Oriente Centrale o Medio, che sia in Africa o lungo i suoi confini, alle armi militari seguono armi civili, ovvero della civiltà esportata. Seguono sempre. E non importa se le armi militari siano azionate da mani d'occidente o solo vendute da mani d'occidente, che sia occidente propriamente detto o paesi ad esso affiliati per quell' immorale potenza dell'oro che fa alleare in basso gli esseri umani. 
E allora, in quei paesi tutti, la droga dilaga e continua a dilagare, l'abuso di alcool dilaga e continua a dilagare, la pedofilia dilaga e continua a dilagare, la prostituzione dilaga e continua a dilagare, il traffico di organi dilaga e continua a dilagare. E dilaga il subumano, mentre i programmi scolastici locali, preesistenti allo straniero, vengono addizionati con elementi elaborati per la cancellazione dell'identità. Estirpazione d'ogni identità. E' questo che continua a verificarsi sotto quei cieli. E' questo che si sta rafforzando ancor più lì dove le truppe armate straniere, vedi Afghanistan, hanno iniziato il "ritiro". Questo si voleva ricordare, così, per un motivo semplice,  perché le cose non dette per qualche tempo possono pensarsi finite o cambiate o non essere mai esistite. Volevamo ricordare questo per una consapevolezza della nostra storia. Soltanto.
Marika Guerrini

* termine usato al tempo, ma ancora oggi in certi luoghi, vedi villa anche afghani, nei confronti degli europei. 
° copricapo di seta colorata    
foto,Barat Alì Batoor