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martedì 12 marzo 2013

marò...ancora

...s'è fatta infinita la vicenda dei marò, anzi, la faccenda. Chi segue occiriente conosce il suo pensiero in merito, conosce la necessità d'uno sguardo equanime sugli accadimenti che ci si mostrano. Equanime sin dall'inizio e sul loro inizio. Equanimità quale strumento di distacco, obiettività, spregiudicatezza. Chi segue occiriente sa che un atto di crimine non può contemplare ignoranza, distrazione, superficialità né sottostare a dettami di paura, tanto più in chi ha prestato giuramento sul contrario. Sa che è errore che un Governo e o uno Stato Maggiore Militare si accordi con civili a che soldati regolari prestino servizio di guardia, oltretutto  internazionale, in ambiti che non dovrebbero loro competere, onde evitare, appunto, incidenti diplomatici, intaccando, inoltre, la credibilità, la serietà d'un paese di cui sono rappresentanza. Sa che il crimine, nel caso uccisione di due pescatori ignari sospettati di colpa inesistente, non si sarebbe verificato se la Marina italiana non addestrasse i suoi marò alla maniera dei marines americani, ovvero "contro l'uomo", ovvero all'attacco difensivo che non può non essere suggerito dalla paura. Se non li addestrasse come in Israele in cui, ricordiamo, vige la regola del "piombo fuso": prima spara, poi preoccupati. Meglio colpire un innocente che farsi colpire. I cui risultati di sopruso e menzogna sono sotto gli occhi del mondo, di chi non li vuol vedere, anche. Ma l'abbiamo già espresso nella pagina " Italia, India, l'Arma e i marò", quando occiriente ha suggerito: se al posto dei marò ci fossero stati due militari dell'Arma, i pescatori sarebbero  ancora vivi. Sì, è questione di addestramento ovvero attenzione, concentrazione, consapevolezza delle armi, rispetto dell'essere umano, calma, distacco. Sì, implica un lavoro individuale sul superamento della paura e un forte moto umanitario. Ma stiamo parlando di addestramento non di ammaestramento. Questa la premessa iniziale e, all'inizio del fatto, di questo fatto trasformatosi in storia infinita, l'Italia si è contraddetta, ha mentito, inoltre e ancor più, ha sottovalutato l'azione criminale con arroganza, arrecando offesa ad un intero paese sovrano. L'India ha sospettato che alcuna misura di punizione si sarebbe verificata nei confronti dei marò se fossero rientrati in Italia nell'immediato di allora, ha agito con il fermo. Quel che dopo è stato è solo conseguenza. Legittima, data la premessa. No, dalla premessa non si può prescindere. 
Ora, oggi, ci sentiamo complici d'una codardia in alcuni momenti, da chi ci rappresenta, elevata persino a coraggio. No, non ci piace. E' solo per fedeltà ad una patria che, gelosi, vogliamo serbare in noi, che, in questo momento, accogliamo la recente azione governativa italiana. Ci auguriamo soltanto che, in attesa del tribunale internazionale, su cui siamo daccordo ma se ci sarà, in attesa di un processo, d'una sentenza, i due marò vengano, con un congedo provvisorio, allontanati dal corpo militare. Almeno.
Marika Guerrini

http://occiriente.blogspot.it/2012/03/italia-india-larma-e-i-maro.html  
 http://occiriente.blogspot.it/2012/02/il-kerala-con-cochin.html
 http://occiriente.blogspot.it/2012/12/india-italia-e-dignita.html

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