sabato 2 agosto 2014

Gaza: trasmutazione in odio fuso

.... può accadere ad alcuni metalli che un processo alchemico tramuti la loro forma, la sostanza. E antiche mitologie e filosofie e leggende danno racconto del loro subire trasformazione, ancor più quando la sostanza materiale sia duttile, malleabile. E raccontano del fisico e del metafisico, di luoghi non luoghi, di laboratori tra alambicchi e ampolle e criptici testi in cui formule altrettanto segrete attendevano la comprensione, l'attuazione. Ed era allora che il vile metallo si trasformava in oro e il cinabro assurgeva a pozione di lunga vita e la pietra filosofale e... "Arte profonda" veniva anche chiamata un tempo e tuttora l'alchimia. E giungeva dall'oriente che fosse  arabo, fenicio, indiano, greco, egizio, e ancora fino a qui, al nostro medioevale occidente e ancora, da allora, nel tempo. Ma da ovunque fosse il suo giungere, ovunque fosse il suo tempo, il suo senso era un omnia ab uno et in unum omnia, e in questo tutto, in quest'uno il senso della trasmutazione dal vile al prezioso. E' quel che è accaduto al piombo israeliano del 2008, forse, così tanto fuso da perdere, nel tempo, la propria materialità ed assumere l'immateriale aspetto di un sentimento, in questo caso l'odio. Dunque, quel che accade in questi giorni e continuerà ad accadere a Gaza da parte di Israele, che continuerà ovunque in quella zona, altro non è che azione di una materia fattasi immateriale  per via di metamorfosi, motivo per cui, nel momento in cui l'immateriale sentimento tocca la materia, una qualsiasi materia che sia uomo o cosa, torna all'origine della propria sostanza e, essendo stato piombo, uccide. Tutto qui. In realtà Israele non sta colpendo i palestinesi e tutta la loro vita con delle armi, bensì con un sentimento che toccando la materia torna all'origine di sé, alla propria sostanza, questo prescinde dalla volontà di Israele, è solo questione alchemica di un metallo, che manifesta la propria natura, nel caso, plumbea, con essa agisce per contatto, per contatto si manifesta. E' così che Israele ha superato qualsivoglia Trimegisto, così, ha  superato qualsivoglia materia persino quella aurea, così ha tramutato il piombo in elemento che va anche oltre il volatile, elemento assolutamente immateriale, sentimento, a cui va dato nome: odio. Nulla meno nulla più.

Follia, la nostra? Peut être, direbbero i francesi.
Marika Guerrini  

sabato 26 luglio 2014

Afghanistan una guerra d'abitudine

...il 20 Cha' bân, per noi 19 giugno, è iniziato il mese di Ramadan, mese di digiuno, d'autodisciplina, di sacrificio, e lunedì 30 Ramadan, per noi lunedì 28 luglio, sarà lo Shawwal, festa di Eid al Fitr, a concludere il Ramadan. E sarà anche in  Afghanistan, paese  un tempo di luce che ora si spegne ogni giorno, da anni, tanti, troppi. Non è sorta alba né s'è spento tramonto nel Ramadan di quest'anno 1435 Hegiri, la cui progressione di numeri suscita in noi rinascimentali ricordi, senza che lunghe scie di dolore abbiano macchiato le vie di questa terra, scie di dolore in ogni dove di questa guerra dimenticata come  fosse abitudine, oramai.

Giorno 2 del mese, Kabul, 7 del mattino ora locale, un quartiere nella zona occidentale della città, un autobus dell'aviazione militare afghana: 8 ufficiali militari morti e 13 feriti " A seguito di un attentato suicida di un uomo in motocicletta che si è lanciato contro l'autobus dell'esercito".
Giorno 7 del mese, si capovolge la situazione elettorale, il vincitore del primo turno, Abdullah Abdullah, ai risultati del ballottaggio perde in favore di Ashraf Ghani, ma ci sarà il riconteggio. Pericolo di nuovi attentati come nel precedente momento elettorale.
Giorno 8 del mese, Abdullah Abdullah non riconosce il risultato elettorale, lo ritiene fraudolento. Si dichiara vincitore: " Non vogliamo una divisione dell'Afghanistan, né una guerra civile, vogliamo preservare la sua unità nazionale, la sua dignità...". Ma questo potrebbe essere appiglio per fomentare una guerra civile.
Giorno 8 del mese, Parwan, città ad oriente: "Questa mattina un combattente per la libertà, ha colpito un gruppo di soldati stranieri, sono morti 4 soldati della Nato, 2 poliziotti afghani, 10 civili", a comunicarlo Waheed Sediqqi, portavoce del governatore. Azione rivendicata dai Taliban.
Giorno 8 del mese, Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, dopo aver dichiarato che i sospetti brogli elettorali provocano inquietudine, ammonisce il paese sottolineando che il futuro presidente "dovrà" firmare, entro l'inizio di settembre p.v. e prima del vertice Nato nel Galles, l'intesa di sicurezza che autorizza gli Usa alla presenza in terra afghana oltre questo 2014.
Giorno 11 del mese, John Kerry a Kabul incontra entrambi i candidati presidenziali, dichiara d'essere favorevole alla revisione dei voti elettorali proposta dall'Onu, e d'essere preoccupato per la probabilità d'una guerra civile nel paese: "Sono qui perché il presidente Obama e gli Stati Uniti vogliono un Afghanistan unito, democratico e stabile".
Giorno 15 del mese, Paktika, zona orientale del paese, confine afghano-pakistano, un mercato: " In base alle nostre informazioni per ora, almeno 43 persone hanno perso la vita e circa 80 sono rimaste ferite. Molti bambini e donne tra le vittime". Un "combattente per la libertà" si è fatto esplodere al mercato a bordo di un'auto.
Giorno 17 del mese, Kabul, aeroporto, 4,30 del mattino ora locale, un gruppo di taliban ha aperto il fuoco contro lo scalo, con armi automatiche e lanciarazzi. L'attacco è durato circa cinque ore. I ribelli asserragliatisi in alcuni edifici in costruzione, sono stati uccisi dalla polizia afghana. Tutti.
Giorno 22 del mese, Kabul all'alba: 4 stranieri hanno perso la vita, almeno 6 sono stati feriti, stranieri anche loro. Un motociclista si è fatto esplodere. Taliban hanno rivendicato l'azione.
Giorno 24 del mese, Herat, nell'ovest dell'Afghanistan, ore 11,39 locali: "tre uomini armati hanno aperto il fuoco contro due straniere a bordo di un taxi, le donne sono state uccise", a parlare è Sediq Sediqqi, portavoce del ministero degli Interni. Uno degli attentatori è stato catturato. Le due donne erano esponenti dell'Iam, International Assistance Mission. Alcuna rivendicazione è stata fatta.
Giorno 25 del mese, Ghor, provincia omonima, zona centrale del paese, commando armato attacca due auto di villeggianti, almeno 15 le vittime tra cui tre donne e un bambino. Dinamica: il commando ferma le auto, fa scendere i passeggeri, li fa mettere in fila, fa fuoco su di loro, uno alla volta. Soltanto un superstite, è riuscito a fuggire. L'ha comunicato Abdul Hai Khatibi, portavoce del governatore. Alcuna rivendicazione. I media occidentali parlano di taliban, dando per scontato.
Giorno 26 del mese, Kabul, il tribunale distrettuale emette condanna a morte in primo grado, per Najibullah, ex ufficiale di polizia. Motivo: colpevole di aver ucciso il 3 aprile a Khost, Anja Niedringhaus, fotografa tedesca, e ferito Kathy Gannon, giornalista canadese, entrambi lì per via delle elezioni del giorno seguente. Dinamica: improvvisamente attaccate da Najibullah che, prima di colpire con il kalashnikov d'ordinanza, ha urlato "Allah u akbar!".

Un rombo muto, l'eco d'un boato senza suono, continua a creare il sottofondo su cui poggia l'intera vita afghana. Che lo si voglia udire o no, è questo che accompagna quella terra da ben 13 lunghi anni. Tredici vuol dire generazione. Nulla si è risolto, nulla si risolve, nulla si risolverà. Nulla si vuole venga risolto, persino il risultato d'elezione di un presidente continua a ballottarsi tra voti effettivi e brogli, brogli e voti effettivi. E questo giova, malgrado le false parole, le false preoccupazioni straniere, i falsi consigli circa l'attuazione di una calma, la buffonata di una democrazia, la buffonata di una giustizia, questo giova in maniera ambivalente: dimostrare al mondo e agli afghani la necessità della presenza armata starniera, ovvero a stelle e strisce, quindi continuare a combattere i ribelli, che, chissà come mai, vengono sempre uccisi ma si moltiplicano come girini, continuare a combatterli sì che si possa continuare a fare i propri comodi in una terra sempre più somigliante alla Colombia degli anni  ottanta: narcotraffico.
Il fatto è che il 90% degli afghani al potere, è corrotto e venduto. In questi anni il sostrato sociale che conta è stato volutamente alimentato sì che ne facessero parte signori della guerra o fintisi ex, così come elementi già corrotti, o tendenti a, o ricattabili, o formati per. Tutto comunque e sempre contro ogni etica favorevole alla morale, al reale sviluppo indipendente del paese. Che i candidati alla futura, chissà quando, presidenza siano nel coro di cui sopra, non sta a noi dirlo, quel che riteniamo opportuno fare è tracciare un brevissimo profilo di entrambi.
 Abdullah Abdullah, che risulterebbe perdente al ballottaggio con un milione di voti di differenza dal rivale Ashraf Ghani Ahmadzai, è lo stesso politico afghano che, candidato alle presidenziali del 2009, quasi pareggiando l'altro candidato, a causa di brogli, e di questo siamo certi, fu sorpassato da Hamid Karzai, l'altro candidato, che riaffermò così la sua presidenza e che ora  appoggia Abdullah. Ma queste contraddizioni sono tipiche di Karzai. Abdullah Abdullah appartiene a due etnie, pashtun per linea paterna, tajiko per linea materna, cosa che gioverebbe al paese ormai da secoli governato da un'unica ottica pashtun. Abdullah è di formazione culturale afghana, ha compiuto i suoi studi a Kabul, è un medico, è stato il medico di A.S. Massoud, elemento che volgere a suo favore. Ha 53 anni.
 Ashraf Ghani Ahmadzai, classe 1949, di etnia pashtun, ha studiato in Libano prima, negli Stati Uniti poi, alla Columbia University, facoltà di Antropologia, è quindi di formazione culturale americana. Quel che lo caratterizza non è la ricerca in campo antropologico, bensì il suo incarico presso la Banca Mondiale, sezione Progetti internazionali allo Sviluppo. Nel 2006 risultava tra i papabili alla Segreteria generale delle Nazioni Uniti, ovvero quale successore di Kofi Annan, ma noi ricordiamo quanto e come l'Onu non sia intervenuto in tutta l'iniziale vicenda bellica afghana, sappiamo, senza dubbio alcuno, quanto sia stata richiesta la presenza Onu e quanto la risposta sia rimasta muta. 
L'importante curriculum di Ashraf Ghani che si è associato, per prendere voti, con Abdul Rashid Dostum signore  della guerra e artefice di varie crudeltà, alla cui sincerità espressa in recenti scuse sui fatti andati, non crediamo, ci fa molto pensare, e ci fa pensare anche circa gli attuali brogli  denunciati da Abdullah Abdullah. Staremo a vedere se verrà fuori una verità o si procederà verso l'opposto, sta di fatto che entrambi, ma forse con diverso peso, hanno annunciato che firmeranno l'intesa con gli Usa sul permesso di presenza. Cosa, a nostro avviso, di pura formalità. Siamo ben consapevoli che non sono certo i permessi firmati o non firmati a delineare la storia. Ma anche in questo caso staremo a vedere, nel frattempo, con la mediazione di John Kerry, è stato affidato alle forze multinazionali dell'Isaf  il trasporto di tutti i voti espressi dal paese, a Kabul, quindi ci sarà la verifica scheda per scheda il che avverrà sotto vigilanza Onu e in presenza dei delegati di Abdullah Abdullah e  di Ashraf Ghani. Si è già comunnque deciso, sempre in accordo con John Kerry, quindi gli Usa hanno deciso, che chiunque risulti eletto, guiderà un governo di unità nazionale.
Certo i complimenti vanno agli invasori e ai loro accoliti, ottima infiltrazione tra le forme già deviate o fatte deviare, della società afghana, il Grande Gioco Afghano, assunto aspetto di modernità, è stato davvero molto, ma molto efficace, così tanto che generazioni stanno crescendo in questa guerra che s'è fatta abitudine. 
Marika Guerrini 
foto da web

lunedì 14 luglio 2014

Israele

... "per proteggere il paese dalla minaccia islamica ad oriente"...per chi non l'avesse capito è questo il senso della fortezza che Israele continua a costruire intorno a se stessa. Il prossimo muro da Eliat si congiungerà all'altro in costruzione sul Golan siriano, perché mai Israele rinuncerà alla valle del Giordano, ma non è questo il motivo addotto, bensì il pericolo dei Qaedisti, il pericolo ora di Isis, degli inasprimenti terroristici in Siria, in Iraq che potrebbero estendersi alla Giordania, quindi: muro. 
Muro presidiato lungo tutta la sua linea da "ingenti forze militari" ovviamente israeliane, ovviamente in territorio palestinese, ovviamente contro ogni voce, sussurro, pietra o razzo palestinese. Ogni pianto. Alcun dubbio sulle ingenti forze militari, non sono forse da sempre presenti lungo i quasi 800 kilometri del vecchio muro ormai storico in  Cisgiordania? E non sono forse presenti ad Hebron, lungo la via dove sarebbero stati rapiti i tre seminaristi e trovati poi cadaveri in un boschetto? Non sono forse presenti lì posti di blocco israeliani ogni duecento metri, con attrezzature annesse e connesse? O la vista ci ha ingannati? 
Dilungarci a ripetere quel che tutto il mondo sa, sarebbe sterile e stupido, solo una breve sequenza "per non dimenticare": tre ragazzi israeliani spariti, rapiti non ci sono prove, Netanyahu accusa Hamas, azioni da parte israeliana in case palestinesi con una uccisione e alcuni prelievi di "accusati sospetti" di rapimento, prove assenti, poi, e diciamo poi, razzo palestinese, poco più che fuoco d'artificio, poi quindicenne palestinese arso vivo per il solo fatto d'essere palestinese, era loro sfuggito che fosse cittadino americano, poi raid e razzi, questi senza una vittima israeliana che sia una. Allora, chi ha incominciato signor Peres che continua a dire: gli attacchi sono stati risposta ai razzi di Hamas?, mentre Israele bombarda provocando in sei giorni 171 morti palestinesi, 1260 feriti, 290 case rase al suolo, 9000 evaquate, un orfanotrofio con tre bambini morti, bombarda  anche il Libano e in più 17.000 palestinesi in fuga, lì con poveri fagotti lungo la via, tra pecore che mansuete li seguono tra poche povere masserizie accatastate su poveri piccoli carretti trainati da asini. Tutto per proteggere la pace, la sicurezza, gli attacchi, le invasioni... di chi?
In queste pagine si dubita, per essere equanimi, circa il rapimento scintilla di guerra, ma si ha certezza che Israele si fermerà solo, quando e se avrà cacciato i palestinesi dalla Palestina per farne uno stato unico a bandiera israeliana. Ecco il motivo per cui Hamas ha chiesto ai palestinesi: " restate nelle case" e Netanyahu che  si "dispiace" ha fatto piovere volantini e voci radiofoniche con: "andate via". Andare via vuol dire lasciare campo ancor più libero alle azioni terroristiche israeliane, perché questo sono, al pari, e di più, di quelle che in altri accusano. Ma è quel che c'è a monte il problema: quanto dovrà durare ancora questa continua, sottile, subdola accusa di "colpa" di olocausto, che permette al vittimismo israeliano, al sionismo, di applicare quotidianamente sui palestinesi quel che hanno lamentato, lamentano e lamenteranno su di sé? Quanto? Qui non si sta difendendo Hamas e sappiamo che non per tutti gli israeliani è così, che non tutti gli israeliani appoggiano le azioni d'Israele, conosciamo le differenze interne così come conosciamo quelle interne ad Hamas, sappiamo che esiste il Comitato israeliano contro la demolizione delle case, l'ICAHD, sappiamo che... ma a dire il vero non ci interessa, quel che ci interessa è: a monte, è il ricatto celato dietro al  "per non dimenticare" su cui a suo tempo ci siamo già espressi.
Recept Tayyip Erdogan cinque giorni fa: " Israele dice che Hamas lancia i razzi. Ma qualcuno è morto? Israele, la sua vita si basa sulla menzogna. Israele non è onesto". 

Gerusalemme s'è svegliata stamattina con i suoi canti, come da secoli, come da sempre. Il muezzin cantava dal minareto la preghiera ad Allah, il pope gli faceva eco sotto la luce riflessa delle lampade nell'ortodossa cristianità mentre, cattolico nell'abito, il sacerdote sussurrava Padre Nostro qui est in celis... agli ebraici ricordi che dalla sinagoga s'alzavano in differente eco. Tutto nella bianca luce di Gerusalemme mentre estranei ad ogni canto, ogni  preghiera: rombi  sibili  tuoni... silenzio.
Quante preghiere dovranno ancora congiungere le mani in pianto?
Marika Guerrini
foto dal web

domenica 6 luglio 2014

Sunniti e Sciiti: profilo e interrogativi

... "Pregare è meglio che dormire" ha chiamato il muezzin allo spuntar del sole, poi: "Allah u Akbar!" " Dio è grande!" e le parole si sono rincorse dall'alto dei minareti sui tetti delle città, sui deserti, sugli oceani, sul sonno degli uomini. "Io testimonio che non c'è altro Dio all'infuori di Allah!, Io testimonio che Maometto è l'inviato di Dio!", si sono rincorse dal Marocco all'Indonesia, sono piovute su circa ottocento milioni di musulmani, sunniti e sciiti che siano, con un solo unico appello alla preghiera. Tra loro, per quasi settanta milioni, il muezzin ha aggiunto un altro appello: "Io testimonio che Alì è l'amico di Dio!". Questo è accaduto in Iran, in alcune parti dell'Iraq, dell'Afghanistan, dell'India, questo è accaduto per gli Sciiti, è stato appello per loro. E il muezzin ha chiamato tutti i musulmani, innanzi tutto tutti, comunque, ovunque, stamattina all'alba, e lo farà ancora quattro volte fino a stasera, al tramonto, oggi giorno 8 del mese di Ramadan del 1435, oggi. E lo farà domani e dopodomani e nei giorni che verranno. E li unirà sempre a prescindere. E' la forza dell'Islam questa, la sua linfa.
E' antica la separazione tra sunniti e sciiti, risale al tempo in cui, 632 d.C., ci si trovò a decidere la linea da prendere circa la successione di Mohammad o Muhammad o Maometto nella forma storpiata occidentale, il Lodatissimo, decidere come tramandare la dottrina, guidare i fedeli. Per il Sunnismo, il cui termine viene da Sunnah, Tradizione, l'eredità di Mohammad spettava a quattro saggi califfi ispirati da Dio ed eletti dall'aristocrazia all'interno della stessa. Per lo Sciismo invece, il cui termine viene da Shi'a, Fazione, il diritto spettava all'unico erede legittimo, consanguineo, discendente diretto del Profeta, Alì, cugino e genero. Per i sunniti, Alì era solo il quarto dei califfi eletti, l'ultimo, per gli sciiti i primi tre erano usurpatori. Questo provocò anche lo scontro tra Alì ed Aisha, vedova di Mohammad, il che portò Alì ad essere ancor più inviso dagli avversari e ancor più amato dai sostenitori che, anche quando Alì si fece da parte, non lo abbandonarono. La Shi'a s'era formata e gli Sciiti in essa. Poi, nel 680 Hussain, figlio di Alì, fu ucciso da esponenti della dinastia degli Ommayyadi, a Kerbala, Iraq, le divergenze si inasprirono ancor più. Kerbala da allora fu per gli Sciiti città santa, anche più di Mecca, malgrado si rechino anche qui. Questo il profilo semplificato al midollo, ma la divergenza vera e propria, semplificata anch'essa, riguarda il clero. L'Islam non è mai stato strutturato come qualsivoglia Chiesa di altro credo, rapportato alla cristiana, ad esempio, non v'è Papa o Patriarca, ma vi è l'Imam, colui che guida alla preghiera. Per gli Sciiti l'Imam incarna un elemento sacrale in attesa della venuta del Mahdi, al-Mahdi, il legittimo inviato da Dio alla fine dei tempi, in linguaggio cristiano, Redentore. Per i Sunniti l'Imam è solo un uomo di fede, studioso ed esperto di Scienza Sacra, scelto dalle autorità. In sintesi, per gli Sciiti l'élite clericale trae prestigio nel discendere dal Profeta, per i Sunniti il potere religioso e quello secolare si intrecciano e le leggi religiose si fanno leggi di Stato. Accanto a questa differenza ve ne sono altre che riguardano la praticità della confessione, il quotidiano, ad esempio gli Sciiti credono nell'intercessione dei Santi e nell'espiazione dei peccati attraverso pratiche punitive come l'auto flagellazione, mentre per i Sunniti la questione dei santi è un'eresia così come pure l'espiazione. O la questione degli angeli che per gli Sciiti sono creature superiori che godono di libero arbitrio derivante dalla presenza in loro dell'angelicità, per i Sunniti gli angeli non sono liberi, ma solo esecutori della volontà di Dio. Ora, senza entrare nel dedalo islamico, racchiudiamo il tutto in un'impressione: gli Sciiti hanno una concezione più esoterica della fede, i Sunniti più essoterica, ed è, forse, per il continuo anelito degli Sciiti al mondo celeste, che la storia della Shi'a è da sempre caratterizzata da inquietudine religiosa e politica talvolta con natura rivoluzionaria estrema. Allo stesso modo, i Sunniti, nel loro agire ortodosso secondo la Sunnah, sono sfociati e sfociano in estremismi fino al sacrificio, fedajin letteralmente: votato al sacrificio, così come hashishiun, per gli sciiti, letteralmente: consumatore di hashish, da cui il francese e inglese assassin e l'italiano assassino, a designare per antonomasia l'omicida, fa riferimento alla medioevale Setta degli Assassini. Ancora tralasciando la specificità non opportuna in sede e tenendo presente che l'Islam ha sempre assorbito quel che ha trovato nelle terre in cui si è espanso, presentandosi così al mondo in decine di sfaccettature, il che facilita, il male intenzionato, a mentire su di esso, notiamo che  l'attuale tecnica d'azione rivoluzionaria, rivendicata dall'Isis, cellula dell'estremismo islamico sunnita, coincide con la tecnica tipica dell'hashishiun sciita, in realtà, cosa già avvenuta con i fedajin palestinesi ma con diverso stile per chi conosca i passaggi tradizionali religiosi islamici di base a cui farebbe riferimento l'Isis. Qualcosa non quadra. 
E la domanda si pone da sé: per quanto ci toccherà assistere al rispolvero della farsa-video, stavolta su al-Baghdadi, svelatosi dopo anni di "mistero"per farsi dare ferito, poi morto e poi comparire in un ridicolo déjà vu  come il suo predecessore ben-Laden? E quanto tempo di idiozia ci viene richiesto stavolta, prima che una spettacolare cattura non esegua "funerali musulmani" in mare aperto come per ben-Laden? E ancora: siamo nel mese di Ramadan, ripetiamo, Ramadan, mese sacro, di preghiera e digiuno, d'ogni azione proibita dall'alba al tramonto, ancor più di violenza e... le moschee saltano in aria per mano musulmana credente osservante ortodossa? Moschee, a prescindere da Sunnismo e Sciismo, moschee, case dell'Altissimo? e i video dell'esplosione, tra il fumo che non si sa cosa annebbi, vengono diffusi una sola volta e poi nulla, come per ripensamento circa precisione o errore?
Marika Guerrini      

lunedì 30 giugno 2014

HAZARA genocidio senza fine

... era il settembre del 2011 quando la penna ha obbedito per la prima volta ai nostri pensieri nel segnare parole sul popolo Hazara. Non ha più smesso da allora, benché una sorta di  illusione ci sia stata, breve ma c'è stata, invece no, in realtà dopo le stragi del 2013, gennaio e febbraio, fedelmente riportate nelle pagine di occiriente, gli episodi di genocidio sembravano essersi distanziati, si erano distanziati e noi avevamo creduto all'elezione di Nawaz Sharif, era parso che il Governo si stesse adoperando circa le misure necessarie a  limitare le uccisioni, eravamo stati rassicurati da suoi esponenti, avevamo voluto credere alle parole, a qualche fatto, ma era parso, soltanto parso.  
Una forte recrudescenza ha ripreso la corsa negli ultimi due mesi e da alcuni giorni ancor di più, così, mentre nel nord del Pakistan, nel Waziristan, l'offensiva dell'esercito pakistano contro i taliban, provoca 350mila sfollati di cui 151.331 sono bambini, giunti poi in Afghanistan, lì, sul confine, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel sud ovest, in Baluchistan, a Quetta e dintorni, riprende feroce il genocidio del popolo hazara. E l'urlo di questo popolo che tante volte abbiamo segnalato, l'esodo di questo popolo che tante volte abbiamo segnalato, continua senza sosta.
Risuona incredibile persino a noi che conosciamo i perché, i chi, i come, che abbiamo cercato, parlato scritto e ancora scritto di queste faccende, risuona incredibile come tutto continui, come sia possibile che i bombardieri che il Governo sta usando sul Waziristan nella caccia alle streghe, vengano usati nel nord e non vengano usati nel sud ovest. Violenza per violenza, guerra per guerra, che almeno si indirizzi, invece no. Perché il Governo pakistano non indirizza questa "pulizia" a cui nessuno crede ma a cui tutti fingono di credere, perché non la indirizza sul sud ovest? Ma li conosciamo i perché, sappiamo che si chiamano multinazionali, minerarie, nel caso del Baluchistan, nel caso di Quetta: genocidio a scopo di sfollamento, deforestazione umana, la città di Hazara Town nella città di Quetta è territorio minerario confinante con territorio minerario. E la complicità dello Stato è evidente nel permettere questi crimini. Ma ci stiamo ripetendo, ancora.
" Non ricordo quanti uomini ci fossero, ma erano tutti armati di kalashnikov e lanciarazzi. Io accompagno gli allenatori verso il confine iraniano, loro erano nel distretto di Mastung, noi su di un bus, sono saliti, hanno chiesto chi fosse sunnita, li hanno fatti scendere, hanno detto loro di correre, gli sciiti sono rimasti sul bus, li hanno fatti scendere, su di loro hanno aperto il fuoco". Altro momento altro frangente:" Avevo lasciato il negozio dieci minuti prima. Ci sono quattro negozi in fila di proprietà di hazara sciiti, sono venuti con le moto e hanno aperto il fuoco, li hanno attaccati insieme, tutti e quattro. Ho saputo che due giorni prima a un negoziante pashtun era stato chiesto quali fossero i negozi degli hazara. Sapevano tutto". Ancora altro momento altro frangente:" Era uscito dalla moschea per salutare alcuni amici, poi l'esplosione, la confusione, così mi hanno detto, quando sono andato in ospedale, c'erano tanti corpi in fila, ho sollevato il lenzuolo, uno era mio figlio...ho riconosciuto solo le mani", aveva 22 anni, era uno studente pieno di speranze, si chiamava Yusuf, in traduzione Giuseppe.
Non smetteremo mai di denunciare la fandonia degli omicidi settari tra sunniti e sciiti, qui non si negano i vari Lashkar-e-Jhangvi, o Sipah-i-Sahaba, eccetera eccetera, ma è talmente evidente che servono ad alimentare guerre civili a scopo di sovvertire l'assetto regionale. E nel caso di Quetta lo "scopo internazionale" ha già trivellato la terra. Il lettore cerchi nelle nostre pagine se vuol saperne di più, se non l'ha già fatto, noi abbiamo detto tutto, a partire da quel settembre del 2011, quando gli Hazara hanno preso ad urlare al mondo il genocidio della loro gente. E abbiamo anche detto che tutte queste guerre, guerriglie, rivolte, attacchi settari, identità nazionali, sono collegati, che ci riguardano, che quelle terre, sono lontane solo in apparenza, sono molto più vicine di quanto noi si possa immaginare. Sono vicine come gli sguardi dei bambini nello scatto riportato all'inizio, questi splendidi bambini hazara a cui non manca la speranza, pur se il mondo continua a guardare altrove.
Marika Guerrini
p.s. in comunicazioni importanti-perché si conosca- sono segnalate altre pagine sull'argomento
foto dal web

sabato 21 giugno 2014

Umì, Iraq e la menzogna

... è passato un gabbiano oltre lo schermo del portatile, le sue immagini, le canne di bambù che delineano il terrazzo, lo delimitano. Nell'elegante oscillare delle ali spiegate, è passato un gabbiano. E le immagini venute dal web, incuranti del volo, dell'eleganza,  incuranti della leggerezza, scorrono in andare e venire, nello scomparire e nel mostrarsi sul piccolo schermo, scorrono tutte, quelle comuni al mondo e quelle non, le personali, inviate da amici in zone calde, lontani. E tu vorresti poter salire sulle ali di Umì, perché è così che l'hai chiamato, lo chiami da giorni: oceano. E vorresti vivere la tua vita, una vita senza immagini a scorrere, una vita col fermo immagini. Quelle disperate. E Umì continua il suo volo, il suo arruffato planare a sfiorare alberi, tetti, mentre immagini di uomini, donne, bambini, tanti bambini, con poveri fagotti arrotolati, i loro fagotti legati, sono in cammino verso il nulla. Ora.

Iraq: 600 mila uomini donne bambini, tanti bambini, ognuno con il fagotto della propria vita accartocciata continuano a camminare verso il nulla, mentre i restanti bambini, quelli nel paese, diventano bambini "da combattimento", vengono armati. Motivo: sul motivo i media si perdono, annaspano, si contraddicono, parlano di conquista dell'oro nero da parte dell'Isis, parlano della stantia lotta tra Sunnismo e Sciismo. Sì, la formazione jihadista di turno si chiama Isis, sta per Stato Islamico dell'Iraq e di al-Sham, in lingua, Dawla al-Islamiya fi al-Iraq wa al-Sham. Al-Sham è un termine storico, veniva usato in riferimento al territorio che va dalla Turchia meridionale all'Egitto passando per Siria, Libano, Israele, territorio palestinese e Giordania, area che l'Isis vorrebbe compattare in un unico califfato islamico. A sentire i media questa formazione jihadista sarebbe nata, nel 2013, da una frattura interna ad al-Qaeda, per una reciproca separazione: al-Zawahiri scomunicò questo gruppo interno, allora Isi, a causa di azioni efferate, e Abu Bakr al-Baghdadi, loro capo, si staccò dalla matrice al-Qaeda per nverso motivo, pare. In sostanza questa formazione esiste da tempo, è la stessa che conquistò Mosul con inaudita ferocia ed era il 2011, è la stessa che conquistò Falluja, è la stessa che ultimamente, sempre a Mosul, ha svaligiato la Banca Centrale con un bottino di oltre 400.000.000 di dollari e un alto, benché imprecisato, numero di lingotti d'oro. E' la stessa che, poco fa, ha rapito 145 bambini siriani per addestrarli al terrorismo, è la stessa che si auto sovvenziona con furti, rapimenti, estorsioni e ricavati dalla vendita di greggio. Così dicono. Ma a chi  vendono questo greggio, chi lo compra? E a cosa è dovuta la loro inafferabilità, e perché non si dice che il nome del capo carismatico è un nome falso, che non si mostra in pubblico, che indossa una maschera, che non si mostra neppure ai miliziani, in maggior parte europei convertiti all'Islam e arruolatisi per il Jihad. In Libia l'Isis è riuscito a rubare persino armi e strumenti bellici di precisione agli americani volatilizzandosi poi nel nulla. Un nulla ben diverso dal povero nulla di cui sopra. A noi in verità non interessa minimamente chi sia e cosa sia l'Isis, né che sulla testa del loro capo misterioso penda una taglia milionaria degli Usa, da tempo, Tutto questo, così come tutte le forme esasperate e violente di estremismi che ci circondano, sono non solo frutto, ma emanazioni create dalla incredibile ignoranza d'occidente. Esattamente come tutte le ribellioni, le rivoluzioni, le false primavere arabe, i falsi attentati afghani, falsi non perché irreali, falsi perché si è fatto in modo che, comprese le elezioni in atto che non decollano.  Assassinando Saddam Hussain, assassinando Gheddafi, "assassinando" Mubarack, e, allontanandoci ma solo  sulla carta geografica, assassinando al tempo Ahmad Shah Massoud, rimpinzando, sempre al tempo, ovvero all'inizio, le madrasse pakistane per creare macchine da guerra come i taliban con tutto ciò che ne è venuto, e volutamente lasciamo da parte i recenti fatti ucraini, tutto è frutto di un sistema geopolitico che punta all'economia e alla supremazia arrogando conoscenze che non possiede. Sì, l'arroganza d'occidente è di un'ignoranza unica più che rara, persino gli inglesi, malgrado la becera strategia del Grande Gioco, The Great Game, per esattezza, nel XIX secolo, picco temporale in questo senso, persino loro, malgrado le stragi e i ladrocini perpetrati, si arresero all'evidenza della diversità culturale, quando, dopo la rivolta dei Sepoy, benché l'avessero sedata nel sangue, presero atto della  propria ignoranza. Che si leggano le pagine di storia di quei paesi che si vanno a distruggere, che ci si prenda almeno in Europa questa briga, non foss'altro che per escogitare strategie di intelligenza se proprio si è affetti dalla patologia della subumana conquista, non possedendone le reali capacità condottiere. E' inutile che la Merkel si dissoci dall'attacco all'Iraq nel 2003, sì, lei non era al potere, ma questo non vuol dire nulla, non c'era al tempo di Gheddafi, non c'è lei forse ora per la Siria, o ritiene sia diverso? Il fatto è che basta urlare due parole in contrapposizione: Dittatura e Democrazia, tutto si giustifica tranne la follia. Ci sono popoli come quelli formati da varie etnie o tribù o clan, comunque frazionati, che hanno bisogno di una guida unica e ancor più, forte, carismatica, per non entrare nel caos, non frantumarsi, non intraprendere  lotte fratricide che poi s'espandono. Il grado di unicità, forza, carisma, modalità, appartiene solo e soltanto a quel singolo popolo. A nessun altro. Ma tutto questo è evidente, il vero dramma è la menzogna con cui si fanno muovere, intendere, le cose, con cui si divulgano. Questi esodi disperati e provocati dalla menzogna umana di cui siamo altamente responsabili, si rivolteranno contro come il rinculo del fucile. Ed per questo che Umì, il gabbiano, dal volo leggero ed elegante, si fa vorace ed assassino quando s'allontana dall'aria alta per toccare la nostra terra.
Marika Guerrini  

sabato 7 giugno 2014

Siria e il suo Popolo Sovrano


... cinque e mezza di mattina dopo una notte di studio, era come fossero le tre, stamattina, ma va bene così. Lo squillo del Viber, ha segnalato la chiamata internazionale, poi la voce di Farajallah nella pronuncia del suo nome per esteso, non come sempre: Faraj. Non mi dà tempo di fiatare che: Désolé pour le moment, Madame Guerrini, mais ici  il est un de mes amis, on appelé... et il veut parler avec toi, c'est possible? désolé à nouveau, Madame. Soliti miei attimi per realizzare e: oui, bien sûr, poi: rien, j'étais éveillé, ho mentito. Ancora parole di scambio, poche, chiedo delle elezioni, dice bien, mais la violence ne s'arrête pas. Non dice altro. Uno sbadiglio liberatorio è sopraggiunto nell'intervallo tra la voce di  Faraj e quella del suo amico, l'ho soffocato d'impulso.
"... da che sono qui ho ripreso a scrivere, lo faccio di notte, così la mente non crea l'eco degli spari nel sonno, della gente che muore...", qui dove, da dove ha chiamato, Faraj? Non lo so, non lo chiedo. Parla francese anche lui, l'amico, ha un ottimo accento e proprietà di linguaggio mentre la voce tradisce la giovinezza, gli chiedo quanti anni abbia: vingt-cinq ans, risponde, venticinque. Mi dice che scrivere è la sua passione, che ha pubblicato un libro di poesie quando aveva venti anni, una raccolta, che ora sta scrivendo dei racconti, dice che non vuol lasciare il suo paese, che i genitori sono a Beirut con suo fratello minore. Ora mi è evidente che siano in Siria, dove non so, ma non ad Aleppo dov'era Faraj di recente, sono sicura. Gli domando se c'è qualcosa che vuol dirmi, qualcosa che vuole io scriva. Per qualche minuto non parla, forse qualche secondo, ma sono lunghi, poi: signora scrivi che noi non siamo così, come ci vedete voi, che la violenza ha invaso la nostra vita, che la violenza ha preso il posto di Dio, che la Siria era civile prima, che vogliamo di nuovo una società civile..., poi tace, suppongo un'interruzione del Viber, ma no, riprende: non volevano farci votare, al mio, chi: lanciavano missili dove si andava a votare, e avevano tolto anche l'acqua, già nei giorni precedenti, ma siamo andati lo stesso, signora, siamo andati..., Dice altre cose che tengo per me. Mi ripassa Faraj. Faraj conferma tutto. Ci salutiamo. Non so dove siano, non l'ho chiesto, non importa.
Titola il Time: La farsa delle elezioni in Siria incorona Assad"; mentre un servizio della Cnn: "Siria stretta dai venti di guerra"; e il Daily Mail: "un insulto ai siriani e alla democrazia"; e Reuters agenzia stampa: "coloro che hanno boicottato il voto ora hanno paura"; per non parlare di John Kerry: "voto senza senso" e poi ha invitato la Russia e l'iran a " metter fine al conflitto". Perfetto! E' perfetto qui il vecchio detto italiano fattosi ritornello in suono slang: il bue dice cornuto all'asino. 

Non v'è stata elezione o tentativo di, in questi ultimi anni, in questi paesi di guerra e rivolta, non v'è stata elezione che non sia stata frutto di manovre internazionali ad uso e consumo, non ve n'è stata una, dall'Afghanistan all'Ucraina, passando per l'Africa e la buffonata della Primavera Araba.
Con obiettività abbiamo seguito Sayyed Hassan Nasrallah, capo degli Hezbollah, che definendo "storica" l'elezione siriana a gran voce popolare, ha esortato le fazioni in guerra a porre fine allo spargimento di sangue e muoversi verso il dialogo: coloro che vogliono lavorare per una soluzione politica, devono parlare con lui ( al Hassad), negoziare con lui e raggiungere una soluzione con lui. 
I Network occidentali, rendendosi ridicoli, stanno impazzendo pur di capovolgere questa realtà. E la realtà è che il popolo siriano, quello superstite, quello assente dalle statistiche  britanniche, statunitensi e dai fanalini di coda europei per cui i morti in Siria sono morti solo se procurati dal governo, hanno scelto, sì, scelto, e chi con onestà storica, abbia seguito questo popolo, ne aveva certezza: il popolo vuole Bashar al-Hassad per ricostruire il proprio paese, i fuoriusciti vogliono rientrare nel proprio paese, il popolo siriano vuol riprendersi la propria vita, non vagare per mari e monti  a dover giustificare la propria esistenza alla nostra ignoranza. 
Gli verrà permesso, Stati Uniti, Francia, ad intervalli Turchia ed altri del momento, sospenderanno gli addestramenti in Qatar e altrove, per le ingerenze sanguinarie in Siria, ritireranno dalla Siria i cani mercenari? e ancor più, un certo occidente sta prendendo consapevolezza che l'annoso cordone di morte inizia a ritorcerglisi contro? A noi tutto questo è venuto a noia.
Marika Guerrini 
foto dal Web