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martedì 4 ottobre 2011

risposta su Massoud


  ...l'immediatezza, la sincerità di un commento, la perplessità di chi scrive nello scorrere l'articolo su H.S.Massoud - al cui margine si trova il commento- dopo aver letto sugli Hazara, hanno fatto sì che la risposta al commento si dia sotto forma di post personalizzato. Come fosse una  lettera.
Grazie. Perché il commento s'è fatto occasione di chiarimento del punto di vista storico che non sempre coincide con il ben pensare e a volte può  trovarsi con esso in apparente contraddizione. Ma entriamo nel vivo della risposta.
La tragicità degli episodi di Afshar, di cui venni informata a distanza di qualche mese, è talmente indubbia che sarebbe retorica sottolinearla. Sì, ci fu un massacro e gli Hazara subirono un genocidio. Questo è un fatto. Non si è mai avuta certezza da chi fosse partito l'ordine. Questo un altro fatto. Si ebbe certezza che fu H.S.Massoud ad ordinarne il termine. Ancora un fatto. Gli Hazara non hanno dimenticato. Ancora un altro fatto. 
Si può andare avanti e indietro nella storia afghana, attraversare decenni, secoli, millenni, prima dell'unificazione, dopo, ci si troverà dinanzi a migliaia di episodi raccapriccianti in cui i ruoli periodicamente si sono scambiati, hanno ruotato. Da un'etnia all'altra, da una regione all'altra e così via. E' tra le storie più complesse del pianeta quella afghana. E continua ad esserlo. Molti antichi momenti di grande luce, sono stati oscurati a volte da episodi crudeli e controversi. Ma è stata sempre storia costellata da indomiti guerrieri. E storia sempre a tutti gli effetti. Questo nulla toglie alla drammaticità, all'efferatezza, nulla. Eppure, l'occhio dello storico deve andare oltre il fatto. Oltre l'azione immediata.
La storia non è un susseguirsi di fatti è un susseguirsi di pensieri, riflessioni, significati di cui i fatti sono solo azione immediata. Sono parvenza, quel che appare. E dietro il fatto, ovvero l'azione, c'è l'agente, colui che pensa, elabora l'azione. Da questi lo storico non può prescindere. Il cronista può prescindere, lo storico no. E' come se di una parola volessimo  tener conto solo della struttura, della semeiotica senza badare alla semantica, al significato ed ancor più al senso. No, la storia non è creata dai fatti ma da chi i fatti genera attraverso pensieri. Ed è nella natura di questi pensieri il senso della storia. Ed anche i fatti cambiano valore nella diversità degli impulsi da cui muovono e da cui sono mossi. La guerra, ogni tipo di guerra è quel che è: atrocità. Qualunque forma abbia. E porta con sé atrocità. E genera atrocità. Ma anche questi sono fatti. E lo storico, proprio se e in quanto tale, ha il dovere morale di non fermarsi ad essi. Di andare oltre. Guardare dall'alto. Gentile corrispondente, il paragone tra Massoud, non cito Rabbani perché ha avuto un significato più politico che ideale per l'Afghanistan, e i talebani non può esistere dal punto di vista storico. Massoud è stato un guerriero che, nel bene e nel male, ha combattuto per amore di una terra, la propria, per un ideale, una libertà, un'indipendenza, una modernità nel rispetto delle tradizioni. A questo ha sacrificato la vita. Sì certo, un antico guerriero, come l'occidente non può più comprendere. Ma l'occidente non comprende neppure Alessandro Magno quando viene a conoscenza delle sue gesta a 360°e non solo dalla propria unilaterale angolatura storica. Ricorda Persepolis? 
I talebani ben lungi da Massoud, dagli Hazara etc. etc., sono umane macchine da guerra costruite all'uopo da una fetta dell'occidente per poi arrivare dove siamo. In loro in quanto a formazione non c'è alcun senso che sia degno d'essere nominato. Sono dei robot. Sebbene anche qui andrebbero fatte distinzioni tra il prima il dopo l'attuale e quel che sarà. E non sono invasati studenti delle madrasse. Gli studenti coranici, ovvero delle madrasse, corrispondono ai gesuiti della nostra cultura. 
I talebani di cui si parla sono mercenari d'altro tipo assoldati in altro modo a cui è stato dato  un aspetto religioso e un ruolo pseudo storico giocando sull'ignoranza dell'occidente circa quelle culture. A volte, in questi tempi spesso, guardare dall'alto è molto più complesso di quanto si immagini. La storia, nella sua temporalità è. atemporale. E Occiriente, non si è dato come compito la condanna delle atrocità per le atrocità, dei fatti per i fatti punto e basta. Non vuole essere un j'accuse. Prova solo a guardare dall'alto lo scibile umano, andare oltre i fatti per comprendere. Qualunque sia l'argomento. E quel che segna pur citando i fatti, altrimenti sarebbe un discorso tra muti, va oltre i fatti. Vuol sottolineare l'oltre. Ancora un sentito sincero grazie.
Marika Guerrini.

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